A piedi nel bosco

20130413-487Seppur sballottati tra repentine impennate delle temperature, a cui segue un altrettanto impetuoso inabissamento delle medesime, la primavera sta sbocciando ed uno dei primi segnali che avvertiamo in montagna, il più evidente, è quello rappresentato dall’esplosione del prepotente e vivace verde delle foreste che ricoprono i versanti vallivi. Se poi vogliamo seguire qualche traccia di sentiero, ce ne potremo accorgere anche ammirando le magnifiche fioriture. E qui potete trovare qualche post recente, prodotto da anime sensibili, che vi mostrerà degli esempi molto belli.

Di boschi avrei voluto parlarne lo scorso autunno, dopo una straordinaria escursione in Val Grande di Lanzo suggerita dall’amico paologiac. Ma la neve arrivò in fretta e non mi sembrò più consono raccontarvi di boschi autunnali, visto che le foto li ritraevano proprio con quella livrea.

L’idea di questo post mi è venuta soprattutto leggendo un libro molto interessante Camminare nei boschi di Lorenza Russo, uscito nel 2012 ed edito da Hoepli.

Un libro questo che ha saputo subito catturare la mia attenzione e che senza indugi è riuscito ad assorbire la mia anima, proprio come riesce a fare una selva di montagna.

Certo, il bosco sa mostrare tutto il suo splendore e la sua infinita magia durante l’estate indiana. Chi ha già fatto escursioni in montagna in questo periodo sa benissimo di cosa parlo.

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I boschi sono terapeutici e sanno sedurci con profonda maestria permettendoci così di sfogare le tensioni e i pensieri accartocciati nella mente. Loro, sentinelle del cielo, sono lì ad attenderci perché oltremodo consapevoli, al limite dell’impertinenza, che basterà una leggera onda di vento a pettinare le loro chiome per catturarci con un abbraccio eterno.

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I raggi della nostra Stella, che vengono filtrati dai rami, magari esaltati dal verde intenso primaverile, magari impreziositi dall’oro delle foglie morenti, producono giochi di luce inebrianti ed incantevoli. Se poi la carezza di una leggera brezza inviterà le foglie a precipitare verso la terra che ha dato loro la vita, allora ci accorgeremo che tale poesia della natura saprà fermare il tempo frenetico della nostra quotidianità, lo cristallizzerà proiettandoci verso l’infinito pulsare dell’universo.

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Basta questo per invitarvi a dissolvervi tra le ombre dorate di un bosco?

Penetrare in un foresta di montagna è un po’ come viaggiare nella nostra intimità. Tutto sembra convergere verso noi stessi mentre i nostri passi ritmati ci conducono all’ascolto delle voci e della vita misteriosa racchiusa nella selva.

Se poi sotto i nostri piedi si percepirà lo scricchiolio del tappeto di foglie, che cede sotto il nostro peso, mentre mille rami osservano il nostro cammino, allora sarà come introdursi ad un rito di iniziazione.

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Non mi stupisco che una grande civiltà come quelle dei Celti rintracciasse il Sacro nei boschi.

E nemmeno mi stupisco nell’apprendere che il monaco Bernardo di Chiaravalle, divenuto poi Santo, sosteneva che:

Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà…Ho conosciuto più Dio tra faggi e abeti che non nella mia cella” (Epistola 106 n. 2 ).

Chi entra in un bosco inizia un viaggio alla scoperta di un mondo sconosciuto, velato per tradizione, ma anche per la sua propria essenza, da un’aura di impenetrabilità. Il bosco è la dimensione più intima 20130413-496della montagna, la più privata. È una realtà separata che richiede pazienza, perché se in uno spazio aperto, in un pascolo o in una conca ghiaiosa basta un colpo d’occhio per comprendere subito il territorio, il bosco ha bisogno di più tempo per essere visitato e conosciuto. La vista si deve abituare alla penombra, alla luce filtrata e lo sguardo deve imparare a insinuarsi nelle geometrie dei tronchi, cogliendo i diversi piani prospettici.

Il verde è un colore che fa riposare gli occhi, il terreno morbido e ricoperto di muschio attutisce l’impatto dei passi, le essenze balsamiche rilassano mucose e spirito. Camminare in un bosco è bellissimo.

Nel camminatore solitario i sensi si affinano, fino a cogliere le voci del bosco. Durante le sue escursioni boschive Dino Buzzati amava sostare in una radura, ad ascoltarne il silenzio: perché quella che sembra assenza di rumori si rivela pienezza, scomponendosi in una teoria di suoni; lo schiocco di un ramo spezzato, il richiamo acuto dello scoiattolo, il fruscio delle fronde o il tamburellare di un picchio rosso maggiore. Il sentore del legno si distingue dalle fragranze di resina e dall’odore caldo della terra smossa.

20120715-497Ma a chi passeggia si accompagna anche qualcosa di singolare e fantastico: la solitudine è la dimensione adatta a percepire il mistero delle selve, che è quanto resta della sacralità che a esse attribuivano gli antichi. “Con il popolo degli alberi – scriveva Rigoni Stern nella prefazione ad Arboreto salvatico – i nostri antenati avevano un rapporto più diretto, ma anche più conoscitivo, in forza di religione e per sensibilità. Quando gli uomini vivevano dentro la natura gli alberi erano un tramite di comunicazione della terra con il cielo e del cielo con la terra.” Nel bosco classico dimoravano le divinità della natura, come in un tempio.

In seguito, nei secoli lunghi del Medio Evo, quelle evanescenti figure si sarebbero dissolte lasciando posto alla materializzazione e il bosco sarebbe divenuto l’altra faccia della realtà umana, l’incontro con le ombre dell’inconscio e con il pensiero selvaggio. Quante fiabe raccontano la paura nell’attraversamento della selva e il momento sospeso dello smarrimento? Cappuccetto Rosso e Hansel e Gretel sono solo le più note.Camminare nei bosci (Lorenza Russo)

Avvolti nelle macchie e in tempo remoto, lontani dalla vita, nei primi secoli dopo il Mille i monaci fecero invece di quella solitudine un nutrimento per lo spirito.

Nella letteratura e nel cinema i boschi sono stati, prima che meravigliosi scenari naturali, i fondali di vicende dure, cupe, intime e a volte di storie che invadono un’altra dimensione. Alla fine del volume sono state inserite una bibliografia e una filmografia ragionata.

Oggi, il bosco è uno degli elementi essenziali all’equilibrio del pianeta e come tale è oggetto di cura e protezione. Questo manuale è un invito alla conoscenza di un ambiente naturale di indubbia suggestione, che è stato innanzitutto luogo storico in cui l’uomo ha stabilito il primo contatto con la natura incolta.

Lorenza Russo

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Per concludere questo post, vi suggerisco un’affascinante escursione nei boschi che ammantano il versante all’inverso della Val Grande di Lanzo.

Bussoni (880 m) – Missirola (1452 m) – Urtirè (1407 m) – Inverso (820 m) – Bussoni

Località di partenza: Bussoni (880 m – fraz. di Chialamberto)

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Salendo verso Missirola sul sentiero 304 da Bussoni

Dislivello in salita: 700 m circa

Difficoltà: E

Tempo di salita: 2h (tempo totale di percorrenza dell’intero anello: 4h e 30 min.)

Cartografia: Valli di Lanzo carta n. 8, scala 1:25000 edita dalla FRATERNALI editore

Segnavia: 304 – 302 – 303 con bolli bianco-rossi.

Altre informazioni le potete trovare sul sito del Cai di Lanzo: qui il link.

***

Grazie pologiac per avermi indicato questa via. E ancora grazie caro amico mio per il tempo libero che hai speso, insieme agli amici del Cai di Lanzo, affinché un sentiero non muoia.

E con esso i sogni di chi ama le montagne.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

7 Responses to A piedi nel bosco

  1. Anonimo says:

    Il post è intrigante, ed il libro appetitoso, per non parlare poi dell’itinerario proposto, che è stata una scoperta del novembre 2012 (almeno per me). Sarebbe bello un itinerario/excursus/approccio tra le diverse tipologie di bosco gestito, foresta primigenia, bosco “di ritorno” 😉

  2. serpillo1 says:

    Benessere naturale a disposizione di tutti. Provare per credere. Gli alberi ci parlano e sono un tramite con la parte più intima di noi.

    • Beppeley says:

      Secondo alcuni studi recenti e all’avanguardia, le essenze emanate dagli alberi sarebbero salutri…ma forse non c’era bisogno di studiarli…

  3. martellot says:

    Bel post!! Anche per me il bosco è un ambiente davvero speciale. E’ sempre affascinante passeggiare in un bosco con una certa lentezza in modo da percepire i rumori degli animali e assaporare tutti i profumi che ha da offrire!

    • Beppeley says:

      Grazie…

      Forse è soprattutto l’ “Uomo selvatico” che intravediamo immersi in un bosco…

      Forse gli alberi con la loro magia riescono a farci da “specchio” facendo emergere lati di noi molto ancestrali…

      Interessante poi accorgerci che quei lati ci fanno stare bene…

  4. riccardolc says:

    “I boschi sono terapeutici”…verissimo!

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