A sud della Kinzejna

Il momento giusto per salire la Quinzeina me lo suggerisce una previsione meteo:

Cielo: soleggiato o abbastanza soleggiato oltre i 1300-1500 metri circa e su interno Valle d’Aosta, irregolarmente nuvoloso altrove, anche più nuvoloso al mattino e verso sera.”

“…oltre i 1300-1500 metri circa…”

Oltre. A me interessa quello. Andare oltre.

L’auto l’abbandono a 1100 metri in bocca alla borgata Chiapinetto per raggiungere la quota di crociera di 2300 metri, la vetta nord della Quinzeina. Una punta escursionistica, niente scalata ma solo una lunga scarpinata tra pascoli abitati da giovani malgari e dalle loro bestie. E da abitazioni primitive straordinariamente belle. Favolose perché narrano. Raccontano come non sanno fare invece i palazzoni cementificati e civilizzati della mia city.

Alpe Quinzeina (1925 m)

Quei trecento metri di vapori sono estatici. Pensare di bucarli, per poi ritrovarmi al di sopra di essi. Mezz’ora di apnea. E poi sole.

La mia immaginazione vola recuperando tasselli di altre escursioni dove l’atmosfera ha creato acrobazie da far girare la testa.

Una cima e sotto un mare. Acqua in forma di minutissime goccioline e il sole che ci rimbalza sopra. Più in alto l’azzurro del cosmo.

In mezzo navi rocciose.

Poesia. Uno degli spettacoli più intensi che la natura sa esibire se abbiamo la voglia di innescare le gambe per decollare dalla pianura asfissiante.

E’ una scintilla che si accende nella mia mente leggendo quelle previsioni: un’infinitesimale frazione di secondo per far comparire pennellate di montagne scintillanti tra il vapore acqueo e il vuoto dell’universo.

Soltanto osservare e contemplare? No. Anche far parte di. Di fronte all’immensità ed alla straordinaria bellezza del mondo, di questo angolo delle Alpi, la voglia prorompente ed irrefrenabile è quella di farsi inglobare da sì tanta magnificenza.

E per qualche attimo sentirsi parte di.

Far parte di qualcosa di bello. E allora vorrei in quei momenti che tutto si cristallizzasse per poter appartenere eternamente al creato.

E’ una spasmodica voglia di bellezza che mi spinge fino qui, lottando con il sonno che mi incatena al letto.

Quella bellezza esiliata dalla pianura, dalla vita di tutti giorni, dalla mortificante quotidianità del nostro mondo.

Mi chiedo:

“Dopo aver soddisfatto i bisogni primari, di cosa ho davvero bisogno nella mia vita?”.

Di appartenere al disegno di un artista.

Forse questo mondo intorno a me?

Voglia di far parte di questa pennellata idilliaca. La cerco grazie alla fatica che mi stringe i muscoli delle gambe afferrando la mia volontà di proseguire in alto.

Lassù vado alla ricerca di imperitura bellezza per percepire un soffio di eternità.

Uno sbuffo dal fondovalle sta per investirmi: acqua come la mia pelle. Come i miei occhi, come le mie mani. Mi viene incontro e non esito a darle il benvenuto: sei vita.

Galleggiare su quella bianca umidità… Sento come una forza che mi spinge a posarmici sopra. Mi fermo un attimo prima dello strapiombo: sono fatto di quella stessa materia così eterea e leggera che mi viene incontro.

Penso ai calci che si prende il mondo, tutti i giorni. Ogni secondo della nostra vita. Quella sostanza evanescente bastonata dalla civiltà.

Cosa mi spinge a diventare briciola persa nell’immensità dell’universo? Forse la voglia, per qualche istante della mia vita, di azzerarmi. Resettarmi. Annullarmi. E svuotarmi dalla civiltà per ridurmi all’essenziale come lo sono queste rocce e questi pascoli che assorbono i miei passi. Come l’azzurro della volta celesta che scruta il mio movimento.

Alpe Lago (2066 m) – sentiero 648 – AVC

Siamo niente.

Apparteniamo solo ad una composizione di riflessi.

Il mondo intorno a me si dipana nell’arco di un brevissimo battito di ciglia. Lo stesso tempo immerso nelle ere geologiche così immense.

Frammento di eternità.

Adoro assistere alla scalata delle nubi lungo i versanti di questa montagna.

Sputati fuori dalla montagna: così penso ai montanari qui. Partoriti dalle rocce.

Raia alta (1916 m) – sentiero 649

Donne e uomini duri come le pietre che compongono questo mondo. Donne e uomini selvatici.

Frana la montagna, franano i loro abitanti e le loro case.

Il bounòm isolato e il traliccio interconnesso su cui sfreccia ad altissima velocità l’energia che sfama incessantemente la nostra civiltà.

Immobilità ed alta velocità.

Elettrodotto “Superfhénix”

Chi sarà il testimone più longevo della vita su questo Pianeta?

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Punta Quinzeina (cima nord) 2344 m

Note: questo bellissimo itinerario escursionistico ricalca in buona parte l’antico tragitto dei malgari per condurre le mandrie ai pascoli della Quinzeina. La guida escursionistica Le Valli di Locana, Piantonetto e Ribordone, di Marco Blatto, Raffaele Monti e Luca Zavatta  (l’Escursionista & Monti editori), da cui ho tratto le informazioni essenziali che trovate qui sotto, propone la salita alla cima nord della Quinzeina con rientro a Chiapinetto da un percorso differente rispetto alla via di salita. Sebbene questa ascensione non presenti difficoltà tecniche, è di fondamentale importanza utilizzare perfettamente la carta topografica, la bussola e l’altimetro. Non è per niente facile individuare l’attacco del sentiero 649, da intercettare al rientro (indicato a circa 1930 metri se si consulta la Carta n. 04 della Mu edizioni, a 1960 metri circa se usiamo la n. 16 edita da “Escursionista & Monti editori”: leggete più in basso i dettagli delle carte topografiche che ho utilizzato). Attenzione in caso di scarsa visibilità perché lungo il percorso i bolli bianco-rossi non sono sempre facile da individuare (tanti sono sbiaditi o dipinti su rocce orizzontali e così si vedono solo all’ultimo momento) ed in alcune zone l’orientamento potrebbe essere molto problematico.

Partenza: Chiapinetto (1113 m, fraz. di Frassinetto, provincia di Torino)

Difficoltà: E – escursionistico

Periodo: da giugno a ottobre

Dislivello: 1202 m

Segnavia: 650, 648, 649

Durata: 7 h ore (tempo totale di percorrenza dell’intero percorso senza considerare il tempo necessario per individuare, in alcuni punti, la giusta direzione di marcia)

Acqua: Chiapinetto, Gomba Colli, Raia

Cartografia: Carta n. 04 “VALLE SACRA, Frasinetto – Belmonte – Alice Sup.” scala 1:20.000 della MU edizioni; oppure: carta n. 16 “Dora Baltea Canavesana, Valchiusella, Valle Sacra” scala 1:25.000 della “Escursionista & Monti editori”.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

8 Responses to A sud della Kinzejna

  1. paologiac says:

    Hai risvegliato ricordi di anni lontani. Tempo fa, affittammo per 3-4 anni una casa a Frassinetto; lo spettacolo del mare di nuvole sotto di noi capitava diverse volte durante l’anno, dovuto probabilmente alla posizione particolare di quel terrazzo sospeso sulla pianura….affascinante e bellissimo, ci faceva sembrare di esserci staccati completamente dalla vita di pianura, almeno per qualche ora!

  2. flaco says:

    Chapeau. Bellissima esperienza. Straordinarie anche le foto.
    La vetta (in particolare la sud) è comoda anche con gli sci e regala alcune piacevoli ore fuori dalle nebbie.

  3. Riccardo says:

    Racconto e foto davvero spettacolari, complimenti!

  4. ventefioca says:

    bellissimo racconto… per me la quinzeina è la Montagna Madre, visto che sono nato proprio lì sotto e per anni era la prima cosa che vedevo appena sveglio, dalla finestra della casa dei miei genitori

  5. popof1955 says:

    Bravo briciola persa, mentre leggevo rammentavo che è un po che non ho occasione di andare a respirare dove nascono le nuvole 🙂

    • Beppeley says:

      🙂

      • martellot says:

        Bellissimo racconto!! Hai proprio ragione, gli alpeggi (anche diroccati) narrano. Quando passo di fianco ad una di queste costruzioni mi chiedo quante persone hanno vissuto o lavorato al loro interno, in stanze distanti anni luce dalle nostre con nessuna comodità. Penso ai quanti inverni e quante nevicate hanno sopportato, quanta fatica nel lavoro e quante credenze e leggende hanno sentito quelle mura, leggende nate magari durante le lunghe notti passate a quelle quote. C’è a mio parere un pezzo di storia in quelle abitazioni che non dobbiamo dimenticare. Ma vedendo le code notturne davanti agli ipermercati per comprare un telefonino nuovo penso che forse sia un po’ tardi…..

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