Aumenta la tecnologia, diminuisce la nostra umanità?

Verso il Gran Bernardé (agosto 2012)

Tre blog e quattro amici durante una bellissima ed appagante escursione verso il Gran Bernardé (agosto 2012)

Carlo Grande è uno di quei giornalisti che mi fanno sempre percepire un senso di umanità importante. Forse assomiglia semplicemente al mio, di senso, sta di fatto che quando navigo tra le sue riflessioni è come se mi guardassi allo specchio.

Questo post non c’entra con la montagna vissuta (c’entra però in ottica digitale) e spero che per una volta mi consentirete di sconfinare. Non parlerà di monti, valli e paesaggi stratosferici ma comunque l’argomento è strettamente collegato proprio con quello che state usando mentre mi leggete, ovvero Internet – la tecnologia – , il blog, i social network e via dicendo.

Tecnologia ed umanità.

A Carlo Grande, a cui ho chiesto l’autorizzazione di riportare qui il suo pensiero, ho scritto che amo vivere esperienze tecnologiche che mi proiettano poi in esperienze umane. Detto in altri termini, il mezzo  – ovvero Internet in questo caso – deve servire come mezzo per un fine nobile: quello di avvicinare gli esseri umani “fisicamente” per vivere la realtà condividendone le emozioni. E infatti, per ora, sono oltremodo soddisfatto che questo blog ci ha permesso di conoscere delle persone meravigliose con cui condividere l’amore per la montagna.

Vi lascio alle riflessioni di Carlo Grande (che ringrazio di cuore) che trovo sempre molto piacevoli e frizzanti. In questo caso, la riflessione l’ho pescata nell’ultimo numero di Piemonte Parchi ove l’ultima pagina è sempre dipinta dai suoi pensieri (ma perché coloro che scrivono in modo intelligente e brillante devono ritrovarsi in ultima?).

***

Aumenta la tecnologia, diminuisce la nostra umanità?

Fateci caso: quando vogliono prenderci per i fondelli cominciano sempre manipolando i terimini. Un bell’esempio è il recente concetto di “realtà diminuita” o “aumentata”, cioè l’arrivo di nuovi software in grado di cancellare da un filmato persone o oggetti e sostituirli con altri. Non crederemo più nemmeno a quello che vediamo in diretta o nei filmati di youtube. Danno fastidio i barboni nel centro storico? Cancelliamoli e al posto mettiamo una ventina di fighetti, sarà più piacevole. Qualche potente viene sorpreso con le dita nel naso o nella marmellata? Sostituiamolo con uno squatter, uno “brutto, sporco e cattivo” sarà più plausibile. Lo faranno computer e algoritmi, il confine tra reale e virtuale sarà sempre più evanescente, non parliamo del concetto di natura.

Beninteso: ingrandire, elaborare, rendere più nitidi gli oggetti o rimuovere parti dello scenario potrebbe essere utilissimo a chi ha patologie o problemi di vista, oppure ai chirurghi che stanno operando.

Ma siamo sicuri che le nuove tecnologie verranno usate solo a fini pacifici, sociali? La ricerca bellica diede un impulso decisivo all’energia nucleare e all’industria aeronautica… Alcuni grandissimi figli di algoritmo (omaggio alla realtà “aumentata”) non personalizzeranno la realtà a loro uso e consumo, fedeli al comandamento “Non avrai altro Dio che il tuo Iban”? Certo che sì! Lo faranno eccome, se glielo permetteremo. Un bel click e via. Come certe notizie, che spariscono dai giornali o scendono in un colonnino. O altre enfatizzate. Realtà diminuita e realtà aumentata, si dice ampollosamente.

Ne ha scritto Evgeny Morozov sul Corriere della Sera. Prima si chiamavano omissioni o bugie, simulazioni e dissimulazioni. Mio figlio non comunica un brutto voto (realtà diminuita) e falsifica la mia firma sul diario (realtà aumentata). I nuovi apprendisti stregoni aggiungono e tolgono bit. Invece di fare vedere cosa succede nella centrale nucleare di Fukushima (ne sentiremo ancora delle belle) i soliti giapponesi con videocamere e proiettori aiutano i cuochi con frecce e luci in cucina, proiettando un coltello virtuale sul branzino per dire: “taglia il pesce qui”. Aumenta la tecnologia, diminuisce l’umanità. Un futuro per superdotati tecnologici e minorati mentali ed emotivi. Il taylorismo, la logica dell’efficienza a tutti i costi contro la creatività. Troppa tecnologia soffoca l’estro, l’ansia di essere perfetti è devastante. Fatica, sfide e ostacoli aiutano a vivere, a imparare. L’insofferenza non fa crescere, narcotizza. Senza il buio profondo non esiste la luce delle stelle.

Per questo, come dice Albanese, tanti sbiellano: «Mio nonno ha fatto il capannone piccolo, mio padre il capannone grande, io il capannone grandissimo. Mio figlio si droga. Ha capito che non riuscirà mai a fare un capannone più grande del mio. Ho provato ad aiutarlo con le sberle, niente.

Ogni tanto viene nel capannone e mi guarda senza dire parola e io per fargli coraggio gli dico: “Manuel! Se tieni duro un giorno sarai proprio qui, dentro questo capannone di Eternit, seduto sulla tua sedia di compensato, con la tua bella scrivania di truciolato, con davanti questo bel blocco di fatture, il tuo bel timbro, il calendarietto, la statuina-barometro, sarai al posto del tuo papà!”. Un quarto d’ora dopo era già a farsi una pera».

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

8 Responses to Aumenta la tecnologia, diminuisce la nostra umanità?

  1. Rebecca says:

    Buongiorno a tutti… più tecnologia abbiamo meno contatto reale abbiamo con il mondo… strano ma il cellulare e il pc per esempio hanno diminuito la conversazione nella vita reale.. per questo e importante a staccarsi un pò dalla teconologia.. anzi di giocare a playstation meglio camminare con gli amici e parenti nella nature… serena giornata da Pif

  2. serpillo1 says:

    Grazie alla tecnologia ed ai blog ci si e’ trovati ma il rapporto umano ha creato il resto. E dalla foto sembra esserci riuscito 😉

    Bell’articolo ed Albanese e’ bravo a denunciare comportamenti reali grotteschi che lasciano un sorriso amaro.. anche qui si può intravedere il concetto del limite..

  3. ventefioca says:

    Intrigante l’articolo! quante realtà ci sono nel mondo reale? come possiamo interagire con tutte? è il caso che lo facciamo? ci sono altri che lo fanno il posto nostro? Troppi punti interrogativi per un unico commento. Fenomenale Albanese…

  4. martellot says:

    Bello sia l’articolo che la parte finale di Albanese!! Voglio continuare a credere che la tecnologia sia (e deve essere) un mezzo e non un fine per ottenere delle comodità e per migliorarci la vita. Purtroppo vedo che troppo spesso viene quasi “santificata” e mi pare che, almeno nella pubblicità, le venga dato il ruolo di uno strumento tale da poterci rendere felici e questo mi sembra un tantino esagerato!

  5. popof1955 says:

    Non lo so se la nostra umanità diminuisce con l’aumentare della tecnologia, in alcuni casi quella informatica dei social network può essere un mezzo per instaurare dei rapporti di amicizia, di stima, di dialettica. Come ogni cosa bisogna vedere l’uso che se ne fa. Io ad esempio dopo un paio d’anni di blog mi scopro meno prolisso e meno timoroso di esternare delle emozioni.
    Alterare la realtà? Certo è un rischio, ma anche un filmato senza manipolazioni si presta a diverse interpretazioni e anche la realtà come fece notare Pirandello nel “Così è, se vi pare”, si presta al giudizio singolo secondo il proprio modo di vedere le cose.
    Ti racconto un episodio di cui sono stato testimone. Qualche anno fa, in periodo natalizio come ora, ero nella Galleria Vittorio Emanuele a Milano. C’era una manifestazione in corso, le persone erano davvero pochine quando arrivò Dario Fo, subito dei cameramen RAI cominciarono a fare delle riprese, con le telecamere che sfioravano il pavimento e i quattro gatti che sventolavano bandiere. La sera al tg regionale sembrava che ci fosse una folla enorme. 🙂

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