Passaggio a Pian Quarchietto

passaggio da Pian Quarchietto […] I sentieri sono, quindi, un grande giacimento culturale. Tale giacimento va preservato dal degrado e dalla cancellazione per mezzo di concreti atti d’amore, quali una corretta manutenzione, una ferma volontà di ripristino, una cura continua e solerte da parte di chi, come le amministrazioni pubbliche ha gli strumenti per farlo e di chi, come il volontariato associazionistico del Club Alpino, ha la passione e la competenza tecnica per monitorare e divulgare.

Prof. Annibale Salsa – Past president C.A.I.

Tratto dalla prefazione della libro I più bei sentieri della provincia di Cuneo – 68 escursioni in montagna di Carlo Alberto Mattio  (Blu Edizioni). Il link rimanda ad un post con il racconto di un’escursione tratta da questo testo.

In questo fresco ed ultimo fine settimana di giugno non ho voglia di aggregarmi agli altri amici che intendono raggiungere il Rifugio Gastaldi  e di là proseguire per alte cime innevate.

Carta n. 14, scala 1:25.000 Valli dell’Orco e Gran Paradiso edita da ESCURSIONISTA & MONTI editori

Carta n. 14, scala 1:25.000 Valli dell’Orco e Gran Paradiso edita da ESCURSIONISTA & MONTI editori

Apro la cartina e vengo rapita dal dedalo di sentieri che si staccano da Vonzo (Val Grande di Lanzo – Chialamberto) ora ben evidenziati in rosso continuo, ora tratteggiati, ora più sottili, ora in nero. Da Vonzo, con lo sguardo,  riesci ad abbracciare gran parte della Val Grande che va dal Santuario di Santa Cristina alla testata delle Levanne.

 Osservandola con attenzione si comprende che gli escursionisti (soprattutto stranieri) potrebbero essere soddisfatti da questa rete sentieristica che consente di raggiungere praterie alpine, pascoli, alpeggi, santuari, piloni votivi, palestre di roccia, radure e balme dove si incontrano le masche (streghe) e le fate, laghi in alta quota, cime. E panorami struggenti.

Escursioni di un giorno, o di più giorni (via libera alla fantasia…), zaino in spalla e le nostre gambe ci permettono di camminare per chilometri in valloni di straordinaria bellezza, distanti dal traffico caotico cittadino, dove non è poi così raro vedere i parapendii che si lanciano dai loro siti e volteggiano nel cielo.

Puoi incontrare, in lontananza, timidi mufloni; imbatterti in mandrie di vacche o caprette, osservare sulle malghe pettirossi che ti augurano il buongiorno, alpeggi disseminati ovunque (tanti ancora in buono stato ed usati dai margari; altri – ahimé- con il tetto sfondato destinati ad una lenta morte), prati fioriti…

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La realtà ci dice che non tutti i sentieri sono ben segnalati e percorribili (prevalentemente a bassa quota, dove la vegetazione è più fitta e rigogliosa e dove si nota l’abbandono delle attività lavorative da parte dell’uomo) e lo spostarsi da vallone in vallone richiede l’uso di una tendina (con conseguente aumento di peso sulle spalle) perché non esistono strutture in quota per bivaccare. L’alternativa è quella di affrontare tappe di una giornata (mi viene in mente il giro da Vonzo fino ai ai Laghi del Seone per poi proseguire fino al Colle della Terra di Unghiasse e giungere ai Laghi omonimi con rientro lungo lo straordinario Vallone d’Unghiasse).

Vicino alla biforcazione per il Colle della Forca ho fotografato questo simpatico segnavia azzurro che mi ricorda un mohai stilizzato. Giunta a casa ho sentito Flaco (grazie!) che ha confemato le mie supposizioni. Questi segnavia indicano “lu gir dij moaj ” e collegano  tutti i decolli per i parapendi della Val Grande (Menulla, Lago di Monastero, San Domenico, Ciavanis, Rivotti) ideati dal Baratonga Flyers (Parapendio Club Valli di Lanzo).  Qui il volantino della simpatica iniziativa. (link in pdf)

moaj

Per un breve tratto della mia escursione sono stata accompagnata dagli amici Marco ed Anna che gironzolavano da quelle parti.

Marco ed Anna

Lo stesso sentiero (n. 325), che ho percorso al rientro dal mio giro ad anello fin oltre l’Alpe Cialma, è ben evidente ma i bolli sono un po’ sbiaditi.

325_Alpe Cialma

Panorama da Testarebbo (1701 m) che è identificabile già dall’Alpe Rocciapian da un grande ometto di pietra.

Testarebbo

Per raggiungere Testarebbo, e poi la strada agro-silvo-pastorale che porta nel Vallone di Vassola, ho usato la bussola e la carta per determinare la direzione da seguire in mezzo a betulle, rododendri, ortiche, rovi, vegetazione invadente e segnavia sempre più sbiaditi intervallati dai pochi ometti in pietra rimasti.

scendendo da Testarebbo

Qui l’imbocco del sentiero 325 sulla strada sterrata che porta al Piano di Vassola (1624 m)

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Non poteva mancare una deviazione al “mio” Piano di Vassola ed una sbirciatina più in su nel Vallone omonimo. Più in alto, ben mimetizzati dai massi e dalle pietre, gli alpeggi Balmot e Rolè con le manze.

Vallone di Vassola da Testarebbo

Grazie a Beppeley che mi ha suggerito di unire i due sentieri.

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Escursione ad anello: Vonzo – Roc d’le Masche – Pian Quarchietto – Alpe Rocciapian – Alpe Cialma – Testarebbo – Vonzo 

Partenza: Vonzo (1232 m,  fraz. di Chialamberto –TO)

Difficoltà: E (Escursionistico): in discesa da Testarebbo alcuni tratti di sentiero non evidente

Periodo: da giugno a ottobre

Dislivello: 800 m

Segnavia: 326, 326B, 325, bolli bianco rossi; in alcuni tratti sbiaditi; ometti di pietra

Durata: 1h 45  circa (tempo complessivo per la salita fino all’Alpe Rocciapian); 1h30 circa la discesa

Acqua: fontana nel centro di Vonzo; Pian Quarchietto, Alpe Rocciapian, Chiappili.

Cartografia: Carta n. 14, scala 1:25.000 Valli dell’Orco e Gran Paradiso edita da ESCURSIONISTA & MONTI editori; Carta n. 8 “Valli di Lanzo” edita da Fraternali editore” scala 1:25.000

Parcheggiare l’auto nel piazzale superiore di Vonzo ed imboccare il prato che ti inoltra nel Vallone della Paglia, seguendo la segnaletica CAI (sentiero n.326 che porta anche al Santuario della Madonna del Ciavanis -1827 m-  e poi al’Uja di Bellavarda a quota 2345 m).

Costeggiando il Rio della Paglia, dopo 20′ di cammino, si incontra l’indicazione per l’Alpe Prajas, proseguire nella mulattiera e sempre seguendo l’indicazione Roc d’le Masche (sulla sinistra) si entra nel bosco dove si possono notare muretti a secco e malghe diroccate, ricoveri sotto la pietra (balme) che ricordano la laboriosità e fatica dei montanari nel “dominare” la montagna. Dopo diverse svolte, tra segnavia bianchi rossi ed ometti, si raggiunge la Balma delle Fate o Roc d’le Masche (45 ‘ circa)

Avanzando e superando l’Alpe Maleggia (1640 m circa) sempre tra pascoli prativi, raggiungere la strada sterrata a 1792 m in prossimità della bacheca posizionata dal CAI di Lanzo. Il percorso è stato segnato recentemente con evidenti bolli bianco rossi e picchetti (grazie a  Paologiac & C e CAI di Lanzo).

Si prosegue sulla strada sterrata in direzione NE (destra) e giunti al bivio per il Ciavanis a quota 1875 m prendere la direzione O (sinistra) che conduce a Pian Quarchietto (1930 m; 40′ circa).

Pian Quarchietto si può raggiungere direttamente dalla strada sterrata che parte sempre da Vonzo. Suggerisco però di visitare la Balma delle Fate. Pensate a come un masso di quelle dimensioni è situato in una vasta zona di pascoli ed immaginate la fatica che le fate fecero (come ci racconta la leggenda), in un momento di spensierata allegria, nel trasportarlo in volo fino al Ponte del Diavolo (Lanzo) ed incontrato il diavolo irato perché non voleva che danneggiassero lo stesso ponte, tornarono indietro verso il villaggio alpino. Le impronte sulla rupe (create dalle loro mani e dalle loro teste durante il trasporto) sono rimaste a testimonianza della loro fatica immane e della sfida non riuscita con Satana.

Procedendo ad ovest, tra pascoli alpini, seguire una bella ed evidente traccia segnalata da sbiaditi bolli ed ometti. Si rimane tra i 1950 m e i 2000 m. Superato il dosso (2000 m) si intravede, in tutta la sua meraviglia, il Vallone di Vassola, il Gran Bernardè e il Monte Bessun.

Raggiungere il bivio del sentiero n. 325 (a quota 2071 m), scendere all’Alpe Rocciapian (2025 m) e poi all’Alpe Cialma (1909 m). Il sentiero 325 continua, a nord, verso il Colle della Forca (2469 m).

Dopo l’ultimo alpeggio, a quota 1880 m, seguire un’esile traccia con residui e sbiaditi segnavia bianco rossi in direzione SO puntando verso Testarebbo (1701 m) riconoscibile, in lontananza, da un grosso ometto e poi puntare, a SE verso la sterrata che porta al Piano di Vassola.

Con una deviazione al Piano di Vassola (N): 20′ circa.

Scendendo verso Vonzo volendo, per evitare un tratto di strada, si può seguire una traccia di sentiero (a quota 1545 m), segnalata da due ometti, che porta a Chiappili: anche qui il sentiero però non è dei migliori.

Proseguire attraversando la borgata e percorrere la strada fino a Vonzo.

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Per apprezzare ancora di più l’escursione, si può percorrere la mulattiera che collega il fondovalle a Vonzo. La partenza è da Chialamberto (864 m). Il sentiero è stato pulito e segnato dal C.A.I. di Lanzo Torinese qualche anno fa.

Il Comune di Chialamberto – tramite il GAL Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone  che ha usato le risorse finanziarie rese disponibili in applicazione del Programma di Sviluppo Rurale 2007/2013 Asse 4 Leader – può disporre della somma di 25.809,00 Euro per riqualificare tale mulattiera (totale importo lavori 18.627,66 Euro; le restanti spese riguardano l’onorario del professionista, IVA ed accantonamenti vari).

Con questo bando, l’Amministrazione Comunale intende “…diversificare l’attuale sistema di offerta turistica creando percorsi di visita e aree di fruizione legate a temi specifici collegati alla risorsa bosco e consente di creare percorsi ed aree di visita fruibi anche da persone con disabilità”.

Qui il verbale di deliberazione.

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

3 Responses to Passaggio a Pian Quarchietto

  1. Beppeley says:

    Bellissima escursione ricca di spunti culturali, naturalistici, leggendari e anche di riflessioni importanti su quell’infrastruttura pubblica cosi importante che si chiama “sentiero”.

    Tutti vogliono il proprio “sentiero” del cuore e ognuno lo vuole col proprio colore… blu, viola, arancione… perdendoci così gli ottimi propositi di quella Legge della nostra Regione (http://arianna.consiglioregionale.piemonte.it/ariaint/TESTO?LAYOUT=PRESENTAZIONE&TIPODOC=LEGGI&LEGGE=12&LEGGEANNO=2010) che invece ha una visione generale e lungimirante del patrimonio escursionistico.

    E’ l’Italia dalle mille bandiere, mille campanili, mille e più orticelli ognuno importantissimo e vitale a livello individuale.

    Siamo incapaci di condividere tutti insieme progetti importanti che sappiano farci sentire orgogliosi di appartenere al nostro Paese.

    Non cambieremo mai.

    • serpillo1 says:

      Grazie!
      E si’, sembra così difficile cooperare..invece dovrebbe essere la cosa più semplice del mondo..anche perchè del risultato finale tutti ne beneficerebbero.

  2. popof1955 says:

    In effetti ho avuto la sensazione che i rifugi in Piemonte siano molto più diradati che non qui in Lombardia, o meglio sono più presenti in alta quota, per consentire più che l’escursionismo l’alpinismo. Ad esempio qui da noi sul sentiero n. 1 delle Orobie, ideato e sviluppato tra il 1950 e il 1975 si raggiunge un rifugio ogni due ore e mezza di cammino, con la possibilità di utilizzali come base per raggiungere le cime vicine.

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