L’Ecomuseo delle Guide Alpine di Balme

Balme (1432 m), ultimo comune della Val d’Ala e più alto Comune delle Valli di Lanzo (TO) , si prepara a festeggiare il compleanno del suo Ecomuseo.

Nato il 30 novembre 2002, l’“l’Ecomuseo delle Guide Alpine A.Castagneri” è più vitale che mai.

D’altronde l’Ecomuseo – diverso dal semplice museo – è inserito all’interno di una comunità ed esponendo foto, oggetti, documentazione si occupa non solo della vita quotidiana del luogo ma anche delle tradizioni orali, del paesaggio e dell’architettura tutelando così il proprio territorio. Inoltre vengono trattate e promosse attività didattiche e di ricerca che coinvolgono non solo la collettività locale ma anche le istituzioni locali.

Ho scoperto questa definizione che trovo perfetta per identificare un ecomuseo: un patto con il quale la comunità si prende cura di un territorio (Maurizio Maggi, Ecomusei: guida europea, Allemandi editore, Torino, 2002, p.9). Leggi il resto dell’articolo

Senza limiti

«Viviamo in mezzo alla finzione e al frastuono e il recupero di una dimensione acustica della vita passa attraverso il silenzio. E la montagna è il grande serbatoio del nostro silenzio». Paolo Rumiz

Paraloup, “difesa dai lupi” ma non dai mezzi motorizzati. Del post su questa zona alpina ricca di valenze storiche attinenti alla nostra libertà, fondamentale ed imprescindibile bene comune della democrazia, non ho parlato di un aspetto vergognoso, ovvero di chi utilizza i sentieri e le sterrate di montagna, che ci consentono di conoscere e respirare i luoghi della Resistenza, come appunto lo sono Paraloup e il Monte Tamonealla stregua di piste da motocross.

A quello che potete vedere di seguito (foto scattate il 24 novembre scorso) è la prima volta che mi capita di assistere da quando compio escursioni sulle Alpi: mi provoca molto amarezza pensare che certi comportamenti odiosi si manifestino proprio in ambienti che non meritano questa stolta indifferenza. Comportamenti che, oltre a deturpare e a disturbare, banalizzano e degradano la montagna. Leggi il resto dell’articolo

Una montagna da sogno

«…più maestosa ed imponente di tutte le altre vette, col suo profilo caratteristico, l’erta e nera muraglia che pare incombere sulla valle e dominarne tutto lo sfondo, come la sovrana assoluta di quelle regioni» («Le Valli di Lanzo, 271»). Tratto da “Alpi Graie Meridionali” di G. Berutto e L. Fornelli – Guida dei Monti d’Italia edita dal C.A.I. – T.C.I.)

Qualche giorno fa è stato presentato in quel di Taranto (la città della bomba ecologica dell’ILVA) il film “Verso la cima della Bessanesedi cui avevo parlato il 26 luglio scorso (su quel post trovate anche il link all’articolo comparso all’epoca sul quotidiano La Stampa).

In Rete si trova il trailer che personalmente non mi è piaciuto (qui il link: vimeo.com/52611304). Di sicuro non è possibile giudicare un film da qualche immagine esaltata da un sottofondo musicale molto adrenalinico che nulla sa dire dello spirito di quei luoghi così densi di sapori autentici per chi ha voglia di rintracciarli tra i profondi silenzi che ammantano le Valli di Lanzo. Leggi il resto dell’articolo

Borgata Paraloup e Monte Tamone

Paraloup (“difesa dai lupi”, secondo la tradizione popolare locale), la borgata più alta del comune di Rittana (1360 m, provincia di Cuneo), è un piccolo villaggio alpino che si trova a cavallo della Valle Grana e la Valle Stura.

Tra l’autunno del 1943 e il 1944 è stata la sede della prima banda partigiana di “Giustizia e Libertà”. Vi militarono in qualità di comandanti, fra gli altri, Duccio Galimberti, Dante Livio Bianco e, più tardi, Nuto Revelli.

Meta questa scelta insieme al mio amico Guido, anche lui accompagnatore del CAI Uget Torino, per una bella e facile escursione da inserire nel programma 2013 delle attività sociali. E quale data migliore poteva essere scelta se non il 25 aprile? Leggi il resto dell’articolo

Masche di montagna

Stimolato dalla lettura del post “La notte di Samain all’Alpe Grosso”, mi vengono in mente alcune considerazioni sulle leggende alpine. In particolare mi tornano alla mente le famose masche ovvero le streghe già evocate da Beppeley nel post citato e che tanta parte hanno avuto nella popolarità piemontese. Innanzitutto ritengo che l’asprezza e la natura selvaggia di determinati luoghi abbiano forse contribuito quanto meno ad aumentare nell’uomo del passato un profondo senso di rispetto e di paura.

Basti pensare ad un bosco montano, di notte (che già è ombroso e misterioso per conto suo), situato magari sotto alte pareti rocciose incombenti ed ecco che ci sono tutti gli ingredienti scenografici per far sì che la fantasia viaggi.

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Manutenzione sentieri – Istruzioni per l’uso

“All’escursionista è idealmente affidata la memoria storica di un patrimonio plasmato dalla fatica, dal sacrificio, dalla caparbia determinazione degli uomini della montagna.
All’escursionista, più che ad ogni altro frequentatore della montagna è demandata la conservazione di questo ingente capitale culturale.”

Annibale Salsa – Past President generale del C.A.I.

Riporto volentieri una notizia letta sul sito del C.A.I. che tratta di un tema caro ai Camosci Bianchi: la manutenzione e la segnaletica dei sentieri.

Il Gruppo Lavori Sentieri CCE-CAI ha redatto, a seguito dell’evoluzione e dell’entrata in vigore della normativa di legge in materia di sicurezza sugli ambienti di lavoro,  un documento che analizza gli aspetti legati alla sicurezza, all’integrità fisica ed alla salute dei volontari durante le attività di manutenzione sui sentieri. Leggi il resto dell’articolo

Un tour nelle Alpi svizzere

Le Alpi” è il mensile del CAS, il Club Alpino Svizzero, che da quest’anno è pubblicato anche in versione in lingua italiana (come il sito web).

Solo raccontarvi le peripezie a cui sono andato incontro per ricevere via posta l’abbonamento a questa rivista meriterebbe un film alla Alberto Sordi.

Così come lo meriterebbe accorgersi delle indicazioni che potete vedere qui a lato, pubblicate insieme alle informazioni utili (tappe, accesso, carte e bibliografia), relative ad uno stupendo trekking che viene raccontato dall’escursionista Fanny Dupont la quale, insieme alle sue due compagne di viaggio (più Fido), ha compiuto un giro di tre giorni intorno al Mont Fort (3328 m), nelle zona delle 4 Vallées.

Cosa mai vorranno dire quelle cifre?

E perché sulla rivista del Club Alpino Svizzero vengono indicate al termine della descrizione di un’escursione?

Vorranno mica invitarci a riflettere sulla nostra impronta che lasciamo nell’ambiente quando ci spostiamo per raggiungere le montagne? Leggi il resto dell’articolo

Con la fantasia

[…] Posso solo dire che spesso mi è capitato di incappare durante le mie escursioni nei boschi in alcuni ruderi di case abitate molti decenni fa e la curiosità è sempre stata tanta di entrarci e non mi sono mai fatto scappare l’occasione di dare un’occhiata all’interno giusto per immergermi con la fantasia nella vita montanara di persone che vivevano molto isolate dal resto delle altre. […]”

Trovo molto bello questo commento di Riccardo fatto al post “Superpredatori“. E’ uno sguardo “cittadino” che si posa sui volti dei montanari (“persone che vivevano molto isolate dal resto delle altre”; infatti “noi” viviamo non isolati bensì ammassati nelle metropoli, ma siamo comunque soli). Mi piace il suo approccio verso le terre alte perché riesce a descrivere con efficacia quel lieve e sfuggente “contatto”  che, durante un’escursione, si può prendere con la vita dei montanari facendoci sorgere sani e salvifici interrogativi sulla nostra vita da cittadini e confrontando il nostro stile di vita, divoratore di risorse, con quello delle genti alpine che facevano letteralmente miracoli per sopravvivere in ambienti durissimi. Leggi il resto dell’articolo

Il “garbin”

Uno spaccato di vita montanara non troppo lontana nel tempo… non è raro, ancora oggi, vedere camminare persone sotto il peso di fieno o di foglie, oppure trasportare riso, toma e salsiccia per la festa di qualche deliziosa borgata adagiata sulle montagne…

La montagna è sempre stata vista come simbolo di forza, di durezza e il montanaro come un essere a parte: robusto, di carattere chiuso, indomito, abituato ai sacrifici più pesanti, alla durezza del clima, ai pericoli delle valanghe, alle camminate lunghe e pericolose. Tuttavia l’intelligenza umana, da sempre, ha cercato di alleviare questa vita grama, cercando di rendere la fatica più sopportabile. Purtroppo si poteva fare ben poco, perché, essendo poverissimi, mancavano sempre i mezzi di qualunque genere.

Qualsiasi merce doveva essere trasportata sulle spalle: non esistevano né strade, né motori e spesso anche gli animali non potevano essere usati perché, in certi punti, le rocce erano enormi e i pendii troppo scoscesi. Solo l’uomo riusciva a mala pena a passare sui sentieri e sui valichi stretti e im­pervi, caricandosi ogni cosa sulle spalle o sul dorso.

Da qui l’idea di costruire i garbin, contenitori, se così posso dire, alcuni più piccoli, altri più grandi a seconda di chi doveva farne uso: erano piccoli se i portatori erano donne o ragazzi, per non dire bambini.

Venivano costruiti con vimini intrecciati, li vench, rami del salice, pianta che allora si coltivava proprio per questo uso come pure per le gerle che però erano poco usate. In primavera, quando la linfa del salice risale lungo il tronco fino ai rami più lunghi,  questi venivano accuratamente tagliati lasciando il tronco potato con cura: in tal modo ogni due anni si poteva ripetere la stessa operazione. Ai vench, o vimini, appena raccolti, veniva tolta completamente la corteccia; rimanevano bianchissimi e, legati in tante piccole fascine, erano messi sui solai a indurire per almeno tre mesi. In tal modo, arrivato l’inverno, erano pronti per essere intrecciati; prima però bisognava lasciarli a bagno nell’acqua per almeno una settimana per riacquistare elasticità perché non si spezzassero quando venivano intrecciati.

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Una Valle di orchi e draghi

Il “basilisco” o “dragone volante”, serpente mitico rintracciabile in diverse aree alpine

Rebecca (Pif per gli amici) nel post precedente (quello sulla Valle dell’Orco) commenta chiedendomi se ci sono dei miti proprio sulla Valle dell’Orco, chiamata anche Valle di Locana. Per fare qualche ricerca in proposito parto dalla Rete e mi imbatto sul sito del Comune di Locana (sezione “Storia”) dove scopro una leggenda che parla proprio di orchi e draghi che abitavano la Valle dell’Orco. Ma allora chi avrà ragione? Verrecchia (che nelle pagine del suo libro ci spiega nel dialetto valligiano il nome del fiume Orco è Eva (= acqua) d’or), oppure la leggenda che potete leggere qui sotto?

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C’era una volta nella valle dove si trova Locana un orco e sua moglie. Vivevano felici nella valle in buoni rapporti con gli uomini perché erano bravi e onesti.

Vissero felici e contenti per un lungo periodo finché un giorno venne ad abitare nella vallata un drago volante con la sua famiglia. Di lì iniziarono i guai dell’orco e sua moglie, perché i draghi volanti erano cattivi e disonesti: vivevano nelle grotte della montagna ma andavano spesso a saccheggiare e bruciare i paesi della vallata che per questo diventava sempre più povera.

Allora un giorno l’orco, stanco dei saccheggi che danneggiavano la valle, decise di uccidere i draghi. Si armò come si deve e andò alle caverne, ma quando uscì il drago, con uno sputo di fuoco lo bruciò vivo. In paese dopo aver saputo la notizia si misero tutti in lutto. Leggi il resto dell’articolo

Valle dell’Orco

Chi ama frequentare la Valle dell’Orco sicuramente si sarà chiesto come mai ha un nome così curioso. E chissà quante volte il fiume Orco, soprattutto durante le alluvioni distruttive, sarà stato additato come un mostro.

Anacleto Verrecchia, nelle pagine del bellissimo libro “Diario del Gran Paradiso” (collana “La Torre d’Avorio – Fògola Editore), di cui ho già parlato in altre occasioni, riesce anche a spiegarci il perché di quel toponimo.

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Valle dell’Orco: questo nome non è assolutamente connesso, come si potrebbe pensare a prima vista, con quello del Dio degli Inferi. No, l’Erebo non c’entra per niente, anche perché qui c’è semmai il regno della luce e non quello della tenebra piú profonda. Si chiama Valle dell’Orco perché il suo fiume trasportava sabbie aurifere. Nel dialetto del posto il nome del fiume Orco è Eva (= acqua) d’or. Cosi il luccicante oro si è trasformato, per la strana corruzione cui vanno incontro le parole nella bocca della gente, nel piú tenebroso degli Dei. Leggi il resto dell’articolo

Storia e Preistoria a Cantoira

Avevo individuato questo itinerario la scorsa estate durante una passeggiata postprandiale al belvedere di Cantoira. L’interesse, un po’ attutito da caldo e digestione, si era risvegliato dopo aver visto il Dolmen ed il maceratoio per la canapa. Visto poi che il sentiero, solo tratteggiato sulla carta, proseguiva invece evidente oltre il belvedere in direzione di Santa Cristina, mi ero ripromesso di esplorarlo in autunno, con temperature più fresche.

Ecco così che in una soleggiata giornata autunnale proviamo a seguire questo sentiero, alternativo ai due classici che salgono da Cantoira e da Ceres, per Santa Cristina, passando per la vecchia borgata di Senale.

La partenza è sempre da Cantoira, ma nei pressi della piscina estiva. Si passa il bel ponte in legno sulla Stura e si inizia a salire in direzione del belvedere lungo un sentiero “storico” sistemato dal comune con cartelli e numerose bacheche, ma che purtroppo risente degli anni passati e della mancanza di manutenzione. Leggi il resto dell’articolo

Protocollo Trasporti della Convenzione delle Alpi

Archivio foto Anette

“Il Parlamento Italiano ha approvato il protocollo attuativo sui Trasporti. Era l’ultimo, che mancava all’appello, dei documenti che definiscono gli aspetti particolari della Convenzione per la protezione delle Alpi. Ora è giuridicamente vincolante sul territorio Italiano.

Dopo il Senato, la Camera ha ratificato oggi (17 ottobre 2012) a larga maggioranza il Protocollo trasporti della Convenzione delle Alpi, uno strumento che impegna a sviluppare una politica sostenibile dei trasporti, limitando per esempio la realizzazione di nuovi assi stradali di grande comunicazioni attraverso l’arco alpino, e promuove il trasporto delle merci su rotaia anziché su gomma”.

Qui la notizia dal sito del C.A.I. Club Alpino Italiano e qui dalla CIPRA.

Il Parco Nazionale di Banff

Andrea (il camoscio in Canada) ci racconta la seconda puntata del suo viaggio nelle terre alte canadesi con foto di paesaggi davvero strabilianti.

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Il Parco Nazionale di Banff, sulle Montagne Rocciose canadesi, è il terzo parco nazionale al mondo per data di istituzione e patrimonio dell’umanità dal 1985. Come per altri parchi nelle vicinanze, il concetto di area protetta è differente dal nostro. In tutto il vasto territorio ci sono severe limitazioni per quanto riguarda l’edificabilità, lo sfruttamento dei boschi e sono presenti aree di tutela integrale che non si possono attraversare neanche a piedi. Entrando nella cittadina di Banff però, sembra di trovarsi in una località turistica in cui lo sfruttamento commerciale delle bellezze naturali è portato quasi all’esagerazione. Per fare qualche esempio all’interno dell’area parco ci sono 3 stazioni sciistiche di fama internazionale, funivie che portano i turisti in cima a splendidi punti panoramici, Spa, alberghi di lusso, strade asfaltate della dimensione di un’autostrada: insomma ci vivono circa 10.000 persone. Leggi il resto dell’articolo

GTA – Grande Traversata delle Alpi

GTA – Dal Piemonte al Mediterraneo

Pensando al commento di ventefioca, scritto sul post precedente, riporto volentieri una notizia confortante per le nostre bellissime montagne (grazie ai tedeschi) che mi hanno inviato via mail Antonella e Guido, gestori del posto tappa GTA dei Cornetti (Balme, Valli di Lanzo – TO):

“A proposito di libri in tedesco, quest’inverno dovrebbe poi uscire tradotto in italiano la guida la cui copertina è in allegato. La guida della GTA che sta rimpiazzando per la maggiore la “bibbia” di Batzing: i suoi punti a favore sono le dimensioni più ridotte, più nozioni pratiche sull’itinerario piuttosto che aspetti culturali ed ultimo tutto il tracciato gps scaricabile su internet una volta inserito il codice abbinato ad ogni libro, previa registrazione. Dovremmo essere informati direttamente dagli autori quando uscirà in quanto gli abbiamo chiesto di poterlo avere per venderlo.

La Grande Traversata delle Alpi (GTA) è un lunghissimo itinerario che attraversa tutte le Alpi da Ventimiglia  fino a Trieste per un totale di più di 100 tappe, di cui più della metà (65) interessano il Piemonte. Un itinerario mitico che conduce dal cuore delle Alpi al mare: 1000 km con 60.000 m di dislivello per vivere un’esperienza straordinaria, dove azione e contemplazione si fondono in un rimarcabile caleidoscopio di tradizioni e cultura armonizzati in paesaggi mozzafiato.

Per ulteriori informazioni sulla GTA: www.lesmontagnards.it/gta/

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Altri post che parlano della GTA:

In Italia non cammina nessuno“.

Le larghe vedute del geografo Werner Bätzing…