880 metri alla vetta

virunga

Foto dal sito “www.missioni-africane.org”

Dal WWF una richiesta d’aiuto per fermare il rischio di estinzione dei gorilla di montagna. Di mezzo, tanto per cambiare, c’è il petrolio.

***

880, è questa la stima del numero di gorilla di montagna ancora in vita. Si trovano solo in due zone, a cavallo tra Congo, Uganda e Rwanda: il Parco Nazionale di Bwindi e il Parco Nazionale del Virunga. Aree che sono state dichiarate dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, e che dovrebbero essere protette e tutelate. Invece lo scorso aprile le montagne del Virunga sono state devastate dalla guerra civile.

E così per mesi anche i gorilla si sono trovati tra due fuochi, quelli dei miliziani congolesi e del gruppo di ribelli, che hanno trasformato il parco naturale in un campo di battaglia. Mettendo a rischio la vita dei gorilla e di chi prova tutti i giorni a proteggerli. Oggi, anche grazie all’intervento del WWF, l’emergenza sembra essere lentamente rientrata. Ma le perdite sono state enormi: due ranger sono rimasti uccisi negli scontri, le strade sono state danneggiate, le entrate del parco sono crollate perché visitarlo era diventato troppo pericoloso. Ci resta quindi un territorio ferito, dilaniato e soggetto a sempre nuove minacce.

Già prostrato dalle vicende di guerra, il Parco del Virunga è costretto ad affrontare una nuova, gravissima emergenza. Il Virunga ha infatti la “colpa” di affondare le sue radici in un probabile bacino di oro nero. E così alcune grosse industrie di petrolio hanno già acquistato delle concessioni per l’esplorazione petrolifera. Permessi che ricadono proprio all’interno del parco, per circa l’85% della sua estensione. Il WWF si batte per contrastare l’attività esplorativa ed estrattiva che avrebbero un impatto catastrofico sulle comunità locali, sull’ambiente e sui pochi gorilla di montagna rimasti. (Dal WWF – qui il documento completo in pdf).

Progetto Gorilla: wwf.it/gorilla

Il Parco del Virunga minacciato dal petrolio:
www.missioni-africane.org/986__Il_parco_del_Virunga_minacciato_dal_petrolio
 

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

3 Responses to 880 metri alla vetta

  1. serpillo1 says:

    Neanche l’essere Parco Nazionale ti rende immune dall’avidità dell’homo sapiens.. 😦

    • Beppeley says:

      Da “I nuovi limiti dello sviluppo” (Milano, 2006).

      […] Restando agli animali più grandi, relativamente ben studiati, gli scienziati calcolano che siano a rischio di estinzione il 24% delle 4700 specie di mammiferi esistenti al mondo, più o meno il 30% delle 25.000 specie di pesci, e il 12% delle quasi 10.000 specie d’uccelli (Fonte: Species Survival Commission (SSC), 2000 IUNC Red List of Threatened Species, International Union for the Conservatione of Nature, Gland, Svizzera, 2000; citato in L. Brown, Water Deficits…, cit., p. 69.) Lo stesso vale per 34.000 delle 270.000 specie vegetali conosciute (Fonte: Costance Holden Red Alert for Plants, in “Science” , 280, 17 aprile 1980 p. 385). Si calcola che il ritmo delle estinzioni sia mille volte più rapido di quanto non sarebbe senza l’impatto dell’uomo (Fonte: SSC, 200 IUNC Red List…, cit., p. 1).

      La perdita di specie non è un metodo soddisfacente per misurare la sostenibilità della biosfera, giacché nessuno sa dove siano i limiti. Quante e quali specie possono essere cancellate da un ecosistema prima che l’intero sistemi collassi? Qualcuno ha immaginato un parallelo: siete su un aeroplano e vi mettete a strappar via, uno dopo l’altro, i rivetti che lo tengono assieme. Quanti rivetti si possono togliere prima che l’aeroplano cominici a precipitare? E, si noti, in un aeroplano i rivetti non sono collegati uno all’altro; negli ecosistemi, invece, le specie dipendono l’una dall’altra. Se una specie scompare, altre la seguiranno, in una lunga catena di reazioni.

      • serpillo1 says:

        Pensa a tutti i microorganismi che non riusciamo a vedere ad occhio nudo o al plancton o alle stesse api avvelenate dai pesticidi.. e l’elenco continua…una catastrofe silenziosa..

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