E’ il turno della Val Soana…

…e della sua acqua, del suo territorio, del suo stupendo paesaggio, dei suoi angoli assai suggestivi e benefici.

E’ il momento di questa Valle sacrificarsi per il PIL, ovvero per la felicità del genere umano?

Ecco un altro assalto alla diligenza – per dirla con le parole di Paolo Rumiz – lo stesso di cui è oggetto il Torrente Vassola e il Rio Paglia in Val Grande di Lanzo (oltre a vari progetti sul torrente Stura, nel fondovalle, per costruire centrali idroelettriche) e di cui su questo blog si documenta costantemente (tag: Vallone di Vassola).

Da fonti autorevoli vengo a conoscenza che attualmente in Piemonte ci sono oltre 300 richieste di progetti di derivazione dell’acqua per scopi idroelettrici grazie agli incentivi sorti con i certificati verdi.

Qui sotto una segnalazione – in forma di petizione –  inviatami via mail da Andrea Sappino che riguarda la bellissima Val Soana:

www.avaaz.org/it/petition/STOP_al_progetto_di_impianto_idroelettrico_con_derivazione_dal_Torrente_Soana/?cRiqydb

Ecco le notizie che ho trovato in Rete in merito al progetto:

Il parere della Minoranza sulla centrale idroelettrica(notizia del 8/9/12) : www.damasio.it/alto-canavese/il-parere-della-minoranza-sulla-centrale-idroelettrica/8415
Una petizione per fermare l’impianto idroelettrico e un’interrogazione alla Giunta Regionale” (notizia del  22/9/12) : www.damasio.it/home/una-petizione-per-fermare-limpianto-idroelettrico-e-uninterrogazione-alla-giunta-regionale/9387

Ma continuando di questo passo, non si devasta il paesaggio alpino? Bene inestimabile per l’umanità intera che invece dovremmo essere in grado di lasciarlo fruibile anche a chi viene dopo di noi, magari iniziando semplicemente a spegnere qualche lampadina di troppo?

Quanto è ancora viva nella mia mente la lettera di Rumiz inviata al Congresso del CAI che si tenne a Predazzo nel 2008:

[…] Negli anni seguenti ho raccontato l’Alpe come giornalista e scrittore, continuando a percorrerla in silenzio, e più la percorrevo, più aumentava la mia insofferenza per certo alpinismo – ginnico, narciso e dunque infantile – che puntava all’estremo ignorando tutto ciò che circondava lo strapiombante itinerario verso la vetta. Tutto, a partire dagli uomini. Essi non vedevano l’agonia dei ghiacciai, l’inselvatichirsi del territorio, la desertificazione dei villaggi, la requisizione delle sorgenti, l’aggressione agli ultimi spazi vergini, la cementificazione degli altopiani, la costruzione di impianti di risalita nel cuore di parchi naturali. Non reagivano allo smantellamento del paesaggio che la nostra Costituzione ci impone di tutelare. […]

[…] L’opinione pubblica italiana dorme, sta a noi svegliarla. Sta a noi, innamorati della montagna, ricordare che l’Italia è malata e nonostante questo c’è chi vuole succhiarle le ultime risorse. Una notissima multinazionale dell’alimentazione sta apprestandosi a requisire le ultime fonti dell’Appennino tosco-emiliano; altre società hanno catturato le residue sorgenti libere della Val Tellina con la scusa di preservare una risorsa preziosa. Si inventano eufemismi per consentire gli espropri: per esempio “neve programmata”, per nobilitare quel salasso di fiumi moribondi che si chiama innevamento artificiale.

[…] Sempre più spesso capita che ai piccoli comuni spopolati e in bolletta si presentino emissari di grandi aziende che, in nome dell’equilibrio ambientale e altre cause nobili come l’abbattimento del CO2 o il salvataggio delle acque, propongano la costruzione di piccole o grandi centrali, come quella a biomasse che presto stravolgerà la parte più intatta dell’Appennino parmense. Senza più lo Stato alle spalle, questi Comuni non hanno più gli argomenti tecnici e la capacità contrattuale per dialogare alla pari con questi giganti danarosi, capaci di mettere a tacere qualsiasi resistenza. La montagna da sola non ce la fa a proteggersi. Anzi, talvolta è la peggior nemica di se stessa. […]

Qui la lettera intera di Paolo Rumiz.

Era il 2008. Non c’era il Governo tecnico, lo spread, l’IMU e i vari Fiorito.

Ma sicuramente la nostra povera Italia era già ridotta male sebbene noi continuassimo a credere a tutt’altro.

E ora? Risaniamo i bilanci comunali, regionali, statali e magari anche quelli dell’Unione Europea monetizzando la montagna e le risorse naturali?

D’altronde, pensiamoci bene. Dopo aver cementificato mezz’Italia, cosa ci rimane da cementificare? Gli ultimi spazi vergini?

Tocca a loro sacrificarsi per generare PIL che permetta di abbattere i deficit di ogni grado e livello.

Così forse salviamo anche la Grecia, la Spagna, il Portogallo… e poi chi?

Semplice no? Basta scavare, costruire, sbancare, fare buchi nella montagna, succhiare acqua ovunque si trovi, vuoi per lo sci, vuoi per la sete di energia elettrica, quell’energia che si potrebbe anche ottenere semplicemente con buone pratiche volte soprattutto a non SPRECARE – ma non va di moda perché non fa PIL e senza PIL non salviamo la finanza globale, il mostro che si è divorato il mondo – proprio come facevano i montanari che ci hanno consegnato un mondo intatto e non appestato da logiche demenziali (per fortuna dovevano solo salvare se stessi e non il mondo intero…).

E noi, come lo consegneremo al domani, il nostro mondo?

Cosa diremo un domani alle nuove generazioni? Come lo spiegheremo questo gorgo gigantesco che risucchia tutto e tutti?

“Lo vedi figlio mio quel buco, quel cemento, quello sbancamento? Lo vedi?”. “Lo vedi questo bel paesaggio?”.

“Ci serviva l’energia elettrica”.

“Per farne cosa?”.

I limiti dello sviluppo

Pubblicato nel 1972, fu il primo studio scientifico che documentava l’insorgere della questione ambientale in termini globali.

Poche righe, ma da incubo.

“Nell’ipotesi che l’attuale linea di sviluppo continui inalterata nei cinque settori fondamentali (popolazione, industrializzazione, inquinamento, produzione di alimenti, consumo delle risorse naturali) l’umanità è destinata a raggiungere i limiti naturali dello sviluppo entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarà un improvviso, incontrollabile declino del livello di popolazione e del sistema industriale”. Continua a leggere

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

3 Responses to E’ il turno della Val Soana…

  1. italo losero says:

    Uno dei progetti a più alto impatto in questo senso è quello dell’impianto di Combanera in val di Viù; è difficile trovare i dettagli del progetto in rete, ne ho scritto qualcosa qui: http://www.lacassa.net/Ambiente/L-impianto-di-Combanera/cs_3658.html

  2. serpillo1 says:

    Condividere, condividre, condividere e fare rete.

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