Proposta incontro-convegno per le Valli di Lanzo

Valli di Lanzo

Pubblico molto volentieri la mail importante che mi ha trasmesso l’amico Marco Blatto, allegando anche una lettera di Lino Fornelli (che riporto a seguire).

Condivido in pieno le loro riflessioni e sono pronto a dare il mio personale contributo per aiutare le meravigliose Valli di Lanzo, ricche di natura, storia e cultura. Questi sono luoghi che meritano di essere valorizzati, e non solo per fini prettamente economici ma anche perché in grado di restituirci autentici e genuini orizzonti di senso.

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Cari amici, è noto a tutti che da tempo si guardi con crescente preoccupazione al progressivo declino turistico delle nostre Valli, fatto, questo, che non può essere imputato semplicisticamente alla crisi globale che stiamo vivendo, in primis nel nostro Paese.

E’ chiaro, infatti, che il senso di “resa” che spesso si respira tra le nostre montagne sia anche una conseguenza di un’approssimativa visione del territorio che molti amministratori locali hanno avuto fino a questo momento. In pratica, non si è mai stati in grado di cogliere pienamente la potenzialità della risorsa paesistica quale reale fonte di economia territoriale, relegandola a un ruolo per lo più marginale (nella migliore delle ipotesi).

Accanto a un turismo subalpino che è invecchiato tra le seconde case ed un’utenza domenicale “mordi e fuggi” che non ha una ricaduta econombalmeica significativa, vi è una sempre più sparuta fascia di appassionati di attività outdoor di montagna che va anch’essa invecchiando. Questa minoranza si confronta per di più con un territorio che non offre, nella maggioranza dei casi, dei sentieri mantenuti efficienti in modo continuativo, caratterizzati da segnaletiche obsolete o disomogenee, con la mancanza di supporti informativi cartacei o fissi di una certa qualità. Per non parlare poi di un web communication management totalmente inesistente o che al più offre contenuti ingenui e poco mirati. Medesimo discorso potrebbe essere affrontato per la pratica dell’arrampicata in tutte le sue forme odierne, una disciplina che vede nelle nostre valli un terreno privilegiato e spesso meta di molti appassionati, ma che è lasciato da decenni all’iniziativa di pochi privati senza alcun supporto né economico né morale! Basti pensare che uno dei più importanti meeting di arrampicata delle Alpi occidentali, che da alcuni anni si tiene nel vallone di Sea, vede il totale disinteresse di amministrazioni e media locali. Anche a livello culturale, del resto, risulta sempre più difficile porre in risalto l'”elemento montagna”.

20080824-0079E’ sotto gli occhi di qualsiasi osservatore, anche poco attento, come le estati valligiane si snodino ormai tra appuntamenti sempre più denaturanti e lontani dall’anima e dallo spirito dei luoghi, proponendo divertimenti e intrattenimenti “esotici” che farebbero traballare le più solide basi dell’antropologia culturale alpina. I pochi momenti tematici veramente “alpini” offerti negli spazi che si aprono, diventano perciò dei veri atti di “resistenza”. Non occorre poi rilevare come si pensi all’estate quale unica fonte di sopravvivenza, preoccupandosi di saturare ogni spazio giornaliero e senza pensare, in modo più lungimirante, di investire più a lungo termine e nell’allargamento della stagione turistica. Eppure, gli esempi di aree un tempo in crisi come la Val Maira oppure l’esempio della rinascita invernale del finalese ligure, potrebbero offrire degli spunti in controtendenza.

La sonnolenza diffusa che ormai si evince nelle valli di Lanzo nell’affrontare in modo serio e strategico il problema del turismo alpino, in relazione alle risorse paesistiche, è incredibilmente illuminata dai più recenti esempi di pubblicistica legati al nostro territorio. Stiamo parlando, infatti, di autori ed editori tedeschi che iniziano ad “accorgersi” in modo più significativo del nostro territorio, delle sue potenzialità naturalistiche ed escursionistiche. Un target, quello straniero, a cui tutti quanti dovremmo riservare un’attenzione assai maggiore!

Facendo seguito all’appello dell’amico e Socio accademico Lino Fornelli, di cui vi allego la lettera, propongo quindi che la spinta avvenga ancora una volta dal basso e da coloro che hanno il polso reale delle problematiche legate alle attività outdoor alpine, non solo per passione, ma anche per professione.

11 SNE

11esima Settimana Nazionale dell’Escursionismo (2008)

Urge, a nostro avviso, un tavolo di lavoro-convegno aperto al pubblico e agli amministratori in cui si faccia una volta per tutte il punto della situazione, e s’individuino delle strategie comuni che ci rendano preparati alle prossime stagioni, non solo estive ma anche primaverili ed autunnali, poichè forse non possiamo più permetterci di attendere oltre. Considerata la possibilità di concretizzare in tempi brevi qualche iniziativa, ritengo che il convegno dovrebbe svolgersi non più tardi della primavera 2014. Cantoira, data la sua posizione geografica, la media altitudine, le idonee strutture ed il quasi scontato appoggio dell’amministrazione, potrebbe offrire la location ideale.

Ho contattato voi tutti sia perchè siete i massimi esperti in materia che le Valli possono offrire, sia perchè alcuni occupano ruoli istituzionali all’interno di associazioni del settore. A voi quindi anche l’invito di aderire come relatori e patrocinatori, e di suggerire altri nomi, associazioni o eventi, che potrebbero segnare una due giorni dedicata al territorio e all’ambiente. Fatemi sapere la vostra opinione in merito all’iniziativa, al periodo, oltreché idee per il convegno. Dopo questo primo giro di mail vedremo di riunirci al più presto.

Un Caro Saluto

Marco Blatto presidente Delegazione GISM Piemonte e Valle d’Aosta

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LE VALLI DI LANZO

Verso la metà del XIV secolo un vascello, nel Mediterraneo, veleggia lentamente verso nord. A bordo vi sono dei Crociati, tra questi un nobile piemontese di Asti, di nome Rotario, che sta forse meditando se le Crociate siano state cosa giusta o no.

Rocciamelone

Il Rocciamelone da Malciaussia in alta Val di Viù

Lui non lo sa ancora, ma per uno strano scherzo del destino è destinato a diventare il primo alpinista della storia, o almeno uno dei primissimi. Infatti, dopo essere stato fatto prigioniero dai Musulmani, in qualche modo ne verrà poi liberato, ed ora tornando a casa intende mantenere fede al voto fatto in prigionia: “se fosse riuscito a tornare avrebbe portato un trittico della Madonna sulla più alta montagna d’Italia”, che allora si credeva essere il Rocciamelone, di 3538 metri. Mantenne la promessa, e dopo vari tentativi il primo settembre 1358 pone piede sulla vetta del monte. Non vi erano difficoltà alpinistiche come le intendiamo noi ora, ma comunque da Susa vi sono tremila metri di dislivello, senza strade,ne sentieri ne punti di sosta. Fu anche costretto a costruire un modesto ricovero a q. 2854 che chiamerà: “Ca d’Asti”, in onore alla sua città natale, nome che è rimasto al rifugio attuale. In seguito altri seguiranno il suo esempio: narrano le cronache che di tanto in tanto aristocratici piemontesi saliranno in vetta al Rocciamelone “…per puro diletto…,” questo è alpinismo. Nel 1838 fu anche salito dal futuro re Vittorio Emanuele II.

Da cronache del tempo apprendiamo anche di tentativi anteriori a quello di Rotario.

Successivamente si prese a salire la vetta anche dalla Val di Viù, poiché il Rocciamelone si trova a cavallo della val di Susa e questa valle, e a poco a poco la vetta divenne meta di pellegrinaggio per un voto fatto alla vergine o per un semplice atto di devozione. Il Francesetti che ne compì l’ascensione nel 1820, racconta in Lettrés sur les Vallèes de Lanzo, nel suo francese un po’ arcaico di “..une fille de 40 ans..” che gli chiese di unirsi alla sua comitiva, ma avrebbe fatto tutto il percorso a piedi nudi per un voto!

Valli di LanzoQuesto conferma che a quell’epoca la vetta era già meta di pellegrinaggi, e aggiunge l’autore che la salita veniva compiuta anche dal versante savoiardo risalendo il ghiacciaio di Ribon. L’ascensione del Francesetti si concluse felicemente, ma al ritorno la povera pellegrina aveva i piedi ridotti a due masse sanguinolenti. In seguito dalla Val di Viù si scoprì un nuovo itinerario: anzichè attraverso il colle Croce di Ferro e il versante valsusino si preferì salire al colle della Resta e raggiungere la vetta attraverso il ghiacciaio di Ribon e la facile cresta NW. Questo è anche l’itinerario più seguito attualmente, facilitato dalla presenza del rifugio Tazzetti. La tradizione di salire almeno una volta nella vita, alla vetta del Rocciamelone era molto sentita negli ultimi secoli dalle genti di queste valli, ed esiste tuttora , anche se attenuata.

Le Valli di Lanzo sono quelle tre valli che dalla cresta spartiacque di frontiera digradano parallele, verdi e dai fianchi scoscesi, verso oriente sino alla pianura canavesana, non lontano da Torino. Le vette maggiori, sui 3500 / 3600 metri si trovano quasi tutte sulla cresta di confine.

Sin dal 1600 erano state scelte dalla borghesia torinese per la villeggiatura, ad iniziare dalla val di Viù, per poi estendersi alle valli di Ala e Grande. A poco a poco le strade raggiunsero la testata delle tre valli e la ferrovia arrivò sino a Ceres. Il fenomeno raggiunse dimensioni importanti, tanto che qualcuno ha paragonato queste valli, all’epoca, a Saint Moritz e a Cortina. Il paragone è forse esagerato, ma sta di fatto che ancora oggi è possibile ammirare sul territorio ville e palazzine signorili, alcune ancora abitate.

Tuttavia non si pensi di trovare da questa parti villaggi di tipo svizzero o tirolese. Qui le cBaitease tipiche sono con muri di pietra a vista e tetti in lose (lastre di pietra).

Prima ancora che si sviluppasse quella nuova forma di turismo alpino che poi si chiamò alpinismo, qui vennero salite buona parte delle maggiori vette della zona: come la Ciamarella, la Croce Rossa, la Bessanese, l’Uja di Mondrone, la Levanna Orientale ad opera dell’ingegner Tonini, e la Torre d’Ovarda, salita non facile, da un gruppo di ingegneri catastali, guidati da G.B. Sefusatti di Usseglio. Le cronache danno per certo che tale vetta veniva già raggiunta saltuariamente da pastori di questo paese.

L’alpinismo si sviluppò rapidamente, tutte le vette vennero conquistate, la Bessanese e l’Uja di Mondrone venivano spesso considerate entrambe: “Cervino di val d’Ala” per il loro aspetto ardito. I più bei nomi dell’alpinismo occidentale di allora calcarono questa sommità, e di conseguenza anche il far villeggiatura in queste valli divenne di gran moda. Il tutto, assieme all’agricoltura e alla lavorazione del ferro, consentì alle Valli di Lanzo di raggiungere un certo benessere, anche grazie alla vicinanza di una città come Torino, in cui il fascino delle alte vette era sentito, almeno dalle classi più abbienti. Apparvero le Guide Alpine in buon numero (Balme sarà chiamato; “il paese delle Guide”). Tra queste Antonio Castagneri, di Balme divenne una delle più forti guide italiane del suo tempo.

Nella prima metà del secolo XX le due guerre mondiali provocarono la scomparsa di molti uomini, come ovunque, ed infine venne il boom economico, coVal di Viùn la diffusione dell’auto privata. Questo portò indubbiamente un aumento del tenore di vita generale, ma portò alpinisti e turisti a scoprire e frequentare luoghi nuovi, e le valli di Lanzo vennero un po’ dimenticate.

Queste valli che hanno visto nascere e svilupparsi l’alpinismo e il turismo alpino, che hanno dato l’ispirazione a Toni Ortelli a comporre il celebre canto alpino: “La montanara”, che hanno visto passare soldati francesi dopo la disfatta di Torino del 1706, che, secondo alcuni hanno visto passare anche Annibale con tutti i suoi elefanti, che hanno offerto rifugio e protezione alla Resistenza, che hanno assistito al singolare incidente, a fine ottocento, di una mongolfiera con una coppia in viaggio di nozze schiantarsi alla base della Bessanese, ora sono forse alla vigilia di una nuova rinascita ?

20120325-201

Santuario Madonna del Ciavanis (Val Grande di Lanzo)

Il grande alpinismo è volato altrove e non tornerà più, ma le Valli di Lanzo hanno ancora molto da offrire agli appassionati di montagna. L’escursionismo alpino si sta diffondendo ovunque con gran rapidità, e in questo le nostre Valli possono offrire un terreno di gioco ideale: verdi vallate, alte vette e panorami magnifici, percorsi sia in media che in alta quota spettacolari e grandiosi, una catena di rifugi buona anche se suscettibile di miglioramento. Un ambiente quasi ovunque incontaminato, anche se questa definizione suona oggi un po abusata. Vagando tra queste alte vette si respira ancora veramente l’atmosfera dei pionieri, e di Toni di Tuni. E non sono rari branchi di stambecchi.

E’ però necessario offrire sentieri ben fatti, puliti e con una buona segnaletica. Migliorare i posti di ristoro a tutte le quote e migliorare le strade.

Questo chiedono oggi gli escursionisti, non solo nostrani. Se sapremo accontentarli avremo fatto un primo passo importante per la rinascita delle Valli di Lanzo.

 Lino Fornelli
 

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

7 Responses to Proposta incontro-convegno per le Valli di Lanzo

  1. serpillo1 says:

    Mi sento vicina a questi spunti di riflessione e cercherò, nel mio piccolo, di contribuire.

    La rete riesce a renderci meno isolati e i nostri stessi pensieri possono raggiungere con un solo clik innumerevoli persone.

    E’ bene che si mettano da parte campanilismi tra borgate e iniziative dei singoli con risultati non sempre positivi.

    Si potranno avere frutti solo con la forza dell’unione; non a breve ma ci saranno . La strada sarà lunga ma ne varrà sicuramente la pena.

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    • Beppeley says:

      Anche io auspicherei che i comuni delle Valli di Lanzo lavorassero insieme per un obiettivo comune molto importante come quello di rendere fruibile il territorio ai fini escursionistici/turistici.

      Bisogna crederci.

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  2. mi accodo ai commenti già fatti, che condivido.
    questo tipo di turismo non ha bisogno di finanziamenti faraonici, ma dev’essere progettato e portato avanti con delle buone idee, CONDIVISE dal maggior numero di persone nel territorio, e la costanza nel tempo.
    Nel mio piccolo, come guida escursionistica o come semplice appassionato delle valli, mi rendo disponibile ad aiutare la realizzazione di progetti che vanno in questa direzione.

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  3. martellot says:

    Perfettamente d’accordo con quanto scritto nel post. Do la mia disponibilità a partecipare a tali progetti.

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  4. Anonimo says:

    Sono sulla linea degli interventi precedenti. Occorre riunire le forze migliori ancora presenti in queste valli (e fuori), metterci capacità tecnica, inventiva, coordinamento e si possono sviluppare cose molto interessanti. Nononstante la crisi, anzi l’attuale fase può diventare un punfo di forza se si pensa che le persone sono orientate a mete meno esotiche e più a portata. Se trovano qualche servizio degno, una buona infrastruttura sentieristica e qualche idea originale li si può portare a scoprire un territorio stupendo a meno di un’ora di macchina da Torino. Si apriranno opportunità di finanziamento sicuramente anche sul nuovo piano di sviluppo rurale ma bisogna essere pronti a coglierle con una mentalità nuova.

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    • Beppeley says:

      …un territorio stupendo…
      Davvero. E non solo per le bellezze immediatamente percepibli, come i paesaggi e panorami.

      Le Valli di Lanzo celano silenziosamente una cultura e una storia davvero straordinaria.

      Abbiamo il dovere di farle conoscere ai posteri grazie all’escursionismo.

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  5. Beppeley says:

    A proposito della “risorsa paesistica quale reale fonte di economia territoriale”… ecco una notizia fresca fresca:

    FORESTE: A RISCHIO IL 50% DEI BOSCHI PIEMONTESI – Prosegue l’opera di deregolamentazione della Regione Piemonte per facilitare lo sfruttamento e la monetizzazione delle risorse naturali, come sempre a vantaggio di qualcuno e a spese di tutti. Con un piccolo comma da aggiungere alla Legge regionale n.4/2009 sono stati esclusi dalla definizione di bosco i terrazzamenti e i nuclei abitativi abbandonati e rimboschiti da decenni, i rimboschimenti eseguiti con i fondi della PAC, le aree comprese nel paesaggio agrario e pastorale di interesse storico. Un colpo di bacchetta magica che riduce del 50% la superficie a bosco del Piemonte!

    Il resto qui: http://regionali.wwf.it/client/news_regionali.aspx?root=33071&parent=1111&content=1

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