Una donna bellissima…

20130101-168

…possedeva una carnagione così chiara e trasparente che quando beveva si vedeva il liquido scenderle lungo il collo bianchissimo…

Si narra che Madama la Bianca abitasse a Pian dël Pin, situato presso una sorgente, in un meraviglioso castello il quale aveva dominio su tutta la vallata. Questa donna bellissima possedeva una carnagione così chiara e trasparente che quando beveva si vedeva il liquido scenderle lungo il collo bianchissimo; ella calava a valle in portantina e risaliva la sera dopo aver trascorso la giornata a controllare i suoi possedimenti. Cfr. E. Sesia con la collaborazione di M. Gaido, I nostri sentieri. Passeggiate, escursioni, grotte sulle montagne di Mezzenile, Mathi, s.d. (però 1993)

Se volessimo individuare la località “Pian dël Pin” su di una carta escursionistica in commercio forse avremmo qualche problema. Nella didascalia dell’immagine qui sotto indico dove la si può rintracciare.

Pian dël Pin

Estratto carta n.8 Fraternali editore – Valli di Lanzo (1:25000). Il castello di Madama La Bianca si trova a Sud di “Golet Prin”, dove il rio Catelli incrocia il sentiero 205.

Grazie alla pubblicazione seguente, sono riuscito ad individuare questa località leggendaria. Subito dopo il toponimo c’è la trascrizione fonetica in IPA che non posso riportare in quanto alcuni suoi simboli non sono contemplati da WP:

Atlante Toponomastico del Piemonte Montano – MEZZENILE (pag. 145):

lou Piën doou Pin

ms 900 m B16 (quota media del toponimo; coordinate corrispondenti alla posizione del toponimo sulla mappa)
IGM: Pian del Pin

“Il piano del Pino”, forse ipocoristico di Giuseppe, dal nome di un probabile proprietario del terreno.

Pianoro piuttosto ampio che interrompe il ripido pendio a monte dei Catèl. In origine completamente prativo, è occupato da diversi casolari abitati stabilmente sino agli anni ’30 del Novecento e oggi in parte ristrutturati.

Si racconta che una violenta alluvione abbia scavato il canalone che si trova a valle del pianoro – un tempo molto più esteso – trascinando anche alcuni edifici che, si dice, costituissero un castello abitato da Madama La Bianca, un personaggio leggendario dalla carnagione bianchissima e così trasparente che quando beveva si vedeva il liquido scenderle lungo il collo. Negli anni ’60 del Novecento, in occasione di scavi al Truc ‘d li Viguët e alla Braida, furono rinvenute delle piastrelle in ceramica che si vogliono appunto provenienti dal castello, mentre un muro di ottima fattura, a monte delle case, era forse una delle recinzioni.

L’estratto della carta escursionistica che vedete sopra sopra è in scala 1:25000, ovvero 1 cm sulla mappa corrisponde a 250 metri sul terreno.

Ora proviamo a notare cosa succede se la zona di “Golet Prin” la proviamo ad osservare sulla carta allegata all’Atlante Toponomastico di Mezzenile (Foglio 3) che è in scala 1:5000. In questo caso 1 cm sulla carta corrisponde a 50 metri:

Estratto Foglio 3 - Mezzenile (scala 1:5000)

Estratto del Foglio 3 – Mezzenile (scala 1:5000). Ogni cm della carta corrisponde a 50 metri sul terreno. Notare come i montanari ad ogni angolo del territorio alpino associavano un toponimo (qui siamo in area francoprovenzale)

In alto e in centro possiamo individuare la nostra zona (ovvero lou Piën doou Pin)  dove si trovava il castello di Madama La Bianca, la donna bellissima che sorvegliava i suoi schiavi che estraevano l’oro dei creus al Lussel (come ci racconta Ariela Robetto).

E’ davvero commovente riscontrare che per le genti montanare ogni fazzoletto di terra aveva un significato praticamente vitale per l’esistenza: nella loro mente esisteva una mappa dettagliatissima.

La montagna parlava all’uomo ed ogni angolo di essa era importante – a tal punto da essere connotato da un nome – perché conteneva in sé un valore esistenziale fondamentale (sorgente, pascolo, insediamento, colle, altura, lago, leggenda, mito, fontana, bosco, pilone, cappella, ecc.).

Territorio, sacro, luogo. Come il titolo del libro da cui ho scoperto il significato del toponimo fasullo “Uccello” (post precedente).

Tutti valori necessari per sopravvivere e per poter convivere e dialogare con un ambiente severo.

Per noi esseri umani postmoderni, che significato ha il territorio? Cosa rappresenta un luogo?

E il sacro?

Dove è andato a morire?

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Golet Prin

Le indicazioni che si trovano a Catelli (fraz. di Mezzenile)

Per chi fosse interessato a fare un’escursione per andare alla ricerca del castello di Madama La Bianca su lou Piën doou Pin rimando al post “Nei boschi di Mezzenile” per maggiori dettagli.

Purtroppo non tutti i comuni montani hanno pubblicato il proprio atlante toponomastico e comunque non sono di facile reperibilità.

Quello di Mezzenile l’ho cercato a Torino senza successo (una libreria lo vendeva senza le fondamentali carte allegate).

Ringrazio sentitamente il sig. Sergio Pocchiola (Presidente della Pro Loco di Mezzenile), per l’estrema gentilezza manifestata nel farmi avere una copia completa dell’Atlante Toponomastico: uno di quei tasselli magici che si sono aggiunti nelle ultime settimane e che mi hanno permesso di comprendere con più nitidezza un territorio alpino (come quello rappresentato dalle Valli di Lanzo) cosparso di “tesori”.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

4 Responses to Una donna bellissima…

  1. serpillo1 says:

    E’ commovente leggere la carta dell’Atlante Toponomastico e riscoprire tali luoghi con un nome “famigliare” in francoprovenzale.
    E’ come parlare con un “vecchio” del posto che ti racconta la sua vita e il suo spazio richiamando in patois i luoghi a lui cari.

    • Beppeley says:

      Per me è stato molto illuminante renedermi conto di quanto mondo alpino c’è tutt’intorno ad un’esile traccia escursionistica, sebbene non mi trovassi a quote elevate dove dimorano i sogni degli alpinisti.

      Con ottica cittadina è indubbio che ci sia molta montagna in tutto ciò che fa spettacolo e business (grandi vette, grandi imprese, record, ghiacchiai ad alta quota, sci, snowboard, freeride, ecc…).

      Eppure, se abbiamo voglia di liberare uno sguardo umile verso le terre alte, ci possiamo rendere conto di quanta montagna ci sia anche “solo” a 700 metri di quota…

      Anzi, personalmente ho trovato molto da conquistare proprio partendo da lì, dai pendii plasmati dal lavoro dei montanari.

      Quella montagna è il vero trampolino di lancio per conquiste più alte.

  2. Riccardo says:

    “Chiama le cose con il loro vero nome”, citazione dal film Into the wild.
    Dando un nome a tutte le cose si dà loro più valore, come facevano i montanari, i contadini e soprattutto i poveri di qualsiasi ambiente di epoche passate. Se non lo si fa quella cosa rimane solo una “cosa”.

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