Il piano B dei Walser

“Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai… Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma” (Frédéric Beigbeder, 2000).

Citazione tratta dal libro di Luca Mercalli “Prepariamoci a vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza…e forse più felicità”.

Il piano A è quello che attuiamo tutti i giorni (quello che ci vende il pubblicitario…) e che ci sta portando diritti verso la catastrofe planetaria.

Ci serve il piano B (quello citato nel video del post precedente), ovvero come iniziare adesso a salvarci la pelle.

Ce l’abbiamo?

Prepariamoci. Adesso.

Magari facendoci anche ispirare dalla civiltà alpina dei Walser che, durante la colonizzazione delle Alpi, ha saputo mantenere un equilibrio straordinario con un ambiente così fragile e delicato.

Sarà anche merito di quelle “tecnologie” raffinatissime racchiuse nelle loro leggende?

Italici modelli di sostenibiltà

Zero visione del futuro

In questo quadro globale tanto inquietante quanto straordinario per il carattere di sfida, di innovazione e di fecondazione interculturale, l’Italia avrebbe molte carte da giocare, anche se non le sta usando. Siamo il paese del Rinascimento, delI’arte e della bellezza e di una certa gioia di vivere e, nello stesso tempo, un paese di geniali menti scientifiche: Galileo, Fermi, Marconi… Siamo anche un paese stretto, montuoso, fragile, sovrappopolato e privo di risorse naturali. Una terra che – proprio per i suoi vincoli fisici e geografici – ha saputo elaborare raffinatissimi approcci alla gestione del territorio, con eccellenti modelli di sostenibilità quali i comuni medievali, la cascina lombarda, le comunità alpine dei Walser e le «regole» dolomitiche per la gestione dei boschi e dei pascoli come patrimonio fondiario libero e indiviso, l’esperienza tecnologica dell’Autarchia. Poi l’ubriacatura novecentesca del boom economico petrolifero sembra aver fatto piazza pulita di millenni di misurata razionalità, come ben nota Luigi Sertorio: «L’accesso al petrolio ha drogato sia la dinamica del denaro che i modi di vivere dei paesi consumatori, ai quali ha offerto opportunità inaspettate e irripetibili».

Così, invece di sviluppare coralmente un passaggio evolutivo cruciale, stiamo regredendo verso forme di cultura banali e inutili; senza accorgercene scivoliamo ancora una volta verso l’anticamera della barbarie, proprio nel momento storico che offre più opportunità di accesso alle idee. Esportiamo, per inerzia, antichi principi ma non ne elaboriamo di nuovi. Come volgo consumatore non amiamo né la scienza né l’estetica, né percepiamo i rischi a cui andiamo incontro. Siamo proni alle mafie, servili e obsoleti cortigiani del potente di turno, pronti a vendere la dignità e i nostri diritti per una sgasata in Ferrari di fronte agli amici del bar. Dirigenti industriali, politici, intellettuali e popolo, tutti inchiodati nel mantenere grandi e piccoli privilegi acquisiti. Zero visione del futuro, mentre tutto attorno sta cambiando. E la sinistra responsabile quanto la destra, quasi tutti fatti della stessa pasta. Quelli preparati, onesti, concreti e al tempo stesso idealisti, sono tuttavia troppo pochi.

Potremmo ancora produrre pensiero innovativo partendo dal nostro rapporto con l’ambiente ed esportarlo nel mondo intero, ma non sarà facile: i danni già inferti al nostro territorio e alla nostra società sono ingenti e altre culture si stanno dedicando con maggiore impegno a questa sfida. Però si può sempre salvare il salvabile.

Tratto dal libro “Prepariamoci” di Luca Mercalli (edito da Chiarelettere).

Sito interessante e ben fatto sui Walser: www.walser-alps.eu/view?set_language=it (in fatto di siti internet gli svizzeri sono davvero formidabili, almeno per quanto riguarda quelli che trattano di montagna).

3 pensieri su “Il piano B dei Walser

  1. paologiac

    Le parole di Mercalli ricordano molto un brano di “Delitto e Castigo” che io chiamo “il sogno di Raskolnikov”. Significa che già 150 anni fà si poteva scorgere nel comportamento degli uomini quel degrado morale e materiale che ha portato alla situazione attuale. L’unica differenza è che Mercalli lascia uno spiraglio di speranza e fiducia, mentre la visione di Dostoevskij era assolutamente pessimistica. Mi piacerebbe farvelo leggere, sembra che parli del mondo di oggi, è però troppo lungo per riportarlo in un commento.

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    1. Parlare di piano B mi fa venire in mente tre battute del libro di Hornby “Non buttiamoci giù”, nelle quali una ventenne aspirante suicida spiega ad un maturo professionista perché anche lui non vede l’ora di saltare giù da un palazzo: perché ha buttato in vacca la sua vita e non ha un piano B in pratica ciò che ha scritto ora beppe… Il libro di mercalli è tra i prossimi desideri di lettura!

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  2. serpillo1

    In effetti c’è poco da ridere: bisognerebbe “intimamente” (ri)valutare la nostra (de)crescita.
    Meglio lasciar perdere santoni e stregoni e prestare attenzione a studiosi e scienziati… anche se quello che sta succendento intorno alla Commissione Grandi Rischi mi fa riflettere….
    La prevenzione e il nostro piano B potrebbero aiutarci ad essere proiettati nel futuro con un pò di fiducia.

    Istruttivo il sito Walser che hai consigliato.

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