Il basilisco

Baziliszkusz

Basilisk (1510)

Uomo selvatico, masche, esseri ammantati di mistero e magia: più volte su questo blog sono stati pubblicati post su queste creature o su leggende nate dal mistero dei boschi e dai luoghi più impervi della montagna.

Mentre i personaggi citati derivano molto probabilmente dalla  mitizzazione di personaggi reali, la fantasia degli abitanti delle aree alpine ha invece generato diverse figure di animali mitici. Il difficile accesso di aree impervie, l’isolamento delle popolazioni ed il timore di una natura in gran parte ignota ha dato così origine a molte creature di fantasia che si vanno ad aggiungere a diavoli, masche, gnomi, ecc.

Tra questi animali uno dei più misteriosi ed inquietanti è il basilisco. Poco conosciuto al di fuori delle aree e delle leggende alpine, ha conosciuto un aumento di fama e popolarità dopo esser stato inserito nella saga di Harry Potter.

Da tempi immemorabili, un po’ in tutta Europa ma soprattutto nelle regioni montuose, si narra di un rettile dalle proprietà ipnotiche, pericolosissimo. Nelle Alpi, la zona dove la leggenda del basilisco ha avuto maggior diffusione è senz’altro la Val Vigezzo in provincia di Verbania (ancora per poco). Tanto forte e diffuso è il mito del basilisco in questa valle che, il Comune di Malesco ha voluto farne il proprio simbolo e pochi anni fa gli ha persino dedicato un monumento nella sua piazza principale.

Il basilisco di Malesco

Il basilisco di Malesco

Per saperne di più sul basilisco basta ovviamente rivolgersi a Wikipedia  http://it.wikipedia.org/wiki/Basilisco_(mitologia) dove possiamo scoprire una quantità incredibile di curiosità e descrizioni che si sono stratificate nei secoli. Il mito del basilisco ha infatti origini antichissime: il primo a lasciarci una testimonianza scritta  (quindi il mito è sicuramente ancora più antico) è stato Plinio il Vecchio (I secolo) nella sua “Naturalis Historia”:

Eadem et basilisci serpentis est vis. Cyrenaica hunc generat provincia, duodecim non amplius digitorum magnitudine, candida in capite macula ut quodam diademate insignem. sibilo omnes fugat serpentes nec flexu multiplici, ut reliquae, corpus inpellit, sed celsus et erectus in medio incedens. necat frutices, non contactos modo, verum et adflatos, exurit herbas, rumpit saxa: talis vis malo est. creditum quondam ex equo occisum hasta et per eam subeunte vi non equitem modo, sed equum quoque absumptum.

Utque huic tali monstro – saepe enim enectum concupivere reges videre – mustellarum virus exitio est: adeo naturae nihil placuit esse sine pare. inferciunt has cavernis facile cognitis soli tabe. necant illae simul odore moriunturque, et naturae pugna conficitur.

Secondo Plinio, il basilisco sarebbe un piccolo serpente, lungo meno di venti centimetri, in testa ha una macchia simile ad una corona. Diversamente dai serpenti non striscia, ma avanza con il corpo eretto a metà. Nonostante le dimensioni è la creatura più mortale in assoluto; è  infatti velenosissimo, in grado di uccidere con il solo sguardo o con il fiato. Il suo alito avvizzisce la frutta, il suo sputo brucia e corrode, il suo sguardo spacca le pietre. Il basilisco vivrebbe nel deserto da lui stesso creato, perché in grado di seccare gli arbusti oltre che con il contatto, con il solo sguardo. Un cavaliere che colpì il basilisco fu ucciso insieme al cavallo dal veleno che si infiltrò attraverso la lancia!

Ancora oggi nelle valli ossolane è facile trovare qualcuno che giuri di aver incontrato o almeno visto di sfuggita questo mitico animale (o che conosca qualcuno a cui è successo). I nomi popolari dati al basilisco sono vari: “Sarpent de la cestra”, “Sarpent dagli ugiài”, “Sarpent Gatt”, ecc.

Secondo Plinio l’unico modo per uccidere il basilisco è buttare una donnola nella sua tana, il suo odore lo uccide, ma anche lei muore.

Secondo invece una credenza medioevale, può essere sconfitto solo con uno specchio: il suo stesso sguardo riflesso nello specchio lo ucciderebbe.

Alcune immagini e descrizioni di origine medioevale rappresentano il basilisco come un incrocio tra un gallo ed un serpente.

In Sudamerica esiste un animale a cui è stato dato il nome di basilisco: si tratta di un piccolo sauro con una cresta spinosa sul dorso ed un rilievo di pelle triangolare sopra gli occhi. Ovviamente la descrizione di Plinio e le leggende nostrane non possono essere state originate da questo animale per evidenti ragioni storiche.

Basiliscus_plumifrons1

Basiliscus plumifrons (immagine da Wikimedia Commons)

La fontana con il monumento del basilisco dell’artista milanese Luca Di Francesco è chiaramente ispirata a questo animale realmente esistente piuttosto che al mito.

Info paologiac
Amo la montagna, i boschi, gli alberi ed il...legno. Mi piace anche la montagna"minore", quella oggi meno frequentata ma che reca i segni della storia e delle genti che ci hanno vissuto.

9 Responses to Il basilisco

  1. flaco says:

    Molto molto interessante. Mi sta antipatico Harry potte, ma avevo già sentito parlare del Basilisco.
    Mai più mi sarei aspettato di trovarlo proprio nel verbano.

  2. ventefioca says:

    Per me il basilisco è un animale di casa, visto che una scultura dello stesso – opera di mio fratello roberto – ha occupato per mesi una stanza nella casa dei miei genitori a castellamonte. Adesso la scultura sta al suo posto, a Cintano in Valle Sacra, dalle parti della cappella di S. Ignazio, dove appunto dimorava un Basilisco. S. Ignazio… mi ricordo male, o anche quello che sta sopra a Lanzo aveva a che fare con serpentacci e dragoni?
    http://cintano.info/malpasso.htm

  3. Beppeley says:

    E se qualcosa di reale ci fosse in questi esseri mostruosi?

    ” […] Se ci affidiamo alla razionalità, scopriamo che certi mostri, frutto di ibridazioni assurde, o dotati di corpi che sembrano giungere dalla fantasia di sceneggiatori e registi del cinema horror, potrebbero avere una radice nella realtà! Infatti qualcuno ipotizza che la figura del drago potrebbe aver avuto nel ritrovamento casuale, nell’Antichità, di resti di dinosauro.

    I resti di creature scomparse milioni di anni prima della comparsa dell’uomo, sono così diventati le tracce per oggettivare le tante figure che la mitologia ha cercato di porre tra storia e natura. Ma potrebbe essere accaduto anche il contrario: gli inquietanti resti potrebbero aver alimentato la formazione di leggende e miti che non si sono mai spenti fino ad oggi. Basti pensare, per esempio, agli avvistamenti di creature impossibili che affascinano gli appasionati di criptozoologia. […] ” (Massimo Centini – “Creature Fantastiche”, pag. 174).

  4. serpillo1 says:

    Bellissima la leggenda del basilisco e della sua nascita… mi ricorda un grosso lucertolone come l’iguana.

  5. martellot says:

    Interessante, una sorta di piccolo drago per la Val Vigezzo.

  6. Anonimo says:

    IO STO SCRIVENDO UNA CANZONE IN DIALETTO SULLA LEGGENDA DEL BASILISCO

  7. ariela robetto says:

    Anche le valli di Lanzo hanno il loro …basilisco. Si tratta della vipera crestata (con la cresta rossa come quella d’un gallo e le ali) che molti valligiani giuravano aver rinvenuto nel fiourè dell’erba portato nella stalla. Si racconta che essa avesse il nido sulla vetta di Testa Pajan e che fosse stata vista volare sulla cima di Santa Cristina.
    Nella zona di Mezzenile viene detto basilisc o scorpion un rettile a quattro zampe con la cresta, la cui puntura risulta mortale. Alcuni montanari parlano di basilisco a proposito dell’affresco sul pilone della Truci (sulla mulattiera che da Bogliano sale ai Monti). In una nicchia il morente, nel letto a baldacchino, implora la guarigione dal velenosissimo morso. Visto che il pilone (fine settecento- primi ottocento??) è stato eretto per grazia ricevuta, evidentemente è guarito. Non altrettanto bene andò al povero contadino che accudiva una roji del rio Begoun il quale, punto da un basilisc, divenne tutto nero e morì all’istante.

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