Il dolmen del Colombin

dolmen ColombinDa quando, tre anni fa, avevo letto dell’esistenza di un Dolmen nel vallone del Colombin, riuscire a trovarlo era diventata una questione di puntiglio. Purtroppo le scarse citazioni di questo monumento megalitico, davano soltanto indicazioni approssimative circa la sua reale posizione. Un paio di volte abbiamo provato a cercarlo nel posto sbagliato, erroneamente convinti che si trovasse nei pressi dell’Alpe Colombin. La settimana scorsa, guardando la cartina della Val Grande realizzata dal CAI di Lanzo, ho notato che vi è riportato il dolmen; la posizione desumibile dalla cartina è poco a valle della parete denominata “La California” sulla quale Marco Blatto e compagni hanno tracciato numerose vie di arrampicata. Confidando nella precisione della carta, una rapida esplorazione il giorno successivo, ci ha permesso finalmente di trovarlo.

Siamo ancora in Val Grande di Lanzo, la stessa in cui si trova il dolmen di Cantoira, di cui ho ampiamente parlato in un post precedente, e precisamente a monte del paese di Forno Alpi Graie, in un vallone laterale sulla sinistra idrografica detto appunto “del Colombin”, che culmina con il Colle della Piccola.

Il vallone del Colombin

Il vallone del Colombin

Le dimensioni del dolmen sono enormi, a prima vista si fatica a credere che si tratti di un manufatto, sia per le sue dimensioni, sia per la forma molto irregolare e poco lavorata della copertura; osservando però attentamente i dettagli, diventa evidente che non si tratta di massi caduti casualmente in quella posizione, ma di opera dell’uomo. L’altezza è di circa 5 metri e la larghezza di circa 10; dato l’enorme spessore del masso di copertura, l’altezza interna si riduce ad un paio di metri, sufficiente comunque per entrarci in piedi. I pilastri laterali mostrano chiaramente di essere stati sagomati e nella parte inferiore del masso di copertura sono stati ricavati degli incavi per incastrarlo sui pilastri. Internamente, su un lato c’è un muretto di pietre che probabilmente è stato costruito in epoca molto più recente dai pastori per utilizzarlo come riparo o balma. Non essendo un archeologo, non mi permetto di fare ulteriori considerazioni e vi mostro alcune immagini che ho scattato a questo straordinario megalite. Aggiungo solo che come quello di Cantoira anche questo dolmen dovrebbe essere a breve oggetto di studi approfonditi.

Il dolmen del Colombin

Il dolmen del Colombin

per dare un'idea delle dimensioni

per dare un’idea delle dimensioni

L'incastro del pilastro a valle

L’incastro del pilastro a valle

Alltro particolare del pilastro a valle

Alltro particolare del pilastro a valle

L'incastro del pilastro a monte

L’incastro del pilastro a monte

Il dolmen visto dal lato opposto

Il dolmen visto dal lato opposto

Il muretto sul lato a monte

Il muretto sul lato a monte

Alcune indicazioni per chi volesse andarlo a vedere: il dolmen si trova ad una altezza di circa 1540 m. poco distante dal sentiero che porta al Gias Colombin e poco sotto la parete chiamata “La California” (è verosimile che i massi utilizzati si siano staccati proprio da questa parete). Per chi possiede un navigatore GPS, le sue coordinate sono: lat=45.374991, lon=7.207315 (tenete comunque presente che un gps non professionale può avere un errore di alcuni metri).

Anche senza gps il dolmen è comunque facile da trovare: da Forno Alpi Graie imboccare il sentiero per il Gias Colombin; dopo circa 45 min. arrivati in vista della parete “La California”, dove è presente anche una bacheca esplicativa del CAI, poco prima che il sentiero faccia una brusca svolta a sinistra per aggirare la parete, si può vedere una traccia che si stacca verso destra in discesa; seguendo per qualche decina di metri la traccia in mezzo alla vegetazione invadente si arriva al dolmen. Nel corso della nostra visita abbiamo cercato di ripulire sia il sentiero di accesso che l’ingresso del dolmen da rovi e arbusti, per cui, anche se non proprio comodissimo, l’accesso dovrebbe ora essere facilmente individuabile.

La California

La California

Le cascate del Colombin

Le cascate del Colombin

Info paologiac
Amo la montagna, i boschi, gli alberi ed il...legno. Mi piace anche la montagna"minore", quella oggi meno frequentata ma che reca i segni della storia e delle genti che ci hanno vissuto.

27 Responses to Il dolmen del Colombin

  1. Beppeley says:

    Molto interessante.
    Grazie delle indicazioni e delle foto bellissime.

    La Soprintendenza dei beni archeologici del Piemonte si è mostrata molto interessata ad iniziare percorsi di ricerca nelle Valli di Lanzo che rusultano molto “appetibili” (tutte da “scoprire”).
    A settembre giovani ricercatori saliranno in quota in Val di Viù alla ricerca di reperti preistorici.

    • paologiac says:

      Era ora!
      Intanto dei progetti di “Nuove prospettive per le Valli di Lanzo” (tra cui lo studio del dolmen di Cantoira) non si è ancora visto nulla!
      In Francia per dei monumenti così avrebbero creato percorsi turistici gia da molti anni, e magari, farebbero pagare per poterli vedere!

  2. Anonimo says:

    Il presunto dolmen è già stato fatto oggetto di studi da parte di archeologi di Reggio Emilia-Parma che vi hanno lavorato per ben due settimane. Le conclusioni sono state negative, in quanto non basta ravvisare la possibilità che si tratti di un’opera umana, ma occorre trovare epigrafi, segni antropomorfi/apotropaici ed altri oggetti. Lo scavo non ha portato alla luce nulla di tutto ciò. Si tratta invece di una chiara forma di deposito glaciale, suffragata anche dalla vicina roccia montonata di soglia che oggi è detta “California”. Muretti e aggiustamenti al masso sono opera ovviamente dall’uomo che ha utilizzato, probabilmente in epoca molto antica, il masso come “barma” o ricovero. I pascoli che vanno dal Colombin al Col di Fea erano noti già nel XIV e proprietà dei Girardi (da cui Punta e col Girard). Nulla vieta di pensare che il pascolo fosse già utilizzato, così come il masso, nel XI secolo, epoca dei “grandi dissodamenti” alpini.
    Anche il masso del Combin è stato oggetto di studio degli archeologi, ed anche qui non è emerso alcun elemento che potesse far pensare a un dolmen. Lo scavo ha restituito resti di bottiglie di birra e lattine residui delle nostre feste di fine estate dei primi anni ’80. Anche qui si tratta probabilmente di un masso di crollo di serpentinite proveniente dalla cuspide di Mourou (Monte Rosso).
    (per la cronaca, lo scavo del Colombin ha restituito cocci di piatti del XX secolo e cocci di bottiglie di vino, presumibilmente dei margari). Credo che occorra andarci con i piedi di piombo in questi casi, ed evitare di dire (come è invece successo) che abbiamo il dolmen più grande d’Europa al Colombin ancor prima che gli archeologi vi mettessero mano! La moda dei “cercapietre” è interessante, magari anche appassionante, ma bisognerebbe lasciare la parola a chi ne ha competenza per studi, prima di suscitare entusiasmi e diffondere mode con poca sostanza scientifica.

    M.B.

    • paologiac says:

      Come puoi vedere, ho scritto “Non essendo un archeologo, non mi permetto di fare ulteriori considerazioni”. Tuttavia mi sono permesso di chiamarlo dolmen confortato dalle affermazioni di studiosi come F.Rubat Borel e A.Donna D’Oldenico (vedi: http://www.npvallidilanzo.it/argomento_det.php?codice_argomento=24).
      Non mi stupisce poi che siano stati rinvenuti cocci del XX secolo; essendo i dolmen collocabili in un periodo che va dal V al III millenio avanti Cristo, raramente sono stati trovati reperti risalenti ad epoche così antiche sopratutto quando, come nel nostro caso, i dolmen non sono stati ricoperti da un tumulo; se poi i pastori hanno riutilizzato la struttura per secoli, ci troveremo tutti i resti di queste epoche fino a quelli dell’anno scorso.
      Comunque se tu avessi a disposizione una relazione degli studi che hai citato, ti chiederei il favore di condividerli con noi.

  3. Anonimo says:

    Guarda che non era una critica alle tue affermazioni. Non ho personalmente documenti a disposizione ma ho avuto modo di parlare diverse sere con gli archeologi in questione che alloggiavano all’albergo Cantoira. Come ben saprai la “storia” così come la scienza necessitano di documenti/reperti/prove e non di supposizioni. Finchè queste non compaiono, possiamo chiamare i siti in questione dolmen, massi erratici, sassi, pietre, o come li si vuole, ovviamente.
    La ricerca del resto deve pur partire da qualche parte e un solo parere non è sufficiente. Se poi si dovesse scoprire che siamo di fronte, nel caso del Colombin, a uno dei più grandi Dolmen europei, ben venga: anche le mie vie alla California magari ne trarranno beneficio, visto che ormai gli scalatori amano le pareti a 3 minuti dall’auto. Ma questo è off topic…

    • paologiac says:

      Caro Marco, ti conosco e ti rispetto per l’amore che hai per la montagna e per queste valli.La mia non era una ripicca a quanto hai detto, ben vengano le discussioni in cui ognuno espone opinioni ed elementi di cui è a conoscenza e così ho voluto fare anch’io. Gli studi che hai citato per caso erano quelli previsti dal programma “Nuove prospettive…..”?

      • Anonimo says:

        Infatti: gli archeologi in questione sono quelli che hanno vinto l’appalto del progetto “Nuove prospettive…”. L’unico sito da loro ritenuto “credibile” era quello, mi pare, nella zona Ceres-Chiaves. Ora non ricordo con esattezza il nome.

  4. Beppeley says:

    Per completare questo dibattito, in merito al presunto dolmen del Gias Colombin, riporto quanto è stato scritto proprio da Francesco Rubat Borel sulla pubblicazione “Pagine Nuove – Giovani autori per la storia e la cultura delle Valli di Lanzo” edita dalla Società Storica delle Valli di Lanzo (Lanzo Torinese 2013):

    “[…] E’ appunto ai casi savoiardi che si è pensato quando si è scoperta la grande struttura dolmenica del Giass del Colombin a Groscavallo, alta 5 m e larga oltre 10. Le indagini archeologiche hanno riconosciuto una serie di rimaneggiamenti e posa di muretti a secco, forse di età moderna, legati ad attività pastorali, su un complesso che la successiva analisi geomorfologica ha mostrato essere invece una struttura di origine naturale.
    Rimane comunque un importante monumento che testimonia come anche le diverse formazioni naturali siano state adattate dall’uomo per la pastorizia d’alta quota […]”.

    Attualmente gli unici due monumenti megalitici effettivamente riconoscuti sono il dolmen del Rio Combin di Cantoira e il menhir dell’Arietta di Ceres.

    In base a quanto studiato dagli archeologi, sarebbe più corretto chiamare il “dolmen” del Gias Colombin “struttura dolmenica”.

  5. Anonimo says:

    Ecco, era l’Arietta di Ceres. Ma ricordo che, secondo gli archeologi, anche il Combin non aveva prodotto “prove” di un certo peso. Forse, vedendola dal punto di vista del geografo, è più singolare che un blocco di serpentinite poggi su sostegni di prasiniti. “Singolare” ma non impossibile. Con l’amico geologo Paolo Barillà (mio coautore in “Geologia e forme del paesaggio per escursionisti”) avevamo esaminato il cappello del “dolmen” e pareva mostrare segni di rimaneggiamento glaciale, anche se poco evidenti. Questo non esclude però una posa anche artificiale. Personalmente resto scettico come lo erano i ricercatori emiliani, anche se non sono un archeologo.

  6. paologiac says:

    Certo il dubbio rimane sempre, a meno che le forme siano evidentemente rimaneggiate dall’uomo come nel caso di molte strutture megalitiche d’oltralpe. Personalmente, quello che mi lascia più perplesso nel caso del Colombin, è l’enormità ed il conseguente peso del masso di copertura. Ribadisco ancora che, proprio per queste sue peculiarità, anche se si tratta di una struttura naturale, varrebbe la pena che venisse pubblicizzata in qualche modo.
    Aggiungo solo: andatelo a vedere per rendervene conto.

    • flaco says:

      Davvero molto suggestivo! Ne avevo visto uno a Vru che sembrava un po’ più artificiale, ma non ho la testa megalitica, chi lo sa. Grazie per queste proposte e buona estate! A presto

      • Dragoonflame says:

        è molto interessante, hai altre foto?
        sapresti darmi indicazioni per trovare il luogo preciso in cui si trova?
        Grazie mille^^

        in merito ai tre siti elencati avete già detto tutto; aggiungo solo un paio di info che mi sono state riferite:
        il menhir dell’Airetta è stato riconosciuto come opera umana perchè gli scavi hanno messo in evidenza un basamento di pietrisco non naturale difatti non è riscontrato nei dintorni ma solo alla base del menhir.
        il dolmen del combin, analogamente, è stato riscontrato come opera umana poichè la pietra di copertura appoggia oltre che sui due grossi massi di base anche su una serie di pietre più piccole, che non possono essere giunte dopo né potevano resistere ad un’eventuale caduta della roccia….ergo devono essere state posizionate apposta per sostenere la pietra, da questo l’ufficializzazione a dolmen malgrado non siano state trovate altre tracce.

  7. ventefioca says:

    Mi apre che abbiate detto già tutto sul dolmen o presunto tale… mi avete fatto venire voglia di farci un giro, visto che la zona non la conosco ancora. Gianpaolo aka ventefioca

  8. g.d. says:

    Da circa vent’anni, da solo o con un amico, percorro le valli di Lanzo alla ricerca di massi incisi. Mi sono sempre limitato a segnalare alla Soprintendenza i petroglifi che mi sembravano più interessanti; sono infatti convinto che solamente gli esperti (archeologi e geologi di concerto) possano esprimere un parere attendibile in merito.
    In relazione ai megaliti dell’Airetta, di Cantoira e del Colombin (studiati, dopo la nostra segnalazione, dal dottor Rubat Borel) per ora si è giunti a stabilire, come riportato su “Pagine Nuove” edito dalla Società Storica delle Valli di Lanzo, i siti dell’Airetta e di Cantoira quali un menhir ed un dolmen. Il sito del Colombin è stato riconosciuto quale struttura dolmenica naturale. Se è apprezzabile l’interesse suscitato da tali scoperte (più persone si dedicano alla ricerca e maggiori sono le probabilità di nuove acquisizioni) è tuttavia necessario ricordare come si debba sempre ricorrere alla segnalazione di nuovi ritrovamenti alla Soprintendenza, senza azzardare conclusioni prive di valore scientifico da parte di chi non ha competenze adeguate.
    g.d.

  9. Veronica says:

    Ciao Paolo e Beppe!
    Mi chiamo Veronica e sono un’assidua frequentatrice della Val Grande di Lanzo.
    Vi scrivo innanzitutto per complimentarmi per l’accuratezza del lavoro svolto con il blog, dal quale ho preso alcune informazioni per la gita dello scorso fine settimana – più nello specifico per visitare il dolmen e il menhir.
    Il secondo motivo per il quale sono entrata in contatto con voi riguarda la mia curiosità nel sapere se fornite servizi di guida turistica perché mi piacerebbe fare un sentiero insieme a voi – in realtà siamo in due. Non siamo “esperti” ma sì persone sportive e in grado di percorrere lunghe distanze.
    Vi lascio il mio indirizzo mail, quello del mio blog – nel quale ho appena pubblicato un post sul mio “incontro” coi megaliti – nonchè il mio contatto facebook: Veronica Severitas Navarra.
    Spero di sentirvi presto in privato anche perchè ho un’altra domanda da farvi 🙂

  10. Veronica says:

    Trovata! Ti scrivo domani e ne parliamo un pò! Grazie e a domani 😉

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