La “Vi ‘d Miculà”

In questo periodo, appena il sole spunta dietro le creste, le foreste che custodiscono la pietra dei montanari si incendiano di autunno. Se poi ci mettiamo una spruzzata di bianco, lassù, oltre i 2000 metri, sovrastato da un blu profondo, allora l’ambiente alpino ci dona contrasti davvero unici, da non lasciarsi assolutamente sfuggire.

Questa mattina verso l’alta Val Grande di Lanzo c’è un po’ di goùnfia. I boschi di Groscavallo sono all’ombra, pioviggina e fa freddino. Oggi è meglio tenersi più in basso, verso Cantoira, dove il sole bacia i boschi esaltandoli di cromature terribilmente seducenti.

La “Vi ‘d Miculà” è uno storico sentiero forestale, posto sul versante sud della Val Grande e a monte del Comune di Cantoira (To), che collega la frazione di Lities (1144 m) a quella di Vrù (1039 m), adattissimo per immergersi nelle magie autunnali dei boschi. 

Questo itinerario un tempo veniva utilizzato come unico collegamento tra i due villaggi e percorso giornalmente dagli scolari che da Lities dovevano raggiungere la scuola elementare di Vrù (quasi un’ora di cammino all’andata… altrettanto per ritornare…). Lungo il percorso sono state posizionate delle bacheche che ci spiegano alcuni aspetti interessanti di questa zona (anche per la particolare geologia) che è ricca di segni delle genti alpine che lungo i secoli hanno modellato la montagna per poterci vivere e lavorare.

La ciarboneri (la carbonaia)

Per raggiungere Lities si può lasciare l’auto a Bergognesco (780 m, fraz. di Cantoira) e percorrere la “Viassì”, una stupenda mulattiera completamente lastricata, che in circa un’ora ci conduce nella deliziosa borgata di Lities (questo villaggio lo si può comunque raggiungere con una strada asfaltata da Cantoira) dove domina l’omonima Rocca percorsa da vie di arrampicata sportiva (per la descrizione sintetica del percorso ed un estratto della carta della zona, andate alla fine del post).

La bellissima mulattiera che conduce a Lities

Parcheggiata l’auto a Bergognesco si prosegue in direzione SE su di una stradina asfaltata per circa 200 metri. La strada poi piega verso nord, passa in mezzo a delle case e, poco dopo, la si abbandona per inoltrarsi verso destra nel bosco passando tra delle cataste di legna (10 min.). Si lascia alla nostra destra un pilone votivo e si attraversa il rio Ru su di un ponticello. Da qui inizia la stupenda mulattiera lastricata che ci condurrà fino a Lities. La “Viassì” continua in direzione N per poi piegare gradualmente verso NE fino ad incontrare un pilone (20 min.) che si lascia alla nostra sinistra. Si prosegue in direzione NNE, si compiono alcune svolte e si raggiunge la Cresta Turailet situata a 1030 m di quota (50 min.; pilone votivo e buon punto panoramico verso Santa Cristina, sul versante opposto, e la Rocca di Lities ad ovest).

La Rocca di Lities

Da qui in poi la mulattiera prosegue in direzione NE, incontrando altri piloni e mirabili opere dell’uomo, come i muretti a secco che, con il loro colore bigio, contribuiscono ad arricchire la varietà di tinte che i riflessi dei raggi solari ci donano rimbalzando sulle foglie del bosco, creando incantevoli atmosfere dorate.

Giochi di ombre e di luce evanescente che rapiscono la nostra anima facendoci sprofondare nell’intima essenza della foresta, trasportandoci nei suoi misteri…

…catturandoci con i suoi odori e le sue presenze.

La “Viassì” ci conduce con lieve ascensione verso la nostra prima tappa, incontrando altri bellissimi piloni votivi e i maceratoi per la canapa (1h e 5 min.; bacheca esplicativa).

In breve si esce dal bosco e si raggiunge la frazione di Lities (1144 m; 1h 10 min.), punto di partenza per il Monte Bellavarda (2345 m) lungo alpeggi strepitosi, lungo le opere dei montanari che lasciano commossi ed attoniti.

Verso ovest il bellissimo paesaggio addomesticato dai montanari che ci permette di respirare, finalmente fuori dagli asfissianti orizzonti metropolitani.

Paesaggio alpino: il villaggio di Lities, i pascoli, la Rocca e a sinistra l’alta Val Grande tormentata dalla goùnfia.

Una grossa bacheca ci attende per descriverci il percorso che compiremo per guadagnare la borgata di Vrù, lungo la “Vi ‘d Miculà”, tuffandoci in altri boschi, tremendi nella loro livrea novembrina.

Lasciata alla nostra sinistra la via che conduce fino sul Monte Bellavarda, (forse dimora del dio celtico Beleno?), e la Cappella di San Grato, venuto a liberare i montanari da folgore e tempeste, si percorre in direzione sud la strada asfaltata (che arriva da Cantoira) per circa 15 minuti, lasciando alla nostra destra una graziosa cappella.

Subito in corrispondenza del tornante verso destra (dove si trova anche il cartello stradale che lo indica), si intercetta il sentiero che si inoltra nel bosco con i cartelli (1h e 25 min.; segnaletica verticale) che ci invitano a prendere contatto con il mondo silvano.

…si rientra nel bosco…

Da qui in poi inizia la “Vi ‘d Miculà“, penetrando la foresta che accoglierà il nostro cammino, facendoci ubriacare di colori stupefacenti e consentendoci ogni tanto, come in squarci di cielo tra le nubi, di mirare l’affascinante Val Grande, plasmata dai ghiacciai pleistocenici, e di apprezzare i segni commuoventi della fatica dei montanari.

La pietra addomestica la montagna con la stessa materia di cui è costituta. Opere straordinarie con cui i montanari hanno imparato a convivere con un ambiente severo

Questo tratto di sentiero, che ci condurrà alle porte di Vrù, attraversa pendii ripidi ma l’escursione non è mai problematica anche grazie alla presenza di gradini e passerelle in legno nei passaggi più scabrosi. Bisogna solo prestare un po’ di attenzione ai tratti invasi dalle foglie secche perché possono nascondere tratti scivolosi o ghiacciati.

Entrati nel bosco si prosegue in direzione sud-est raggiungendo in breve la carbonaia (1h e 45 min.; bacheca), luogo fascinoso per le sue valenze selvatiche, mentre tutt’intorno la faggeta si infiamma di raggi luminescenti ammantati di irresistibili silenzi.

In pochi minuti si toccano altre interessanti bacheche, protette dalle ombre del bosco (suggerita una sosta su questa crosta oceanica), che ci spiegano gli aspetti geologici della cresta della Seitiva e si continua sempre in direzione SE iniziando ad intravedere tra i faggi qualche bellissimo scorcio della Val Grande.

L’alta Val Grande sotto la pressione della goùnfia. A destra il profilo del Monte Barrouard (2863 m)

Si lascia alla nostra sinistra una graziosa fontana in pietra (2 h e 5 min.), da cui però non scorre acqua, e successivamente si percorre un breve tratto in discesa un po’ ripido fino ad incontrare altri suggestivi panorami sulla Val Grande, come l’affascinante rupe su cui è adagiato il Santuario di Santa Cristina (1340 m) incorniciato dalle cromature autunnali.

Santa Cristina (1340 m)

Un altro breve tratto in discesa conduce a scoprire il “Dominio Austroalpino” rappresentato da rocce asportate dal margine della placca africana come si legge sulla bacheca arricchita con interessanti fotografie.

Vrù è adagiato su di un terrazzamento morenico sorto a seguito del ritiro dei ghiacciai avvenuto alla fine del Pleistocene

Superato il tabellone, in pochi minuti di marcia si raggiunge un notevole punto panoramico (2h e 20 min.) nominato “Località Seitiva” (1150 m) dove è stato posizionato un pannello con foto del quadro orografico, permettendo così l’immediata identificazione delle principale vette osservabili.

Panorama (parziale) dalla “Località Seitiva” ove si trova il pannello con il quadro orografico

La foto qui sopra è interessante perché sul versante nord del Monte Rosso (l’evidente cima che si trova a sinistra della foto) si possono notare due evidenti fenomeni franosi, i cui accumuli hanno raggiunto il fondovalle dove si trova l’abitato di Cantoira (per maggiori dettagli ed ulteriori spiegazioni, consultate questo documento dell’Arpa Piemonte: Valli di Lanzo Vol. 2 Itinerari e vedete a pagina 24 del pdf, in cui sono presenti anche notizie storiche).

Ripreso il nostro cammino nel bosco, si perdono circa 60 metri di quota e si raggiunge la “Località Petè” (2h e 30 min.; 1090 m) dove termina il sentiero. Si prosegue su strada sterrata e al bivio si svolta a destra fino a guadagnare la strada asfaltata che proviene da Cantoira (2h e 45 min.).

Prima di iniziare la discesa, è conveniente fare un salto a Vrù (5 min, cartelli), conosciuto per il suo presepe meccanico.

Svoltando sempre a destra nei bivi che si incontrano sulla strada asfaltata, scendendo così verso Cantoira e Bergognesco, al fine di chiudere l’anello escursionistico, si raggiunge un cartello con indicazione “Cantoira”  (2h e 55 min.; 1000 m circa) che permette di proseguire brevemente su sentiero tagliando i tornanti.

Si esce per un attimo dalla asfaltata per proseguire su sentiero

Si incontra un pilone votivo e in breve ci si immette nuovamente sulla strada asfaltata che si segue percorrendo un tornante a sinistra e poi, poco prima del successivo, si riprende il sentiero che scende nel bosco in direzione SE (3h e 5 min.; 930 metri circa).

…si riprende il sentiero prima del successivo tornante a destra…

Dopo aver lasciato alla nostra sinistra tre deliziosi piloni votivi, immersi nei giochi di luci del bosco (peccato che non siano in buono stato), si giunge ad un bivio che si trova in una zona splendidamente lavorata dai montanari grazie ad opere di muratura a secco, davvero pregevoli e stupefacenti (3h e 15 min.; 800 m circa).

Il bivio posto a circa 800 metri di quota

Per chiudere il nostro giro ad anello bisogna svoltare verso destra (NE) per guadagnare la frazione Losa, poi Cantoira, la borgata Ru e successivamente Bergognesco, dove abbiamo lasciato l’auto. Intanto godiamoci la discesa “guidati” da incantevoli muretti di pietra (pensiamo a quanta fatica hanno speso i montanari per costruirli) che servivano soprattutto per “canalizzare” le vacche affinché evitassero di pascolare su terreni di proprietà altrui.

Si raggiunge così, dopo pochi minuti di discesa, la frazione Losa (3h e 25 min.) dove è possibile ammirare il magistrale utilizzo della pietra per costruite le baite.

Poco prima di toccare la strada provinciale delle Valli di Lanzo si possono ancora notare delle belle case in pietra con l’utilizzo dei piani alti per stivare il fieno.

Al bivio si svolta a destra per risalire toccare il Comune di Cantoira. Lungo il percorso è istintivo volgere lo sguardo verso destra, verso il versante a mezzogiorno, dove poco prima stavamo compiendo la nostra escursione. Da qui sembra impossibile immaginare come  la montagna sia così intensamente modellata dall’uomo.

Da qualche parte lassù passa la Vì di Miculà

Non è possibile immergersi in tali osservazioni quando si percorre velocemente il fondovalle con l’automobile. La velocità purtroppo ci stordisce e ci rincretinisce. E non solo quando guidiamo tra le montagne.

Qualche baita in pietra, che spesso lassù abbiamo potuto ammirare, resiste all’invadenza dell’orribile architettura cittadina, troppo frequentemente incontrabile nel fondovalle.

Dovè il senso estetico in questo palazzone? E cosa sì è fatto al paesaggio? Quel paesaggio che la nostra Costituzione ci impone di tutelare?

Un angolo montano di Cantoira

Art. 9 della Costituzione: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

A destra si notano le reti del campo da calcio. Al di sopra di esso il mondo totemico di San Berné (2000 metri circa) imbiancato dalla prima importante nevicata della stagione

Proseguendo sulla provinciale, si raggiunge il campo da calcio situato a destra  (3h e 45 min. circa). Non lo si supera ma, dopo aver attraversato la strada, si sale un’ampia scalinata che ci conduce sulla piazza della Chiesa.

…si attraversa la piazza della Chiesa…

Si attraversa tutta la piazza e poi, superata la Chiesa, si arriva ad un bivio: prendiamo a destra (andando a sinistra ci ritroveremmo sulla provinciale).

Si lascia a sinistra il cartello dello “Stop” e ci si inoltra tra le case

Personalmente trovo sempre molto appagante cominciare un’escursione attraversando le borgate di montagna: sovente si scoprono angoli molto suggestivi ove vale la pena fermarsi un attimo per osservare (soprattutto al ritorno), se ci avanza un po’ di tempo.

Questi incantevoli villaggi proteggono i nostri sguardi dagli scempi architettonici dei paesi di montagna modellati maldestramente per compiacere le visioni cittadine.

Giunti alla baita in pietra con cartello “Via Ru inferiore” (vedere foto sopra) si svolta a destra e si prosegue lungo la stradina asfaltata: ci stiamo inoltrando nella frazione di Bergognesco.

Bergognesco

E’ così piacevole perdersi tra le “chintane”,  gli stretti vicoli che si inoltrano tra le baite tra le quali alcune sono davvero incantevoli.

Siamo così rientrati a Bergognesco (4 h dalla partenza).

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Bergognesco (780 m) – Lities (1144 m) – Vrù (1039 m) – Bergognesco (Val Grande di Lanzo)

Partenza: Bergognesco (705 m, fraz. di Cantoira, provincia di Torino)

Difficoltà: E – escursionistico

Periodo: tutto l’anno salvo casi di forte innevamento

Dislivello: 426 m (da GPS)

Segnavia: 329, 330A, 330 (con deviazione a destra verso Losa a 810 m, senza scendere su Villa); lungo il percorso presenza di bolli bianco-rossi e cartelli indicatori; qui la traccia in formato gpx da utilizzare con i dispositivi satellitari GPS (si apre una finestra con il codice che potete scaricare come file in formato gpx, cliccando in alto a destra sull’icona della freccia “↓”.

Durata: 4 ore (tempo totale di percorrenza dell’intero percorso senza considerare le soste)

Cartografia: carta n. 8 Valli di Lanzo “FRATERNALI editore” scala 1:25.000.

Note: è vivamente consigliato lasciare l’auto a Bergognesco partendo così dal fondovalle e percorrere la stupenda “Viassì” che raggiunge Lities. Indispensabile la carta escursionistica Fraternali per la sua precisione (qui un estratto della zona interessata dall’escursione). Fare molta attenzione in alcuni tratti ripidi del sentiero 330A (Lities – Vrù) che possono essere inisidiosi, se invasi da spessi strati di foglie secche, in quanto possono nascondere acqua o ghiaccio (dopo eventi meteo e temperature che ne favoriscono la formazione e la perasistenza). Indispensabili i bastoncini da trekking.

14 pensieri su “La “Vi ‘d Miculà”

  1. Rebecca Antolini Pif

    Buongiorno Franz, attraverso questo post mi sono trovata un attimo nel mondo dei miei sogni.. mi hai fatto dimenticare con queste foto il stress che ho in questi giorni… forse è giunto il momento di andare in montagna con il camper 😉 … Pif

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  2. serpillo1

    Sempre piacevole immergersi nei boschi “vicini a casa”.
    Avevo scoperto questo itinerario tramite Panorami.
    Mi ricordavo di una siepe con a fianco una bella bacheca illustrativa del CAI di Lanzo proprio sulla statale. Ora la siepe e la bacheca non ci sono piu’: una rete di plastica arancione evidenzia dei lavori in corso e diversi bidoni dell’immondizia con un parcheggio segnalano l’imbocco del percorso.

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  3. paologiac

    Ottima descrizione del percorso. Belle le foto e molto poetiche le descrizioni dei colori e delle sensazioni che regala il bosco d’autunno. La Val Grande non delude mai!

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    1. Beppeley

      Grazie. Ho notato che questo è un percorso non molto divulgato (sia in Rete che sulle pubblicazioni specifiche) e allora ho tentato di farlo qui perché è assolutamente da conoscere per le sue mille valenze culturali e paesaggistiche.

      Tra l’altro non richiede un impegno fisico esagerato ed è quindi adatto anche a chi non fa prestazioni sportive da Olimpiade.

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  4. Bel giro… lo avevo scoperto due anni fa a spasso per castagne, immerso in una nebbia tale che da Vrù ho tribolato non poco a trovare il sentiero verso cantoira.Le note naturalistiche sono eccellenti per capire il contesto in cui ci si muove. Bravi!

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    1. Beppeley

      Grazie GP, se lo apprezzi tu allora posso stare tranquillo!

      Queste tipologie di escursioni sono molto remunerative perché si può fare un “viaggio” nella montagna dell’uomo, sia che parliamo dell’uomo di oggi (Cantoira) che di qualche tempo fa (Lities e Vrù in quota).

      Bellissimo soffermarsi sulle bacheche, anche per le eccellenti foto.

      Quella che mostra Vrù affacciata su Cantoira poi è davvero speciale. Con un po’ di immaginazione puoi “vedere” il ghiacciaio che si tuffa nel fondovalle (10-12 mila anni fa circa), dove ora si nota Vrù.

      Chiedersi poi, osservando quell’immagine, chi è sorto prima – Vrù o Cantoira – vuol dire partire per un viaggio nella macchina del tempo…

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  5. martellot

    Complimenti per il post Beppe! Davvero belli questi posti, si tratta di una zona che a me piace davvero tanto.
    Tra l’altro, nel post hai scritto: “Questa mattina verso l’alta Val Grande di Lanzo c’è un po’ di goùnfia. I boschi di Groscavallo sono all’ombra, pioviggina e fa freddino. Oggi è meglio tenersi più in basso, verso Cantoira, dove il sole bacia i boschi esaltandoli di cromature terribilmente seducenti”. Ebbene, mi sono reso conto con il tempo che ci sono bellissimi posti anche a quote basse o relativamente basse. Mi spiego meglio dicendo che anni fa per me l’escursione era per forza di cose una gita a quote al di sopra dei 2500 m, quella per me era la montagna. Oggi ho però una visione più aperta in merito, almeno credo. Trovo infatti che questi posti a quota modesta nascondano in realtà una grossa quantità di bellezze a diversi livelli, dagli aspetti naturalistici, alla bellezza dei paesi (come giustamente tu sottolinei nel post) alle presenza delle baite, ecc.
    Grazie allora per averci presentato questo bellissimo posto e per averci descritto in maniera così precisa e minuziosa l’escursione!! 😀

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    1. Beppeley

      Ti ringrazio molto. E’ bello sapere di avere degli estimatori così in gamba, mi infonde coraggio per continuare a parlare di montagna.

      Hai scritto una cosa che mi piace molto e che considero importante:

      “Ebbene, mi sono reso conto con il tempo che ci sono bellissimi posti anche a quote basse o relativamente basse. Mi spiego meglio dicendo che anni fa per me l’escursione era per forza di cose una gita a quote al di sopra dei 2500 m, quella per me era la montagna. Oggi ho però una visione più aperta in merito”.

      La trovo importante perché “spacca” gli stereotipi vetusti e ormai logorati che assimilano la montagna alla quota, alla cima, alla neve per lo sci e lo snowboard…

      La montagna, quella che noi possiamo frequentare, è quella modellata dalle genti alpine. E quella montagna è uno straordinario contenitore di narrazioni che oggi più che mai sono indispensabili per i cittadini di pianura affinché si possa cercare un equilibrio con l’ambiente che ci permetta di dissolvere negli anni a venire le visioni catastrofiche che i dati sui cambiamenti climatici e sull’inquinamento globale ci incutono.

      L’alpinismo (invenzione) è possibile proprio grazie a quella “fascia” montana dove l’uomo ha lasciato i segni del suo passaggio.

      Ed è per tale ragione che l’alpinismo è un’attività straordinaria. Proietta gli uomini che si cimentano al di là del mondo plasmato da chi ha visto il luogo montagna come luogo per vivere condividendo realtà durissime.

      Ma, forse, è anche grazie a quelle realtà che il montanaro ha saputo “viaggiare” lungo i secoli senza stravolgere la natura con le sue attività.

      La “Vi ‘d Miculà” (come tanti altri percorsi) permette proprio di avvicinarsi verso quelle genti per tentare di interpretare in chiave moderna i segreti della sopravvivenza.

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      1. paologiac

        Commento sia Martellot che Beppe: questi posti sono quelli che io ed il mio amico Cris…ops Carlo chiamiamo “montagna minore”, che di minore ha solo la quota ma non certo la bellezza ed il fascino, per non parlare dell’interesse antropologico

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        1. martellot

          E’ vero! Spesso la frequentazione della montagna si rivolge a zone “estreme” forse perchè sono quelle più lontane idealmente da quelle di pianura in cui viviamo e forse perchè lì è più vivo un sentimento di esplorazione e di avventura. Credo che anche il vedere le grandi montagne dalle zone più in basso e non necessariamente dalle più alte cime abbia comunque un fascino.
          Da un punto di vista naturalistico, mi sono reso conto che fare un’escursione che parte dal fondovalle in mezzo alle latifoglie e in mezzo ai paesi per poi arrivare alle praterie alpine sopra i 2000 m passando per boschi di larice o di abete, è un po’ come andare in auto dal Centro Europa a Capo Nord, si attraversano ambienti piuttosto diversi e si vedono anche piante e animali diversi e la cosa è davvero interessante. Ovviamente per le persone interessate a questi aspetti ma anche a quelle che vogliono osservare le differenze dei paesaggi.
          Poi, sono d’accordo con te paologiac, gli aspetti legati alla vita dell’uomo, del passato e del
          presente, sono sicuramente ben percepibili nelle fasce altitudinali medio basse. Ad esempio, senza andare troppo in là nel tempo, visitare un paese o una borgata e pensare già solo quali dovessero essere state le vicende avvenute nelle guerre mondiali, fa davvero rifletterere….

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