Punta delle Serene

Punta delle SereneInvogliata dai ricordi narrati dalla montanara Polly (Apollonia Castagneri), sono ritornata all’alpeggio di Pian Gioè (1958 m) in alta Val d’Ala con l’idea poi di raggiungere la Punta delle Serene (2645 m) che si nota inconfondibile, prima di raggiungere Balme, per la sua forma piramidale che svetta isolata. Da lassù è davvero strepitoso il panorama a 360 gradi che si può ammirare.

Qui l’articolo di Polly scritto per Barmes News 13:

Andando a passeggio a Pian di Gioé, la prima baita che si incontra, prima del pianoro, appartiene a Paola Castagneri, la tabaccaia di Balme. Voglio raccontare la storia di questo alpeggio, com’era prima che le valanghe distruggessero le case più vecchie. Mio nonno, Bastioùn, mi raccontava che le baite più vecchie risalivano all’800 ed erano più piccole e più basse. A conferma di questo, davanti alla casa c’è un masso con incisa la data 1847. 

Pian GioèMio nonno mi aveva raccontato un fatto che da piccola mi aveva molto impressionata.

Il 14 luglio 1928 imperversava un violento temporale. Gian Gianoùn era sceso nella stalla a controllare le mucche e proprio in quell’istante un fulmine si abbatté sulla baita. La folgore entrò nella stalla attraverso le lose rotte e fece corrente con il buco nel muro attraverso il quale si toglie il letame. Uccise cinque mucche, di cui tre erano di proprietà e due di affitto, ed il cane che era accucciato ai piedi di Gian Gianoùn. Lui si salvò grazie agli zoccoli di legno che portava ai piedi, come pure si salvarono le mucche che erano in piedi, perché lo zoccolo fece da isolante contro la corrente. A quell’epoca la perdita di cinque capi di bestiame era un grave danno perché la gente viveva di quello ed inoltre la carne delle bestie, annerita dalla folgore, era annerita ed immangiabile. Per questo non fu possibile venderla e dovette essere sepolta. Ho confrontato queste informazioni con alcuni appunti presi dal mio bisnonno Angelo Castagneri Barbisìn.

La seconda baita è poi stata rifatta più grande ed io me la ricordo bene, perché ho passato la mia gioventù con i nonni che avevano affittato la casa da Maria dl’Aria, la tabaccaia. Era grande come l’attuale, con il tetto in lose, la stalla che poteva contenere sedici mucche e sopra la stalla l’abitazione. Entrando in casa, a sinistra della porta, ci si immetteva in una grande camera a forma di L, dove si teneva tutto l’occorrente per la margheria, e dove si faceva il formaggio e si abitava. Vi era anche una grande finestra verso il sentiero che scende verso la Cumba. A destra della porta c’era il ripostiglio della legna e il posto per dormire delle galline, al riparo dalle volpi e dalle faine.

Alpe Pian Gioè

Sempre su quel lato si trovava la camera di Cristina Camussòt (detta Castinòt) che era appassionata di caccia e si era riservata questa stanza, già allora foderata di legno e munita di una finestra rivolta a fondo valle, per vedere sorgere il sole. Il letto aveva già la rete metallica, con un materasso in crine ed uno in lana. C’era anche un armadio di legno, per i vestiti ed i fucili. Di fronte alla porta, avevano ricavato con lamiere (tòless) un’altra camera, purtroppo senza finestre, dove c’erano i pagliericci (paiàssess d’fòiess) dei margari. All’epoca in cui i miei nonni affittavano l’alpeggio, Castinòt era ormai anziana e non saliva più a Pian di Gioé per andare a caccia. Così loro potevano dormire nella sua stanza.

Nel 1972 la valanga distrusse questa casa, che fu poi ricostruita nel 1976 da Martino Tonietta, marito di Paola, con l’aiuto di un’impresa di Viù.

Apollonia Castagneri

Parto così in una giornata tersa d’agosto, molto somigliante ad una di quelle settembrine.

Con mio grande dispiacere ho notato che dopo la Comba (1746 m) i sentieri erano inglobati, per alcuni lunghi tratti, nella vegetazione costituita da alte ed invadenti drose (ontani montani), felci ed altre erbe infestanti di cui non conosco il nome.

Mi pareva di trovarmi in una zona a clima umido tropicale ma in verità ero in un luogo alpino molto bello e dalle molteplici valenze naturalistiche e culturali caduto nella totale indifferenza, come sovente riscontro nelle Valli di Lanzo.

Giasset

Alpe Comba (sentiero n. 217: Balme – Punta delle Serene)

Ho incontrato delle caprette in località la Comba e delle manze all’Alpe Giasset e mi sono chiesta da che parte fossero passate.

Forse fuori percorso?

Qui di seguito alcune foto che testimoniano lo stato pietoso in cui versa il sentiero n. 217 (Balme – Punta delle Serene).

selva

La vedete la traccia del sentiero? Passa proprio in mezzo.

sentiero invaso dalla vegetazione

selva1

selva2

Questa situazione così deprimente nulla toglie alla bellezza dei luoghi ed alla varietà di paesaggi che si incontrano man mano che sali di quota. La natura sa sempre meravigliarti sebbene qui la marcia, in alcuni tratti, risulti poco piacevole. Purtroppo so già che il ricordo di questi luoghi meravigliosi sarà disturbato dall’incuria e dall’indifferenza da parte delle istituzioni verso il nostro patrimonio escursionistico.

E’ molto triste assistere a tale desolazione pensando alla fatica di chi su questa montagna ci viveva diversi mesi all’anno e lavorava duramente per disporre così di un buon pascolo alpino. Così come è annichilente pensare a questo nostro patrimonio così malconcio che sono certa potrebbe garantire ottime occasioni di sviluppo economico sostenibile per queste vallate, magari andando a cercare in Europa chi ama fare escursionismo, come i tedeschi che adorano la nostra GTA.

Forse sarò ingenua, ma mi domando se non sia possibile accogliere modelli che provengano da altre vallate vicine oppure tentare di monitorare la rete escursionistica, per poi cogliere l’occasione di eventuali bandi comunitari da utilizzare per la manutenzione del patrimonio escursionistico?

217

Ad esempio, questo breve video racconta un’idea innovativa e non invasiva che guarda al futuro valorizzando i luoghi della Grande Guerra. E’ girato in Vallarsa, piccola valle del Trentino. Di più non racconto perché merita vederlo: traspare la passione e l’amore per i luoghi montani, dove Giorgio e Lucio vivono, e l’utilizzo intelligente delle nuove tecnologie che non sono sempre da demonizzare.

Da segnalare anche che l’Unione Europea per gli anni 2014-2020 ha stanziato dei contributi che rientrano nel progetto PSR (Programma di Sviluppo Rurale) misura 313 -Infrastrutturazione della rete sentieristica regionale-. I comuni si devono interfacciare con la Regione Piemonte per riuscire a creare una rete sentieristica fruibile. Si potrebbe proporre al Sindaco un piano di recupero sentieri avvalendosi della collaborazione con la locale sezione del C.A.I. Chi meglio del C.A.I. conosce il proprio territorio e può essere, in questo caso, d’aiuto ?

segnaletica verticale

Perfetta e molto chiara la segnaletica verticale CAI-Regione Piemonte (prevista dalla legge)

Personalmente ritengo che un valido portale in lingua inglese sarebbe necessario per “catturare” escursionisti esteri che, attratti dal nuovo libro della GTA, timidamente si affacciano alle nostre vallate. Ingredienti necessari: itinerari escursionistici conditi da notizie storiche, leggende e tradizioni che ben si trovano, ad esempio, sulle pubblicazioni della Società Storica delle Valli di Lanzo. Da non far mancare sulla tavola piatti tipici, prodotti  locali e calda accoglienza!

gta

Un altro importante impulso potrebbe provenire, parlando della nostra zona, dalle dodici sezioni C.A.I. dell’Intersezionale Canavese – Valli di Lanzo. Se queste adottassero, insieme alle associazioni di promozione turistica, sentieri meritevoli di cura ed attenzione (magari dopo una pulizia accurata con adeguata manutenzione e successiva posa di segnaletica) e se poi ogni anno organizzassero uscite con un bel numero di persone, non potrebbero tornare ad essere praticabili? Spezzando un rametto, spostando una pietra e adagiando lo sguardo su questi luoghi incantevoli, forse…

Esiste una nuova Legge regionale sull’Escursionismo (Legge n. 12/2010) per il recupero, la tutela e la valorizzazione dei percorsi escursionistici, delle vie ferrate e dei siti di arrampicata del Piemonte.

Domanda: perché imbrattare i sentieri con segnaletica non a norma, utilizzando per i bolli segnavia colori come il viola, l’azzurro, il giallo, ecc.?

tacca blu

Bolli di colore blu (non a norma) sulla tratta della GTA Pialpetta – Colle della Crocetta in Val Grande di Lanzo

Dalle notizie reperite su Internet e in Valle, la tacca blu che vedete qui sopra dovrebbe servire per tracciare un sentiero tematico (quale?). Peccato che oltre a non essere a norma, è andato a sovrapporsi ai segni bianco-rossi della Grande Traversata delle Alpi. Ecco che Markus, escursionista svizzero incontrato con piacere sul Colle della Crocetta, ci ha chiesto se per proseguire sulla GTA doveva seguire i bolli blu oppure quelli bianco-rossi (segnaletica ufficiale CAI-Regione Piemonte).

Un aspetto quindi molto importante da tenere ben a mente per la cura dei sentieri è che il segnavia bianco-rosso è quello adottato dal C.A.I. e anche dalla Regione Piemonte.

triangolo viola

Altro esempio di segnavia non a norma: triangoli viola sul sentiero Chiampernotto – il Tourn in Val d’Ala.

Tale simbologia è prevista con legge per segnare tutti i sentieri ricompresi nel Catasto Regionale. La normativa prevede anche delle sanzioni per chi pasticcia i sentieri utilizzando colori, cartelli e simbologia non regolamentare (vedere art. 17).

bollo bianco rosso

Segnaletica a norma (bandierina con itinerario tematico e bollo bianco rosso)

L’uniformità della segnaletica ha il preciso ed importante scopo di non confondere gli escursionisti nel seguire un percorso ed agevolare così l’orientamento in casi di scarsa visibilità, rintracciando facilmente l’itinerario sulle carte. Favorisce altresì anche l’individuazione dei tragitti da parte di escursionisti stranieri (esempio: la Grande Traversata delle Alpi).

Auspico vivamente che la legge sull’escursionismo venga pienamente recepita dagli amministratori locali e spero che ne facciano un uso intelligente promuovendo l’escursionismo e facendola conocere a chi intende portare alla luce la cultura, la storia e le meravigliose bellezze naturalistiche della Valli di Lanzo.

Qui un file in pdf che evidenzia la segnaletica ufficiale della Regione Piemonte.

***

Itinerario per Punta delle Serene (2645 m)

Località di partenza: Balme 1439 m

Dislivello in salita: 1206 m

Tempo di salita: 3 h circa

Difficoltà: E – EE nell’ultimo tratto

Cartografia: Alte Valli di Lanzo carta n. 17, scala 1:25000, edita da L’Escursionista & Monti editore; Valli di Lanzo n. 8, scala 1:25000, edita da Fraternali editori

Segnavia: 214B – 217

cartelli

E il cartello per Punta delle Serene? Una segnalazione aiuterebbe a far conoscere la montagna.

Dalla piazza di Balme risalire la strada che porta al Piano della Mussa per un centinaio di metri fino a quando, sulla sinistra, si incontrano dei cartelli: seguire quello per il Pilone di San Pancrazio.

Attraversare il ponte della Gorgia (gola), cascata scenografica creata dalla Stura che precipita a valle con un salto di alcune decine di metri. Interessante sapere che la guida alpina Antonio Castagneri, per conto del Club Alpino Italiano, aveva costruito un ponte, erede di questo, nel 1878. Proseguire su un comodo sentiero nel bosco e raggiungere l’Alpe Arbosetta (1606 m). Seguire le indicazione per San Pancrazio proseguendo sulla mulattiera ed entrando nel valloncello della Comba con l’Alpe omonima (1746 m).  Superare il cartello per l’Alpe Giasset incontrando prima l’Alpe Pian Gioè (1958 m), con la sua conca, e poi l’Alpe Giasset (2230 m). Avanzare verso Ovest, lasciando alla propria sinistra il laghetto del Crot e si procedere su una traccia di sentiero che diventa via via più ripido e non sempre evidente tra massi accatastati e cresta erbosa fino alla Punta (2645 m).

dalla cima, uno sguardo verso Balme

Dalla cima, uno sguardo verso Balme. Si intravede il laghetto del Crot

panorama da punta delle serene

Da sinistra: Bessanese, Punta Collerin, Albaron di Savoia, Punta Chalanson, Piccola Ciamarella ed Uja di Ciamarella

Bessanese

Uja di Bessanese

Discesa: stesso itinerario di salita.

Volendo si può compiere un interessante giro ad anello scendendo nel bellissimo Alpe Saulera (2082 m) con il sentiero 218 attraverso il Colle delle Pariate (2570 m) per poi ritornare all’Alpe Alpe Pian Gioè (1958 m) valicando il Colletto del Tovo (2216 m) e seguendo il sentiero n. 219. In questo caso prestare attenzione perché i sentieri non sono sempre evidenti in quanto non adeguatamente ripulti dalla vegetazione (soprattutto nel tratto Colletto del Tovo – Alpe Pian Gioé).

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

20 Responses to Punta delle Serene

  1. serpillo1 says:

    Grazie a Beppeley per il suo apporto al post e per avermi “imprestato” alcune sue foto 🙂

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  2. ventefioca says:

    Buona idea per una passeggiata… in questo scorcio di estate infinita (che però sta per finire, dicono domenica) vengono in mente tutte le escursioni che non si sono fatte e che piacerebbe avere “portato a casa”, anche se poi siamo noi a portarci, i monti sono e saranno sempre lì. Spero di poter intervenirte presto anche sul post dedicato all’enduro, per ora sbircio e curioso. Ciao gp

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  3. Condivido le riflessioni. In questi ultimi anni quel vallone conviene affrontarlo ad inizio stagione.
    A breve dovrebbe aprire un nuovo portale degli operatori turistici delle valli, anche in lingua inglese, con anche le informazioni dei principali sentieri: speriamo che sia effettivamente all’altezza delle aspettative.

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  4. Gianni Castagneri says:

    Tutto vero, purtroppo. Penso che sia comunque una bella gita da fare in autunno, magari scendendo poi attraverso l’ampio vallone di Servìn.
    Gianni Castagneri

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  5. flaco says:

    Interessante e affascinante il racconto delle baite.

    Purtroppo i sentieri invasi dalla bassa vegetazione sono anche quelli più ardui da tenere puliti. Necessiterebbero di più dedizione.
    Ricordo l’anno scorso di esser sceso dalle Mangioire dopo un temporale. L’ultimo tratto che porta al Pian della Mussa mi ha regalato una continua doccia supplementare… 🙂

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    • Beppeley says:

      Se poi, oltre alla vegetazione invadente, aggiungiamo il fatto che non esistono adeguate segnalazioni (che potrebbero far incuriosire gli escursionisti a percorrere tali sentieri), ecco che si fa davvero molto in fretta a far cadere nel dimenticatoio intere aree alpine che sono meritevoli invece di essere fatte conoscere.

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  6. Anonimo says:

    ..scoprire e recuperare il territorio..è far rivire la memoria di coloro che ci hanno preceduti..e lasciare a coloro che verranno un segno indelebile dell’amore per la nostra amata terra!!!
    bepperulfo

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  7. Beppeley says:

    Già dalle prime parole avevo intuito che il commento apparteneva ad un intenditore di Montagna.

    Grazie Beppe, è sempre un piacere averti qui!

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  8. luca tentoni says:

    interessanti suggerimenti. bellissime foto, alcuni scorci sono “magici”.

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  9. tutto vero, e sai perchè il sentiero è cosi brutto perche non riesco più andare sull’alpeggio e quindi non ho più tagliato il sentiero con il falcetto per passare con l’asino carico e le mie mucche e caprette non hanno più ripulito dall’erba

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    • serpillo1 says:

      Ciao Polly, come va?
      La prima volta che ti ho conosciuto era proprio in alpeggio.
      La montagna se non è lavorata e curata dall’uomo si richiude.. i sentieri, le mulattiere in origine non erano stati fatti per gli escursionisti e per il diletto ma dai montanari per vivere e lavorare.
      Continua a scrivere su Barmes News che ti leggo volentieri!

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  10. vanni1967 says:

    Bel racconto e belle sensazioni … Bello anche il racconto di Polly!

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