Le ali della libertà sulla Punta del Rous

Punta del Rous“Bisogna ricominciare daccapo, ritirarsi più in alto, adattarsi a condizioni di vita assai più dure e difficili di prima (in Valle Gesso, per esempio, sarà la vita di tenda, da non confondersi però con un piacevole e sportivo campeggio: una vita di tenda con pochi e mal ridotti teli, con poche coperte e mille altre scomodità; altrove si tratterà di dormire senza nemmeno un filo di paglia, in isolate baite di montagna, sulla nuda terra che ne costituisce il pavimento, o in sperdute e gelide casermette di frontiera, come al Colle della Mercera; altrove ancora, qualche volta si tratterà di dormire all’aperto, à la belle étoile)”.  Dante Livio Bianco

Durante l’escursione sui sentieri della Resistenza nei dintorni di Paraloup, con un gruppo di amici, giunti ad una borgata ed osservando ciò che rimaneva di una casa annerita e bruciacchiata, si è provato ad immaginare la vita quotidiana dei partigiani che in nome della Libertà lottavano per un paese libero dalla tirannide.

Il tempo brumoso ed umido aiutava la nostra mente: “pensa al freddo che hanno patito e a come erano vestiti… magari non potevano neanche accendere un fuoco o una stufa per non essere individuati… ed il terrore di essere scoperti, incontrare un nemico con la tua stessa paura nei suoi occhi… come facevano a nutrirsi e a procurarsi le armi… qual era il loro ultimo pensiero prima di addormentarsi, lontano da casa e dai loro affetti… come facevano a fidarsi l’un l’altro in un clima di sospetti… a sopportare pidocchi e scabbia… i turni di guardia…

Pochi giorni dopo, durante la commemorazione del 25 Aprile, è tornata alla mia memoria un’escursione a Punta del Rous (2535 m),  in Val d’Ala, di tanti anni prima. Era il 2 giugno 2002.

Salendo verso Punta del Rous (2 giugno 2002)

Salendo verso Punta del Rous (2 giugno 2002)

Io ero lì, insieme al CAI di Ala di Stura, agli Alpini, alla Pro Loco, al Comune ed alcuni parenti delle vittime per non dimenticare il sacrificio di otto giovanissimi piloti inglesi e sudafricani che stavano trasportando armi, denaro e viveri per la Resistenza delle Valli di Lanzo

Facevano parte del 31° Squadrone della South Africa Air Force e l’aereo che pilotavano durante la missione, un “Liberator KG 999”, si è schiantato il 12 ottobre 1944, intorno alle venti e trenta, poco sotto Punta del Rous a causa della nebbia impenetrabile e dell’oscurità.

Ecco l’equipaggio:

Tenente Nel Charlie   SAAF  anni 21
Sergente Austin Harry   RAF anni 24
Sergente Bailey Roy   RAF   anni 19
Sergente Boswell Jack Edward   RAF  anni 21
Sergente Foy Henry   RAF  anni 21
S/Tenente Johnson Ronald Walter   RAF anni 21
Sergente Lockey Eric   RAF  anni 20
Tenente Vorster Coen Brits   SAAF  anni 29

targa

La targa commemorativa (foto di tre mesi dopo)

A 2500 metri di quota (la cresta è pochi metri più in alto, tra le balze rocciose) è stata posata una targa in ottone a ricordo di questi uomini valorosi che si sono sacrificati in nome della Libertà. Nelle belle giornate, dall’Alpe Ciavanis, con un buon cannocchiale, la si può vedere riflettere i raggi solari.

Durante la commemorazione abbiamo vissuto momenti di forte ed intensa commozione: una famigliare di uno di questi giovani non aveva mai visto e frequentato la montagna, vivendo da sempre in una zona di mare. Ha voluto caparbiamente raggiungere il luogo dove aveva trovato la morte il suo caro, sebbene non avesse neanche calzature idonee, e compiere così 1300 metri di dislivello lungo sentieri ancora innevati. Il nostro gruppo avanzava rincuorandola e sostenendola fino a quando, sfinita, ha raggiunto felice la sua meta.

Qui l’articolo del quotidiano “La Stampa” del 1 giugno 2002 e qui le notizie dettagliate (a circa metà pagina) con una foto dell’equipaggio e il resoconto del nostro aereo “KG 999” grazie al sito del GAVS  (Gruppo Amici Veivoli Storici – Sezione di Torino).

Nel 2014 ricorrono i settant’anni dall’accaduto. Ho pensato che sarebbe bello poter organizzare un’uscita con il CAI per ricordarli e così quest’estate ho deciso di perlustrare la zona che si trova nel versante a mezzogiorno della Val d’Ala, tra le borgate di Martassina e Mondrone.

E’ un itinerario poco frequentato e non sempre ben segnalato, a parte le indicazioni in alcuni bivi (qui il resoconto di questa escursione scritto dall’amico GP) ma, armandosi di pazienza, vieni comunque premiato: nella prima parte della salita per gli scorci panoramici sull’Uja di Mondrone e su gran parte della Val d’Ala, per gli alpeggi disseminati lungo la montagna e, arrivati in vetta di Punta del Rous, per apprezzare appieno  la Cima Leitosa, l’Uja di Mondrone, il Gran Paradiso e la testata della Val Grande.

Uja di Mondrone

Uja di Mondrone

Spaziando con lo sguardo verso la Val d'Ala

Spaziando con lo sguardo verso la Val d’Ala

Vertea

Vertea – uno dei tanti alpeggi disseminati sul versante solatio

GP - Lago Vasuero

GP, Lago Vasuero e Leitosa. Il Colle del Trione è nascosto..

Gli occhi del cielo

Gli occhi del cielo – panoramica sulla Val Grande di Lanzo – Laghi del Trione con manze che pascolavano nei dintorni.

Amici

Finalmente ho conosciuto chi produce una toma così buona!

I luoghi della nostra memoria meritano il massimo rispetto perché grazie ad essi incontriamo il silenzio e la riflessione.

Tocca a noi fare di tutto affinché queste testimonianze fondamentali per la convivenza democratica vengano consegnate vive ed intatte alle generazioni future. Il tramandare ai posteri il ricordo di un passaggio fondamenatale e drammatico della nostra storia, lungo l’itinerario che ci ha portato veso la Libertà, è un dovere a cui non dobbiamo sottrarci.

L’idea di un itinerario storico-culturale, per innalzare questo luogo più in alto delle stesse montagne che lo custodiscono, e renderlo così facilmente accessibile, potrebbe evitare di farlo cadere nell’oblio.

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Escursione a Punta del Rous (2535 m)

Località di partenza: Mondrone (1268 m)

Difficoltà: E – escursionistico

Dislivello: 1288 m

Segnavia:  234-236 – bianco-rossi; ometti di pietra

Tempo di salita: 3 h 30

Cartografia: Alte Valli di Lanzo carta n.17, scala 1:25000, edita da L’Escursionista & Monti editore; Valli di Lanzo n.8, scala 1:25000, edita da Fraternali editori

Descrizione

La partenza, questa volta, è da Mondrone (anzichè Martissina od Ala di Stura). Ci intrufuliamo tra le case e seguendo una strada sterrata ed arriviamo all’imbocco del sentiero che sale in un fitto bosco. Intercettiamo la borgata Laietto (1527 m) e poi toccchiamo, nell’ordine: Vertea (1710 m), Alpe Prati di Sopra (1732 m), Alpe Ciavanis (1890 m) Alpe Pian Comune (2058 m), Alpe I Crot (2124 m). Al bivio (2265 m) seguiamo il ramo del sentiero che porta a sinistra (NO) abbandonando la traccia a destra che conduce al Colle Croset.  Superiamo la baita crollata di Lou Rous (2432 m) ed il laghetto (2444 m) dove pascolano beate le manze e si raggiungiamo Punta del Rous (2556 m).

Qui le coordinate per localizzare la targa che si trova a quota 2500 m: 45°20’27.02’’N / 7°15’56.01’’E ; fonte CAI Ala di Stura.

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

10 Responses to Le ali della libertà sulla Punta del Rous

  1. Beppeley says:

    “Camminare perché ricordare «con i piedi», talvolta, è meglio che commemorare con le parole”. Paolo Rumiz (La Repubblica, 19 aprile 2009).

    Già è pietoso andare in montagna su sentieri trascurati e percorribili con difficoltà.
    Quando poi ci sono sentieri che sono simboli potenti, perché conducono in luoghi “potenti”, allora pensare che stanno scomparendo è davvero odioso e tale situazione dimostra pienamente in quale devastante avvitamento si è tuffata la nostra “civiltà”.

    E’ ora di rialzare la testa è “combattere”, ripartire da zero per ridare dignità ed avvenire a questo nostro sciagurato Paese.

    Si può cominciare da un umile ma nobile sentiero.

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  2. Beppeley says:

    Rimanendo sul tema della memoria, scopro, grazie a un tweet di Dislivelli (@dislivelli), che domani sera alle 20.30 a Brossasco (Cn) c’è la proiezione di un documentario intitolato “La Barma”,

    “un film dedicato alle nuove generazioni in rottura di memoria, ma anche a chi è alla ricerca di segni e parole per interpretare il presente e a chi, travolto dal vortice dei giorni, non trova più il tempo di fermarsi ad ascoltare il passato, sopravvivente nelle pietre della Balma e nei racconti degli uomini e delle donne che l’hanno abitata”.

    http://www.segnavia.piemonte.it/ITA/contatti/appuntamenti.html

    Enzo Bianchi, priore di Bose:
    “Le nuove generazioni sono in rottura di memoria. La memoria non gli viene trasmessa. Il problema è l’incapacità a ricordare. Presi dall’attimo fuggente, si vive come se non ci fosse un passato, come se si nascesse per un’esperienza il giorno stesso in cui la si vuole fare”.

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  3. Fabio says:

    Grazie bello e Interessante il tuo resoconto! Noi appassionati di montagna sappiamo bene quanti angoli incontaminati e significativi per ricordi storici, di vita, di lotta siano custoditi lassù. Io che me ne occupo anche per lavoro so anche quanto è difficile promuovere una frequentazione attenta e sostenibile dei nostri monti, mantenere e curare infrastrutture e segnaletica, provare a far conoscere questi angoli di paradiso alla gente e fare in modo che ne possano godere. Che poi è la condizione prima perchè si mantengano. Se non ci passa nessuno il sentiero purtroppo si perde lentamente. Abbiamo creato un video qualche anno fa sulla rete escursionistica del Piemonte e la chiave di lettura scelta per illustrare questo mondo è stata identificata nel fatto che i percorsi sono vivi, ci parlano e raccontano delle storie. Basta mettersi in cammino, aprire bene orecchie e cuore ed ascoltare.

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  4. Beppeley says:

    Una bella notizia pubblicata oggi sul quotidiano La Stampa nella rubrica “Montagna” del venerdì:

    Non si potrebbe prendere spunto da questa iniziativa per favorire la manutenzione dei sentieri delle Valli di Lanzo che portano a contattare la Memoria delle Alpi?

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  5. al-Massimo says:

    Ciao, ho letto questo post grazie a Beppe, e mi è tornato in mente quanto disse a suo tempo Churchill, riferendosi al sacrificio di giovani aviatori come quelli caduti sulla Punta del Rous: “Never was so much owed by so many to so few”… se oggi possiamo camminare liberi sui monti, lo dobbiamo a ragazzi come quelli e come i nostri Partigiani, per me sarebbe un onore partecipare all’escursione per la ricorrenza dei 70 anni!
    Massimo

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    • serpillo1 says:

      Ciao Massimo, bella la citazione che hai riportato. Si fa in fretta a dimenticare tutto..
      Per l’escursione c’è gran fermento: quasi sicuramente la si organizza in collaborazione con un CAI locale -CAI di Lanzo Torinese- ben presente sul territorio. Ti terrò informato. E speriamo di vederci prima 😉

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    • Beppeley says:

      Grazie mille del tuo bellissmo commento e della voglia che hai di camminare fin lassù, per ricordare.
      Se verrà messa in programma dal Cai, sarai sicuramente informato… ti basterà ogni tanto fare un salto da queste parti… 🙂

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    • Beppeley says:

      Messa in programma con il CAI di Lanzo: domenica 21 settembre 2014.

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