Lou biancoùn, pietra bianca con funzione protettiva

Mi ha sempre affascinato questa pietra bianca messa sul camino o sul tetto delle malghe ancora prima di scoprire che veniva usata per “scacciare” la malasorte (soprattutto masche…).

Questo articolo è stato tratto da Barmes News n.38 (la rivista del Comune di Balme) ed è stato scritto da Gianni Castagneri.

Sui tetti delle case e delle baite più vecchie o su alcuni di quelli da poco ristrutturati si può notare una pietra candida posta sulla punta sommitale del colmo. Quello che a prima vista potrebbe soltanto sembrare un semplice vezzo estetico in un luogo dove i sassi non mancano, ha invece una funzione molto più antica perlopiù sconosciuta. Nel tentativo di indagare tra i più anziani su quale potesse essere il suo significato, mi fu risposto che lou biancoùn serviva come difesa dai fulmini.

Funzione sicuramente improbabile, talora rimpiazzata nell’immaginario comune da un ruolo più magico e misterioso, quello cioè di scacciare le masche e in generale gli influssi malefici.

Approfondendo, ecco allora affiorare il compito remoto di questo blocco di quarzite, appoggiato sul tetto a guisa di amuleto protettivo nei confronti della casa e di quanti la abitavano, fossero essi umani o animali. Una difesa nei confronti del non conosciuto che affonda probabilmente le sue origini nel mondo pagano, ma che talvolta si accompagna con le espressioni della religione cattolica. Non è raro infatti ritrovare piloni votivi anche antichi sormontati da una pietra bianca, evidentemente alfieri congiunti di un’azione più vigorosa contro le forze del male.

Per stare dalle nostre parti, anche ad Usseglio la tradizione vuole che la pietra biancastra sul camino funzioni come accorgimento per scacciare le masche e i loro malefizi. Nei paesi di cultura walser del Piemonte invece, oltre alla valenza magica contro gli spiriti maligni, e al contempo un segnale per i viandanti, volto ad individuare la comune origine linguistica e culturale. Nelle ben più lontane montagne del Tibet i labce, cumuli di pietre su cui sventolano con funzione di preghiera piccole bandierine colorate, tramandano un rito millenario per accattivarsi la benevolenza dei numi tutelari. I tibetani pietra biancaconsiderano il bianco un segno di rispetto nei confronti degli antenati che veneravano le pietre bianche ed ogni passante non dimentica di aggiungere una pietra al tumulo. In Cina invece, la maggioranza dei Qiāng, uno dei gruppi etnici riconosciuti ufficialmente, aderisce ad una religione politeista chiamata Rujiao, che venera la pietra bianca, effige del dio sole, capace di portare buona fortuna in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Qui le origini della venerazione della pietra bianca si perdono nelle leggende, nelle epoche in cui i Qiang si mossero dal Tibet verso il Sichuan, tempo in cui si tramanda che ponessero pietre bianche sulla sommità di ogni collina e ad ogni incrocio di strade e sentieri perche non volevano dimenticare la strada per poter un giorno far ritorno alle loro terre d’origine.

Pietre bianche sono collocate sugli angoli dei tetti delle case o delle torri, come effigi del sole, ed all’interno di ogni villaggio Qiāng, cosi come sulla sommità di molte colline, e costruita una pagoda squadrata, alta generalmente non più di 2 metri, circondata da un circolo di pietre chiare e con un pinnacolo sormontato da una grande pietra bianca.

Per tornare alle nostre contrade, sarebbe una trasgressione non rimettere al suo posto lou biancoùn quando si ristruttura il tetto. Ma non sarebbe male collocarne uno su ogni copertura, come segno architettonico distintivo di una cultura che pur rinnovandosi sappia trasmettere il riguardo verso le superstizioni e i timori, che oggi sappiamo ingiustificati, di quanti ci hanno preceduto. E anche perche, in fondo, non si sa mai…

Gianni Castagneri

 

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

11 Responses to Lou biancoùn, pietra bianca con funzione protettiva

  1. ItaliaIoCiSono says:

    Molto interessante, avrò un occhio di riguardo per lou biancon quando passerò da quelle parti!

  2. popof1955 says:

    Si li avevo notati sui tetti delle case in montagna, gli avevo attribuito un ruolo di suggello del tetto ad opera finita, interessante la spiegazione di Castagneri, ma sai a cosa ho pensato anche? A un mezzo di difesa fisico, di modo che chiunque entrasse fosse costretto a guardare in alto se il masso bianco fosse ben solidamente posato, così facendo mostra il viso anche se ha un cappello.

    • Beppeley says:

      🙂

      Popof hai una fantasia davvero fervida !

      Paul-Louis Rousset (“Ipotesi sulle radici preindoeuropee dei toponimi alpini” – Ivrea 1991), trattando le fasi del popolamento in Europa, ci porta proprio nelle zone dell’Estremo Oriente di cui ci parla Gianni Castegneri:

      “Un secondo gruppo di popoli…sarebbe arrivato dalle steppe dell’Asia Centrale. Vien chiamato turanico, turco-tartaro, uralo-altaico, o semplicemente altaico, dal nome dei Monti Altai, ai confini tra U.R.S.S., Mongolia e Cina, suo luogo di origine. Questa civilizzazione si estese dalla Siberia al Kazakistan, ma si spinse in maniera sporadica anche in Europa dalla Turchia alla Spagna, attraverso i Balcani, il Medio Danubio, le Alpi, il Massiccio Centrale, i Paesi Baschi. […]”

      Affascinante e seducente pensare che l’usanza de lou biancoùn possa arrivare da così lontano…sia per quanto riguarda lo spazio che il tempo…

    • serpillo1 says:

      Simpatica la tua pensata!

  3. ventefioca says:

    davvero interessante. Qusta estate ne guardavamo una sul colmo di un tetto all’alpe soglia, mentre si faceva ora di cena. E l’amico della val d’aosta mi diceva che anche in alcune vallate da lle sue parti ne aveva trovate (e fatte, visto che si occupava anche di ristrutturazioni)

  4. serpillo1 says:

    Potenza dell’amuleto..

  5. flaco says:

    Grande, il biancun! Bellissimo questo dettaglio della tradizione alpina.
    Un mio amico di Vonzo – cromosomi di antica montagna – ancora oggi se si va in giro e vede un biancun la gita è finita. Se lo carica nello zaino e pesante che sia se lo porta a casa. Ne ha già dappertutto, sul colmo del tetto, sulla staccionata, nel giardino… Col biancun mica si scherza. 🙂

  6. blacksheep77 says:

    non ne ho mai viste, da queste parti. chissà se la tradizione c’è anche in altre valli?
    a proposito di pietre, credo che a molti potrà interessare questo articolo… http://www.dislivelli.eu/blog/la-giada-delle-alpi.html

    • serpillo1 says:

      Grazie per il link interessante, Marzia.
      A dire il vero non lo so ma osservando i tetti in losa delle altre vallate, non sempre c’e’ la quarzite..
      Chissà se a questa domanda ci risponde qualche amico lettore del blog..

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