Solo le proprie orme

20130820-871Da quando vado in montagna credo di aver letto molte guide escursionistiche ma nessuna mi ha piacevolmente stupito come quella di cui ho parlato nel post precedente.

Sono rimasto davvero a bocca aperta nel leggere, nelle pagine introduttive, il paragrafo relativo al comportamento responsabile.

Se decidessi, ad esempio, di percorrere un trekking in Francia, e se poi volessi scrivere una guida escursionistica, come potrei “difendere” un ambiente molto suggestivo, ma anche altrettanto delicato, che è rimasto indelebilmente impresso nel mio cuore, sebbene si trovi un paese del quale non sono cittadino? Un paese che non è mio?

Dovrei tirare in ballo parole come “sensibilità” e “rispetto”?

No. Le parole corrette, per chi ha raggiunto un alto livello di percezione del “bene comune” ed un altrettanto senso elevato di appartenenza ad uno Stato, non sono queste.

In verità ce n’è una sola di parola importante: “responsabilità“.

Non è assolutamente usuale sentirne parlare dalle nostre parti. Non è frequente soprattutto per noi italiani a cui tutto è permesso senza mai che si sentano responsabili. Figuriamoci poi se si tratta di posare i nostri piedi sulle Alpi. Ma è proprio per tale motivo che è diventato difficilissimo e faticoso vivere nel Bel Paese.

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Tutto ciò poi è oltremodo odioso quando mi accorgo che siamo talmente immaturi nel non comprendere che questa grave mancanza di responsabilità va a ricadere sul futuro delle prossime generazioni.

Vi invito a sprofondare dolcemente nello sguardo di Iris Kürschner e Dieter Haas che hanno apprezzato per ben tre mesi di fila di una porzione bellissima ma altrettanto fragile del nostro territorio alpino.

Comportamento responsabile

«Non lasciarsi niente alle spalle se non le proprie orme; non prendere niente se non foto e ricordi!» Per ogni escursione si dovrebbe tenere a mente questa frase e farla propria.

Chiunque ami le montagne e le sue oasi naturali, desidera che le sue caratteristiche originali restino inalterate. Però non è sempre evidente al visitatore che un certo comportamento possa condurre ad un danneggiamento del delicato habitat naturale. La salvaguardia della natura dipende dalla comprensione dei singoli individui. Molti, durante un’escursione, sono straordinariamente smemorati e continuano a dimenticare i rifiuti. Perché? In montagna non esiste la raccolta dei rifiuti! Ognuno di noi (!!!) dovrebbe preoccuparsi di non aumentarne l’accumulo. I rifiuti abbandonati non ci devono contagiare. Al contrario! Perché non prendere l’abitudine, oltre ai propri rifiuti, di portare a valle anche i sacchetti lasciati dal mondo consumistico?20130820-715

La spazzatura è poco pesante e l’effetto di un comportamento responsabile, con poca fatica, contribuisce enormemente ad accrescere l’energia vitale.

Non bisogna dimenticare quindi, di mettere nello zaino un sacchetto vuoto per i rifiuti!

Restare sui sentieri segnalati, anche questo ha un senso preciso: lasciare inalterato lo spazio vitale dei timidi animali alpini, che necessitano di energia per la dura lotta della sopravvivenza e non devono sprecarla inutilmente per sfuggire alla curiosità degli uomini. I sentieri serpeggianti invitano molto spesso a tagliare la via; che questo provoca erosione, però, non è chiaro a tutti. Di frequente queste scorciatoie, se corrono in verticale, diventano canaIoni, che col tempo possono essere causa di franamenti a valle.

Un comportamento responsabile inizia già con il viaggio di accesso. Si rende un grande servizio all’ambiente viaggiando con i mezzi pubblici. Viaggiare in auto produce biossido di carbonio, il gas che è all’origine dell’effetto serra e che porta alle mutazioni climatiche. Sempre di più condiziona anche il delicato mondo alpino. Lasciare a casa la propria auto significa risparmiare molti soldi in benzina ed evitare lo stress del traffico. Sedere comodamente in treno, entrare nello spirito del percorso da fare e poter fare ritorno a casa da qualsiasi località, senza doversi preoccupare di recuperare l’auto, ha un doppio valore ricreativo.

Grazie a Iris Kürschner e Dieter Haas per avermi fatto sfiorare la bellezza dell’andar-per-monti con le loro pagine.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

2 Responses to Solo le proprie orme

  1. ariela r. says:

    Sante parole!
    La settimana scorsa abbiamo compiuto un’escursione nel vallone del Roc in Valle Orco. Siamo partiti dal parcheggio insieme a tre turisti tedeschi che seguivano il GTA. Non appena abbiamo iniziato a salire la splendida mulattiera verso Balmarossa, ci siamo trovati in una vera discarica rifiuti. Come sempre, mi sono vergognata di essere italiana ed ho sentito tutta l’amarezza di appartenere ad una civiltà (?!) in totale declino. Abbiamo paesaggi meravigliosi, opere d’arte uniche, siti archeologici che tutto il mondo ci invidia e siamo sommersi dai rifiuti, dall’incuria, dal menefreghismo e chi più ne ha più ne metta. Una mia vicina di casa aveva un appartamento ultrapulito, sbatteva però i tappeti sulla terrazza dell’inquilina del piano di sotto. Così avviene per la maggior parte degli italiani. Siamo veramente un popolo così da poco? Ritroviamo il nostro orgoglio solamente quando 11 uomini in mutande riescono a vincere una partita contro la Bulgaria? Purtroppo nemmeno lì riusciamo ad essere civili: quando si fischia l’inno nazionale della squadra avversaria significa che qualcosa non quadra più nella testa delle persone.
    Forse è così da sempre: i nostri padri latini già si scandalizzavano dicendo : “O tempora! O mores!”
    ariela

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