Un cacciatore tra i camosci

Forse l’avrete capito. E’ da qualche tempo che tra i “camosci” gironzola un cacciatore. Si chiama Marco Sartori e lo potete incontrare da queste parti leggendo qualche suo commento. Gli ultimi li ha scritti in merito al post “Sara e gli amici del bosco“.

Marco avrebbe piacere di postare su questo blog qualche suo racconto di montagna, non in veste di cacciatore ma di escursionista-alpinista e infatti ha scritto un bellissimo resoconto sulla sua recente ascensione alla Torre d’Ovarda (3069 m – Val di Viù), per una via insolita, con tanto di foto che la documenta (il tutto l’ho ricevuto via mail). Ma tra quelle foto di rocce e pareti, ci sono anche immagini di animali che solo un occhio esperto ed allenato saprebbe individuare come, ad esempio, la pernice maschio mimetizzata tra le rocce e circolettata di rosso per identificarla.

Preso da fulmineo entusiasmo (mi capita spesso, purtroppo…) penso subito di postare il tutto: racconto e foto. Ma poi qualche riflessione ricopre quell’emozione: e se quelle foto di animali fossero state in verità scattate durante una battuta di caccia, anziché durante una scalata? Leggi il resto dell’articolo

Ospitalità sui passi alpini

Qualche tempo fa entro a casa di Lia (la Signora che ogni tanto ci racconta frammenti della vita di montagna di una volta) ed esco con questo libretto – Ospitalità sui passi alpini – che una sua amica le ha prestato. Non faccio in tempo di finire di leggerlo che l’ho già ordinato su IBS. E’ un’edizione tascabile, molto economica (poco più di 4 euro) e comoda da portarsi dietro.

A casa di Lia succede spesso di parlare di libri e di racconti sulla sua vita nelle Valli di Lanzo. Fare poi un’escursione il giorno successivo è davvero particolare, come se camminare tra i monti fosse più vero. Come se si riuscisse a mettere fuoco un’immagine troppo sbiadita.

Questo libro parla di un aspetto importante delle Alpi: i transiti pedonali storici sui suoi passi e il conseguente bisogno di ospitalità. Quella stessa ospitalità che immancabilmente trovo nella dimora di una montanara davvero straordinaria, come lo sono anche i suoi due “cagnacci”  (così ama chiamarli affettuosamente) e  i rintocchi di un piccolo campanile di una minuscola chiesetta immersa in una Valle bellissima e severa. Leggi il resto dell’articolo

Rocca Davì – In ricordo di Francesco Musso

In ricordo di Francesco Musso, recentemente scomparso, e con il quale abbiamo condiviso un piccolo ma importante cammino in seno alla CRTAM Piemonte, segnaliamo che:

Domenica 7 ottobre vi sarà un’uscita a Frabosa Sottana per ricordare l’amico Francesco Musso e dedicargli un sentiero “simbolico”.

Grazie alla collaborazione del Comune e dell’Albergo Italia, la grande disponibilità del CAI Piemonte e di esponenti della TAM, invogliati dal desiderio della moglie del compianto, insieme alle testate giornalistiche interessate all’evento. Il sentiero sarà completato e allestito definitivamente in seguito.

Grazie alla collaborazione pratica della sottosezione GEB del CAI sezione di Torino e di altri volontari, il sentiero sarà percorribile comunque da tutti in totale sicurezza per la data dell’inaugurazione (informazioni ricevute via mail da Lodovico Marchisio).

Qui  il volantino dell’iniziativa.

Se qualcuno ha piacere di ricordarlo così, “libero vagabondare per i monti“, eccovi il post:

https://camoscibianchi.wordpress.com/2010/05/09/libero-vagabondare-per-i-monti/

Ometti, cairns, bounòm e mongioie

Scopro per caso un interessante articolo di Giorgio Inaudi (scritto per “Barmes News“, la rivista semestrale del piccolo villaggio alpino di Balme, ricca di spunti culturali e di curiosità) che ci parla di quei monticelli di pietre che sovente si incontrano lungo i sentieri di montagna. Ce ne sono di diversi tipi, da quelli piccoli che ci indicano la direzione di marcia, a quelli giganteschi, veri e propri monoliti misteriosissimi, come quelli che si incontrano sui pascoli posti a mezzogiorno della Val Grande di Lanzo (per saperne di più, al termine dell’articolo di Inaudi lascio alcuni link per eventuali approfondimenti).

Ometti, cairns, bounòm e mongioie

Giorgio Inaudi

Chi frequenta l’alta montagna, soprattutto se ama uscire dai sentieri segnati, ha certamente avuto occasione di smarrirsi nella nebbia. È un’emozione certamente spiacevole, ma in qualche modo emozionante. Si perde completamente il senso dell’orientamento, non si capisce più se si sale o si scende, tratti brevi di strada appaiono lunghissimi e altre volte il contrario, creste e costoni perdono rilievo oppure si ingigantiscono come non mai, fino a confondere la nozione dello spazio e persino del tempo. Spesso si finisce per girare in tondo, soprattutto quando il terreno è innevato e può capitare di trovarsi a calpestare le proprie tracce e persino di seguirle fiduciosi, convinti di aver finalmente ritrovato il giusto cammino. Un’illusione che dura poco, il tempo di passare di nuovo davanti a quella certa roccia o di ritrovare il fazzoletto di carta lasciato cadere non molto tempo prima.

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1952 – 2012

Mi sono annotato qualche passaggio del libro “Diario del Gran Paradiso“. Uno di questi l’avevo letto solo dopo aver scritto il post “In Italia non cammina nessuno” e così ora è come se stessi osservando due “fotografie”: una è quella di Camanni “scattata” nel 2012 (il suo articolo: vedete il post appena citato) e l’altra è quella presa da Verrecchia nel 1952 (leggete più sotto), esattamente sessant’anni fa.

Come succede quando confrontiamo due foto del medesimo ghiacciaio, fatte in due anni differenti (come per esempio in questo articolo scritto da Mercalli, in merito al ritiro del ghiacciaio di Pré de Bar), allo scopo di osservare le differenza di massa (e oggi assistiamo quasi sempre a grosse variazioni), nel caso delle foto di Camanni e di Verrecchia la “massa” è  identica. Nessun cambiamento.

Avrei preferito l’incontrario… Leggi il resto dell’articolo

Apocalypse Alps

La “chiazza” oleosa e maleodorante della “civiltà” occidentale avanza inarrestabile come quando una petroliera si incaglia e riversa nel mare il suo devastante contenuto. Non sono soli gli oceani ad essere devastati dall’homo oeconomicus ma anche e soprattutto le montagne.

Annichilente è accorgersi puntualmente che in questo Paese è praticamente impossibile erigere valide “barriere”, soprattutto culturali prima che normative, nei confronti della barbarie.

Purtroppo in Italia nessuno cammina, come ha recentemente e validamente scritto Enrico Camanni (ma già negli anni Cinquanta lo diceva Anacleto Verrecchia), e quindi difendere quegli spazi naturali dall’invadenza della “civiltà” motorizzata è impresa assai ardua. Peccato, soprattutto se a rimetterci sono le nuove generazioni a cui dovremmo donare ambienti in cui vivere un tempo liberato, magari presidiati da quei rifugi che dovrebbero anche saper accogliere l’anima dei viandanti, di coloro che cercano silenzi, oltre che la magnata domenicale per disabili normodotati.

Leggete qui di seguito cosa è successo nelle Alpi Orobie (tratto dell’editoriale dei lettori del quotidiano La Stampa del 19 settembre).

Una giornata sui monti della Bergamasca funestata da jeep ed elicotteri che vanno e vengono per scarrozzare i turisti al rifugio. Una nuova barbarie

Davide Sapienza*

Domenica ho deciso di portare il mio bambino di 3 anni a fare un giro e mostrargli il lago d’Iseo dal Monte Alto, sopra i rifugi Magnolini e Pian della Palù. La zona è bella ma so cosa potrebbe attenderci, perché qui ci vivo. Sino al Magnolini va quasi bene: incrociamo solo la jeep che porta i «disabili normodotati» al rifugio, che per fare un km a piedi si fanno caricare; poi due moto e il super leggero che da anni volteggia vicino a terra sul comprensorio. Leggi il resto dell’articolo

Nuove strade

Acqua del Lago di Lusignetto utilizzata per produrre neve artificiale (Val d’Ala)

Vi ricordate il post Alla ricerca del limite perduto con cui si è documentato come si “sfrutta” l’acqua di un incantevole lago alpino per l’innevamento artificiale?

Sull’ultima newsletter della CIPRA apprendo la notizia che trovate qui di seguito e che infonde un po’ di speranza affinché la montagna non sia sempre e solo sci a tutti i costi (anche quando il buon senso suggerirebbe di guardare oltre), soprattutto se pensiamo all’impatto dei cambiamenti climatici sui comprensori sciistici a bassa quota.

Peccato che le belle idee troppo spesso si rintracciano soprattutto in altri paesi. E da noi? Leggi il resto dell’articolo

Qualche giorno con il guardaparco

[…] Quassù è bellissimo, ci si trova bene. Ma se desideri costruirci la tua casa, sei fuori strada. Se invece vuoi che rimanga così com’è per sempre, per poterci tornare quando vuoi e ritrovarla com’è e riavere il beneficio che ne trai adesso, cominci a capire. Infine, se vorresti che qui resti così perché anche altri ne possano trarre le stesse sensazioni, benvenuto tra quelli che capiscono. Che è un numero esiguo, purtroppo. Sarebbe bello sapere che centinaia di persone possono contare sul fatto che quassù c’è un loro angolo di paradiso dove potersi rifugiare, con i suoi fiori, sapere che la cascata sarà sempre qui, gli animali sempre là, e nessuno potrà mai cambiare nulla. Ci sono persone che ogni anno salgono quassù, chi per studiarsi dieci pagine di greco, chi per leggersi Thomas Mann, o farsi una giornata di yoga… Segno che c’è bisogno anche di questo. […]

Il racconto che trovate qui di seguito non è inventato ma scritto da un Guardaparco che però non ha voluto firmarlo. L’ho trovato qualche anno fa nel bellissimo libro “Sui sentieri dei guardaparco“, guida escursionistica scritta da Roberto Bergamino (edizioni Arti Grafiche San Rocco) che ci porta a conoscere il Parco Nazionale del Gran Paradiso prendendo come mete i casotti in quota utilizzati proprio dal personale di sorveglianza.

Questo libro l’ho acquistato una decina di anni fa circa e da allora quello che  trovate qui di seguito è rimasto impresso indelebilmente nella mia anima.

Vi suggerisco di trovarvi qualche minuto per lasciarvi trasportare dai pensieri di questo Guardaparco d’eccezione che saprà catturarvi e portarvi con intensa narrazione proprio nello splendore della natura del Parco. Dopo qualche riga iniziale vi accorgerete presto di ritrovarvi come in apnea, tanto è pregnante questo racconto.

Un sincero ringraziamento a tutti i guardaparco per il loro lavoro e a Roberto Bergamino (la mia prima “guida” tra le bellezze delle montagne), che mi ha concesso di riportare questo racconto.

Buona lettura.

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Ingria

Ingria è un minuscolo ma incantevole Comune della Val Soana. E’ uno di quei luoghi che nell’epoca dell’alta velocità ci sfugge come niente quando capita di essere tutti intenti a raggiungere la nostra meta, una vetta o un lago alpino. Si carica lo zaino, si monta in macchina e si pensa solo ad arrivare al parcheggio dove indossare gli scarponi: tutto quello che attraversiamo, dalla partenza all’arrivo, semplicemente non può esistere, sommersi come siamo in quegli attimi di niente prodotti dalla velocità.

E allora, come si può scoprire un villaggio alpino come lo è Ingria -un vero luogo– se da lì non si decolla per escursioni particolarmente ricercate e “famose” ?

A luglio di quest’anno partecipo ad un concorso fotografico sulla mia adorata Val Soana, più per gioco che per aspirazioni di vittoria, e così mi ritrovo invitato proprio in quel di Ingria per la premiazione. Leggi il resto dell’articolo

“Sara e gli amici del bosco”

Forse non tutti sanno che in Piemonte la caccia è stata bloccata da una sentenza del TAR. Adesso attendiamo un pronunciamento entro domani: dalle notizie di ieri sera sul TG 3 Piemonte sembra che l’Assessore regionale alla caccia Claudio Sacchetto (Lega Nord) abbia già pronta la delibera che risolve tutto affinché la stagione venatoria possa partire con regolarità domenica prossima (il tempo stringe…).

Ricordo che ai cittadini piemontesi è stato “scippato” il diritto a partecipare al Referndum regionale sulla caccia, che non intendeva abolirla ma solo limitarla.

In questo perfetto e classico pasticcio all’italiana, la “notizia” più bella arriva dalla lettera scritta da Sara (10 anni) per la rubrica “Specchio dei Tempi” del quotidiano La Stampa (11 settembre 2012): Leggi il resto dell’articolo

Un ricovero di sogni romantici?

E’ così che ho voluto dare il titolo a questo post: pensando al rifugio Eugenio Ferreri e al commento, ironico e provocatorio, di flaco sul post precedente.

Prima di proseguire con le mie considerazioni, vi propongo un rapido salto indietro nel tempo, esattamente di novant’anni:

Uja di Gura, 26 agosto 1922

“Al Rifugio di Gura a pernottare colle signorine: Natalia Scioldo, Laura Grana e fratelli. Ghiacciaio del Mulinet. Per cresta Est in vetta giunti alle 18.05. Discesa sul ghiacciaio du Grand Mean a notte completa. Attraversato il ghiacciaio di Sea a mezzanotte. Tutto bene, tempo magnifico.”

Piero Costantino (www.boffetta.it/costantino/1922.html)

Questo rifugio mi ha sempre attirato. Non sono ancora andato nel Vallone della Gura perché attualmente non è agibile ma spero presto di trascorrerci una notte magari aspirando di scalare proprio una di quelle bellissime uje della cresta Monfret-Mezzenile. O anche semplicemente per attendere la notte e osservare l’oscurità distendersi sulle creste e sul fondovalle. Leggi il resto dell’articolo

Il rifugio Eugenio Ferreri

Forse non tutti sanno che il rifugio Eugenio Ferreri (2207 m), la cui prima costruzione risale al 1887, è uno dei più antichi rifugi del CAI. Nelle Valli di Lanzo fu il secondo ricovero costruito dopo quello eretto nel 1880 al Crot del Ciaussinè (dove ora troviamo il rifugio Gastaldi).

La capanna serviva per tutte le ascensioni del ramo nord della parete terminale del Vallone delle Gura.

Nel 1976 il gruppo occidentale del C.A.A.I. posizionò 350 metri più in alto un bivacco sulla morena sottostante i Ghiacciai del Mulinet per sostituire proprio il rifugio Ferreri ormai diventato inservibile. Dopo cinque anni venne distrutto dall’urto d’aria provocato da una valanga. Leggi il resto dell’articolo

Renzo Videsott

[…] Mediante severe norme protettive grazie alla lotta di Videsott e collaboratori contro il bracconaggio, il numero degli stambecchi, che si erano ridotti a 417, superò il numero di 3.000. […]

In memoria di Renzo Videsott (ho la presunzione di ritenere che in questo angolo del web si possa sentire a un po’ a casa sua…), e del lavoro straordinario che ha compiuto affinché potesse giungere fino a noi il meraviglioso Parco Nazionale del Gran Paradiso, elenco qui sotto alcuni link interessanti:

– biografia: www.renzovidesott.it/renzo-videsott/

giornate della memoria (8 e 9 settembre): www.pngp.it/de/90anni/iniziative/giornate-della-memoria-di-renzo-videsott

Tra l’altro, leggendo la sua biografia, si scopre che era anche un alpinista molto forte:

“Fu autore di importanti prime ascensioni e altrettanto importanti ripetizioni, compì la prima ascensione della Busazza nel Gruppo del Civetta, aprendo nuove vie di arrampicata e classificandosi fra i migliori alpinisti d’Italia”.

Mi piace molto anche cosa sostiene Enrico Camanni, nella parte finale della prefazione del libro “In su e in sé” (scritto da Giuseppe Saglio e Cinzia Zola; edito da Priuli e Verlucca): Leggi il resto dell’articolo

Il Gran Paradiso e il suo re

Novanta sono gli anni di vita del Parco Nazionale del Gran Paradiso e vorrei ricordarlo anche qui con un libro che mi è piaciuto moltissimo.

Si intitola Diario del Gran Paradiso (Fògola editore) ed è scritto da Anacleto Verrecchia, personaggio straordinario, che negli anni Cinquanta ha svolto il lavoro di guardaparco per tre anni.

“Non sempre il pubblico ha il potere di far ristampare un libro. Per il Diario del Gran Paradiso dell’amico Anacleto Verrecchia, recentemente scomparso, sono stati proprio i suoi affezionati lettori che hanno caldeggiato la presente ristampa. Autore di volumi forse più “dotti” dedicati a personaggi come Giordano Bruno, Lichtenberg, Schopenhauer, Nietzsche, Prezzolini, dove emerge appieno la sua competenza filosofica, è in questo diario, dove non manca mai la sua vena ironica e graffiante, che Verrecchia, con le sue rifessioni sulla vita, sul mondo e quindi sull’uomo a contatto con lo splendido paesaggio naturalistico e con il mondo animale, estrinseca al meglio il suo pensiero e la sua profonda umanità”. 

Nanni e Mimmo Fògola

Sovente avrei voluto scrivere qualcosa sul simbolo per eccellenza del Parco (ma anche di tutte le Alpi): lo stambecco. E allora, visto che ricorre questo importante anniversario, riporto qui proprio un brano di Verrecchia che parla proprio del re delle Alpi. Leggi il resto dell’articolo

L’esperienza del margaro

La prima cosa che ho sentito dire da questi fanciulli straordinari, a seguito della loro entusiasmante esperienza tra i pascoli della Val Grande di Lanzo, è stata questa:

Almeno ci si sporca per qualcosa di giusto!“.

Secondo voi, da cittadino disincantato, che legge tutti i giorni il giornale, a chi potrei aver pensato immediatamente?

Lascio a voi immaginare.

Adesso godetevi questo bellissimo racconto di nuove generazioni che si approcciano al mondo della montagna con spirito davvero genuino ed autentico.

E con ragazzi così, possiamo stare sicuri che le Alpi non corrono il rischio di diventare un immenso luna park per cittadini “ricchi” ed annoiati.

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