Ciriè – Lanzo

Ceres - StazioneIn Italia tutti i cultori della storia di treni e delle ferrovie sanno dov’è Ceres. Non perché conoscano a memoria gli orari ferroviari ma perché è il capolinea di una piccola grande ferrovia. Una linea romantica per il bel paesaggio attraversato. Interessante per le tecniche innovative che l’hanno contraddistinta negli anni. Tratto di molte corse speciali del Museo Ferroviario Piemontese. E per molti anni museo vivente essa stessa, dal momento che nel 1982 era ancora esattamente come quando era stata elettrificata, nel 1920.  Massimo Condolo

Chi meglio dell’autore del libro “Torino-Ceres – 140 anni di storia” può introdurre la Cirié-Lanzo? (così affettuosamente chiamata da noi torinesi la ferrovia Torino-Ceres).

La Ferrovia Torino-Ceres è stata costruita poco per volta partendo da Torino il 18 Aprile 1868: in tale data viene inaugurato il primo tratto di ferrovia tra la Stazione di Torino Porta Milano e Venaria Reale.

I treni mi sono sempre piaciuti e da bambina con i nonni (chissà perché i nonni portano i nipotini ad osservarli) rimanevo incantata immaginando lunghi e misteriosi viaggi in compagnia di amici immaginari..

Le Stazioni di questa ferrovia, in particolare la tratta montana che va da Lanzo a Ceres, sono state costruite tra il 1913 ed il 1918 in tipico stile svizzero. Il progettista, l’Ing. Alberto Scotti, ha preso spunto dalle stazioni della Toggenburgbahn. La pianta è rettangolare, le sale d’attesa di prima e seconda classe, c’è l’alloggio per il custode al primo e secondo piano e il tetto è a quattro spioventi.

Poche settimane fa ho notato che la stazione di Losa era impacchettata da impalcature che partivano da terra e raggiungevano il tetto. Ho appreso dal quotidiano La Stampa -14/4/2013- che sono iniziati i lavori di bonifica delle coperture in fibrocemento/amianto.

Questo trenino potrebbe essere considerato un mezzo importante per una vacanza ecocompatibile: peccato che poi, una volta raggiunto il Comune di Ceres, i collegamenti con le vallate (per raggiungere qualsiasi luogo senza l’auto propria) non sono assolutemente favorevoli.

Così diventa problematico spostarsi risparmiando qualche chilogrammo di CO2.

Consiglio un’escursione utilizzando questo mezzo di locomozione: arrivare a Ceres in treno e poi raggiungere a piedi il Santuario di Santa Cristina.

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

22 Responses to Ciriè – Lanzo

  1. ventefioca says:

    Tutto bello. Peccato che la domenica quasi tutti i treni siano sostituiti da bus e le corse siano state diradate (ce n’è una ogni due ore nel pomeriggio). Infatti domenica 28 aprile volevo salire con caterina a visitare l’expo delle valli, ma una rapida occhiata agli orari ed alle modalità di trasporto ci ha fatto propendere per l’uso dell’auto privata. Sempre per razionalizzare i costi si parla di fermare la ferrovia e passare alle corse automobilistiche. Così ci perdiamo un’altra perla (tra l’altro mi sembra che il ponte in cemento armato a ceres sia una delle prime opere di tale portata realizzate in Italia). Da seguire anche l’interessante questione sulla Cuneo Ventimiglia, altra tratta alpina in odore di smobilitazione. Occorre risparmiare e fare sacrifici, se no i soldi per la TAV dove li troviamo?
    P.S.: ho buttato nella mischia un po’ di informazioni senza mettere link a documenti, articoli e citazioni. Mi perdonate?
    Gp

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    • serpillo1 says:

      Perdonato GP.. ci mancherebbe 🙂 ma ciò che scrivi è purtroppo tutto vero! Progresso=regresso?

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    • Beppeley says:

      …sai Gp, personalmente ritengo che il TAV non significa fare un’opera importante e necessaria bensi solo attivare un po’ di economia… cemento, scavi, ecc…

      Lo sanno anche gli stupidi che per fare PIL bastano due cose: un po’ di denaro e qualche buca da scavare. Prendi i soldi, dalli alle imprese (che poi dovranno anche assumere i lavortori) ed ecco che ti faccio girare l’economia… E come non inchinarsi a tanta genialità economica quando succede, come per magia, che i in tal modo i disoccupati diminuiscono?

      Se qualcuno poi si chiede come si fanno però a trovare i soldi per fare buche, allora la risposta è sotto gli occhi di tutti: debito. Pubblico, soprattutto pubblico. Ci penseranno poi i nostri nipoti a ripagarlo.

      In Italia non è importante che un qualcosa (magari di pubblico ovvero di tutti noi) funzioni e sia utile: dalle nostre parti basta tirare a campare in qualche modo. Un pezza di qui, poi una di là… E il proverbiale tutto italico “saper tirare avanti”.

      Questo discorso vale anche per la Torino – Ceres. Doveva tornare in funzione in qualche modo… ci sono voluti quanti anni? E come mai?

      Adesso si parla di chiuderla perché mancono i soldi.

      Una barzelletta.

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      • ventefioca says:

        Una barzelletta che ci affossa sempre di più. Si smantella quello che c’è per iniziare a fare quello che non c’è e che non si sa se servirà o meno. sulla tav penso che la pensiamo nello stesso modo…

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  2. Rebecca says:

    leggendo questo post… mi viene un pò di nostalgia da cose del passato..

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    • serpillo1 says:

      Mondo perduto? 😉

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      • Rebecca says:

        Sai nella mia città di nascita a Linz in Austria abbiamo una piccola montagna di nome Pöstlingberg.. e li andava su una volta una antica tram quasi un treno che si chiamava Pöstlingbergbahn in estate era aperto banchine antiche in legno.. (direi romantico) ma ora anche il Pöstlingbergbahn e stato modernizzato (in parole semplice aggiornato ai nostri giorni) infatti e come un mondo perduto.. e poi li al Pöstlingberg c’è un’altra tram trenino sotto terra che si chiama Grottenbahn .. ternino della grotta forse dovrei scrivere un post al riguardo.. ho paura che nel nostro mondo aggiornato vanno perdute le cose belle di una volta.. scusa se mi sono prolungata.. ti abbraccio Pif

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  3. riccardolc says:

    (Ritorno dopo molto tempo sul blog, perdonate l’assenza)
    Purtroppo c’è un’altissima probabilità che la GTT chiuda la Torino-Ceres dal 1 luglio 2013.
    Incrociamo le dita perché non succeda.

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  4. agh says:

    Qui in Trentino si vagheggia di nuovi treni per collegare le valli col capoluogo. Ma io tremo all’idea. Non solo per i costi spaventosi che ricadrebbero sui contribuenti di varie generazioni, ma anche per l’ulteriore consumo di territorio, per la terrificante infrastrutturazione necessaria. Perché non faranno certo come per le piccole ferrovie alpine di una volta. Sarebbe un trionfo di tunnel, viadotti, megastazioni con rotatorie, svincoli, parcheggi, insomma un diluvio di cemento di cui nessuno francamente sente il bisogno. La gente, se non costretta a forza, non tornerà al treno. Perché é un mezzo antistorico, nato quando non esisteva il trasporto di massa privato. Ha ancora senso sulle lunghe e medie distanze, ma non nelle nostre piccole valli alpine dove lo spazio fisico è stato quasi interamente consumato. Tutti sappiamo quanto sia difficile e scomodo spostarsi coi mezzi pubblici nelle valli, figuriamoci se dovessimo usare il treno. Senza contare che, economicamente, le piccole ferrovie non stanno in piedi, come è dimostrato dalle chiusure continue dei cosiddetti “rami secchi”. Sopravvivono, tra mille difficoltà, solo alcune realizzate nel secolo scorso, e perciò diventate attrazione turistica (Svizzera), che sono state ampiamente ammortizzate. Qui nella mia regione ad esempio i trenini del Renon e Venosta in Alto Adige, che però possono contare sulle ricche risorse dell’Autonomia. In Trentino sopravvive, per la medesima ragione, la ferrovia Trento-Malé, usato soprattutto da pendolari e studenti. L’altro “ramo secco”, la ferrovia della Valsugana, sta per essere ceduto dalle FS alla Provincia di Trento per garantirne la sopravvivenza. Anche i nuovi treni sono insomma, col pretesto dell’ecologia (come se il treno andasse ad aria compressa), altre opere pubbliche per far girare l’economia soprattutto dei soliti noti. Con una spesa infinitamente inferiore si può migliorare la viabilità esistente (davvero qualcuno pensa che non ci siano abbastanza strade?), convertire il parco circolante di auto a benzina al meno inquinante e più economico metano. Ma anche qui sull’onda del delirio dello “sviluppo” a tutti i costi, nessuno pensa a conservare l’esistente ma solo a costruire ancora, consumando altro preziosissimo territorio.

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    • serpillo1 says:

      Essere pendolari e’ una scelta quotidiana difficile.. in Piemonte la situazione del trasporto pubblico locale è uno degli argomenti “caldi”.. sono previsti, di nuovo, riorganizzazioni e tagli a diverse linee ferroviarie e su strada.
      Io uso quotidianamente tram e bici in città per spostarmi e non è così semplice.. avrei da raccontare, spesso e volentieri, aneddoti..
      Forse è la malattia del nostro periodo costruire e consumare territorio con poca lungimiranza per noi e le future generazioni.

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  5. agh says:

    @serpillo1, io credo che raramente essere pendolari sia una scelta ma un obbligo. Quanti sono “contenti” di dover sprecare una o due ore ogni giorno solo per spostarsi? Quando potrebbero dedicare questo tempo ai propri interessi, stare con gli amici o la famiglia… Vivere meno stressati insomma. Ma la politica sorda e cieca ragiona come 50 anni fa, ragiona su un centro a cui collegare le periferie. Il risultato è di pendolarizzare tutti… Quando oggi con la tecnologia una buona parte dei lavori potrebbe essere fatta a distanza. Bisogna cominciare a sviluppare e creare opportunità nelle periferie, non ha senso continuare a sviluppare il centro, obbligare a spostarsi ogni giorno milioni di persone che vanno avanti e indietro. Consumando tempo, inquinando e sprecando risorse energetiche.

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  6. Beppeley says:

    Parlando di ferrovia e TAV, ecco l’ultimo articolo di Fabio Balocco: Tav/Tac: quel Corridoio 5 che non esiste e che non esisterà mai – Fabio Balocco – Il Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/07/tavtac-quel-corridoio-5-che-non-esiste-e-che-non-esistera-mai/585761

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  7. agh says:

    ma io devo ancora capire quali sarebbero queste merci che devono viaggiare ad alta velocità e perché

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    • ventefioca says:

      Bella domanda.
      Considerato inoltre che:
      a) la produzione manufatturiera in Italia cala sempre di più, pertanto non è che si possa esportare gran che (no way out)
      b) la popolazione italiana invecchia ed impoverisce, pertanto non rappresenterà un mercato appetibile per chissà quante merci (no way in)
      … e allora a che serve tutta questa ammuina?

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  8. agh says:

    ma appunto, si straparla di “merci”, ma nessuno dice quali. Sarebbe interessante saperlo. Leggo poi di stime di 40.000 persone sulla tratta torino-lione. Non sono un esperto di traffico ferroviario ma mi sento comunque di poter dire: maddeché! Insomma temo che sotto a questi megaprogetti avvolti da una poderosa propaganda, sotto sotto ci sia ben poco di realmente motivato (se non la solita ragione che è quella di far girare l’economia di qualcuno)

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  9. rok64 says:

    Cirièlans…. che bei ricordi, quando da bambino andavo alla stazione di S. Maurizio a vedere lo spettacolo dei treni che passavano! Una porta ogni cabina, panche di legno!

    Cirielans, fa parte della storia delle Valli di Lanzo, forse, oltre al puro fatto del mezzo di trasporto!

    Bei ricordi di bambino…..GRAZIE del memo.

    Rok 64

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