Le vendetta del bazalesch

Foto di paologiac (post: “Il basilisco”)

Foto di paologiac (post: “Il basilisco”)

Un tempo c’erano i montanari che tenevano a bada basilischi, dragoni, serpent gatt e mostri vari, grazie ai loro miti e alle loro leggende.

Mostri ben controllati da tutti questi dispositivi mentali, mostri rinchiusi in caverne, in buche sotto terra, in angoli reconditi delle Alpi.

Mostri incatenati da santi liberatori, da quell’esercito di Dio sceso sulla Terra per sconfiggere le tenebre.

Ogni tanto tentavano di uscire dall’oscurità ma poi venivano, con qualche espediente, prontamente ricacciati nelle loro spelonche, isolati nel vertiginoso mondo delle alte vette.

Ora, dissipati miti e leggende, ed esiliato il Sacro dal nostro mondo, all’uomo non resta che assistere imperterrito all’avanzata dei basilischi.

Li trovi dappertutto da quando più nessuno impedisce loro di scendere dalle montagne, dalle vette, di sbucare fuori dalle loro grotte oscure.

E devastano avanzando senza ostacoli. Distruggono quella montagna del popolo delle Alpi per qualche migliaio di euro.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

7 Responses to Le vendetta del bazalesch

  1. serpillo1 says:

    Fine e calzante questa similitudine!

  2. paologiac says:

    Bellissima (ma tristissima) l’idea dell’orda di basilischi che avanza, sopratutto se si pensa ai poteri del basilisco descritti nel mio post. Purtroppo sono anche al governo….

    • Beppeley says:

      Quei mostri sono nella nostra testa.

      Senza la dimensione del sacro, del mito, delle leggende, non abbiamo più difese.

      I “basilischi” dilagano dentro e fuori di noi.

  3. ventefioca says:

    Più che scendere dalle vette, direi che i basilischi odierni risalgono le valli…mi piacerebbe studiare un collegamento con altri fili di post, in cui parlavi di montanari-preistorici che dal rifugio dei contrafforti alpini scrutavano le pianure paurose (nel senso di misteriose nutrici di incubi). Giusto domenica passando sotto Salto Canavese ho buttato l’occhio alla rupe – invasa dagli sterpi – che ospita la grotta della Boira Fusca… le prime tracce dei primi uomini in terra canavesana. Da lì si controlla l’accesso alla Valle dell’Orco, ancor meglio che dalla rupe di Santa Maria in Doblazio, a Pont. Dire che i loro incubi hanno trovato forma è forse una esagerazione?

    • Beppeley says:

      Ti ringrazio per il suggerimento di tentare altri collegamenti. Sempre acutissimo ventefioca…

      Abbiamo molto da imparare da coloro che hanno saputo, ai primordi, vivere sulle Alpi.

      Gira e rigira finisco spesso per sentire quella parola nella mia zucca: “limite”.

      Noi abbiamo perso il senso del limite. Che molto probabilmente i montanari, anche grazie alle leggende e ai miti, riuscivano ad intercettare e a maneggiare con superba destrezza.

  4. Riccardo says:

    Geniale l’associazione dei mostri di quei tempi con mostri più reali dei nostri tempi. Aggiungo che sono mostri che non solo devastano la montagna ma l’intera natura.

  5. Beppeley says:

    Grazie.

    Siamo un po’ tutti noi responsabili, soprattutto se guardiamo ai nostri compartamenti individuali.

    Il conoscere è già una cosa bella perché magari riusciamo a solleticare la nostra sensibilità.

    Un libro importante, che parla della natura che tu citi, è “I nuovi limiti dello sviluppo” (Oscar Mondadori 2006).

    E’ un libro importante.

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