Senza limiti

«Viviamo in mezzo alla finzione e al frastuono e il recupero di una dimensione acustica della vita passa attraverso il silenzio. E la montagna è il grande serbatoio del nostro silenzio». Paolo Rumiz

Paraloup, “difesa dai lupi” ma non dai mezzi motorizzati. Del post su questa zona alpina ricca di valenze storiche attinenti alla nostra libertà, fondamentale ed imprescindibile bene comune della democrazia, non ho parlato di un aspetto vergognoso, ovvero di chi utilizza i sentieri e le sterrate di montagna, che ci consentono di conoscere e respirare i luoghi della Resistenza, come appunto lo sono Paraloup e il Monte Tamonealla stregua di piste da motocross.

A quello che potete vedere di seguito (foto scattate il 24 novembre scorso) è la prima volta che mi capita di assistere da quando compio escursioni sulle Alpi: mi provoca molto amarezza pensare che certi comportamenti odiosi si manifestino proprio in ambienti che non meritano questa stolta indifferenza. Comportamenti che, oltre a deturpare e a disturbare, banalizzano e degradano la montagna.

Ma non c’è una legge in Piemonte (Art. 11 della Legge regionale 2 novembre 1982, n. 32) che vieta di compiere percorsi fuoristrada con mezzi motorizzati (e qui l’elenco è lungo, visto l’amore sfrenato e senza limiti della nostra civiltà per tutto quello che consuma petrolio, inquina e provoca fracasso, ovvero trial, moto da cross, quad, fuoristrada, motoslitte, una bella varietà di simboli dello sviluppo economico)?

Oppure tale divieto vige solo per i sentieri e le mulattiere? E invece, senza specifico divieto per quanto riguarda le strade sterrate, tutto è permesso (ma qui le moto hanno lasciato la loro incivile traccia anche sui sentieri)? E’ permesso anche profanare indisturbati, al di là delle leggi, luoghi carichi di valore simbolico, luoghi giusti, luoghi produttori di silenzio: il silenzio della memoria, della riflessione, dell’umanità che cerca scampoli di salvezza in coloro che hanno messo a disposizione la loro vita per i sommi valori della nostra esistenza?

Tutto è permesso senza limiti? Ma un luogo così importante per la memoria collettiva, la memoria di una nazione che ha combattuto gli oppressori, non deve essere tutelato? Mi rivolgo soprattutto alle istituzioni (a cui verrà inviato questo post) come i comuni, le provincie e anche la nostra Regione.

Davvero non si può fare niente per evitare di assistere all’avanzata della “civiltà” motorizzata proprio in questi luoghi che meritano il massimo rispetto? Il massimo silenzio possibile, almeno da parte di noi umanoidi?

Nel XXI secolo è veramente così arduo riuscire a regolamentare  questa attività fatta con mezzi che comunque hanno un impatto, non solo ambientale? Non è possbile, per esempio, dedicare aree ad hoc per chi ama divertirsi in questo modo, senza appestare indiscriminatamente, e in modo alquanto odioso, la montagna e coloro che in essa vi hanno trovato la libertà?

Oppure provare questo “conato”, questo “sussulto” verso coloro che, per trascorrere il proprio tempo libero, non sanno fare altro che “profanare” ambienti dalle molteplici valenze (siano esse storiche, culturali, naturalistiche, architettoniche, ecc.), non è di moda visto che ormai abbiamo abdicato di fronte alla condizione post-moderna dove le narrazioni hanno ceduto il passo supinamente alla tecnica e alla scienza?

I valori che rappresentano le fondamenta della nostra convivenza civile, a che ruolo li abbiamo relegati?

O forse dobbiamo credere, come sovente succede nel nostro Paese, che difendere i luoghi della memoria significa soprattutto dipingersi di un colore politico? Ma la libertà non ha nessuna connotazione politica. E’ un bene comune da difendere sempre contro tutto e contro tutti.

I solchi lasciati dagli innumerevoli passaggi delle moto (sentiero R39 che dal Monte Tamone porta a San Matteo)

Allora forse un sforzo, al di là delle connotazioni politiche, i comuni della zona (Rittana?) o la stessa Provincia di Cuneo potrebbero tentare di farlo giusto per fermare l’idiozia umana. Oppure fanno finta di niente, coprendo indirettamente sotto una coltre di indifferenza questi luoghi da preservare e consegnare ai nostri figli intatti e liberi?

Altri solchi (sentiero R39)

Ma se non sono le istituzioni a difendere i beni fondamentali dell’universo umano, come lo è, rimanendo a Paraloup e dintorni, il SILENZIO, a cui ogni individuo deve essere concesso il diritto di ascoltarlo, di percepirlo, di metabolizzarloaffinché proprio quello stato nascente interiore faccia innescare sane riflessioni sul nostro disgraziato mondo, a chi tocca farlo?

Di quel silenzio che proviene da lontano, amalgamato da quello appartenente al presente, di cui gli alberi, i sentieri, le sterrate, le vette e i versanti, come quelli della nostra anima, sono muti testimoni, ne abbiamo urgenza.

Il silenzio degli sguardi di donne e uomini che ci hanno consegnato un mondo libero dall’oppressore, malgrado tutto.

Ma io ci credo, al di là di tutto. A quel silenzio d’oro, ci credo e ci crederò sempre, libero da qualsivoglia colorazione politica.

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Qui di seguito le lettere di denuncia inviate dai lettori del quotidiano La Stampa (indirizzate alla rubrica “Specchio dei Tempi“):

«Danni alle strade montane da moto e quad» 15 settembre 2012

Un lettore scrive:

«Non so se i responsabili della nostra Provincia e i sindaci dei comuni interessati conoscano il vero patrimonio delle strade sterrate esistenti nelle valli suddette. Patrimonio che si sta distruggendo a causa di moto, fuori strada e quei nuovi trabiccoli motorizzati per coloro che non sono capaci ad adoperare le moto (Quad). Questi mezzi creano profondi solchi sul terreno che con le piogge e lo scioglimento delle nevi in primavera a poco per volta deteriorano le strade, senza dimenticare che al loro passaggio impediscono a chi cammina di apprezzare le bellezze della natura.

Questo non succede nelle altre nazioni europee dove sovente vengono attivate delle navette a pagamento; come al solito da noi tutto è permesso con il timore che diminuisca il turismo, scusa permettetemelo, semplicemente idiota. Alcuni esempi: al colle del Sommeiller si arriva con mezzi motorizzati fino al ghiacciaio (a quel poco che resta) impedendo ai camminatori di apprezzare il fantastico panorama; stesso discorso da Bousson al lago Nero; così nella valle Argentera. L’elenco sarebbe lunghissimo ma nessuno è capace di prendere provvedimenti. Fa eccezione il comune di Bardonecchia che chiude per luglio e agosto la strada per andare alle Grange della Rho: purtroppo l’unico esempio…..». PIERCARLO GALLIONE , RIVOLI

***

«La Valle Argentera è diventata una latrina a cielo aperto: occorre regolamentare il turismo» 12 settembre 2012

Un lettore scrive:

«In questi giorni di vacanza in alta Val di Susa, che frequento da più di 50 anni, decidiamo con alcuni amici di recarci a fare una camminata in valle dell’Argentera, Comune di Sauze di Cesana, con l’intento di fare un picnic. Io la ricordavo come una valle bellissima e l’avevo così descritta agli amici che non la conoscevano. Sicuramente lo sarebbe ancora. Ma la valle, in questi giorni, è percorsa da centinaia e centinaia di auto, da fuoristrada e da moto che sollevano un polverone indescrivibile, piena di campeggiatori, tende e caravan, grigliate con fuoco libero, bagnanti nel torrente, moltissima, moltissima gente. Campeggio libero, praticato in ogni spazio pianeggiante e ombroso, dall’inizio al fondo della valle, nessuna limitazione al traffico motorizzato. La conseguenza di tanta confusione, di tanti liberi campeggiatori in un contesto privo di controlli e di strutture igieniche idonee, è che tutto il fondo valle è praticamente una latrina a cielo aperto, con tanto di nauseanti puzze, mucchi di immondizia di ogni sorta ovunque, condizioni igieniche inesistenti. Noi abbiamo avuto difficoltà a trovare pochi metri liberi e non invasi da escrementi umani (viva quelli delle mucche) per consumare il nostro picnic e poi, però, via di corsa… Non sono esterofilo, però il confronto con la vicina valle francese di Nevache mi viene spontaneo». Mario Chiappino

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«Troppe motociclette sulle strade della collina» 25 agosto 2012

Un lettore scrive:

«Ho letto con interesse le due lettere relative alle devastazioni di mezzi motorizzati in montagna. Purtroppo la piaga è estesa anche in collina, vicino a Torino. Un lettore auspicava controlli più severi, purtroppo i vandali scorrazzano in boschi che ricadono quasi sempre sotto la giurisdizione di piccoli comuni, così come quello in cui abito, ed i controlli sono praticamente impossibili da eseguire, mancando in molti casi la polizia locale o impedita dal muoversi il sabato e la domenica, giornate clou dei vandali, perché verrebbero sforati i limiti di straordinario imposti dal governo. I controlli dovrebbero essere effettuati dagli organi regionali, così tanto bravi nello stilare leggi draconiane per il taglio boschivo (a ringraziare che ci sia ancora chi si occupa di ripulirli), ma poco efficaci nelle sanzioni per chi pratica il fuoristrada. Tutto il contrario accade in Francia, dove i mezzi sorpresi a praticare il fuoristrada sono sottoposti al sequestro immediato e a multe salatissime (ecco perché vengono in Italia!). Come si vede anche qui il cattivo esempio viene sempre da chi dovrebbe essere il paladino, mentre invece razzola secondo gli interessi di casta». Carlo Facciano

***

«Il fuoristrada selvaggio si può reprimere: le leggi ci sono» 10 agosto 2012

Un lettore scrive:

«In riferimento alla giusta protesta del signor Berto del 4 agosto relativo ai fuori strada nei luoghi destinati al silenzio e al rispetto della natura, ricordo che esiste una L/R 32/82 che dovrebbe tutelare oltre all’abbandono dei rifiuti, anche il divieto di percorsi fuori strada. Chi dovrebbe ottemperare a tale controllo: i sindaci con relativa segnaletica sul territorio, la Provincia con i vari organi di controllo, poi nella legge sono previste la G.E.V. guardie ecologiche volontarie, che hanno il decreto per sanzionare, educare al rispetto della natura. Come il signor Berto, soffro nel vedere tali abusi, ma tutti noi siamo impotenti, forse se i sindaci fossero più intransigenti nella tutela del territorio e nel rispetto delle leggi questi “furbetti” sarebbero di meno e pagherebbero multe salate, dove il ricavato andrebbe alla manutenzione al territorio devastato da tanta stupidità. Le G.E.V. sono volontari (non pagati ) che prestano parte del tempo libero al controllo del territorio ma “forse” troppo rigorosi, per questo molti, sconsolati dai risultati cessano tale servizio!». GIORDANO BONAMICI, ORBASSANO

***

«I silenzi della montagna devastati dalle motociclette» 4 agosto 2012

Un lettore scrive:

«Sono un amante della montagna e appassionato escursionista, e voglio dire che non ne posso più di vedere rombanti motociclisti rovinare ambiente naturale, fragili sentieri e la pace degli escursionisti per il loro puerile bisogno di salire sui monti senza muovere un passo e sentendo sotto il sedere il rombo di un motore. Ieri, domenica 29 luglio intorno alle ore 15, di ritorno da una bellissima escursione sopra Chiappera (Valle Maira), ho visto che almeno quattro moto da trial/enduro percorrevano un sentiero per raggiungere la parte più alta della valle. Purtroppo non ho avuto la prontezza né di verificare se le moto avevano la targa (sapendo di commettere un illecito spesso la tolgono) né di annotarne almeno una. Questa brutta visione, il disturbo provocato dal rumore e il pensiero ai danni arrecati al tracciato del sentiero che tali mezzi avranno provocato, hanno quasi rovinato una giornata molto gratificante trascorsa tra queste bellissime montagne, lasciandomi un pesante dubbio sul voler tornare a frequentare una valle dove avvengono simili incresciosi fatti. Ho scritto a tutti gli enti che possono esserne interessati, ma sono anche stufo di vedere che le autorità preposte non vigilano e non prendono provvedimenti…». FRANCO BERTO, CHIERI

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Altri post su questo tema odioso ed irrisolto (a causa del disinteresse di chi?) della nostra (in)civilità:

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

17 Responses to Senza limiti

  1. Rebecca says:

    Io mi domando dove andiamo a finire? Insomma i boschi la montagna sono ancora gli unici posti dove si po’ respirare l’aria sana.. e non solo questo, nei boschi vivano tanti animali, mi spavento già io se sento i moto quando accelerano (e nonostante che conosco il rumore) immaginiamo questi poveri animali che spavento che prendano.. forse anche un infarto perché questi rumori non hanno nulla d’affare con i rumori naturali.. al essere umano manca il rispetto! Pif

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  2. bepperulfo says:

    Beppe hai tutte le ragioni del mondo a denunciare questo scempio ed oltraggio a luoghi sacri ed in generale alla pace che la natura offre sui sentieri di montagna!
    Giusto il tuo riferimento alla legge 32 del 2-11-82..caro Beppe l’Italia ha buone legge ma cattivi amministratori..PURTROPPO!!!Con questo non ci si deve assolutamente aarrendere..anzi bisogna raddoppiare le forze perchè i cattivi amministratori vengano spazzati via e subentrino amministartori capaci di fare applicare le leggi!!!
    BeppeRulfo

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    • Beppeley says:

      Grazie Beppe.

      Condivido in pieno il tuo commento.

      Abbiamo bisogno di persone come te, ricche di passione, di energia, di voglia di fare cose positive che aiutano a immaginare un avvenire migliore.

      E grazie mille per i meravigliosi segni della tua passione che hai disseminato sulle nostre montagne e per il contributo inestimabile che ci hai donato per continuare a credere nella missione del C.A.I.

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  3. serpillo1 says:

    E’ decisamente inquietante percepire in lontananza, prima quindi di vederli, il rombo dei motori, la polvere, il bagliore di luce… Essere in mezzo a cosi’ tante moto, circa una decina, non mi era ancora capitato e non e’ simpatico.
    D’istinto ti vien voglia di salire su di un faggio e poi vai indietro nel tempo e immagini tutte le persone che mettendo a repentaglio la propria vita hanno difeso e combattuto per la libertà in quei boschi e allora capisci che il nostro mondo non e’ poi così sano…
    Bisogna cercare di cambiare le cose in meglio e dire ciò che non va: bel post Beppe!

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  4. blacksheep77 says:

    sai cosa rispondono generalmente quei personaggi che hai fotografato inneggianti a chissà quale vittoria? che, se non fosse per loro che tengono puliti i sentieri (sic!), gli escursionisti non riuscirebbero più a passare…
    nonostante le leggi comunque in italia vince sempre chi grida di più, chi “è più forte”. io metterei non sanzioni, ma il sequestro e la distruzione del mezzo per chi viene trovato a percorrere strade e sentieri non autorizzati

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    • serpillo1 says:

      Mi trovi d’accordo con te. Le sanzioni attuali, sempre che si riesca a coglierli in flagrante, sono ridicole…

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    • Beppeley says:

      …la prossima volta che li incontri, mandameli da me… ci penso io ad attrezzarli per bene per portarmeli con me a pulire un sentiero. Avvisali che si tengano, come minimo, una giornata intera libera.

      Sono d’accordo con te per quanto riguarda le sanzioni…

      Comunque mi sembra che qui è la solita minestra, ci sono le leggi ma è meglio non applicarle più di tanto perché di sicuro una certa politica ci ha marciato per decenni a non far applicare le leggi, a non controllare con severità (pensa solo all’evasione mostruosa in Italia…)…

      I malfattori, i deliquenti, gli evasori, i furbetti di quartiere hanno storicamente rappresentato un serbatoio di voti per una certa politica.

      Adesso le conseguenze pietose sono sotto gli occhi di tutti.

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  5. popof1955 says:

    Una delle frazioni toccate nel mio post a cui hai lasciato il link si chiama Perlupario, pensa la combinazione, e quel giorno un centauro s’è fatto un bel scivolone di un 5 mt nel bosco. Visto che si è rialzato subito nessuno si è mosso per aiutarlo a riprendere il sentiero. 🙂
    Purtroppo fatte le leggi servirebbe anche il personale per farle rispettare.

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    • Beppeley says:

      🙂 Ma dai! Ci sono combinazioni strane… anche con altri blogger, come GP…

      Non so come sia la situazione in Lombardia, però, suggerisco sempre di documentare con foto queste situazioni.

      Purtroppo c’è molta ignoranza, non sappiamo neanche quali sono le leggi che regolano o meno la frequentazione dei mezzi motorizzati nelle zone di montagna (ti assicuro che siamo in tanti ad avere lacune profonde in merito).

      Se amiamo la montagna, siamo anche chiamati a difenderla dalle aggressioni della “civiltà”.

      Una foto che documenta, può fare molto.

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      • popof1955 says:

        Si ho pensato anch’io alle foto in questi casi, ma hai visto come saluta il centauro con le dita a forma di V della tua foto? Sembra quasi che fotografandoli si soddisfi ancor di più il protagonismo, bisognerebbe fotografarli da dietro riprendendo la targa (che in molti non hanno in quanto moto sportive), e magari beccarsi una denuncia per violazione della privacy.

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  6. serpillo1 says:

    Segnalo che Torino e le Alpi (un progetto di Dislivelli con la collaborazione del Museo Nazionale della Montagna e della Compagnia di San Paolo) parla di questo post:

    http://www.dislivelli.eu/torinoelealpi/motocross-vs-paraloup/

    Un bel modo di condividere le notizie e di fare rete.

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