Come approcciarsi ai cambiamenti climatici?

Ghiacciao Ciardoney (webcam del 22 giugno 2012)

Riporto una notizia importante che non mi sembra sia stata diffusa  dai classici organi di informazione (stampa e tv):

Il “Comitato delle Regioni” ha approvato, martedì 10 ottobre, a Bruxelles, in seduta plenaria, il rapporto presentato dal consigliere regionale Luciano Caveri, capo della delegazione italiana, intitolato “Approcci regionali specifici ai cambiamenti climatici nell’Unione europea sulla base dell’esempio delle regioni montane” realizzato con la collaborazione di Luca Mercalli, noto ed apprezzato climatologo e meteorologo, che ha partecipato alla seduta del Comitato insieme allo stesso Caveri.

Ghiacciao Ciardoney (webcam del 21 luglio 2012)

«Le regioni di montagna sono altamente sensibili ai cambiamenti climatici – ha evidenziato il meteorologo di “Che tempo che fa”basta vedere quali sono oggi le conseguenze delle variazioni di temperatura nei ghiacciai alpini e come aumentino rischi idrogeologici e vi siano pericoli per la biodiversità e cambiamenti e per l’agricoltura, il turismo estivo ed invernale, la produzione idroelettrica e molto altro ancora. Alla consapevolezza per i limiti ambientali, va aggiunto il concetto di “resilienza individuale e collettiva”, che mostri una capacità di tutti avendo comportamenti diversi e capacità di adattamento alle modificazioni in atto».

Ecco dove trovare le notizie complete:

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

5 Responses to Come approcciarsi ai cambiamenti climatici?

  1. Rebecca Antolini Pif says:

    Allora mio caro Franz, il clima sta cambiando non è una nuovità, io ho quasi 49 anni e mi ricordo bene nel fine degli anni 70 si parlava già che noi dobbiamo cambiare tanti abitudine per salvare il nostro pianeta… oggi si vedano i risultati della nostra ignioranza, ma io credo che siamo ancora in tempo per riportare un equilibrio guisto… se no e un disastro per le nstre montagne… ti abbraccio abbi una serena domenica Pif 😉

    • Beppeley says:

      Non solo per le nostre montagne, Pif.

      Le zone montuose sono più sensibili ai cambiamenti climatici, rispetto ad altre aree, nel senso che se la temperature media aumenta in pianura, sulle Alpi quella “media” è più alta. Insomma, le nostre montagne soffrono di più.

      Peccato che quella sofferenza significi tutti quei importanti – per la nostra esistenza – cambiamenti che Mercalli ha magnificamente sintetizzato nel video che ho postato l’altro giorno: https://camoscibianchi.wordpress.com/2012/10/24/le-alpi/

      Tra l’altro fa piacere scoprire che un politico (il sig. Caveri) si sia “messo in gioco” per un aspetto così fondamentale della nostra vita.

      E i “grandi” ? I vari burattini della finanza globale che parlano, parlano parlano…di tante idiozie ma delle cose attualissime ed urgenti, cosa dicono?

      Cosa mi importa della tanto decantata “crescita, crescita e ancora crescita” se rischiamo di vedere profondamente sconvolta la nostra vita, quella di tutti i giorni, perché siamo incapaci di limitare proprio quello “sviluppo economico” che ha contribuito a portarci in questo pietoso stato di cose?

      E poi, cosa diremo alle nuove generazioni di fronte ad un mondo che diventa sempre più incomprensibile?

      Personalmente devo ammettere che aver vissuto un ottobre così caldo (con le zanzare che gironzolano ancora… mai viste a fine ottobre!) mi ha colpito parecchio facendomi percepire quasi un senso di “spaesamento”.

      Dobbiamo prepararci a vivere più frequentemente questi piccoli shock. Ma abbiamo bisogno di una classe politica capace e reattiva, pronta a cogliere queste difficili sfide.

      Tu ne vedi dalle nostre parti personaggi del genere (a parte il sig. Caveri della Valle d’Aosta…)?

      • Rebecca Antolini Pif says:

        Ciao Franz, al essere umano manca un certo equilibrio normale… nel senso noi corriamo tropo nella direzione spagliata, dobbiamo fare passi piani assieme con la natura… cosi l’essere umano si ravicina ancora alla natura e riesce comprendere che cosa ha bisogno la nostra Madre Terra… il nostro egoismo e il menefreghismo e il più grande nemico per la salute del nostro pianeta… non volgio annoiarti con le mie discorsi, ma io ho tantissimo rispetto per la terra per me lei e come una mamma.. Pif 😉

      • martellot says:

        Tra l’altro, probabilmente, è troppo tardi per arrestare i cambiamenti climatici. In base alle conoscenze scientifiche che ci sono a disposizione oggi, sembra infatti che anche se dovessimo arrestare oggi TUTTE le emissioni di gas serra nell’atmosfera comunque l’innalzamento della temperatura, a causa di una serie di effetti feedback, continuerebbe imperterrito. Magari rallenterebbe ma non si arresterebbe. A proposito del mese di ottobre appena passato, mi rendo conto di quanto le persone si siano ormai assuefatte ad un clima mutato tanto che quasi tutti erano contenti di avere le temperature anomale che avevamo mentre tutti quanti si lamentano della temperatura di questi ultimi due giorni (che invece è mooooolto più consona al periodo!).
        Per il resto, sono perfettamente d’accordo con te. Si parla sempre di crescita, crescita e ancora crescita ma non ci rendiamo conto che non possiamo continuare a “crescere” come abbiamo fatto fino ad oggi se disponiamo di risorse che, per loro natura, sono LIMITATE. Credo che il benessere ci abbia resi ciechi visto che non riusciamo a guardare più in là di qualche anno nel futuro e non riusciamo a limitare questa economia miope.
        Su tutti gli ambienti le catene montuose sono, come dici tu, molto fragili e facilmente esposte ai rischi derivati dai cambiamenti climatici.
        Ma pochi ahimè sembrano rendersene conto….

  2. popof1955 says:

    Oggi su RAI1 il ministro Catania diceva che bisogna riportare un equilibrio nel rapporto con la natura, il ritorno dei giovani all’agricoltura va aiutato anche con forme assicurative che non gravino solo sul conduttore. Insomma un approccio che pur non sottovalutando i cambiamenti climatici, resta molto finanziario.

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