Quando le masche ballavano al Piano della Mussa

Gorgia di Balme

(archivio Gianni Castagneri)

I miti e le leggende (dispositivi mentali formidabili che le popolazioni tramandavano per spiegare i fenomeni naturali e l’origine del mondo) sono scomparsi ai tempi di internet o ci permettono ancora di elaborare, di fronte alla crisi, progetti e sogni per il nostro futuro?

Vi presento, grazie a Giorgio Inaudi “le masche, mascoùn, i foulàt” che popolano Balme..

Sono molti i viaggiatori, anche illustri, che, giunti a Balme per la prima volta, furono affascinati dalla cupa e selvaggia bellezza dei luoghi. Una bellezza che, durante il giorno, può apparire severa e grandiosa ma che diviene sinistra e spettrale al crepuscolo, quando la luna si alza ad illuminare le grandi pareti rocciose che incombono sul villaggio, ormai lambito dalle ombre che salgono dalla Gòrdji, la cascata dove precipitano le acque gelide dello Stura.

Non è più la montagna solare, idilliaca ed oleografica delle cartoline, ma un mondo misterioso e inquietante, che ne prende il posto ogni sera, dove la soglia tra la realtà e il soprannaturale non appare più così precisa e netta. Un mondo dove sembrano diventare possibili incontri che altrove non avvengono, se non nei sogni e negli incubi. Leggi il resto dell’articolo