Un mondo capovolto

Enrico Camanni, nel suo bel libro “Ghiaccio Vivo” così scrive nell’Introduzione:

“…Il 20 agosto 2009 Chamonix è una città rovente. Chiudendo gli occhi potresti immaginare di essere a Bologna, Palermo, Tunisi. Ferragosto è passato senza un fulmine o una goccia di pioggia, e invece di chiudere l’estate l’ha rilanciata nella più assoluta, inquietante violenza. È la bolla africana, spiegano i meteorologi da una settimana, e da sette giorni l’afa non concede tregua neanche sopra i mille metri, con l’isoterma alle stelle, sempre vicino alla cima del Monte Bianco. È un mondo capovolto. Nella capitale dell’alpinismo i turisti sfuggono la montagna cercando refrigerio all’interno dei negozi con l’aria condizionata, dove maneggiano ramponi con le mani sudate e sfogliano libri che raccontano di neve, ghiacciai, cascate, seracchi. Si è rotta ogni relazione logica tra i panorami gelati delle fotografie e gli stessi panorami inquadrati dalle finestre della libreria…”.

Allo stesso modo, scartabellando tra le vecchie foto di mio padre che a partire dagli anni ’50 scalava alcune delle montagne del Piemonte e della Valle d’Aosta, rimango attratto da quei paesaggi ritratti in bianco e nero. Sarà che il bianco e nero è per me un elemento che in una foto mi è sempre piaciuto tuttavia mi sembra di rivedere luoghi che io conosco bene con un qualcosa di diverso. Leggi il resto dell’articolo

Un nuovo camoscio

Un sincero benvenuto a martellot, nuovo camoscio, che ha accettato volentieri di contribuire a questo blog con i suoi “sguardi”.

Si descrive  “frequentatore della montagna di un tempo” e  a tal proposito vorrei solo fare una piccola personale osservazione in merito: in questo blog sovente si volge lo sguardo all’indietro. Questa non è una mania passatista bensì la semplice constatazione del fatto che osservando da dove arriviamo si può sicuramente immaginare con più nitidezza e ricchezza il nostro avvenire. Soprattutto con maggior consapevolezza.

Il prossimo post lo pubblicherà lui ed io ne sono molto contento perché, tra l’altro, ha saputo esprimere egregiamente un sentimento che è da qualche tempo che provo quando vado per i monti, soprattutto negli ultimi anni.

Sono felice che lui mi abbia anticipato perché indirettamente aprirà la strada ad ulteriori contributi in merito al tema del suo scritto, a me molto caro, che attiene al paesaggio e alla frequentazione dell’alta montagna (ho appena ottenuto l’autorizzazione a pubblicare un’immagine dalla “Fondazione Montagna Sicura” che aiuta splendidamente a parlare di paesaggio montano e dintorni).

I camosci, qui, sono più vivi che mai.