Spaccapietre

giovane donna con il garbin
Provenienza foto: “Lou Bouletìn ëd Sérëss” – Marzo 2013

Presento un’altra testimonianza scritta dalla cara amica Lia, montanara della Val d’Ala, che mi ha gentilmente concesso di pubblicarla qui.

Buona lettura!

Il tempo scorre veloce anche se qualche volta sembra non passi mai: è la nostra vita che rallenta ed è il ciclo naturale di noi tutti. Invecchiando le cose si osservano più intensamente e in modo diverso: si ripensa al passato e a coloro che ci hanno preceduti.

Quando percorro la strada provinciale che da Ceres sale ad Ala di Stura mi soffermo a guardare tutto il paesaggio: la strada asfaltata, bella, comoda, la natura tutto attorno selvaggia, i pendii coperti da ogni sorta di alberi, i rovi, le rocce enormi e le estese pietraie.

Nel 1920 questa strada era poco di più di un largo sentiero sterrato, percorso da calessi trainati da cavalli o da muli e da qualche rarissima vettura. La signora Solero Claudina di Bracchiello mi raccontava spesso di quegli anni. Noi ragazzi, diceva, finita la scuola e durante le vacanze eravamo mandati a fare la ghiaia per ricoprire la strada. Muniti di un sacco di iuta pieno di foglie secche per poterci inginocchiare sopra, spaccavamo tutto il giorno pietre che gli operai staccavano dalla montagna con le mine.

Muniti di un grosso martello di ferro battevamo fino a ridurre questi sassi in ghiaia grossolana, sotto il sole, con il caldo, con il freddo, ore e ore, ricevendo in cambio una misera paga.

Allora le strade erano gestite dai Comuni, addirittura dalle singole frazioni. Quando le nevicate erano abbondanti si invitavano i frazionisti a spalare suonando le campane; se cadeva una frana, era la popolazione locale a prestare la mano d’opera gratuitamente per il ripristino della viabilità.

Bisogna anche tener conto della morfologia del territorio locale: l’erosione delle acque piovane, della neve e del gelo, i pendii franosi, gli scavi nella roccia rendevano necessarie opere di sostegno e di consolidamento come muri e canali di scolo.

In tutti questi lavori anche le donne davano manforte sopportando grandi fatiche! Portavano sulle spalle pietre, sabbia e qualsiasi altro materiale. Quanti quintali avranno portato nel garbin quelle giovani donne?

Chi vive nel presente non può immaginare quanto grande era il lavoro e la fatica delle donne e dei giovani nei tempi passati! Tempi di povertà per famiglie numerose che vivevano coltivando la terra.

Erano però tempi in cui esistevano valori, rispetto delle persone e onestà di comportamento. La parola data, la stretta di mano, erano sacre e bastavano per concludere qualsiasi contratto, senza tante scartoffie e tanta burocrazia.

Lia Poma

6 pensieri su “Spaccapietre

    1. Beppeley

      Proprio lo scorso sabato notavo con grande ammirazione e stupore, mentre ero in escursione dalle parti di Pugnetto, come i montanari siano stati capaci di “incollare” la montagna proprio grazie ai quei terrazzamenti di cui sono cosparsi i versanti delle vallate alpine.

      È lecito immaginare che senza quelle opere straordinarie la montagna ci crollerebbe letteralmente addosso?

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  1. paologiac

    In questo caso, personalmente, non sono d’accordo con ventefioca: riesco ad immaginarla eccome la fatica, ed anche la perizia necessaria per fare certe opere; ogni volta che vedo i muretti a secco che sostengono le mulattiere, le baite, i terrazzamenti che crollano, mi si stringe il cuore a pensare alla fatica che sono costati ,mentre noi li lasciamo crollare come fossero opere inutili. Pensandoci mi rendo anche conto che non avrei la minima idea di come realizzare queste opere.

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    1. Secondo me -ma potrei sbagliare – paologiac ed il sottoscritto diciamo la stessa cosa… ovvero che in questa epoca di potenti mezzi ipertecnologici avremo dei seri problemi a fare stare una sull’altra quattro(cento) pietre per fare due metri di terrazzamento. Al di là dell’impegno muscolare, occorrono conoscenze e malizie che non ci sono più. Per questo siamo nani, che crediamo di vedere più lontano, ma soltanto perché viviamo di rendita sulle fatiche da giganti delle precedenti generazioni. Non è quello che dicevi anche tu, paolo? se mi sono sbagliato a interpretarti, è la volta che ci incontriamo per una bella passeggiata e due chiacchiere (ovvero non molestiamo il blog con i nostri appunti personali!!)

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      1. paologiac

        non hai sbagliato, è proprio quello che intendevo. La mia risposta non era una critica a quello che hai detto, ribadivo solo al tuo “non immaginiamo….” che invece lo si immagina benissimo e questo fa soffrire dentro.

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