Il Paesaggio è tutto

Ritorno dal pascolo - A.Fontanesi- fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Fontanesi

Ritorno dal pascolo – A.Fontanesi- fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Fontanesi

Il paesaggio è parte integrante di noi ed è un nostro bisogno interiore.

Un bel paesaggio ci dona armonia, benessere, allegria, vivacità, equilibrio, pensieri felici.

Un brutto paesaggio produce fastidio, disagio, piattume, malumore.

Nella nostra epoca, noi, lo stiamo distruggendo e cementificando.

Artisti e persone comuni sensibili non rimangono disinteressati al fascino della natura e di ciò che riesce a trasmetterci.

Due eventi, a Torino, nell’arco di breve tempo, lo hanno dimostrato. Si è da poco conclusa la mostra dedicata ad Antonio Fontanesi,  fondatore del paesaggismo piemontese del secondo Ottocento.

Già il luogo della mostra è significativo: Palazzo Accorsi sede della Fondazione Accorsi-Ometto –  e abitazione di Antonio Fontanesi dove trova la morte nell’Aprile del 1882 in una soffitta. Una lapide, all’interno del Museo, lo ricorda.

Fontanesi è stato un precursore della fotografia ed è riuscito ad interpretare simbolicamente gli stati umani dell’animo e della natura con le sue pennellate realistiche. Malinconiche e romantiche.

L’uomo si affanna a vivere e la natura che pare immobile, ci mostra gli alberi, l’acqua, i pascoli, il cielo, i campi.

«Di giorno dunque il paesaggio – scrisse in una lettera del 1876 a Carlo Stratta – cioè la luce, lo spazio, l’atmosfera e tutto ciò che si contiene nell’immensità, cioè l’infinito; la figura, cioè l’anima umana e tutte le sue passioni, cioè rendere visibile l’invisibile…».

Omaggio a Fontanesi – Ufficio Stampa Consiglio Regionale del Piemonte – Picasa Web Album

fonte: quotidiano "La Stampa" del 27-06-13

fonte: quotidiano “La Stampa” del 27-06-13

L’altra mostra collettiva è stata inaugurata al Museo Regionale di Scienze Naturali: “18 anni di pittura a Torino” – L’universo declinato attraverso la sensibilità e la bravura degli artisti piemontesi – Si tratta di un’esposizione che mostra le opere di una cinquantina di pittori dell’associazione culturale «Il Cavalletto» che spaziano da vedute montane a composizioni di fiori, da scorci del Po a quelli del Lago di Como.

*** *** ***

Ghiacciao di Pré de Bard nel 1826

Ghiacciaio di Pré de Bard – anni ’20 dell’Ottocento – Fonte: Fondazione Montagne Sicura

Parlando di paesaggio e territorio montano mi viene in mente un disegno, risalente agli anni ’20 dell’Ottocento, che riproduce il florido ghiacciaio di Pré de Bard in alta Val Ferret – Courmayeur – Valle d’Aosta. E’ stato raffigurato nel volume di “Voyage pittoresque aux glaciers de Chamouni”. Qui maggiori informazioni sul volume.

Non sono una studiosa di glaciologia ma quello che mi ha colpito e’ che la lingua del ghiacciaio del Mont Dolent si estende comodamente in un’ampia conca da dove nasce la Dora di Val Ferret, affluente della Dora Baltea.

In primo piano gli alpeggi Pré de Bard   – dove ora nei pressi c’è anche il Rifugio Elena  – e le vacche pascolano e ruminano incuranti, sembra, del ghiaccio eterno.

Forse la fontina, tipico formaggio locale lì prodotto, era prodotta con un gusto più delicato?

Mi immagino che la vita in alpeggio, il clima e la temperatura, in quegli anni di espansione dei ghiacciai italiani, fosse diversa da come la concepiamo oggi.

Ghiacciaio Pré de Bard -2012- Foto L.Mercalli

Ghiacciaio Pré de Bard -2012- Foto L.Mercalli

Si percepiva una fresca brezza glaciale, si sentiva l’avanzare del ghiaccio, le scosse, il frantumarsi delle rocce ed era palpabile la paura degli alpigiani di fronte ad un evento inspiegabile magari riconducibile a dei peccati atavici o sede di diavoli ed esseri immondi?

Qui a sinistra una foto recente del ghiacciaio (la visuale è simile al disegno del XIX secolo)  Si nota come lo stesso sia arretrato nell’arco di circa 190 anni vistosamente.

La morena si accumula, il ghiaccio non è pulito, i crepacci lì sono scomparsi, l’acqua di fusione non scorre più formando grotte e cunicoli ed i licheni colonizzano lo spazio lasciato libero dal ghiacciaio.

L’importanza delle immagini e la nostra memoria storica. Anche un piccolo archivio di foto e disegni famigliari può farci ri-scoprire tante cose..

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

6 Responses to Il Paesaggio è tutto

  1. Beppeley says:

    Un paesaggio ci dice tante cose.

    Ho paura che nella nostra epoca ci stiamo purtroppo abituando pericolosamente al brutto. Mi sembre che stia diventando normale convivere con il brutto.

    Ma le cose brutte dovrebbero farci reagire per attuare tutto il possibile affinché si possa immaginare un mondo migliore dove un “bel paesaggio” ne costituisca il riflesso.

    Penso che un bel paesaggio rappresenti la proiezione di quanto abbiamo nel nostro mondo interiore.

  2. blacksheep77 says:

    il paesaggio parla, racconta, il guaio è che molti faticano già solo a vederlo, non parliamo di andare a fondo su quello che ci dice! penso a muretti a secco e terrazzamenti che scompaiono tra rovi e sterpaglie, penso a villaggi abbandonati che narrano storia di fatica, povertà, ma anche utilizzo razionale della montagna. penso ai pascoli, che per moltissimi sono “paesaggio naturale”, mentre invece le ricche e variopinte fioriture esistono grazie all’annuale pascolamento di mandrie e greggi…

    • Beppeley says:

      Marzia…hai usato un verbo perfetto:

      “narrare”.

      “…penso a villaggi abbandonati che narrano storia di fatica, povertà…”

      E’ proprio una della grandi assenti della nostra epoca: la narrazione potente, materializzata.

      Fermarsi a contemplare quei paesaggi, durante un’escursione in montagna (per esempio), costituisce un atto salvifico e terribilmente benefico.

      Ne abbiamo bisogno.

    • serpillo1 says:

      Si danno per scontate troppe cose.. e poi capitano disastri..

  3. popof1955 says:

    Ieri sulle montagne intorno Chamonix discutevo con un’amico delle pieghe degli alberi ed io in tutti i modi sviluppavo una mia teoria perchè gli alberi e il paesaggio non parlano ma raccontano il loro passato attraverso l’esistente attuale.
    Ciao.

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