Mistero e potenza di un luogo

Santa CristinaDunque la piccola Cristina pare affondare le sue origini in un’epoca veramente lontana: la rupe fu sede del numen, della dea o del genio topico, o di entrambi, poi diventati Fata e successivamente Santa attraverso mumerose rifrazioni e metamorfosi, iter comune a molteplici divinità pagane presentatesi nel trascorrere del tempo con aspetto e nome proteiformi, ma con ruolo, funzione e localizzazione immutata nei secoli.

Quanto avete appena letto l’ho estrapolato dal volume LXXXII edito della Società Storica delle Valli di Lanzo intitolato I luoghi delle certezze ed è stato scritto da Ariela Robetto che dedica pagine straordinarie al Santuario di Santa Cristina.

Ne abbiamo già parlato di questo affascinante luogo su questo blog, più di una volta. Se per caso non sapete cos’è Santa Cristina, allora vi invito a scrivere, in alto e alla destra del giovane stambecco, “Santa Cristina” e cliccare su “vai”.

Se poi avete fretta, e volte quindi andare subito al dunque, allora vi farei solo notare che i versanti che digradano introno a questa rupe sono abitati da spiriti maligni, da spiriti begnini ma, e qui sta l’intrigo, anche da figure i cui contorni soSanta Cristinano sfuggenti e tendono a mescolarsi gli uni con gli altri, quasi come in un processo di osmosi.

Contesse, diavoli, serpenti alati, fate, sante si incontrano lungo i sentieri custoditi da boschi misteriosissimi.

L’aspetto terribilmente seducente di queste montagne è che non ti puoi accontentare di salire lassù, fino a toccare il cielo sopra la rupe e al cospetto del sacello. Da lì poi devi scendere e puoi farlo seguendo altri itinerari.

Se da Ceres hai la possibilità di contattare l’Uomo selvatico che si ripara nella balma, e che proviene da mondi lontanissimi, da Cantoira hai l’occasione di imbatterti, sfiorando prima il dolmen del Rio Combin, nella bellissima Contessa del Lago che, seduta sulla careja do diao, sorveglia i suoi schiavi che estraggono l’oro dalle miniere del Monte Rosso. Verso il Colle Rivalsa poi (toponimo fasullo), tra le sterpaglie, il diavolo conta le anime e le annota sul suo scrittoio.

Per molti sportivi Santa Cristina è semplicemente un giro di boa per allenamenti da maratoneti.

Nel mio vagabondare sulle montagne (i tedeschi dicono “Bergvagabunden”) mi lascio trasportare volentieri dall’incedere lento dei simboli potenti che danzano intorno a me: incontro, come spettri vaganti tra gli intrecci dei rami e sulle asperità cacuminali, il Male, il Bene e la somma delle due potenze.

Ariela Robetto mi accompagna durante il mio vagabondare suggerendomi che nella topografia del prodigioso montano esistono i luoghi dell’ambivalenza – locu amœnus, locus terribilis – dove si presentano contemporaneamente il Santo e la Strega, il Bene e il Male.

Queste esperienze profonde, vissute con un lento ed indolore distacco dalla civiltà urbana, mafaggioturano col tempo, e non basta fare un’escursione, nella giornata ideale con sole e cielo terso, per assorbire e metabolizzare la simbologia dei luoghi.

Ogni escursione, su questo territorio così attraente e complesso, ha bisogno di espletarsi attraverso lunghi ed intensi respiri: ognuno di essi è rappresentato proprio da un’escursione che sarà fatta in ogni stagione della nostra vita adornata dalle luci che, filtrando tra i boschi, diverranno ombre dei nostri passi.

Alcune volte saranno sfumature: il Bene, il Male e poi lo sfuocamento di entrambi. Su questi sentieri si perdono le certezze, quelle artificiose e fasulle sorte dalla vita materialistica spinta all’ennesima potenza, per poi ritrovarne tasselli disseminati su tappeti di foglie di faggio.

Intanto, da lassù, la piccola Cristina osserva il nostro cammino.

Se salgo da Cantoira potrei rimanere accecato dall’oro del Lussel ma, voltandomi di scatto, potrei anche essere rapito dalla bellezza di Madama la bianca che siede sulla cadrega del diavolo.

Ad ogni uscita, un respirio, un battito misterioso dell’anima.

Ad ogni passo l’eco degli abissi del tempo.

Trovo che siano straordinarie le opportunità che ti offrono i meandri di queste valli: poter osservare il paesaggio, i luoghi, gli angoli oscuri e luminosi con gli occhi di chi li ha vissuti. Ma è qui che dobbiamo sostare, proprio su questa parola.

Vivere la montagna, per i primi abitanti, è stato davvero un’opera d’arte perché nel corso dei millenni qui l’uomo è riuscito a plasmare un territorio pericoloso, difficile e molto complesso. Per fare tutto questo le genti alpine, nel corso dei millenni, hanno prodotto un arsenale stratosferico di strategie adattive.gradini

E’ davvero terribilmente complicato ed arduo, per gli esseri umani modellati dalla cultura cittadina (me compreso), riuscire ad immaginare cosa significasse confrontarsi con l’ambiente di montagna. Un ambiente (in senso generale) che i mass media trattano, oggi, come un qualcosa che è esterno a tutti noi. Non come un qualcosa di cui facciamo parte, bensì come un mondo parallelo, che ad un certo punto ha deciso di interferire con la concezione di uno sviluppo economico senza limiti facendo così frantumare i sogni giganti della civiltà occidentale.

Dove emerge il senso del limite quando la scena di quell’oro, che viene estratto da schiavi al comando di una bellissima signora bianca seduta sulle gambe del diavolo, si presenta di fronte a noi? Mentre in alto Santa Cristina osserva il volto di umili uomini trascinati dalle proprie “libido“?

La bellezza di un incontro spirituale, tra le vette delle Valli di Lanzo, è meravigliosamente offerta da quei 366 gradini di pietra che cercano la tua anima per proiettarla verso l’infinita tenerezza di Santa Cristina: un luogo misterioso e potente.

Un luogo che ti parla.

Nel frattempo, alle pendici di questo luogo potente, sono recentemente tornati a serpeggiare antichi sentieri dimenticati dagli uomini. Il tutto è stato reso possibile dai bravissimi volontari del CAI di Lanzo che puntualmente, ad ogni stagione, si prodigano per rianimare la montagna vittima dell’annichilente indifferenza.

Monti di VoragnoQuesti sentieri ora permettono a noi bergavabunden (quelli della GTA, tanto per intenderci) di respirare il silenzio magico dei boschi che popolano il versante sud ovest della rupe di Santa Cristina, quello che digrada verso i Monti di Voragno. Da questo delizioso villaggio, poi, è possibile rientrare a Ceres attraversando la boragata de l’Aran. Ma non finisce qui perché, se partiamo da Ceres, già al Piano omonimo possiamo raggiungere Santa Cristina con un giro ad anello in senso orario: ora, finalmente, ci sono le ottime segnalazioni CAI-Regione Piemonte (ovvero segnaletica orizzontale e verticale, come bolli e frecce) che ci aiutano a fare i bergavabunden e a respirare la montagna dell’uomo colma di simboli salvifici e ricca di riflessi culturali.

Questi sentieri sono finalmente tornati in vita ed ora ci permettono di apprezzare con maggior consapevolezza e profondità quel bellissimo mondo alpino che ruota intorno alla rupe di Santa Cristina.

Attualmente nessuna carta topografica in commercio permette di visualizzare questo succolento intreccio di sentieri in quanto la carta più recente, che copre questa zona, risale al 2011 (Fraternali editore n. 8).

Facendomi aiutare dalle numerose foto che ho scattato durante l’escursione fatta a fine settembre, provo ad indicarvi quali sono adesso i bivi (segnalati) che si incontrano partendo da Ceres e le relative varianti di percorso.

Santa Cristina

Carta edita dalla Fraternali editore (maggo 2011). Questa è una versione digitale offerta gentilmente da Mario Fraternali

Da Ceres (703 m; cliccare qui per la descrizione del sentiero che porta a Santa Cristina), seguendo il sentiero n. 242, si raggiunge il Piano di Ceres e, dopo aver lasciato alla propria destra la Cappella degli Appestati, si incontra a quota 920 metri il bivio dove è stato posato il primo nuovo cartello che indica la direzione del sentiero 242A (tornato in vita) che ci permette di raggiungere l’Aran (come meta ravvicinata), Monti di Voragno (come meta intermedia) e poi Santa Cristina (come meta di itinerario).

242A (920 m)

Il sentiero 242A, grazie ad un piacevole traverso, ci fa gudagnare l’Aran e i Monti di Voragno

Quindi a questo bivio abbiamo la possibilità di scegliere se raggiungere Santa Cristina con un percorso diretto (h. 1.10) oppure un po’ più lungo (h. 1.40), in quanto, in questo caso, si effettuerà il traverso in direzione ovest (compreso tra i 950 e i 1000 metri di quota) che ci farà incontrare le due borgate (vedere la carta sopra riportata).

Personalmente ho optato per salire direttamente a Santa Cristina, lasciandomi in discesa il piacere di scoprire i nuovi sentieri ripuliti e segnalati dai “rianimatori” del CAI di Lanzo.

Da notare che, se si sceglie di percorrere da qui il n. 242A, poco prima della borgata de l’Aran si incontrerà un altro bivio (a quota 940 m) che in 20 minuti ci permetterà di ritornare sul 242 sbucando subito prima della Cappella degli Angeli in località Ladant (1020 m circa).

bivio all'Aran (per 242)

Il cartello che si incontra poco prima della borgata de l’Aran (se si percorre il 242A per salire a Santa Cristina)

Nel caso avessimo comunque scelto di proseguire sul 242, si potrà riguadagnare il sentiero 242A o poco prima di Ladant, oppure a quota 1130 m circa dove si trova un altro bivio che ci permette di guadagnere Monti di Voragano (tale sentiero sulla carta è segnato con tratteggio).

20130928-140

A quota 1130 metri incontriamo un ennesimo innesto col sentiero 242A per i Monti di Voragno. Il cartello in basso è quello nuovo (con inidicazione dei tempi di percorrenza e l’altitudine delle mete)

Se continueremo per Santa Cristina, allora a quota 1250 m incontreremo l’ultimo bivio per i Monti di Voragno poco sotto il Colle Balance (1272 m). A questo punto, però, mancano solo meno di 100 metri di dislivello in salita per raggiungere Santa Cristina (15 min. circa di cammino).

Arrivo a Monti di Voragno

Monti di Voragno (arrivando dal bivio a quota 1230 m)

La nostra meta è vicina e raggiungerla sarà davvero piacevole e divertente pensando, poi, di rientare a Ceres scendendo ai Monti di Voragno, passando per la borgata de l’Aran, ed infine riconnetersi al sentiero 242 a Case Pecchio (il bivio che abbiamo lasciato alla nostra sinistra in salita da Ceres).

Ovviamente nulla ci vieta di compiere l’ascensione alla rupe passando prima da Monti di Voragno. Anzi, questa borgata può essere tranquillamente considerata una meta a sé.

Il reticolo di percorsi, ora ben segnalati, che si incontra attorno a Santa Cristina (sentieri tra l’altro percorribili praticamente tutto l’anno) può essere un primo piccolo ma importante esempio di rete sentieristica valorizzata per favorire l’escursionismo permettendo di avvicinare a questa attività (culturale) anche coloro che non sono allenati ed abituati a frequentare la montagna con assiduità.

In conclusione vi segnalo altri post che trattano del territorio alpino solcato da SAMSUNG DIGITAL CAMERAquesti sentieri (un paio di essi, il 301 e il 301A, collegano il Comune di Cantoira con Santa Cristina ma non è ancora presente la segnaletica CAI-Regione Piemonte):

Santa Cristina (con descrizione discesa su Cantoira e rientro a Ceres);

Storia e Preistoria a Cantoira (con salita a Santa Cristina scoprendo prima il dolmen del Rio Combin dell’Età del rame);

La Contessa del Lago fantasma (da Cantoira fino Lussel);

Sguardi intorno a Santa Cristina (il panorama dalla rupe con le descrizioni deliziose di Maria Savi-Lopez).

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

4 Responses to Mistero e potenza di un luogo

  1. serpillo1 says:

    Ci sono luoghi che vibrano trasmettendoti un qualcosa all’anima e ti senti in sintonia con la natura, il bosco, l’ambiente. E lì è uno di questi.
    Non mi stupirei, un giorno, di sentire la voce cristallina di un elfo o di incontrare uno gnomo che ha finito di lavorare nella miniera d’oro della Contessa del Lussel..

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  2. Anonimo says:

    Il toponimo corretto del Col Rivalsa, è colle del Grand’Anvers… Penso che sulla prossima ristampa della carta lo cambieremo. Ora sarabbe stato troppo futurista.
    M.B.

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  3. ariela r. says:

    Un anziano di Boschietto di Cantoira (classe 1928) mi ha indicato come toponimo per il Col Rivalsa “col d’la gendlin-a”, ma non sapeva quale potesse essere il suo significato.
    Sul versante di Ceres ho chiesto a molte persone, a Ceres, a Bracchiello, ai Monti di Voragno ma nessuno aveva mai sentito parlare di Col Rivalsa.
    Grand’Anvers è toponimo di quale versante?
    Grazie
    Ariela R.

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