I Serayé

Autunno: tempo di letture.

Ed io pubblico volentieri uno scritto di Lia sulla vita economia della valli di un tempo non molto lontano.

Nel 1800 le Valli di Lanzo erano ricche di materiale ferroso: molte le miniere in cui si estraeva il ferro. Così si ebbe un forte sviluppo artigianale: dalle serrature a Ceres, ai chiodaioli di Mezzenile.

La costruzione delle serrature era compresa principalmente tra Almesio, Chiampernotto e Mezzenile. Erano fatte completamente a mano da fabbri che utilizzavano il materiale estratto dalle miniere locali. A Ceres, nel 1820, il Francesetti segnalava un consistente numero di officine. Il Clavarino nel 1867 confermava la notizia, precisando che queste serrature venivano anche smerciate a Torino, con un introito annuo di lire 15.000. Erano moltissime le famiglie di serayé,  fabbri serraturieri che lavoravano in piccole officine a domicilio.

Di grande importanza fu l’azienda fondata a Ceres nel 1823 da Pietro Bertoldo, originario di Almesio, e continuata, di padre in figlio, da Maurizio, Mario, Pietro; ultimo della dinastia Sergio Bertoldo. Mario Bertoldo diede una vera impronta all’azienda, con il marchio B.M. (poi modificato nel 1940 dal figlio Pietro in B.M.C.); da vero imprenditore, fece costruire una serratura da un bravo artigiano di Ceres e con questo manufatto partecipò, nel 1924, all’Esposizione di Roma, ricevendo una meritata onorificenza. In seguito l’azienda espanse il proprio giro di affari in tutta Italia e nelle isole.

Nell’azienda di Ceres lavoravano una decina di operai, mentre un centinaio svolgevano a domicilio attività di assemblaggio delle serrature e delle chiavi. Erano quasi tutti contadini e margari che affiancavano al consueto lavoro quo­tidiano questa attività svolta nelle loro piccole officine. Il lunedì questi serayé,  si caricavano sulle spalle il garbin o la gerla e scendevano dalle frazioni fino a Ceres per consegnare dozzine di serrature alla ditta Bertoldo. Quindi, ritirato il dovuto compenso, ritornavano alle loro case con un nuovo carico di lavoro. Ancora oggi, nella vecchia officina, c’è la posa dove questi contadini-artigiani, posavano i garbin e le gerle ben allineati perché Mario Bertoldo potesse esami­nare la perfezione del lavoro eseguito. L’ultimo grande serayé della Ditta B.M.C. è stato Bertoldo Attilio, di Almesio, tuttora testimone di questa specialità di manufatti di grande precisione.

A Ceres vi fu un’altra importante fabbrica di serrature:  la Lesne, ditta che produceva una quantità ristretta ma di altissimo qualità. Purtroppo non riuscì a resistere alla concorrenza di mercato e fu costretta a chiudere la produzione.

N.A. Ringraziamo Sergio Bertoldo per le preziose informazioni che ci ha fornito.

Lia Poma

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

22 Responses to I Serayé

  1. Beppeley says:

    Lia è sempre straordinaria nella sua capacità narrativa.

    Queste abilità legate allo sfruttamento delle miniere meriterebbero un post a sé pensando, tra l’altro, che la metallurgia è arte antichissima. I celti avevano in questo senso conoscenze molto avanzate che sfruttarano anche per creare armi formidabili.

    Forse non tutti sanno che ci furono minatori che arrivarono nelle Valli di Lanzo dalla Valsesia e dal bergamasco proprio per lavorare nelle miniere di ferro (stante la loro abilità).

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  2. Riccardo says:

    Anche se è nel territorio di Mezzenile, c’è anche una zona boschiva sconosciuta senza rete sentieristica e senza traccia di calpestamenti dell’uomo che scende dalla frazione Bogliano di Mezzenile e la frazione Pugnetto, anch’essa di Mezzenile ma geograficamente più vicina a Traves, che è ricca di vecchie fucine. Si trovano nei dintorni del Rio dell’Uja, fiume che scende dall’Uja di Calcante, poiché l’acqua ovviamente era fondamentale per il lavoro dei serayé.
    Vi consiglio di provare ad immergervi nell’Ecomuseo dei Chiodaioli, un itinerario naturalistico immerso nei boschi sopra Mezzenile.

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  3. ventefioca says:

    nella vampa agostana il sentiero da monti di mezzenile ai laghi di sumiana è stata una fresca sorpresa… anche lì carbonaie e assaggi di miniere, a cercare i segni nel bosco. Hai detto bene beppe, la metallurgia del ferro è nata in austria e da lì si è diffusa nel mondo celtico.

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    • martellot says:

      Ho guardato il luogo su Google Earth e devo dire che mi attrae, devo proprio andarci… Tra l’altro è un posto al di fuori delle tre “canoniche” valli di Lanzo, è un po’ come una valle a sè stante….

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      • Beppeley says:

        Se puoi, guardalo con una bella carta topografica…

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        • martellot says:

          Fatto! Conoscevo la zona perchè alcuni frequentatori delle valli mi avevano parlato della frazione Monti ma non avevo mai pensato di andarci… Invece ne vale veramente la pena… Credo anche che sia uno dei posti della zona tra i meno frequentati e meno conosciuti, vero? Forse perchè si trova in un vallone un po’ spostato dalle direttrici principali delle tre valli.

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          • Beppeley says:

            A me affascina da morire quella zona della bassa Valle di Lanzo.

            Un’escursione che trovo piacevole, sorpattutto in autunno e in primavera, è partira dalla frazione Catelli di Mezzenile e raggiungere la cima di Testa Pajan.

            Sebbene di quota davvero modesta, quella vetta la trovo particolarmente attraente. Il toponimo poi è tutto un mistero… Taluni lo riconducono all’epoca della colonizzazione celtica.

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  4. popof1955 says:

    Chissà perchè l’arte delle serrature si è sviluppata sui monti. Forse la vita in altura aiuta a concentrarsi sugli ingranaggi, un po come gli svizzeri con gli orologi. Anche in altre valli, dalla Carnia alle Orobie ho notato l’arte di lavorare il ferro, a parte la materia prima che veniva reperita in zona, una spinta deve averla data il fatto che conferire ai prodotti un incremento di valore attraverso la lavorazione, è più redditizio. Mi sono dato questa spiegazione. Esportare ferro, come materiale puro senz’altro era molto più faticoso e meno redditizio che non produrre arnesi che a parità di peso da trasportare a valle, avessero un valore aggiunto più alto. Il bisogno aguzza l’ingegno 🙂

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    • serpillo1 says:

      Chissà…

      Un tempo, le Valli di Lanzo vivevano sullo sfruttamento delle miniere e sulle attività di metallurgia che ne derivavano.

      Poi la mancanza del legno necessario alla lavorazione (si lavorava tutto a carbone di legna), il grande disagio delle comunicazioni che rendeva il costo della lavorazione superiore alla rendita e l’importazione dall’estero (Inghilterra specialmente) che era più conveniente hanno contribuito alla chiusura creando forte crisi dell’occupazione locale in quanto i minatori, i carbonai, i serraglieri (fabbricanti di serrature) di Ala, i fabbri di Ceres, i chiodatoli di Pessinetto e di Mezzenile si trovarono senza lavoro.

      Per raccontare della metallurgia e dell’estrazione del ferro, come dice Beppeley, ci vorrebbe un post a sè.

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  5. Albertina says:

    La mia mamma era Pierina Bertoldo, abbiamo ancora la casa ad Almesio, davanti a quella di Fermo Bertoldo, Che bello trovare tutte queste informazioni, mentre cercavo una foto di Testa Pajan. Ora vivo in Canada, per cui vorrei vendere quella casa, che tristezza!

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