La montagna in una tazzina di caffè

tazzinaHo partecipato al convegno “Ripensare l’idroelettrico”  che ha avuto un grande riscontro di pubblico.

Ci sono rimasti pochi torrenti alpini in condizioni naturali. La situazione è pietosa e attualmente in Piemonte ci sono centinaia di richieste di derivazione dell’acqua alpina per scopi idroelettrici.

Lo stato dei corsi d’acqua valdostani non è stato presentato in quanto nessun responsabile della Regione Valle d’Aosta ha partecipato al convegno, per documentare e informarci sulla situazione, senza comunicare alcuna giustificazione malgrado siano stati invitati amabilmente dagli organizzatori (Pro Natura Piemonte e Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, in collaborazione con CIPRA Italia).

Sebbene in Piemonte la potenza che verrebbe installata è davvero ridicola, i profitti che si possono fare con tali impianti sono tanti e quindi c’è un vero e proprio assalto alla diligenza con la scusa dello sfruttamento delle risorse rinnovabili (ovvero quelle che non sono, o non dovrebbero essere, destinate a finire, prima o poi, come invece succederà, ad esempio, al petrolio).

Come si può tentare di non massacrare gli ultimi fiumi naturali? E come si può cercare di vivere sapendo che il mio modello mentale, il mio stile di vita, consenta di non distruggere gli ambienti naturali, gli ecosistemi, i paesaggi? Di non provocare l’estinzione degli animali? Di evitare di inquinare oltre un certo limite, superato il quale il Pianeta non ce la fa più ad assorbire gli inquinamenti e a “metabolizzarli” annientando così la loro nocività?

Pensavo a tutto questo mentre ero in coda per un caffé, durante la pausa del convegno. Un caffè prodotto dal distributore automatico.  E mentre sono in attesa, con le slide colme di cifre e grafici che ancora scorrono nella mia mente,  penso a quanto sia fondamentale interiorizzare il concetto di “impronta ecologica” che ho potuto comprendere pienamente proprio grazie ad una tazzina di caffè che, nel suo piccolo, succhia energia per comparire al mondo ed essere pronta per il mio consumo: grazie anche, in parte, all’acqua dei torrenti alpini.

Eaux Blanches

La costruzione di una centrale idroelettrica in Valle d’Aosta nel Pian du Breil (Ollomont) – Foto di Andrea Sappino

Forse vi state chiedendo cosa c’entra quel rio dalle acque cristalline, che incontro mentre mi arrampico sulle Alpi, godendo così di paesaggi stupefacenti (oltre a potermi abbeverare quando il caldo mi prosciuga), con quella bevanda che tanto amiamo noi italiani.

Donella e Dennis Meadows con Jorgen Randers, nella loro opera I nuovi limiti dello sviluppo (Oscar Mondadori 2006), ci spiegano, nel capitolo “I limiti: sorgenti e pozzi”, che uno dei fattori che influenzano la nostra impronta ecologica – e quindi il degrado ambientale – è l’agiatezza (gli altri fattori sono la popolazione e la tecnologia):

“[…] L’agiatezza è determinata da un tasso di consumo elevato; per esempio, il numero di ore trascorse a guardare la televisione, a guidare l’automobile, a riposare su un letto. I nuovi limiti dello sviluppoL’impronta ecologica dell’agiatezza è l’impatto o il flusso generato dal materiale, dall’energia e dalle emissioni occorrenti per quel consumo. Nel caso di una persona che consuma tre tazze di caffè al giorno, l’impronta sarà molto diversa se il caffè è servito in tradizionali tazze di porcellana o in tazze di plastica. Nel caso delle tazze di porcellana, occorreranno acqua e detersivo per lavarle, nonché un piccolo flusso di tazze per sostituire quelle che si rompono ogni anno. Se, d’altra parte, una persona si serve di tazze di polistirene «usa e getta», il flusso di manutenzione comprende tutte le tazze usate in un anno, come pure il petrolio e le sostanze chimiche necessarie a produrre il polistirene e a trasportare le tazze là dove sono utilizzate. […]

[…] Occorre energia per estrarre l’argilla delle tazze di ceramica, per cuocerla, per portare le tazze nelle case, per riscaldare l’acqua che serve a lavarle. Occorre energia per trovare e pompare il petrolio delle tazze di polistirene, trasportare il petrolio, mandare avanti la raffineria, produrre il polimero, foggiare le tazze, portarle a destinazione, trasportare quelle usate fino alla discarica. […]”

Questo semplice ma efficace esempio di domanda di energia, insita in un gesto molto comune, quotidiano, tremendamente familiare, trovo che riesca a farci comprendere molto bene quanto ognuno di noi, nei nostri comportamenti di tutti i giorni, sia responsabile dell’utilizzo delle risorse del nostro Pianeta. Ma tutto ciò risulta efficace se diamo per appurato un fatto che troppo spesso, quando si parla di tematiche ambientali, non viene considerato, ovvero che la Terra contiene delle risorse che sono finite. Quest’aspetto dovrebbe indurci ad interiorizzare il concetto di limite (che vale anche per la capacità, da parte degli ecosistemi, di assorbire i veleni prodotti dal nostro modello di sviluppo). Detto così sembra molto semplice: da una parte abbiamo un insieme di risorse che prima o poi finiranno (esempio: i combustibili fossili) e dall’altra ci sono i nostri “modelli mentali” a cui tutti i giorni ci affidiamo per soddisfare le nostre esigenze (comprese le agiatezze) lasciando un’impronta ecologica che sarà tanto più impattante verso l’ambiente quanto più la nostra richiesta di risorse sarà maggiore.

Anche verso quelle risorse racchiuse in quel semplice gesto di bere una tazzina di caffè.

Eppure, se ci pensiamo bene, un caffè è altrettanto buono se lo beviamo in una tazza di porcellana. Magari fatto con la moka.

Dobbiamo stare molto attenti, se davvero desideriamo un avvenire vivibile e non proiettato verso il collasso, a non far passare i concetti fondamentali legati alla “sostenibilità” come una moda passeggera od una scusa per rilanciare politiche di crescita infinita (magari grazie alla green economy). 

Il concetto di “limite” deve cominciare a far parte della nostra cultura, così come lo era per i montanari. Rivedere e rielaborare quella cultura nella nostra epoca è un passaggio fondamentale della nostra civiltà. Più riusciremo a spingerci verso l’assimilazione naturale e serena di questo concetto, e più riusciremo a dissolvere i rischi di perpetuare una fede incrollabile verso la crescita senza limiti che ci condurrebbe inevitabilmente a collassare.

E forse, tra non molto, non ci sarà più bisogno di convegni in cui riunirsi per ripensare l’idroelettrico.

***

P.S.

Ho acquistato il testo I nuovi limiti dello sviluppo a seguito del suggerimento di Luca Mercalli contenuto nel suo libro Prepariamoci (Chiarelettere). Così scrive Mercalli (pag. 30 del capitolo “I limiti dello sviluppo”):

[…] Nell’autunno del 2006 è stato pubblicato in Italia, nella più totale indifferenza, il terzo aggiornamento: I nuovi limiti dello sviluppo, un libro fondamentale per ogni persona responsabile. Gli autori – Dennis Meadows e Jorgen Randers, due dei veterani della prima edizione (la terza era Donella Meadows, scomparsa nel 2001) – nella prefazione dichiarano: «Quando scrivemmo I limiti dello sviluppo, speravamo che tale riflessione avrebbe condotto l’umanità a fare qualcosa per rendere il collasso meno probabile. […] Nel 1992, trascorsi vent’anni, aggiornammo il nostro studio originario e ne pubblicammo una nuova edizione con il titolo di Oltre i limiti dello sviluppo. […] La nostra conclusione era che due decenni di storia confermavano essenzialmente ciò che avevamo scritto vent’anni prima [e in più] che l’umanità si stava addentrando nel terreno dell’insostenibilità. […] Il risultato è che oggi siamo assai più pessimisti sul futuro globale di quanto non fossimo nel 1972. E’ amaro osservare che l’umanità ha sperperato questi ultimi trent’anni in futili dibattiti e risposte volenterose ma fiacche alla sfida ecologica globale».

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

9 Responses to La montagna in una tazzina di caffè

  1. paologiac says:

    Ottimo post Beppe.
    I concetti fondamentali su cui insistere fino alla nausea sono due:
    – Le risorse disponibili sul pianeta sono ovviamente finite (nel senso di non infinite)
    – La popolazione continua ad aumentare e quindi, anche senza aumentare i consumi, la domanda di risorse è destinata a crescere.

    A fronte dei due punti precedenti, non serve un economista od un cervellone per capire che l’unica possibilità è quella di ridurre i consumi ed abituarsi a non sprecare nulla, invece la maggior parte degli economisti e dei politici di tutto il mondo continua a proporre un modello economico basato sulla crescita continua della produzione e dei consumi (il famoso PIL).
    Mi sembra superfluo scrivere le conclusioni…

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    • Beppeley says:

      Anche l’esplosione drammatica del nostro debito pubblico, avvenuta negli ultmi decenni, è proprio figlia della mancanza di quella cultura.

      Osservare la nostra vita con quell’ottica, ovvero la mancanza di limiti nella nostra cultura, serve a comprendere cosa sta capitando oggi al nostro mondo e ad interpretare le crisi (economiche, finanziarie e ambientali, tutte collegate…).

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  2. Molto interessante,complimenti!Vi/Ti lascio il link della petizione STOP alla centrale di Enel Green Power con derivazione sul torrente Soana.
    http://www.avaaz.org/it/petition/STOP_al_progetto_di_impianto_idroelettrico_con_derivazione_dal_Torrente_Soana/?cRiqydb

    Aiutateci…firmate la petizione!

    Grazie mille!

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  3. Rebecca says:

    Ciao Beppe, un altro post grandioso… come dicevano i saggi nativi americani nei tempi passati

    Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto,
    l’ultimo fiume avvelenato,
    l’ultimo pesce pescato,
    vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.
    La nostra terra vale più del vostro denaro.
    E durerà per sempre.
    Non verrà distrutta neppure dalle fiamme del fuoco.
    Finchè il sole splenderà e l’acqua scorrerà,
    darà vita a uomini e animali.
    Non si può vendere la vita degli uomini e degli animali;
    è stato il Grande Spirito a porre qui la terra
    e non possiamo venderla
    perchè non ci appartiene.
    Potete contare il vostro denaro
    e potete bruciarlo nel tempo in cui un bisonte piega la testa,
    ma soltanto il Grande Spirito sa contare i granelli di sabbia
    e i fili d’erba della nostra terra.
    Come dono per voi vi diamo tutto quello che abbiamo
    e che potete portare con voi,
    ma la terra mai.

    Piede di Corvo, Piedineri

    Io credo il nostro Creatore interviene quando la terra la NOSTRA MADRE sta per morire.. ma siamo anche NOI capace di cambiare, con un pò di buona volonta e amore possiamo salvare la NOSTA Pachamama (madre terra)… lti abbraccio Pif♥

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  4. Beppeley says:

    …nel tuo bellissimo post “Cosa vogliamo da Dio” (http://unmondoperduto.wordpress.com/2012/12/11/cosa-vogliamo-da-dio/) hai riportato una preghiera Lakota che dice, tra l’altro:

    “[…] Lasciami imparare le lezioni che hai nascosto in ogni foglia ed in ogni roccia.[…]”

    Tra quelle foglie e tra quelle rocce, che sempre incontro quando vado in montagna, possiamo proprio rintracciare il concetto di “limite”.

    E’ il progressivo allontanamento dal mondo naturale (il mondo selvatico) che ci ha portato a convivere con problemi gravi ed urgenti.

    Non capiamo più il nostro Pianeta.

    In fin dei conti anche lo spread ci sta informando che, forse, noi italiani, in un passato molto recente, abbiamo superato abbondantemente i limiti…

    Personalmente penso che sia molto grave che certi politici ci scherzino su…

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  5. ventefioca says:

    Ottimo post, beppe!
    Purtroppo non abbiamo più un mondo di riserva, e neppure uno o più continenti dove esportare le bocche da sfamare in più e dove imporre i nostri prodotti, andando a distruggere le economie locali – l’India ne sa qualcosa. Tra Cirié e Caselle stanno aprendo due nuovi supermercati: ma una volta che si ha la pancia piena, i piedi asciutti e un tetto sulla testa, che altro serve ancora? cambiare tutto, sempre, il telefonino nuovo, la TV sempre più grande, il guardaroba all’ultimo grido. Questo modo di crescere infinito arriverà ad una resa dei conti, prima o poi. O buona parte dell’umanità si convincerà a cambiare modo di pensare o agire, o sarà costretta a farlo dalla cruda realtà dei fatti.

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  6. Beppeley says:

    Grazie gp…
    Leggendo il tuo commento mi ha fatto venire in mente cosa dice un pubblicitario (trovato come citazione nel libro “Prepariamoci” di Mercalli) che ho riportato nel post “Il piano B dei Walser”:

    “Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai… Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma” (Frédéric Beigbeder, 2000).

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  7. serpillo1 says:

    Chi è ricco è sempre più ricco e chi è povero lo è sempre di più.
    E non si pensa che con il nostro comportamento si può cambiare qualcosa…

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