Con la fantasia

[…] Posso solo dire che spesso mi è capitato di incappare durante le mie escursioni nei boschi in alcuni ruderi di case abitate molti decenni fa e la curiosità è sempre stata tanta di entrarci e non mi sono mai fatto scappare l’occasione di dare un’occhiata all’interno giusto per immergermi con la fantasia nella vita montanara di persone che vivevano molto isolate dal resto delle altre. […]”

Trovo molto bello questo commento di Riccardo fatto al post “Superpredatori“. E’ uno sguardo “cittadino” che si posa sui volti dei montanari (“persone che vivevano molto isolate dal resto delle altre”; infatti “noi” viviamo non isolati bensì ammassati nelle metropoli, ma siamo comunque soli). Mi piace il suo approccio verso le terre alte perché riesce a descrivere con efficacia quel lieve e sfuggente “contatto”  che, durante un’escursione, si può prendere con la vita dei montanari facendoci sorgere sani e salvifici interrogativi sulla nostra vita da cittadini e confrontando il nostro stile di vita, divoratore di risorse, con quello delle genti alpine che facevano letteralmente miracoli per sopravvivere in ambienti durissimi.

Monaviel (Val d’Ala)

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Il Colletto (Val di Viù)

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Lavassè (Val Grande di Lanzo)

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Casias (Val d’Ala)

Questo è “Escursionismo”: uscire dal déjà vu.

Grazie Riccardo per aver voglia di passare da queste parti ogni tanto.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

10 Responses to Con la fantasia

  1. serpillo1 says:

    La porta spalancata sembra un invito ad “entrare” in altri mondi, in altri luoghi, in altre ere…

    Se si trovano porte aperte è meglio accostarle così non rimangono bloccati dentro animali selvatici. Presi dal panico potrebbero chiudere la porta alla loro prigione.

  2. Rebecca Antolini Pif says:

    Se questa casa potrei parlare… chi sa cosa raconterbbe 😉

    • Beppeley says:

      E’ vero… potrebbe raccontarci tante storie di donne e uomini che hanno modellato la montagna permettendoci indirettamente di poterla frequentare come escursionisti e alpinisti.

      Se non miriamo solo e soltanto alla vetta, non accorgendoci di cosa c’è sotto, ma riusciamo invece a stabilire un contatto empatico con i luoghi e i loro “segni”, allora percorrere le montagne è davvero un’esperienza formidabile che arricchisce l’anima.

      • martellot says:

        Concordo, sono testimoni di un tempo che non c’è più (ma che forse ritornerà?) e raccontano la vita dura, selvaggia, condotta in mezzo a mille fatiche. Oggi se nevica in montagna pensiamo alla bellezza dell’andare a sciare ma credo che cento anni fa la neve veniva vista in tutt’altra maniera! Queste abitazioni hanno molto da raccontare…

        • Beppeley says:

          …oggi se nevica (tanto) gli abitanti delle valli vivono comunque disagi non indifferenti, soprattutto molto di più di quelle signore che si lamentano che se i marciapiedi a Torino non sono perfettamente puliti, rischiano di cadere camminandoci coi tacchi…

          Eppure, da quelle parti, in quelle valli silenziose, quando arriva la neve si fatica tanto ma nessuno in pianura se ne accorge…

          Da quelle valli spira solo un vento di silenzio. Davvero molto umile e nobile.

          Non certo il “fracasso” di noi cittadini, che per quattro fiocchi di neve sembra che finisca il mondo…

          https://camoscibianchi.wordpress.com/2012/02/17/le-regole-del-gioco-della-neve/

  3. Beppeley says:

    PRECISAZIONE: durante le mie escursioni non mi sono mai permesso di aprire le porte delle malghe.

    Non fatelo.

    Il rispetto è fondamentale sempre, a maggior ragione quando ci troviamo “tra le mani” cose che non sono nostre.

    • paologiac says:

      Più che giusto. Anche a me piace curiosare, ma lo faccio quando la porta è aperta o non c’è più, altrimenti non mi permetterei mai di forzare una porta.

  4. Riccardo says:

    Sono onorato della citazione 🙂
    La fantasia che mi porta a farmi pensare come si viveva in un’epoca non troppo lontana è una delle sensazioni più belle che posso provare. E’ come quando vedo un film (non storico) ambientato in un periodo vecchio di trenta o quarant’anni massimo. Con molta deduzione la mia mente si teletrasporta in quel tempo lontano anche se io non ero nato o ero piccolo da poterlo vivere a pieno.
    Tra le foto fatte a questi ruderi, ne ho una in particolare davvero significativa scattata in una vecchia località che si trova sopra Pugnetto di Mezzenile, vicino al Monte Cresta, nella quale sul balcone ci sono ancora dei vestiti stesi ad asciugare.

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