Il clima del Piemonte nel Medioevo

Prendendo spunto dal post “Davvero il Medioevo fu così caldo?” scritto da Beppeley, segnalo che, in base a ciò che ho sentito nella conferenza sulla ricostruzione del clima medioevale nel Piemonte, e in base a quello che ho letto nel numero 65-66 di Nimbus (la rivista della Società Meteorologica Italiana – SMI) relativo all’argomento in questione, il lavoro della SMI suggerisce che il clima del Medioevo sia stato appunto ben più freddo di quello che si è pensato fino ad oggi. È vero che si tratterebbe di un periodo più caldo rispetto a quello successivo ovvero rispetto alla cosiddetta Piccola Età Glaciale ma pare che potrebbe essere stato comunque ben più freddo dell’attuale. Nell’analisi vengono messe in dubbio anche alcune “ricostruzioni del clima caldo medievale” dedotte da un lavoro di Umberto Montérin, celebre naturalista originario di Gressoney, nelle quali il clima più caldo potrebbe essere riferito ad un periodo antecedente al Medioevo come la parte dell’Olocene in cui troviamo l’Optimum caldo olocenico dove la temperatura più alta del pianeta dovrebbe, per quello che ne so io, essere imputabile a fenomeni astronomici. In effetti il box a pagina 8 della rivista Nimbus indica che le frasi di Montérin potrebbero essere state fraintese. Così viene riportato nel testo:

Egli (Montérin) ad esempio segnalò il ritrovamento di grossi ceppi di pino cembro del diametro di oltre 50 cm nella piana dell’Alpe Bett a 2200 m e all’Alpe Gabiet a 2350 m così come di un tronco di abete dell’età di 270 anni inglobato nella morena di fondo ai margini della fronte del Ghiacciaio Grande di Verra, 2250 m (Val d’Ayas), tutte località che oggi si trovano al di sopra del limite naturale del bosco. Montérin osservò giustamente che: “se un pino cembro ha potuto allignare ad un’altitudine così elevata, bisogna ammettere che il clima sia stato sensibilmente più mite nei secoli che precedettero i grandi sviluppi glaciali del XVI secolo e della prima metà del XIX ….. l’antico limite del bosco rado doveva essere non meno di 200 (300) metri più elevato di quello attuale…. Mi sembra fuor di luogo il mettere in dubbio la reale esistenza di un periodo a clima più mite nei secoli che precedettero il grande sviluppo delle masse glaciali iniziatosi verso la metà del XVI secolo”, senza tuttavia precisare il periodo, non essendo d’altra parte ancora disponibile all’epoca (di Montérin) la datazione con il metodo del carbonio14; più verosimilmente, infatti, tali tronchi potrebbero risalire all’Optimum Termico Olocenico, ovvero circa 4 millenni prima della “Medieval Climate Anomaly” così come attestato per altre località delle Alpi come il ghiacciaio Pasterze, in Austria (Nicolussi & Patzelt, 2000), o il Vadret da Tschierva in Engadina, Svizzera (Joerin et al., 2008)….

Sembra pertanto che il clima medievale potrebbe essere stato diverso rispetto a quello che abbiamo pensato fino ad oggi e sarebbe interessante pertanto poter avere maggiori informazioni di stampo climatologico del passato per le zone alpine. Occorre precisare che la ricostruzione del clima medievale è stata effettuata attraverso la consultazione di materiale archivistico che ha permesso, dopo una debita scrematura e selezione dei testi più attendibili, di ipotizzare il clima del passato. Pur non essendo un’analisi di tipo “numerico” l’attendibilità delle fonti prese in considerazione sono senz’altro elevate ed hanno permesso di interpretare correttamente le vicende climatiche passate.

Pur non essendo un climatologo ma semplicemente un appassionato della materia, ritengo che sia davvero interessante poter ricostruire con esattezza il clima del passato dal momento che il clima ha da sempre influenzato le attività umane soprattutto in contesti ambientali ostili come le nostre montagne dove la vita agreste non è mai stata semplice. Sarebbe interessante saperne ancora di più…

Info martellot
Appassionato di montagna, di fauna e di ambiente. Un frequentatore della montagna "di un tempo"

2 Responses to Il clima del Piemonte nel Medioevo

  1. Beppeley says:

    Sono molto grato sia al Prof. Uberto Crescenti (https://camoscibianchi.wordpress.com/2013/03/25/davvero-il-medioevo-fu-cosi-caldo/#comment-4301) e sia a martellot per averci donato la possibilità di approfondire un tema così intrigante.

    Ho fatto qualche breve e semplice ricerca su internet e in merito a Umberto Montérin ho trovato due link interessanti:

    http://www.treccani.it/enciclopedia/umberto-monterin/

    http://www.glaciologia.it/il-comitato/figure-eminenti-della-glaciologia-italiana/ (qui in particolare si può scaricare un pdf su Montérin, (tra l’altro alpinistia provetto), con tanto di foto in b/n che lo ritrare suI torrione della Capanna-Osservatorio Regina Margherita a ben 4560 m di quota).

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  2. serpillo1 says:

    Anche io ero presente alla conferenza ma non sono stata lesta come Martellot a leggere il numero di Nimbus che ne parla..

    Ho pero’ sfogliato il link lasciato da Beppeley sul prof. Montérin ed ho appreso che, oltre ad essere un alpinista-glaciologo eccellente, ha dedicato allo spopolamento montano un profondo studio.

    Riporto un estratto del documento che si trova a pag.8:

    “Le condizioni geologiche, il regime delle piogge, le varie colture agricole, le abitazioni permanenti e temporanee, il patrimonio zoo-tecnico sono accuratamente esaminati, prendendo come regione tipica la valle di Challant. Ne risulta un largo quadro nel quale il fenomeno dello spopolamento trova la sua origine e la sua spiegazione. Spiegazione fondamentalmente semplice, che è questa: il montanaro se ne va perche non ha più condizioni possibili di vita”.

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