880 metri alla vetta

virunga

Foto dal sito “www.missioni-africane.org”

Dal WWF una richiesta d’aiuto per fermare il rischio di estinzione dei gorilla di montagna. Di mezzo, tanto per cambiare, c’è il petrolio.

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880, è questa la stima del numero di gorilla di montagna ancora in vita. Si trovano solo in due zone, a cavallo tra Congo, Uganda e Rwanda: il Parco Nazionale di Bwindi e il Parco Nazionale del Virunga. Aree che sono state dichiarate dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, e che dovrebbero essere protette e tutelate. Invece lo scorso aprile le montagne del Virunga sono state devastate dalla guerra civile.

E così per mesi anche i gorilla si sono trovati tra due fuochi, quelli dei miliziani congolesi e del gruppo di ribelli, che hanno trasformato il parco naturale in un campo di battaglia. Mettendo a rischio la vita dei gorilla e di chi prova tutti i giorni a proteggerli. Oggi, anche grazie all’intervento del WWF, l’emergenza sembra essere lentamente rientrata. Ma le perdite sono state enormi: due ranger sono rimasti uccisi negli scontri, le strade sono state danneggiate, le entrate del parco sono crollate perché visitarlo era diventato troppo pericoloso. Ci resta quindi un territorio ferito, dilaniato e soggetto a sempre nuove minacce. Leggi il resto dell’articolo

Incontri

capriolo

Un bellissimo incontro fatto da paologiac a dicembre dello scorso anno, lungo un tornante che porta in una di quelle straordinarie borgate adagiate sul versante solatio della Val Grande di Lanzo, mentre rientra dall’escursione a Lussel.  

Non è poi così raro incontrare la fauna locale quando si percorrono le stradine che partono dal fondovalle e si arrampicano in quota, soprattutto al mattino presto.

Grazie paologiac!

Sopra la città, sotto la montagna

Sopra la città, sotto la montagnaSegnalo un interessante incontro culturale che si terrà giovedì 31 gennaio a Cirié (To), alle ore 21 presso La Soce Arci di Via Matteotti n. 16 (cortile interno).

Sopra la città, sotto la montagna (una produzione Hikers in doc)

Come interagire oggi con la montagna? Non è comoda da vivere, il tessuto socio economico è debole e la città diventa una risorsa irrinunciabile. I giovani se ne vanno, le aziende chiudono, le feste muoiono. Restano le case senza inquilini, il turismo del pic-nic, i motociclisti di passaggio e gli sportivi. Per un territorio che in passato vantava i passaggi di D’Annunzio e l’attenzione di Nietzsche, scuole vive e aziende di successo, non è un destino facile da accettare. Le Valli di Lanzo soffrono questa decadenza da anni, eppure oggi puntano su una nuova rinascita, con piccole ma continue speranze di ripopolamento: il ritorno è cominciato, in un modo tutto contemporaneo.

“Sopra la città, sotto la montagna”. È questo il luogo, o meglio il non-luogo, che il progetto video va a esplorare. Una città, Torino, al piè delle vette Levanna, Ciamarella o Bessanese. Di mezzo, le Valli di Lanzo. Tre storie che ripercorrono la linea ideale della ferrovia Torino-Ceres o del fiume Stura, a seconda dei punti di vista. Leggi il resto dell’articolo

Il CAI per la salvaguardia dell’ambiente alpino

paraloupA settembre dello scorso anno avevo scritto un post (Apocalypse Alps) riportando un articolo scritto da un camminatore per l’editoriale dei lettori de La Stampa. In quell’articolo, che mi aveva molto colpito, Davide Sapienza lamentava giustamente l’invadenza del traffico motorizzato sia per aria che per terra, durante un’escursione al Monte Alto (Alpi Orobie) segnalando anche che da lì a poco il Consiglio Direttivo del Cai Bergamo avrebbe discusso le linee di indirizzo e autoregolamentazione in materia di ambiente e tutela del paesaggio.

L’altro giorno, navigando sul notiziario on-line del Cai (Lo Scarpone), rintraccio la notizia che tratta proprio delle linee di indirizzo in merito al divieto di circolazione dei mezzi motorizzati sui sentieri di montagna, elaborate dall’Unione Bergamasca delle Sezioni e Sottosezioni – Conferenza Stabile delle Sezioni e Sottosezioni Vallecamonica e Sebino (documento prodotto il 8.10.12). Leggi il resto dell’articolo

Lou biancoùn, pietra bianca con funzione protettiva

Mi ha sempre affascinato questa pietra bianca messa sul camino o sul tetto delle malghe ancora prima di scoprire che veniva usata per “scacciare” la malasorte (soprattutto masche…).

Questo articolo è stato tratto da Barmes News n.38 (la rivista del Comune di Balme) ed è stato scritto da Gianni Castagneri.

Sui tetti delle case e delle baite più vecchie o su alcuni di quelli da poco ristrutturati si può notare una pietra candida posta sulla punta sommitale del colmo. Quello che a prima vista potrebbe soltanto sembrare un semplice vezzo estetico in un luogo dove i sassi non mancano, ha invece una funzione molto più antica perlopiù sconosciuta. Nel tentativo di indagare tra i più anziani su quale potesse essere il suo significato, mi fu risposto che lou biancoùn serviva come difesa dai fulmini.

Funzione sicuramente improbabile, talora rimpiazzata nell’immaginario comune da un ruolo più magico e misterioso, quello cioè di scacciare le masche e in generale gli influssi malefici.

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Le opportunità della montagna per una decrescita razionale

Panorama“…la cultura della montagna non è condensato di conoscenza, con un pacchetto di benemerenza, non è un motivo di orgoglio localistico, è un modo di stare al mondo, semplice ma gratificante, soprattutto quando intorno crollano i modelli”.

Alfonso Alessandrini

Per capire qualcosa di più del mondo attuale, segnalo l’incontro con Luca Mercalli  (Società Meteorologica Italiana/ Rai3 Che tempo che fa /Rai2 TG Montagne) che si terrà a Lanzo Torinese venerdì 25 gennaio in Piazza Rolle alle ore 21:00

“Le opportunità della montagna per
una decrescita razionale”

Come prepararsi ad un mondo in contrazione

Qui  il volantino.

E qui l’appello di oltre duecento docenti e ricercatori Italiani: la scienza del Global Change chiede ascolto alla politica e all’informazione.

La Terra non si governa con l’economia. Le leggi di natura prevalgono sulle leggi dell’uomo“.

Vi siete accorti, per caso, se negli attuali dibattiti politici si parla di queste tematiche urgenti per il nostro avvenire?

Luoghi persi, tra memoria e futuro

Spaesati“Ritorno al paese che non c’è”, così si intitola l’estratto del libro Spaesati, che ha scritto Antonella Tarpino, e che Einaudi Editore mette online (qui l’estratto).

«Futuro e rovine sembrano termini incongrui. Eppure il racconto dell’Italia caduta ai margini e spaesata (dalle baite alpine del nord-ovest un tempo teatro della guerra partigiana, alle cascine della Bassa ora riabitate da Indiani fino ai borghi irpini, abruzzesi del post terremoto e alla Calabria dei tanti paesi abbandonati) suggerisce un vocabolario inatteso che ci attrezza al futuro impervio dei  nostri giorni: la tenacia del fragile, la speranza nella memoria, il senso (così concreto in montagna) del limite troppo spesso varcato».

Antonella Tarpino è stata invitata da Corrado Augias nella trasmissione “Le Storie” per presentare questo libro dal cui estratto traspare tutta la bravura di questa storica nel farci posare l’anima nei luoghi persi dell’Italia (qui la puntata). E in quei luoghi si riconoscono le montagne dietro casa, quelle dove non nevica firmato, i villaggi che navigano senza tempo nelle vallate non triturate dalla globalizzazione e dall’omologazione.

Un viaggio che parte da Paraloup (ne ho parlato qui e qui) per attraversare l’Italia lungo i luoghi degli spaesamenti. Spaesamenti che, per chi ha occhi attenti e sensibili, possono aiutare a vedere lontano.

Antonella Tarpino, Spaesati. Luoghi dell’Italia in abbandono tra memoria e futuro

La montagna dentro (2)

pastoreSono solo, non ho famiglia. Lascio il mio posto a chi ha più bisogno di me. A chi ha figli e ha più diritto di vivere“.

Mi ha impressionato molto la drammatica vicenda del pastore della Valle Divedro Walter Bevilacqua che ha scelto di non sottoporsi ad un trapianto di rene per poter continuare a vivere.

Da quanto sto apprendendo dai mass media (anche sui notiziari della tv), le montagne perdono un uomo davvero speciale che aveva vissuto solo per gli animali e l’agricoltura.

Prima di tutto, prima di ogni riflessione, c’è la domanda: “Ma io lo avrei fatto?”. La risposta non è immediata, ma alla fine è un “no, forse no”. La mia debolezza mi scuote e solleva allo stesso tempo. Eppure, di fronte a Walter Bevilacqua, tolgo il cappello, con quel soffio di devozione piccola ma sincera che può sorgere anche tra uomini lontani.”

Così scrive Pino Suriano su “Tempi“.

Ecco quello che ho trovato su internet:

Il sacrifico del pastore. Rinuncia al trapiano e muore” – Vanity Fair (18 gen. 2013)

Lascio il mio posto a chi ha famiglia. Rinuncia al trapianto e muore” – La Stampa (19 gen. 2013)

La montagna dentro

Per Odman

Da Merdiani Montagne – n°1 “Monte Bianco” (novembre 2002)

«Mi chiamo Per Odman, ho 59 anni, sono pensionato e vivo a New York. Sono disabile, ho avuto un icuts cerebrale con una emiparesi. E’ da anni che lotto con la mia malattia. Il mio obiettivo è stato arrivare quassù. Questo momento chiude una sfida con me stesso. E’ un sogno. Ma toglimi una curiosità, da qui si vede il mare?»

Forse qualcuno di voi ricorderà questo personaggio, davvero straordinario, perché legato all’uscita del primo numero di una importante rivista di montagna.

Quel primo numero fu dedicato al Monte Bianco.

E l’americano Per Odman da allora è il mio idolo.

Un mito.

Montagne riminizzate

neve

Panorama dal sentiero sopra gli Alboni verso la testata della Val Grande

Mosso dalla curiosità di “scovare” e osservare alcuni animali presenti nella Val Grande di Lanzo durante la stagione invernale, mi sono recato in uno dei giorni scorsi proprio nelle borgate presenti al di sopra degli ultimi villaggi che si incontrano lungo la valle prima che la strada muoia presso Forno Alpi Graie. Mi riferisco in particolare agli splendidi agglomerati di Alboni e dei Rivotti, veri paesini davvero incantevoli che i “camosci bianchi” conoscono e che costituiscono un autentico balcone sulla porzione mediana della valle con scorci sulla celebre bastionata della testata terminale. Non mi dilungo sui panorami che, come detto, sono conosciuti ai più (ma che comunque meriterebbero sempre un commento!) e nemmeno sugli aspetti faunistici che, in maniera del tutto superficiale e sommaria, sono riuscito a cogliere in un’unica giornata di passeggiata. Non mi dilungo neanche sul foehn che ha soffiato per tutta la giornata alternando rare folate relativamente fresche a “vampate” calde molto più frequenti che mi hanno fatto dimenticare di essere in quel periodo che dovrebbe essere statisticamente uno dei più freddi dell’anno (come detto non mi dilungo anche se mi pare che i cambiamenti climatici almeno nelle nostre lande siano sempre più evidenti e manifesti ai nostri occhi; continuiamo a riflettere su questo…). In realtà il mio post è una semplice riflessione che parte da un’osservazione, osservazione che, ancora una volta, trae spunto da una brevissima passeggiata.

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Nevi eterne

nevaioRicordo nitidamente lo straordinario stupore che mi colse quando vidi per la prima volta la neve in estate: fu come una magia. Ero piccolino, e mentre camminavo, sentivo fischiare le marmotte in mezzo alla nebbia. Seguendo un sentiero, decollato da un bosco di conifere, ci eravamo lasciati alle spalle quel briciolo di civiltà stipata dentro il rifugio per andare dove la neve non muore mai. Mio padre, con amici di famiglia, mi aveva spinto lassù, fino a grattare il cielo della Val di Susa.

Era davvero neve d’estate. Era agosto e non mi sembrava vero!

Le nevi eterne si studiavano a scuola, durante le lezioni di scienza e geografia. Magari le vedevi in qualche foto e poi ti chiedevi come poteva succedere che, sebbene facesse caldo, la neve non riusciva a sciogliersi completamente. Presto sarebbero arrivati i primi fiocchi a rifornire nuovamente il manto nevoso. Così da sempre, anno dopo anno.

E poi i “ghiacciai perenni”.

Quando penso a questa parola, perenne, che ultimamente la vedo sbiadire come una foto antica, mi sembra di fare un grosso balzo all’indietro, per tornare alla fine degli Anni Settanta. Leggi il resto dell’articolo

Sicuri con la neve 2013

valangaGiornata nazionale dedicata alla prevenzione degli incidenti nella stagione invernale

Segnalo un’importante iniziativa promossa dal  Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, dal Club Alpino Italiano con le Scuole d’Alpinismo e Scialpinismo, le Commissioni e Scuole Centrali di Escursionismo, Alpinismo Giovanile, Fondoescursionismo, dal Servizio Valanghe Italiano, dalla Società Alpinistica F.A.L.C., da Enti ed Amministrazioni che si occupano di montagna, in merito alla prevenzione degli incidenti che possono occorrere durante le uscite in ambiente innevato.

Domenica 20 gennaio 2013, si terrà una giornata nazionale di sensibilizzazione e prevenzione degli incidenti tipici della stagione invernale; valanghe, scivolate su ghiaccio, ipotermia ed altro ancora saranno i temi d’interesse. Leggi il resto dell’articolo

Dall’Adriatico alle Alpi

Il 10 dicembre 2009 sette capodogli si arenano sulla spiaggia di Foce Varano, nel Gargano, in Puglia. Quando arriva la squadra di pronto intervento della facoltà di veterinaria dell’Università di Padova, tre sono ancora vivi, ma appare evidente che non sarà possibile salvarli.

Dalle analisi si scopre che quei giovani cetacei, frequentatori di acque profonde, stranamente finiti nei bassi fondali dell’Adriatico, avevano nei tessuti alti livelli di mercurio metallico, metilmercurio e di due inquinanti organici, quali Ddt e policlorobifenili o Pcb. Quarant’anni dopo il bando del Ddt, un pesticida, e 20 anni dopo lo stop ai Pcb, il loro fegato conteneva abbastanza inquinanti da indurre sintomi neurotossici nei piccoli pesci a cui venne somministrato dai ricercatori.

Lo racconta Maria Cristina Saccuman nel saggio «Biberon al piombo» (Sironi editore), in cui ricostruisce, da neuroscienziata, la storia delle sostanze neurotossiche con cui la società moderna ha convissuto (e convive). Sostanze a cui si è esposti ancora prima di nascere e che mettono a rischio la salute dei bambini. […]

Da Tutto Scienze e teconologia del quotidiano La Stampa (21.11.2012)

Quello che avete appena letto è un estratto dell’articolo intitolato “L’inquinamento che ci fa stupidi” scritto da Gianna Milano.

Un estratto che ritengo si addica perfettamente ad introdurre il prossimo post che tratterà un tema che ci riguarda tutti.

Dai fondali dell’Adriatico torneremo tra le nostre montagne per tentare di capire 45 anni di storia di un progetto ciclopico mai realizzato.

Un progetto di cui si è nuovamente parlato alla fine della scorsa estate.

Patrimonio escursionistico

AVCDall’ultima newsletter n.10 “Tele di Ragno” della Rete Escursionistica Regione Piemonte leggo volentieri dei lavori di recupero e di sistemazione di due sentieri all’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Si tratta dell’Alta Via Canavesana e del Sentiero di Caccia.

Questi interventi sono stati concretizzati dalla Comunità Montana Valli Orco e Soana grazie ai finanziamenti ottenuti dal Programma di Sviluppo Rurale (P.S.R. 2007-2013, Misura 313, azione 1) che è “il principale strumento strategico di pianificazione e intervento per tutti i settori e le attività produttive del mondo rurale piemontese”.

Il mio pensiero vola alle tanto amate ma – ahimé –  trascurate Valli di Lanzo e mentalmente percorro i sentieri che personalmente ritengo varrebbe la pena recuperare e manutenere affinché siano praticabili a livello escursionistico (vista anche la loro notevole importanza dal punto di vista culturale e turistico).

Proprio sul settimanale “Il Risveglio” del 13 dicembre 2012 compare un articoletto che parla dei progetti del GAL (Gruppo di azione locale delle Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone) nel 2013.  Verrà presentato alla Regione un bando pubblico che permetterà l’assegnazione di un contributo a fondo perduto del 100% ai Comuni che realizzeranno, in aree boscate,  itinerari e percorsi turistici. La somma disponibile per i progetti è pari a 900 mila euro. Leggi il resto dell’articolo

Una donna bellissima…

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…possedeva una carnagione così chiara e trasparente che quando beveva si vedeva il liquido scenderle lungo il collo bianchissimo…

Si narra che Madama la Bianca abitasse a Pian dël Pin, situato presso una sorgente, in un meraviglioso castello il quale aveva dominio su tutta la vallata. Questa donna bellissima possedeva una carnagione così chiara e trasparente che quando beveva si vedeva il liquido scenderle lungo il collo bianchissimo; ella calava a valle in portantina e risaliva la sera dopo aver trascorso la giornata a controllare i suoi possedimenti. Cfr. E. Sesia con la collaborazione di M. Gaido, I nostri sentieri. Passeggiate, escursioni, grotte sulle montagne di Mezzenile, Mathi, s.d. (però 1993)

Se volessimo individuare la località “Pian dël Pin” su di una carta escursionistica in commercio forse avremmo qualche problema. Nella didascalia dell’immagine qui sotto indico dove la si può rintracciare. Leggi il resto dell’articolo