Ometti, cairns, bounòm e mongioie

Scopro per caso un interessante articolo di Giorgio Inaudi (scritto per “Barmes News“, la rivista semestrale del piccolo villaggio alpino di Balme, ricca di spunti culturali e di curiosità) che ci parla di quei monticelli di pietre che sovente si incontrano lungo i sentieri di montagna. Ce ne sono di diversi tipi, da quelli piccoli che ci indicano la direzione di marcia, a quelli giganteschi, veri e propri monoliti misteriosissimi, come quelli che si incontrano sui pascoli posti a mezzogiorno della Val Grande di Lanzo (per saperne di più, al termine dell’articolo di Inaudi lascio alcuni link per eventuali approfondimenti).

Ometti, cairns, bounòm e mongioie

Giorgio Inaudi

Chi frequenta l’alta montagna, soprattutto se ama uscire dai sentieri segnati, ha certamente avuto occasione di smarrirsi nella nebbia. È un’emozione certamente spiacevole, ma in qualche modo emozionante. Si perde completamente il senso dell’orientamento, non si capisce più se si sale o si scende, tratti brevi di strada appaiono lunghissimi e altre volte il contrario, creste e costoni perdono rilievo oppure si ingigantiscono come non mai, fino a confondere la nozione dello spazio e persino del tempo. Spesso si finisce per girare in tondo, soprattutto quando il terreno è innevato e può capitare di trovarsi a calpestare le proprie tracce e persino di seguirle fiduciosi, convinti di aver finalmente ritrovato il giusto cammino. Un’illusione che dura poco, il tempo di passare di nuovo davanti a quella certa roccia o di ritrovare il fazzoletto di carta lasciato cadere non molto tempo prima.

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