Il rifugio Eugenio Ferreri

Forse non tutti sanno che il rifugio Eugenio Ferreri (2207 m), la cui prima costruzione risale al 1887, è uno dei più antichi rifugi del CAI. Nelle Valli di Lanzo fu il secondo ricovero costruito dopo quello eretto nel 1880 al Crot del Ciaussinè (dove ora troviamo il rifugio Gastaldi).

La capanna serviva per tutte le ascensioni del ramo nord della parete terminale del Vallone delle Gura.

Nel 1976 il gruppo occidentale del C.A.A.I. posizionò 350 metri più in alto un bivacco sulla morena sottostante i Ghiacciai del Mulinet per sostituire proprio il rifugio Ferreri ormai diventato inservibile. Dopo cinque anni venne distrutto dall’urto d’aria provocato da una valanga.

Passarono tre anni ed un nuovo bivacco venne eretto 70 metri più a valle. Venne intitolato a Michele Rivero ma anche questo durò poco: scomparve nell’inverno 1987-88 a causa di una valanga.

La cresta Monfret-Mezzenile da est. In centro il Ghiacciao Sud del Mulinet (a destra quello Nord)

Il 12 ottobre del 1996 venne inaugurato l’ultimo bivacco (trasportato con l’elicottero) che fu posizionato su di una cresta morenica a sud di quella sulla quale fu piazzato il precedente. Nel 2006 anche questo venne completamente distrutto da una valanga.

Il bivacco Rivero distrutto nel 2006. Crediti: http://www.cailanzo.it

Sull’ultimo numero (settembre-ottobre) del notiziario “Monti e Valli” del CAI Torino leggo questa bella notizia che sicuramente farà piacere a tanti alpinisti ed escursionisti:

Novità per il rifugio “Ferreri”

La Sezione di Torino del CAI ha concesso in comodato d’uso per trent’anni al Club Alpino Accademico Italiano – Gruppo Occidentale, su richiesta del medesimo, il rifugio incustodito “E. Ferreri”, situato a 2230 m nel Vallone della Gura (Val Grande di Lanzo). 

L’edificio, risalente al 1887, quindi uno dei più antichi delle Alpi Occidentali, può dare ricovero a 8 persone ma versa attualmente in cattive condizioni di manutenzione (interno), anche a causa del progressivo disuso in cui è caduto dopo la realizzazione, da parte del CAAI, del bivacco “Rivero” che si trovava circa 400 m più a monte lungo lo stesso versante e che è andato distrutto alcuni anni or sono da una slavina.

Una foto storica del Rifugio della Gura, 2207 m (dal 1950 dedicato a Eugenio Ferreri)

Proprio la necessità di dotare nuovamente la zona di un punto d’appoggio ha spinto l’Accademico a chiedere di poter “gestire” l’antico piccolo rifugio.

Ulteriori informazioni storiche sul bivacco della Gura e sul bivacco Michele Rivero si possono leggere sul libro “Lassù sulle Montagne – Vette, alpinisti guide e rifugi delle Valli di Lanzo” a cura di Giovanni Gugliermetti e Caludio Santacroce (Editrice il Punto).

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Per visualizzare una carta topografica della zona (Mont-Cenis Ciamarella – Carta Alpi Senza Frontiere – Anno 2002), cliccare qui .

Per leggere delle considerazioni storiche sull’alpinismo della Val Grande di Lanzo: Storia dell’alpinismo delle Valli di Lanzo: la necessità di una revisione.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

25 Responses to Il rifugio Eugenio Ferreri

  1. ventefioca says:

    In attesa del nuovo “siluro”…?

    • Beppeley says:

      Sono un romantico ventefioca… a me sinceramente quel tubo non piace per niente… E poi troppa tecnologia…

      Per pernottare in montagna basta una tenda… peccato che costi fatica portarsela sulle spalle… Esperienza indimenticabile…

      Se non ci fosse il problema del peso, penso che molti rifugi verrebbero ridimensionati…

      Ci sono tanti giovani che amano rapportarsi così in montagna (anche per i costi non indifferenti di certi rifugi…)

      • popof1955 says:

        Nelle vicinanze di alcuni rifugi (e non solo) ho trovato il divieto di campeggio, il tipico cartello tondo cerchiato di rosso su sfondo bianco, con disegnata una canadese. Fortuna che non ho più vent’anni, io la tenda la piantavo in ogni dove. Ora che ci penso, sarà il caso di darla via?,

        • Beppeley says:

          Alla faccia della libertà…

          Odiosi da morire certi divieti… Anche nel mondo montagna, in Italia, devi pagare per entrarci.

          E i giovani che non hanno un lavoro? Cosa fanno? Dove trovano i soldi per un week end sui 4000 con i rifugi che sono quasi degli alberghi?

          In Francia entrando in un rifugio sono rimasto esterrefatto: c’era a disposizione l’acqua potabile per tutti (da noi devi pagare profumatamente le solite bottiglie di plastica delle lobby delle acque minerali…) e anche la zona dove potersi lavare le proprie stovigle e cucinare. Senza DOVER eessere schiavi del solito andazzo all’italiana: o paghi, o paghi… anche dove non ce ne sarebbe bisogno.

          Anche in montagna, “luogo” simbolo di libertà.

          Siamo vergognosi.

        • ventefioca says:

          Anni fa il mio amico davide sapienza mi parlava dell”allemansrett, il diritto legale che, in scandinavia, si ha di poter accedere a terreni di privati, nel rispetto del minimo impatto e disturbo. Comprende la facoltà di campeggiare ad oltre 150 metri dalle abitazioni – per rispetto della privacy. Siamo lontani anni luce da ciò. Vi lascio il link per approfondire… con tante idee sul camminare, vero beppe?
          http://www.davidesapienza.net/doc/01.SPECCHIO(25.3.06)DemocraziaDelCamminare.pdf

      • ventefioca says:

        leggevo sulla rivista del cai… montagna 360°, titolo da geometri, con rispetto per la categoria… del batti e ribatti di chiacchiere su nuova architettura e nuovi materiali e rispetto per ambiente. Eppure quanti esempi abbiamo sotto gli occhi, quante baite – e rifugi – fatti in pietra e legno sono ritornati alla natura dopo frane, crolli, abbandoni, senza lasciare tracce? e – invece – che resterà del siluro una volta rottame? lamiera, ruggine, polistirolo espanso, schiumogeni e fibre minerali asbestos free. Tanti ingegneri ed architetti, ma possibile che nessuno sappia cosa significa ciclo di vita di un oggetto, soprattutto quando quell’oggetto lo vado a piantare su una montagna?

  2. flaco says:

    Utile appoggio per poter aprire vie a spit nell’alta Val Grande.

    • Beppeley says:

      Penso che il prossimo post lo scriverò su questo tuo commento.

      • flaco says:

        Non te la prendere, era una battuta ironica che mi è venuta leggendo alcuni link che hai riportato. Penso che nessuno avrà mai voglia di aprire vie in un certo modo su di lì. E’ un mondo rimasto lontano e selvaggio, e forse è giusto che resti così. Lo ricollego sempre alle avventure di Grassi, per me resterà quello.

  3. popof1955 says:

    Sai che ti dico? In alcuni casi, contro l’ostinazione umana, fortuna che provvede la natura. Sui rifugi ci starebbe bene la frase “questa casa non è un albergo” 🙂

  4. Beppeley says:

    @popof1955: bello quell’albergo… 🙂 fa davvero impressione scoprire che è gestito dal CAI…

    Da non credere!

  5. paologiac says:

    Sono appena stato sulla Grigna dove hanno costruito un rifugio (bello grande) proprio sulla vetta! Ora posso capire un ricovero d’emergenza per chi fosse sorpreso dal maltempo, ma un vero rifugio albergo con servizio ristorante…..!!!!!!!!!
    http://www.rifugiobrioschi.com/index.html

  6. MS says:

    A proposito di essere chiari in un rifugio leggete questo cartello del Rif. Barmasse (Valtournenche – Lago di Cignana) http://www.msmountain.it/aroundw/gallery/gr09-rifugio_barmasse/2011_08_27/P1840198.JPG

  7. MS says:

    Lascio il link alla mappa Open Street Map della Zona del Rifugio, anche se ancora incompleta (mancano i sentieri, occorrerebbero i tracciati gps) http://www.openstreetmap.org/?lat=45.36905&lon=7.18021&zoom=17&layers=M

    Per cignana, rif. Barmasse, vi consiglio di andarci, superare l’impatto coi cartelli 🙂 e farvi affascinare dal personaggio della sig.ra Lelia, una vera saggia dei monti 🙂

  8. Anonimo says:

    Ho letto con interesse i commenti sul “bivacco Ferreri”, e mi preme aggiornarvi che il comitato promotore costituito dal CAAI, dagli Alpinisti Testimonial del GISM e dal Cai Sezione di Torino, ha fatto notevoli passi avanti per il buon fine del progetto di restauro conservativo della struttura. Il bivacco diverrà Ferreri-Rivero, avendo l’Accademico accantonato l’ipotesi di ricollocare un ulteriore bivacco sulla morena del Mulinet. La struttura sarà inizialmente risistemata già a partire dall’inizio dell’estate, con un intervento di manutenzione ordinaria, cui farà seguito un’opera più incisiva di consolidamento delle preesistenze. Con la collaborazione del CAi di Venaria e di numerosi volontari, sarà anche ripristinato il sentiero d’accesso.
    E’ intenzione del CAAI valorizzare il gruppo montuoso attraverso una guidina alpinsitica curata dal sottoscritto e da L.Fornelli, mantenendo però intatto il valore unico e ineguagliabile che queste pareti conservano: l’originalità. Il gruppo Gura – Martellot è uno dei pochi luoghi delle occidentali che mantiene ancora un approccio di tutto rispetto, non tanto per la difficoltà delle salite, quanto per l’integrità delle stesse, per l’isolamento e i rientri complessi. Ci si adopererà perchè sia proposto un alpinismo lontano dalle concezioni di sfruttamento plaisir che caratterizzano ormai molti luoghi delle Alpi. A settembre vi sarà anche un campo alpinistico…Rassicuro però il buon Flaco e rompo un segreto: per l’estate forse completerò una via sulla Poire du Mulinet con spit da integrare. Per ora di più non si può dire…

    M.B.

  9. Anonimo says:

    Sabato 13 aprile – Sala degli Stemmi del Monte dei Cappuccini

    ore 15: presentazione del Progetto Ferreri e delle iniziative in Val Grande di Lanzo per i 150 anni del CAI (pulizie sentiero, lavori di ristrutturazione, ascensioni commemorative, raduni, mostre ed inaugurazione ufficiale)
    Intervengono:
    Claudio Picco – Presidente CAAI occidentale
    Marco Blatto – Presidente GISM Delegazione del Piemonte e della Valle d’Aosta
    Osvaldo Marengo – Presidente del CAI Torino
    Chiara Mondino – Architetto

    A seguire: “La parete terminale della Val Grande di Lanzo – Geografia, storia alpinistica e nuove prospettive” proiezione a cura degli Accademici del GISM Marco Blatto e Lino Fornelli

    M.B.

  10. Kathia troncone says:

    Amo le quote alte,sono una ragazza troppo fissata a raggiungere quote di 3000/4000 m per sciare,,,,,,,,mi piace questo posto,forse darro’ un occhiata.

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