Un camoscio in Canada

Quello che segue è un post scritto da Andrea  (lichene1), uno dei fondatori di questo blog (nato sull’oramai estinta piattaforma di Splinder). Sua fu l’idea di aprirlo nel 2008, insieme a Franz (ometto83) e tra pochi giorni saranno quattro gli anni di vita dei camosci (10 novembre).

Andrea è partito per il Canada il 10 ottobre scorso e ci starà per qualche mese. Prima dei saluti ci ha promesso che avrebbe scritto qualcosa per il blog, giusto per aprire una “finestra” sulle montagne canadesi.

Promessa mantenuta. So perfettamente che anche solo scrivere qualcosa per i camosci bianchi ti era diventato un onere negli ultimi tempi, alle prese come sei con le sfide della quotidianità, soprattutto per sbarcare il lunario che, in questo nostro Paese senza futuro, è impresa non facile (come per tantissimi giovani di oggi, e non solo…) sebbene tu sia un ragazzo intelligente, con la voglia di fare, ricco di idee e colmo di straordinaria passione per le montagna.

Grazie mille Andrea.

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Ho voluto cominciare il mio viaggio in Canada recandomi a Jasper, Alberta, sulle Montagne Rocciose.

Come quasi tutto qui, anche le vallate sono vaste e con grandi spazi selvaggi. La maggior parte delle abitazioni si trova nel fondovalle.

Jasper è anche un parco nazionale, uno dei più importanti, dove tra gli altri si possono osservare con un minimo di fortuna l’orso e l’alce. Gli incontri con questi animali non sono poi così rari, infatti un po’ ovunque si trovano cartelli con indicazioni su come comportarsi nel caso ci si trovasse davanti ad uno di essi. Ad esempio, in questo periodo i maschi di alce possono essere pericolosi perchè difendono il loro harem. Oppure, per evitare che gli orsi saccheggino i bidoni della spazzatura, i contenitori dei rifiuti per strada sono delle scatole metalliche con aperture utilizzabili solo dalle persone.

Bulls are dangerous!

Ho fatto un paio di escursioni ad anello e subito sono rimasto colpito dalla segnaletica chiara, ma non eccessiva (odio quando ci sono bollini ogni 5 metri), e la larghezza dei sentieri. Nonostante avessi una banale cartina turistica, non mi sono mai sentito sperso in oltre 30 km che ho percorso in due giorni. Certamente il fatto che questi sentieri siano percorsi da decine di migliaia di persone aiuta parecchio, ma non ho potuto trattenermi dal pensare allo stato dei sentieri nelle nostre valli (argomento più volte trattato su questo blog).

I boschi in questa zona sono solamente di conifere: abeti e pini che non sempre sono riuscito a riconoscere. Se fuori dal Parco utilizzano il legname in modo massiccio, con tagli a raso di grandi dimensioni (per noi italiani), nel parco lasciano tutto a terra.

L’altra particolarità di queste montagne (ma anche di tutto il Canada) è la presenza di numerosi laghi di ogni dimensione.

Lo sfruttamento turistico di questi luoghi è quasi impensabile per le nostre abitudini: si possono praticare un’infinità di attività: dal semplice escursionismo fino alla visita di un ghiacciaio con un bus/fuoristrada che ci corre sopra!

Strutture come i nostri alpeggi invece mancano, vuoi perchè sono luoghi abitati solamente da un centinaio d’anni, vuoi perchè hanno tutto lo spazio che vogliono nel fondovalle. Ecco che mi è risultato chiaro che i nostri antichi alpeggi potrebbero essere un’ulteriore risorsa turistica, se valorizzati e presentati nella giusta maniera ai visitatori. Sono luoghi esotici per chi non vive vicino alle Alpi e spesso nascondono storie interessanti.

Per il resto, ad osservare le cime imbiancate dalla prima neve di metà ottobre, cresceva in me il desiderio di salire in cima: purtroppo per me il cielo grigio e il poco tempo non me l’hanno permesso. Credo tornerò ancora fra qualche settimana o mese sulle Montagne Rocciose e per l’epoca ci sarà parecchia neve: vi farò sapere.

Un abbraccio a tutti i Camosci Bianchi.

Andrea

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

10 Responses to Un camoscio in Canada

  1. Rebecca Antolini Pif says:

    Buongiorno Franz, il mio sogno nel casetto, e vivere per sempre in Canada, avere un Blockhouse lontano dalla civiltà.. per trovare la vera serenità e pace…abbi una serena giornata Pif

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  2. serpillo1 says:

    Ampi spazi, paese giovane, multiculturalismo: sicuramente ti troverai a tuo agio.

    E per non dimenticarti dell’Italia, non essere troppo “choosy” 😉

    http://www.repubblica.it/politica/2012/10/22/news/fornero_giovani_accontentatevi-45077451/?ref=HREC1-4

    http://www.lastampa.it/2012/10/22/blogs/arcitaliana/la-ministra-e-quel-bizzarro-choosy-bM8JaqWNEVwXdPxZJXTCtN/pagina.html

    Un abbraccio Andrea, a presto.

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  3. Anonimo says:

    Che bello dev’essere camminare in quelle foreste sterminate… chissà che profumi…

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  4. martellot says:

    Caspita che posti, credo che per diversi aspetti queste montagne siano uniche… Buona esplorazione del Canada!!!

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  5. Beppeley says:

    Ciao Andrea, grazie ancora per aver trovato un po’ di tempo per lasciarci qui un tuo sguardo verso quella Nazione sterminata.

    Mi è molto piaciuta la tua considerazione sui “musei della pietra”, ovvero quegli alpeggi che da noi sono davvero opere d’arte di architettura alpina e che gli stranieri impazzirebbero se solo li avessero a casa loro.

    E se li avessero, sarebbero giustamente tutelati e anche fatti conoscere ai turisti-escursionisti che apprezzano tanto questi aspetti delle montagne.

    Invece da noi crollano. E con essi crolla una cultura millenaria che sarebbe nostro compito tramandare alle future generazioni.

    Colgo l’occasione per farti un po’ conoscere a coloro che qui sono nuovi.

    1. Sei un accompagnatore naturalistico ed operatore naturalistico CAI (oltre ad un bravo alpinista) ed andare con te in montagna è semplicemente stupendo;

    2. Il tuo passo è qualcosa che non si dimentica facilmente: starti dietro è come essere accompagnati da una guida;

    3. ami la montagna e la sai “capire” nei suoi molteplici aspetti (e infatti il tuo sguardo sulle montagne canadesi è stato subito molto attento a cogliere gli aspetti più salienti);

    4. se le nostre valli, massacrate dalla stolta indifferenza delle decadenti visioni urbanocentriche, fossero amate da un numero maggiore di giovani come te, sicuramente sarebbero più curate e offrirebbero molte più occasioni di lavoro e di futuro.

    Grazie mille per aver avuto la fantastica idea di aprire questo blog.

    In bocca al… per il tuo soggiorno canadese che so essere anche duro e faticoso.

    Un grosso abbraccio!

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  6. Anonimo says:

    Grazie Beppe per i complimenti (mi fai arossire).
    Belle montagne sicuramente, ma anche le nostre si difendono bene. La differenza più grossa la fa davvero la quantità e l’ampiezza delle zone selvagge. Probabilmente è questione di tempo, anche qui divorano la terra buona in nome del dio denaro.
    Andrea

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  7. Anonimo says:

    Alzarsi al mattino e guardare da una finestra cittadina …..pensando al Canada descritto e un modo di sognare importante nella quoditianita.

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