Luoghi persi, tra memoria e futuro

Spaesati“Ritorno al paese che non c’è”, così si intitola l’estratto del libro Spaesati, che ha scritto Antonella Tarpino, e che Einaudi Editore mette online (qui l’estratto).

«Futuro e rovine sembrano termini incongrui. Eppure il racconto dell’Italia caduta ai margini e spaesata (dalle baite alpine del nord-ovest un tempo teatro della guerra partigiana, alle cascine della Bassa ora riabitate da Indiani fino ai borghi irpini, abruzzesi del post terremoto e alla Calabria dei tanti paesi abbandonati) suggerisce un vocabolario inatteso che ci attrezza al futuro impervio dei  nostri giorni: la tenacia del fragile, la speranza nella memoria, il senso (così concreto in montagna) del limite troppo spesso varcato».

Antonella Tarpino è stata invitata da Corrado Augias nella trasmissione “Le Storie” per presentare questo libro dal cui estratto traspare tutta la bravura di questa storica nel farci posare l’anima nei luoghi persi dell’Italia (qui la puntata). E in quei luoghi si riconoscono le montagne dietro casa, quelle dove non nevica firmato, i villaggi che navigano senza tempo nelle vallate non triturate dalla globalizzazione e dall’omologazione.

Un viaggio che parte da Paraloup (ne ho parlato qui e qui) per attraversare l’Italia lungo i luoghi degli spaesamenti. Spaesamenti che, per chi ha occhi attenti e sensibili, possono aiutare a vedere lontano.

Antonella Tarpino, Spaesati. Luoghi dell’Italia in abbandono tra memoria e futuro

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

8 Responses to Luoghi persi, tra memoria e futuro

  1. serpillo1 says:

    Abbandono : spaesamento = mancanza di valori : estraneità?

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  2. popof1955 says:

    Importante segnalazione Beppe, sto gustando la puntata a cui hai messo il collegamento.

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    • Beppeley says:

      Grazie!

      Davvero brava Antonella Tarpino! Io il libro l’ho già ordinato via web. L’estratto l’ho trovato davvero interessante. Grande la capacità della Tarpino di far parlare i luoghi con le loro molteplici valenze, sebbene siano luoghi “persi”.

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      • popof1955 says:

        Sai è qualcosa a cui penso spesso andando in montagna e tanto qui in Lombardia quanto in Piemonte, val d’Ossola e val Formazza in particolare, e ovunque dove il turismo non è marcato, nelle alte valli lontane dalle metropoli, il senso di sradicamento dell’uomo è tangibile, vedi nuove tecnologie legate all’energia ma non a quel prodotto indispensabile che è il cibo e che ha dato da vivere a lungo.

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        • Beppeley says:

          E’ vero. Stavo riflettendo che si fa in fretta a piazzare pale eoliche, centraline idroelettriche, ecc… Dal punto di vista umano non richiede particolare attenzione e cura del territorio.

          Immagino invece che per far nascere un’agricoltura di montagna ci sia bisogno di qualcuno che viva stabilmente nelle vallate, che ami la terra e che sappia proporre prodotti genuini e non omologati.

          Non potrà ovviamente mai essere una produzione da grande industria ma di nicchia sicuramente sì e credo che avrebbe successo perché abbiamo sempre più l’esigenza di prodotti sani e non fatti venire al mondo appestando la terra.

          Petrini ha parlato di questi aspetti legati alla terra proprio nell’ultima puntata di Che tempo che fa.

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  3. ventefioca says:

    Interessante! lo scrivi a noi che presidiamo 400 ettari di territorio sventrato, violato, sfruttato e ora – si spera – in via di guarigione!

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