La notte di Samain all’Alpe Grosso

La Rocca Moross alle cui pendici sorge l’Alpe Grosso

Chissà se starà nevicando all’Alpe Grosso… E chissà se in qualche malga c’è ancora un pastore lassù, a quasi 1800 metri di quota, dove le masche amano danzare…

Riporto una bella leggenda della notte di Samain che riguarda la Val di Viù e che fa parte del capitolo “Inizi di novembre: il culto dei morti e San Martino del libro “Il segno dei Giorni” di Ariela Robetto di cui ho parlato nel post precedente.

Per chi volesse raggiungere il pastore, segnalo che l’escursione parte dall’Alpe Bianca situata nella bella Conca dei Tornetti…

***

Nella zona di Viù un’altra leggenda è legata alla data dell’1 novembre. Racconta di un pastore di pecore che, la vigilia dei Santi, era ancora all’Alpe Grosso (42) con i suoi animali e di lì a pochi giorni sarebbe sceso a valle. Cominciò a nevicare ed egli si mise accanto al camino per scaldarsi, ma dalle lose del tetto sentì una voce esclamare: “Ooooh, che fret!(43). Egli invitò lo sconosciuto ad entrare per scaldarsi e dal tetto cadde la gamba di una persona. L’esclamazione si ripeté più volte e ad ogni invito del pastore una parte di corpo scese sul pavimento di fronte al camino. Alla fine il corpo si ricompose ed ordinò all’uomo di scavare il pavimento; egli ubbidì e ritrovò una pignatta piena zeppa di marenghi d’oro. Egli l’afferrò velocemente e fuggì inseguito dal corpo, che era la morte, il quale ripeteva: “Fium, fium, sinto l’audeu ‘d cristianum!(44). La fuga durò tutta la notte ed il mattino seguente il pastore con le pecore e la pignatta scese a valle (45).

Il cartello per l’Alpe Grosso con partenza dall’Alpe Bianca

Ci troviamo di fronte in questa narrazione, non ad uno spirito, ma alla morte in persona, collegata al ritrovamento di un tesoro; in genere i tesori nascosti sono sempre custoditi da figure demoniache che beffano i poveri mortali; questa volta è l’astuto pastore a mettere nel sacco la morte e ad appropriarsi dei marenghi, senza che il corpo riesca a ghermirlo ed a portarlo con sé. La leggenda conferma ancora una volta che questa notte (e questa volta è veramente la notte di Samain tra il 31 ottobre e il 1 novembre) è un periodo in cui l’aldilà è in contatto con il mondo dei vivi. Questa storia risulta poi particolarmente interessante poiché riporta il mito, comune a narrazioni diffuse in molteplici paesi nel mondo, della possibilità della ricomposizione del corpo dopo la morte. Ad esempio nei territori indiani del Vecchio Messico gli anziani coloni spagnoli raccontano della Huersera, la Donna delle Ossa, la quale, dopo aver riempito la caverna in cui vive di ossa di lupo, raccolte setacciando montagne, ricompone gli scheletri, poi si pone sulle creature cantando una canzone: allora il corpo si ricopre di carne e di pelo ispido; ella canta e comincia a respirare, apre gli occhi e corre nel canyon. In un momento della corsa d’un tratto si trasforma in donna che corre verso l’orizzonte (46).

Ariela Robetto

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

11 Responses to La notte di Samain all’Alpe Grosso

  1. Rebecca Antolini Pif says:

    Ciao Franz, io adoro questi racconti di una volta, hanno qualcosa di speciale… forse sono testimoni dai tempi perduti… noi corriamo verso un futuro senza portarsi con noi le nostre tradizioni e ricordi… leggiamo pocchi libri, un giorno ci rimane solo il presente e un futuro incerto… ma le cose fondamentale e il passato non sono nemmeno più un ricordo… abbi un sereno 1° novembre con amcizia Pif

    … riposto anche questo post nella mia pagina di FB con la speranza che qualcuno ha volgia di leggere 😉

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    • Beppeley says:

      La penso proprio come te Pif.

      Un eterno presente… Si vive male così.

      E’ vero, queste leggende hanno qualcosa di speciale. E’ anche per questo che amo le montagne.

      Grazie!

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  2. martellot says:

    Fa un certo effetto pensare a quante persone, nel passato, magari dopo aver sentito queste storie evitavano di frequentare un luogo per paura dei morti o dei fantasmi o altro… E’ anche interessante notare come molte leggende che hanno a che fare con questi argomenti si ripetano in molte altre catene montuose del mondo: un po’ come le fiabe dove ci sono dei personaggi e delle azioni ricorrenti, anche nelle leggende di montagna (ma non necessariamente di montagna) c’è sempre una “base” tematica e argomentativa che si ripete. Da questo punto di vista credo che la morte sia proprio uno dei temi maggiormente presi in considerazione in queste leggende.

    Comunque questa settimana mi procuro questo libro!!

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  3. Riccardo says:

    Tutta la zona compresa tra la conca dei Tornetti, cima Montù, laghi d’Ovarda, e arriva fino a Rocca Moross è l’unico posto che inspiegabilmente riesce a darmi un’emozione unica e strana. Leggo questi racconti e, seppur io sono di natura molto scettico, rafforzano questa mia sensazione che provo ogni qualvolta mi trovo da quelle parti. E se non bastasse, a farmi definire questa zona molto “magica” aiutò anche l’avvistamento di un lupo che da un colletto tranquillamente sopra una rupe mi osservava mentre tornavo all’Alpe Bianca alla fine di un’escursione. Aggiungiamoci anche la tristezza di vedere incastonato nel paesaggio l’ecomostro dell’Alpe Bianca. 🙂

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    • Beppeley says:

      Le masche pietrficate di Pian Fium…

      Tutte le Valli di Lanzo nascondono misteri e segni di leggende antichissime…

      Il lupo è un simbolo di selvatichezza che sicuramente ci aiuta a concepire una vita meno artificiale ma più naturale.

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      • martellot says:

        E’ vero Beppe, hai citato le masche di Pian Fum e ricordo diverse leggende delle Valli di Lanzo in merito alla presenza di masche. Ricordo di aver letto di storie di streghe nel celebre libro di Savi-Lopez (Leggende delle Alpi) e anche altre nel libro “Quando il Piemonte bruciava le streghe” (scritto da Delfina Fiorina Sissoldo ed edito da Daniela Piazza Editore). Alcune di queste leggende sono addirittura inquietanti, ricordo vagamente infatti che le streghe di Bonzo si avvicinerebbero di notte ai bambini per succhiare loro il sangue… Terribile!
        Il lupo è proprio l’esempio di un animale simbolo, di una presenza che ci attira ma che al tempo stesso ci fa paura. Penso che, come hai detto tu, sia proprio l’emblema della vita selvaggia.
        In queste giornate autunnali con la sera che “arriva presto” mi viene sempre in mente un pensierino alla montagna con le sue leggende.

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  4. blacksheep77 says:

    bella leggenda, non la conoscevo, o meglio, l’avevo sentita simile per posti diversi, situazioni differenti

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  5. serpillo1 says:

    Ad essere ospitali che cosa capita… 😉

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