Un pensiero per Marco

Cresta di Mezzenile“[…] c’è un nuovo aspetto che ora mi appassiona: è la ricerca e la scoperta di una cultura dimenticata, di usi e costumi oramai scomparsi: mi piace conoscere la realtà alpina intesa come contesto ambientale ed umano; ecco perché amo parlare con i vecchi saggi che raccontano vite di stenti ma di profondo amore per la loro terra, ecco perché amo ascoltare i loro racconti, le loro leggende […] quello che vorrei è far conoscere tutto questo a persone che oramai si interessano sempre meno delle loro radici, che hanno dimenticato la loro storia e che rinnegano il loro passato […]”

Quest’anno la Sezione CAI U.G.E.T. di Ciriè compie ben 90 anni di vita. In occasione di tale anniversario viene organizzata per giovedì 2 maggio alle ore 21 una serata in ricordo di Marco Fassero, alpinista provetto che ha perso la vita nel 1989 rientrando dalla Cresta di Mezzenile.

Qui si può scaricare la locandina della serata.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

5 Responses to Un pensiero per Marco

  1. Rebecca says:

    Mai dobbiamo dimenticare le persone… poi alla fine vivano nei nostri ricordi e nel cuore… un sereno 1° maggio anche a voi… Pif

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  2. ariela robetto says:

    Debbo tanto a Marco Fassero. A tutto quanto scriveva e ritraeva quando ancora correva verso l’alto.Leggere e rileggere i suoi appunti sulle nostre valli mi commuove ancora sempre perché le sue sono parole semplici, vere; non ha composto belle frasi ad effetto, ha trascritto di getto le emozioni che aveva nell’animo con la schiettezza caratterizzante la gente amante della montagna. Tutte quelle persone che l’amano di un amore disinteressato, che percorrono poveri sentieri anonimi e salgono le vette con scalate che non danno accesso alla fama. La montagna esige silenzio ed umiltà. Le grandi escursioni super organizzate, super sponsorizzate, extra ricompensate non sono per gli amanti della montagna. Sono per business-mans, indubbiamente abili e prestigiosi scalatori, ma soprattutto abili managers di se stessi. La montagna usata per lo sponsor è la montagna tradita. Marco questo l’aveva compreso.
    Ricordandolo, penso a quanto sconsideratamente noi riteniamo giusta una morte avvenuta a 90 anni ed ingiusta la morte di un uomo di 28 anni. La morte, in sé, non è né equa, né iniqua, è insita nella vita. Può essere crudele a 90 anni allorquando porti con sé una vita non vissuta, lunghi anni sprecati ed inutili. Può essere dolce e soave se a Samarcanda essa incontra un cavaliere che ha capito, che ha saputo “provare sensazioni magiche sulla Bellavarda”, che ha compreso come “quello che vivo e che provo è solo mio” e che “l’uomo nasce per realizzare una dimensione personale vivendo quelle esperienze personali che sceglie di vivere”.
    La morte acquista senso e grandezza di fronte ad una vita significante, feconda, inserita nell’armonia dell’universo, al cui principio onnicomprensivo diventa naturale il ritorno.
    Grazie Marco, sui tuoi passi ho scoperto luoghi nascosti e meravigliosi. Ora tu cammini nuvole lontane, ma sei ancora fra noi che ti dobbiamo l’incontro più vero con le nostre montagne e ti vogliamo bene.

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  3. Beppeley says:

    Grazie Ariela per averlo ricordato così.

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