Un esile filo d’Arianna – Punta del Rous

Ventefioca

Sono quasi certo che il prode Teseo si sentisse più sicuro di noi, nel tenere legato al polso il filo che lo avrebbe ricondotto fuori dal labirinto di Cnosso, una volta liquidata la faccenda con il Minotauro.

bonhomme e Monte RossoNon è che noi domenica avessimo mostri mitologici da sfidare… semplicemente ci siamo inoltrati a monte di Mondrone (Val d’Ala di Lanzo), con l’intento di portarci per valloni e percorsi a zig zag sulle pendici della Punta del Rous, alla ricerca della targa in ottone ricordo di un disastro aereo avvenuto quasi 70 anni fa.

Poco oltre Mondrone parcheggiamo l’auto, sfoderiamo le nostre tre diverse cartine dei sentieri (e siamo solo in due…), individuiamo il segnavia n. 324 che ci dovrà accompagnare nel primo tratto di sentiero. Alla prima svolta perdiamo subito la traccia . Poco male, guadagniamo la stradina sterrata che ci porterà nuovamente all’inizio del sentiero. Che si stacca ripidissimo a…

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Rivive il rifugio Eugenio Ferreri

Bivacco Ferreri

Bivacco “Ferreri-Rivero” (2235 m)

Uja di Gura, 26 agosto 1922

“Al Rifugio di Gura a pernottare colle signorine: Natalia Scioldo, Laura Grana e fratelli. Ghiacciaio del Mulinet. Per cresta Est in vetta giunti alle 18.05. Discesa sul ghiacciaio du Grand Mean a notte completa. Attraversato il ghiacciaio di Sea a mezzanotte. Tutto bene, tempo magnifico.”

Piero Costantino (www.boffetta.it/costantino/1922.html)

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Dopo i post Il rifugio Eugenio Ferreri (10 sett. 2012), Un ricovero per sogni romantici? (11 sett. 2012) e Un paesaggio dell’anima (9 apr. 2013), sono molto felice di segnalarvi che il prossimo 8 settembre si terrà la cerimonia di apertura del bivacco CAAI Eugenio Ferreri situato nel Vallone della Gura.

Qui la locandina con tutte le informazioni sulla cerimonia di riapertura (pdf 364 KB).

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I misteri delle Courbassère

Courbassère

Alpe Cré dou Riàn (1124 m). Sullo sfondo Testa Pajan

Un’escursione alla scoperta delle incisioni rupestri delle Valli di Lanzo grazie all’amico Giorgio Inaudi.

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Chiunque abbia frequentato una scuola di alpinismo nella provincia di Torino conosce bene la palestra delle Courbassère ad Ala di Stura, nelle Valli di Lanzo. Una distesa di blocchi di grandi dimensioni, di roccia scabrosa e talvolta addirittura abrasiva, che stende in pieno sole, al riparo dai venti che soffiano dall’alta valle. Il posto ideale per cimentarsi nei primi passi di arrampicata, per provare il brivido della corda doppia, fino alle difficoltà più sostenute. Una bella fontana, alcune panchine di legno ne fanno un luogo accogliente, senza trascurare la possibilità di ristorarsi nella rustica e simpatica trattoria che sorge nei pressi del piazzale sottostante. Leggi il resto dell’articolo

Il dolmen del Colombin

dolmen ColombinDa quando, tre anni fa, avevo letto dell’esistenza di un Dolmen nel vallone del Colombin, riuscire a trovarlo era diventata una questione di puntiglio. Purtroppo le scarse citazioni di questo monumento megalitico, davano soltanto indicazioni approssimative circa la sua reale posizione. Un paio di volte abbiamo provato a cercarlo nel posto sbagliato, erroneamente convinti che si trovasse nei pressi dell’Alpe Colombin. La settimana scorsa, guardando la cartina della Val Grande realizzata dal CAI di Lanzo, ho notato che vi è riportato il dolmen; la posizione desumibile dalla cartina è poco a valle della parete denominata “La California” sulla quale Marco Blatto e compagni hanno tracciato numerose vie di arrampicata. Confidando nella precisione della carta, una rapida esplorazione il giorno successivo, ci ha permesso finalmente di trovarlo.

Siamo ancora in Val Grande di Lanzo, la stessa in cui si trova il dolmen di Cantoira, di cui ho ampiamente parlato in un post precedente, e precisamente a monte del paese di Forno Alpi Graie, in un vallone laterale sulla sinistra idrografica detto appunto “del Colombin”, che culmina con il Colle della Piccola. Leggi il resto dell’articolo

La musica del silenzio

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La frazione di Almesio affogata nella montagna

Ringrazio di cuore Ariela Robetto e la Redazione del bimestrale “Panorami – vallate alpine” per avermi concesso di pubblicare qui il meraviglioso racconto di una bellissima escursione nel vallone di Almesio, fatta proprio da Ariela Robetto.

Era da tempo che avrei voluto scrivere su questo affascinante luogo alpino e sono molto felice che l’abbia fatto Ariela. Non sarei mai riuscito a fare di meglio.

Ci troviamo all’inizio della Val d’Ala e il borgo dove lasciare l’auto, per iniziare questo viaggio a piedi, è Almesio (755 m, fraz. di Ceres). Risalendo la Val d’Ala in auto è impossibile riuscire a scorgere sulla destra orografica questo vallone, talmente risulta nascosto nella montagna che all’osservatore appare completamente impenetrabile.

Chi mai potrebbe immaginare invece che sopra Almesio ci sia così tanto da scoprire? Leggi il resto dell’articolo

La festa della montagna

festa della montagnaRicevo questa mail da Andrea Sappino (Segretario della Commissione Interregionale CAI Tutela Ambiente Montano e Socio della sezione CAI di Châtillon) e pubblico interamente la sua relazione sulla “Festa della Montagna” a Bardonecchia.

A voi le riflessioni su quale visione emerge della “montagna” da iniziative di questo genere.

Con quad ed eliski lo stand del Club Alpino Italiano in fondo a destra.

Insieme a pecorini, limoncelli, stufe e stracci da cucina.

Domenica 28 luglio mi sono recato a Bardonecchia per visitare la “Festa della Montagna” patrocinata, tra gli altri, dal Club Alpino Italiano.

Come socio, incuriosito dal volantino che collega il CAI a quad e iniziative di voli turistici in elicottero, ho intrapreso quello che si sarebbe dimostrato un percorso catartico ed istruttivo.

La “festa” si svolgeva in un parcheggio a servizio degli impianti sciistici di Bardonecchia; tale parcheggio, affacciato su un rivo dalle sponde completamente cementate, si rivelava essere un luogo assai poco ameno che mal richiamava gli ambienti montani. Poco male, mi ripeto, gli organizzatori hanno sacrificato la poesia per la pratica: i visitatori comodamente possono scendere dai loro veicoli e tuffarsi con nessuna fatica ai piaceri della montagna! Viva la montagna senza fatica, viva! Leggi il resto dell’articolo

Il fascino della grande parete

E’ possiiscrizionebile immaginare, con uno “sguardo” cittadino, che una parete di roccia possa essere un luogo che custodisce un vissuto umano molto importante? Qualcuno, che sa molto di montagna, ogni tanto parla di “paesaggio culturale”, ovvero di ciò che non è immediato percepire con i nostri occhi se prima non abbiamo fatto provvista di conoscenza. E allora proviamo a guardare con occhi culturali, grazie a Giorgo Inaudi, uno straordinario paesaggio di alta montagna.

Giorgio ci narra della parete che sovrasta il Comune di Balme (Val d’Ala, provincia di Torino) e di come, per poter sopravvivere in ambienti ostili, si è cercato di “addomesticarla” non dimenticando, però, tradizioni ed usanze.

“Quest’oggi tempo bello sono a cercare sette pecore per queste montagne del diavolo”.

E’una delle tante iscrizioni che si trovano incise sulle rocce a picco che sovrastano le case di Balme. Molte recano nomi e soprannomi, date, osservazioni sul tempo, sulle stagioni, sul lavoro, ma ci sono anche dichiarazione di fede religiosa o di filosofia di vita come, ad esempio, tuti abbiamo di morire oppure cibrario tundu’ giuan domenico dei costantini figlio di costantino di uceglio buon pastore per fare pascolare le pecore e vi saluto tutti in paradiso se procureremo di andare, ali 26 di ago 1865.

L’Ròtchess” – le rocce –  è il nome che i Balmesi danno alla grande parete che incombe sul loro villaggio e che sulle carte militari è indicata con il nome di Torrioni del Ru [NdA: “Ru” significa “canale irriuguo di alta quota”].

Una parete priva di vegetazione e solcata da cascate, che piomba per quasi mille metri di salto dalle vette della Punta Rossa e dell’Uja di Mondrone fino dietro ai magri campi e le vecchie case di pietra. Una parete che di lontano appare uniforme e compatta e che invece si articola in una miriade di anfratti, di canali, e di torrioni, che assumono reali proporzioni soltanto quando le nuvole s’insinuano nel rilievo delle creste e dei contrafforti o quando la neve si posa sulle cenge e sulle terrazze, disegnando i contorni di un gigantesco labirinto verticale. Leggi il resto dell’articolo