Il pastore sulle Alpi piemontesi nel XXI secolo

Grazie al blog di Marzia scopro che in Rete c’è il trailer del film sulla pastorizia piemontese, in attesa di fondi per essere ultimato. Questo documentario fa parte del progetto ProPast finanziato dalla Regione Piemonte con la partecipazione del CAI Torino nell’ambito del progetto del Gruppo Terre Alte del Comitato Scientifico Centrale del CAI e l’Università degli Studi di Torino.

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Per saperne di più: www.gruppoterrealte.it/projects/il-pastore-piemontese-del-xxi-secolo

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

5 Responses to Il pastore sulle Alpi piemontesi nel XXI secolo

  1. martellot says:

    Un bel trailer… Mi fa capire quanto affascinante e anche quanto dura sia la vita d’alpeggio. Allo stesso tempo penso anche: è vero che abbiamo tutte le comodità in città e, ben inteso, questo non è poco, ma siamo sicuri che anche la nostra vita da cittadini sia tutta rose e fiori?

    • serpillo1 says:

      Bella domanda, martellot.

    • Beppeley says:

      No. E’ un illusione pensare di viverla come la stiamo vivendo.

      Le città energivore, dove maggiormente si concentra la popolazione mondiale, se non cambieranno il loro modello di “sviluppo” saranno le prime responsabili della inesorabile rovina del nostro Pianeta.

  2. martellot says:

    Credo più che altro che sia un’illusione pensare di viverla all’infinito così come la stiamo vivendo ora. Su questo sono d’accordo. Nel mio messaggio però non mi riferivo tanto alla inevitabile fine di molte risorse naturali quanto piuttosto al fatto che si dipinge la vita di città come una vita ideale ma mi chiedo se sia proprio così. Non è che tutta questa comodità si possa ritorcere contro di noi per diversi aspetti? Riporto, tra i vari esempi, parte del testo di Serge Latouche che in “Come si esce dalla società dei consumi” (Bollati & Boringhieri) parla di controproduttività, termine già introdotto da un altro autore, Ivan Illich: “……Aldilà di una certa soglia, superata da tempo, la mobilità che l’automobile dovrebbe offrire diventa illusoria. Nei grandi agglomerati urbani la moltiplicazione dei veicoli avvantaggia decisamente il pedone. Il sistema di trasporto automobilistico è senza dubbio il più inefficiente fra tutti quelli inventati dall’uomo…..Per esempio oggi a Pechino l’automobilista non riesce a superare gli 8 km all’ora…La bicicletta in queste condizioni è enormemente superiore all’automobile!”. In sostanza, se tutti utilizziamo l’automobile, allora si crea una traffico mostruoso e allora conviene andare in bicicletta o addirittura a piedi!
    E’ questo solo un esempio per mettere allora in discussione la totale comodità di una vita ideale cittadina.
    Di sicuro una vita come quella dell’alpeggio non presenta questi inconvenienti!

    • Beppeley says:

      Talvolta penso che l’affrancarsi dalla fatica, come ideale da perseguire nel tempo da parte del genere umano, sia solo una chimera.

      Anzi, talvolta credo che nella fatica ci sia una verità fondamentale della vita.

      Le scorciatoie non abitano su questo Pianeta.

      La tua domanda di prima mi ha suggerito un post che sto per pubblicare.

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