Antonio Castagneri detto Tòni dìi Toùni

Antonio_ Castagneri

Antonio Castagneri detto Tòni dìi Toùni (1845-1890)
ritratto di Gigi Chessa

Ho scritto tempo fa dell’Ecomuseo delle Guide Alpine di Balme  “Antonio Castagneri” ed ora cerco di raccontare il personaggio al quale è stato dedicato l’Ecomuseo stesso.

Non lo faccio usando parole mie, ma quelle del  reverendo  W.A.B. Coolidge grande estimatore del nostro Tòni dii Toùni e pure lui abile esploratore ed alpinista nel periodo vittoriano.

Questa sua commemorazione/elogio è stata pubblicata  dall’ Alpine Club of London sulla più antica e  prestigiosa tra le riviste di montagna: Alpine Journal (da qui si può ben intuire che la fama di Antonio Castagneri aveva valicato i confini italiani e lo stesso Coolidge ne apprezzava le doti, lui così duro ed avido di guidizi nei riguardi dei montanari francesi ed italiani per via della loro arretratezza culturale e sociale). Quella che riporto qui sotto è stata recuperata da Barmes News n.14.

«Pochi alpinisti inglesi hanno familiarità con le Valli di Lanzo, che si estendono a nord-ovest di Torino, fino alla catena alpina che separa l’Italia e la Francia. Ma i pochi che le hanno visitate sono certamente rimasti colpiti dalla posizione del villaggio di Balme, in Val d’Ala, circondato da ogni parte da ripide pareti e dominato dal grande muro di roccia della Bessanese (alta 11.917 piedi), che riempie tutto il fondo della valle. Abitava qui la grande guida italiana Antonio Castagneri, che è stato una delle numerose vittime della fatale stagione del 1890.

Da più di venti anni aveva iniziato a esercitare il mestiere di guida alpina e l’esplorazione delle montagne italiane da parte degli alpinisti italiani, di cui egli è stato uno dei pionieri, non risale più indietro nel tempo. Nel 1867 accompagnò il conte Paolo di St. Robert nella sua famosa salita della Ciamarella, ma fu soltanto nel 1873 e 1874 che iniziò a segnalarsi con una serie di ascensioni (soprattutto in compagnia con il Signor Barale) nelle montagne di Cogne. Fece seguito la conquista dello Charbonnel (12.237 piedi), il monarca delle Alpi Graie Meridionali. La vigilia di Natale 1874 (con i signori Martelli e Vaccarone) salì l’Uja di Mondrone (9.725 piedi), un picco roccioso sopra Balme. Fu questa la prima salita invernale compiuta da alpinisti italiani. L’anno successivo guidò la trionfale campagna alpinistica della cordata del signor Vaccarone nel distretto di Cogne e delle Levanne, nella quale, tra le altre conquiste, vi furono la difficile ascensione del Gran Paradiso dal versante del ghiacciaio di Noaschetta e della torre rocciosa del Becco della Tribolazione.

A partire da quel momento si è collocato nella pattuglia di punta delle guide italiane; anzi, si può dire che è divenuto il capofila di quelle guide italiane che si sono dedicati interamente alle montagne della propria zona. La maggior parte delle sue salite si collocano nel comprensorio della sua valle, dove non c’è vetta che egli non abbia raggiunto per primo o per una nuova via. Aveva una buona conoscenza delle montagne di Cogne e aprì, nel 1887, una bella nuova via sulla parete est del Monviso, del quale aveva già compiuto l’ascensione invenale nel 1878. Ma le montagne più note alla maggioranza degli alpinisti gli erano in gran parte se non tutte sconosciute. Nel 1886 aprì una variante della via del signor Hulton sulla parete sud del Monte Rosa e salì lo Jaegerhorn per il vesante sud-est. Come sappiamo, perì mentre stava percorrendo una via poco nota sul versante italiano. La sua attività lo aveva portato anche nel Delfinato.

Personalmente non ho mai avuto la fortuna di averlo come guida, ma l’ho incontrato spesso in montagna. La prima volta a Balme, nel 1883, e successivamente quasi ogni estate. L’ultima volta che l’ho visto è stata sulla vetta del Finsteraarhorn, in compagnia del suo amico e compagno di sventura, Maquignaz e ricordo bene il suo attonito stupore nel vedere tante alte vette e grandi ghiacciai, tutti assolutamente nuovi per lui, mentre il giovane Christian Almer poteva indicargli addirittura la sua casa, nella verde valle di Grindelwald ai suoi piedi.

Uomo dotato di grande forza fisica e determinazione, era soprattutto un rocciatore, formatosi sulle ripidissime balze che circondano il suo villaggio natio, ma, a differenza di molti suoi colleghi, si dedicò con molto zelo anche alla tecnica di ghiaccio, pur sempre riservando la sua preferenza alle vie di roccia.

Nella preziosa lista delle “prime ascensioni” stesa dal signor Vaccarone, il suo nome si colloca al terzo posto, con quarantatré salite (Christian Almer il giovane e suo padre lo precedono rispettivamente con novantasei e sessantasei), mentre è di gran lunga il primo tra i suoi colleghi italiani e francesi, con Maquignaz che lo segue con trentun “prime”. Anche se ognuno si sente rattristato nel sentire che una grande guida ha trovato la morte in montagna, vi è tuttavia una certa logica nel fatto che un uomo come lui sia scomparso proprio tra le grandi vette che ha amato e scalato per tutta la vita. Per quanto la memoria di Castagneri sia destinata a durare a lungo nel cuore di coloro che lo hanno conosciuto, ci auguriamo che il “Passo Castagneri” possa trasmettere il suo nome alle future generazioni. Quando, proprio un anno fa, sulla vetta del Rocciamelone, guardai giù verso l’abisso che piomba da questo passo verso il ghiacciaio Derrière le Clapier, molto più in basso, e mi chiedevo come avesse fatto Castagneri a inerpicarsi lungo quei precipizi, non pensavo certamente che mi sarei trovato così presto a dover scrivere la commemorazione di quest’uomo, che gli amici chiamavano, con affetto misto a orgoglio, Toni dei Tuni. Aveva quarantacinque anni e lascia una giovane vedova e quattro figli piccoli, del tutto privi di risorse. Mi farò volentieri carico di raccogliere e far loro pervenire possibili offerte per il loro sostentamento».

W.A.B. Coolidge (Alpine Journal, XV (1890-1891), pp. 289-290)

Della nostra guida alpina se ne persero le tracce sul Monte Bianco, durante una furiosa bufera, il 18 agosto 1890. Stava cercando una nuova via insieme ad un giovane cliente, il Conte Umberto Scarampi di Villanova, ed alla celebre guida di Valtournanche Jean-Joseph Maquignaz (1829-1890).

E’ stato un pionere dell’alpinismo ed una delle più grandi guide alpine Italiane esistenti, promotore, tra l’altro, della stagione che lanciò Balme come culla dell’alpinismo torinese.

copertina cahier MuseoMontagna n.73Chi volesse approfondire la vita, gli aneddoti e le imprese di questa celebre guida balmese può consultare il Cahiers n. 73 del Museo Nazionale della Montagna, con testi di Giuseppe Garimoldi, Giorgio Inaudi e la  commemorazione di Guido Rey.  Quest’ultimo aveva incontrato casualmente, a Chatillon, i tre sfortunati  alla vigilia della loro ultima ascensione.

Ho incrociato diverse volte questo volumetto in Valle ma è sfuggito al mio acquisto…

Ora l’ho richiesto in prestito alla Biblioteca Nazionale CAI al Monte dei Cappuccini (Torino) perchè, dopo un giro di telefonate nelle librerie di Torino ed al Museo della Montagna, sembra introvabile.  Mi hanno consigliato di recarmi alla Mostra “Librerie Antiquarie di Montagna” di Verres dove si può trovare, oltre ai volumi rari ed antichi, libri e guide fuori dai circuiti di distribuzione.

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lapide

Lapide sul fianco della Chiesa parrocchiale di Balme che ricorda Antonio Castagneri (cliccare sulla foto per ingrandirla)

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

10 Responses to Antonio Castagneri detto Tòni dìi Toùni

  1. Anonimo says:

    Per dovere storico segnalo che l’ascensione all’Uja di Mondrone del dicembre 1874 non fu la prima ascensione invernale compiuta da alpinisti italiani. Questo primato spetta al geometra Antonio Laurent che il 10 gennaio del 1864 salì in condizioni proibitive e in solitaria la ben più difficile e più alta Testa Grigia 3314 m. L’alpinismo invernale italiano è dunque nato in Val d’Ayas. Tra le ascensioni documentate, quella dei Castagneri, Martelli e Vaccarone può essere considerata la seconda invernale italiana e la “prima” nelle Graie meridionali.
    M.B.

  2. Anonimo says:

    Brava! L’ho linkato su fb. A presto!
    gc

  3. Giorgio Inaudi says:

    buongiorno Serpillo, sarò lieto di regalarti una copia del volumetto. Un cordiale saluto.
    Giorgio Inaudi
    3351378703
    giorgio.inaudi1@gmail.com

  4. Giovanni says:

    Dove si possono trovare delle testimonianze dell’ascensione invernale di Laurent?

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