Fiou at San Giàn

La peonia selvatica non ho avuto ancora la fortuna di vederla perchè non sarei riuscita a dimenticare i suoi grandi fiori rossi ma ricordo molto bene quella viola porpora in giardino da mia mamma che a maggio ce ne regalava di splendidi.

Riporto uno scritto di Ariela Robetto che parla  di questa pianta e del perchè, a Balme, viene chiamata fiore di San Giovanni.

Paeonia_peregrina da wikispeciesGli storici Giovanni e Pasquale Milone, nel loro studio relativo alle Valli di Lanzo del 1911, scrivevano: «Una cinquantina d’anni fa in Balme usavasi ancora il giorno di S. Giovanni Battista ornare esternamente la cappella della Visitazione con fronde e fiori, in particolare con peonie selvatiche, che diconsi ivi fiori di S. Giovanni, nonché inalzare presso la stessa cappella una specie di albero della cuccagna, adorno di fiori e di nastri».

La ricorrenza del Battista doveva essere particolarmente sentita in paese sin dai tempi della sua costituzione, portando il nome del santo colui il quale può essere considerato il capostipite dei balmesi, Gioanni (Jouan) Castagnero Ljintch.

La cappella della Visitazione della Beata Vergine, o di Sant’Urbano, venne costruita nel 1608; nel 1674, come riferisce la Visita Pastorale dell’Arcivescovo monsignor Michele Beggiamo, era chiusa davanti con cancelli, presentava un’icona dipinta sul muro ed apparteneva alla comunità. Era situata al Gouièt, presso una minuscola piazza dalla quale si potevano ammirare gli affreschi del Rouciàss; ancora rilevata dalla Mappa catastale Rabbini nel 1898, fu demolita nel 1909 per consentire la costruzione della strada rotabile diretta al Piano della Mussa e ricostruita nell’attuale collocazione. Dalle planimetrie appare una costruzione di ridotte dimensioni, dalla pianta rettangolare con un accentuato portico antistante; probabilmente svolgeva la funzione di cappella del “castello”. La Madonna della Visitazione nelle Valli di Lanzo è ancora venerata quale Madonna del vento, Madòna dou vänt, a Mecca, frazione di Monastero di Lanzo, Oviglia, frazione di Lanzo e Candiela, frazione di Chialamberto. Tale è anche la prerogativa di Sant’Urbano, invocato in Balme come protettore contro il vento e le intemperie, probabilmente associato alla Vergine della Visitazione in epoca successiva alla fondazione della cappella.

L’albero che i fratelli Milone definiscono, impropriamente, “della cuccagna” deve sicuramente farsi risalire alla tradizione dei cosiddetti “maggi”, considerati come esseri animati cui, anticamente, si attribuiva il potere di far cadere la pioggia, splendere il sole, moltiplicare le mandrie e le greggi e far partorire felicemente le donne. Essi venivano innalzati sulle piazze, davanti alle dimore dei nobili ed  alla porta delle cappelle in maggio (tradizione ancora viva a Balangero, presso l’oratorio di San Vittore, durante la festa dei coscritti), oppure nella festività di San Giovanni Battista (ritenuta un tempo il solstizio d’estate), oppure ancora a ferragosto (usanza rispettata a Ceres nella ricorrenza dell’Assunta).

L’uso di decorare l’albero con “fiori e nastri” risale a tempi antichissimi: esso è documentato in Grecia dove al pino sacro si appendevano fasce e crotali (strumenti simili alle nacchere) nel culto rivolto al dio Dioniso, così come nella romana Pompei era addobbato un mirto con nastri, emblemi dionisiaci, un aspersorio, un simulacro del dio.  Nelle Valli di Lanzo la tradizione della rama adornata di bindej ed infissa nel pane della carità è ancora presente in molti paesi, così come, a Cantoira, rimane l’usanza a Carnevale di portare lungo il paese un albero di agrifoglio agghindato con nastri e dolciumi e lasciarlo esposto dal 6 gennaio sino al martedì grasso.

La peonia con cui si abbelliva la cappella è chiamata a Balme piouna oppure fiou at San Giàn proprio perché in piena fioritura alla fine di giugno, quando cade la ricorrenza del Battista. A metà Ottocento le piante di peonia pellegrina dovevano ancora essere abbastanza diffuse, poi la raccolta indiscriminata cominciò a ridurre il loro numero. Gli autori che scrivevano delle Valli di Lanzo iniziarono ad occuparsene e a denunciare la loro scomparsa. Filippo Vallino, in un testo edito dal CAI nel 1904, annotava: «…la peonia peregrina i cui enormi ed ammirevoli fiori rosei sono così notevoli da essere rimarcati perfino dai montanari. Essi abbelliscono in giugno e luglio i dirupi della riva sinistra del torrente nella parte superiore della forra ove essa si apre e s’allarga nel Piano della Mussa. Non è esclusiva di questi luoghi, ma in ogni modo è ovunque molto rara». Sempre nello stesso volume il botanico Flavio Santi evidenziava come a Balme fosse possibile incontrare «fra le pietre la ormai rara paeonia peregrina dal vistoso fiore di color carminio. Questa e la Sacra di San Michele sono le uniche località del Piemonte in cui cresce ancora questa bella specie; sul Musiné, dove esisteva un tempo, ora è già scomparsa». Don Secondo Carpano nel suo studio del 1931 ribadiva le considerazioni del Santi e Monsignor Silvio Solero nel 1955 elencava tra la flora della Val d’Ala «le peonie peregrine (ormai rarissime)». La stazione di peonia in Balme fu poi descritta accuratamente nello studio di Ariello, Rosenkrantz e Tosco del 1974: essi individuarono tre localizzazioni molto ravvicinate sulla sinistra orografica della Stura (già indicate nel 1904); in provincia di Torino segnalavano la presenza del fiore anche in Val Sangone, presso Trana e in Val di Susa presso la Sacra di San Michele.

Nel 1984 Aldo Chiariglione annotava: «Nell’alta Valle d’Ala, tra larici radi e su pascoli sassosi, cresce la paeonia peregrina specie molto vistosa per i suoi grandi fiori rossi. A causa dell’attenzione di cui è sempre stata oggetto e della relativa raccolta che se ne è fatta, questa pianta è scomparsa da moltissime località dell’arco alpina in cui era presente, diventando rara ovunque».

Attualmente, nelle Valli di Lanzo il fiore è presente in piccoli numeri sul territorio del comune di Balme nella stazione già segnalata presso il Pian della Mussa e nel Vallone del Paschiet.

La peonia, secondo la tradizione, deriva il nome da Peone, medico degli dei greci. Omero, nel quinto canto dell’Iliade, riferisce che egli curò con questa pianta una ferita del dio Plutone, fratello di Giove e re degli Inferi, il quale era stato ferito da Ercole durante la sua dodicesima fatica. Il dio per ricambiare Peone gli fece dono dell’immortalità trasformandolo nel fiore della peonia che godette sempre di grande rinomanza essendo l’unico fiore coltivato sull’Olimpo, il monte degli dei.

Presso i Greci e i Romani era ritenuta pianta medicinale da usare nella cura dell’epilessia, dell’insonnia e per la guarigione delle piaghe infette; la sua raccolta  con queste finalità si protrasse nei secoli. Proprio le proprietà curative (si asseriva che masticando il rizoma della pianta si sarebbero fermate le crisi epilettiche), oltre alla bellezza del fiore, portarono alla sua raccolta indiscriminata e al rischio della sua estinzione. Oggi, benché siano riconosciute le sue proprietà antispasmodiche, viene usata con molta precauzione perché è risultata fortemente tossica.

Inutile ribadire l’assoluta proibizione della sua raccolta: si può godere della meraviglia dei fiori, senza la necessità di impossessarsene per vederli velocemente appassire in un vaso. Siamo ospiti sulla terra, non padroni del pianeta.

Ariela RobettoBarmes news n.34

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

One Response to Fiou at San Giàn

  1. Anonimo says:

    “Madonna del vento”: ho ben presente la cappella di Oviglia, e mi chiedevo da dove derivasse l’attribuzione a questo fenomeno atmosferico e se ce ne fossero altre nei dintorni….

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