Nel bosco. A piedi.

primaveraIl bosco per me rappresenta un viaggio intimo in un mondo sconosciuto che può essere paragonato alla parte più profonda del nostro essere.

Non è un ambiente così spontaneo ed aperto al sole, alle intemperie, al vento come i pascoli alpini, i vaccinieti: è più raccolto e più spirituale.

Avete mai provato a camminare in un bosco? A percepirne gli odori, i suoni, i profumi, l’umidità della terra, ad osservare gli alberi che si incrociano così diversi fra loro, a percepire il vento quando passa tra le foglie?

In un bosco non si è mai soli anche se non si vede nessuno. E non parlo qui dell’aspetto mitologico o del regno delle favole, peraltro altrettanto suggestivo e per noi necessario: le foreste sono una riserva di biodiversità e di ossigeno.

autunno

La foresta è abitata da creature: proviamo a fermarci, magari in una radura, ad osservare in silenzio e con pazienza: scopriremo scoiattoli, picchi, insetti, chiocciole, cinghiali, caprioli, cervi, volpi, tassi, ricci, funghi…

La luce filtrata delle foglie in primavera ed in estate, la colorazione rossastra, gialla, bronzo delle foglie in autunno (foliage) prima che cadano e tappezzano la terra di colori rendendola poi fertile e pronta ad accogliere una vita futura o i rami scarni dell’inverno ti cadenziano il susseguirsi delle stagioni della vita.

estate

Quando entro in un bosco chiedo permesso: è un luogo che incute rispetto, sacralità e quando mi allontano da esso non mi giro indietro perché posso disturbare con il mio sguardo…

Gli alberi, oltre a dipingere di bellezza la nostra anima, depurano l’aria e le sostanze velenose che noi produciamo con l’inquinamento ed in parte vengono da loro riassorbite.

Gli alberi sono dotati di una loro intelligenza. Il nostro patrimonio genetico possiede un gruppo di geni che è identico a quello delle piante. Alcuni biologi, nel 2009, sono riusciti a verificare che questi geni regolano la risposta alla luce non solo nei vegetali ma anche nell’uomo e negli animali. Stefano Mancuso, una delle massime autorità nel campo della neurobiologia vegetale, sostiene che le piante sono più evolute dell’uomo e non sono loro a dipendere da noi ma il contrario. Basti pensare che la catena alimentare di tutti gli esseri viventi incomincia dalla fotosintesi, vale a dire dalle piante.

Il legno è considerato una fonte di energia rinnovabile e la combustione della legna non aumenta il contenuto di anidride carbonica (CO2) nella nostra atmosfera ed un corretto esbosco, unito alla cura dei boschi, migliora l’ecosistema.

Traversata Chiampernotto - Monaviel - Ala

A fronte di tutto ciò, non vorrei che la “riscoperta” del legno, mascherata da una crescente attenzione per la tutela dell’ambiente, fosse una bella scusa per costruire strade silvo-pastorali inutili e generare così disboscamenti feroci.

Suggerisco anche io di vigilare e vegliare i boschi dietro casa e segnalare al WWF ogni attività di taglio attraverso foto e filmati.

Tuteliamo le nostre ricchezze naturalistiche e paesistiche anche con un pensiero alle future generazioni.

Queste personali riflessioni sono nate dopo aver letto questa triste notizia sul sito del WWF sezione regionale del Piemonte – Valle d’Aosta, che qui riporto integralmente:

Foreste a rischio il 50% dei boschi piemontese

Prosegue l’opera di deregolamentazione della Regione Piemonte 

Prosegue l’opera di deregolamentazione della Regione Piemonte per facilitare lo sfruttamento e la monetizzazione delle risorse naturali, come sempre a vantaggio di qualcuno e a spese di tutti.

Con la Legge Regionale 12 agosto 2013 “Disposizioni collegate alla manovra finanziaria per l’anno 2013” la Regione Piemonte muove un attacco alle foreste attraverso una via senza precedenti: invece di attivare finalmente una gestione sostenibile delle foreste, come previsto dagli impegni sottoscritti dall’Italia fin dal 1999, procede ad elencare una serie di fattispecie di superfici boschive che vengono a perdere la caratteristica di bosco. In questo modo, se un bosco non è più tale, perde automaticamente ogni tipo di tutela riservata ai boschi.

muretto a secco

Con un piccolo comma da aggiungere alla Legge regionale n.4/2009 sono stati esclusi dalla definizione di bosco i terrazzamenti e i nuclei abitativi abbandonati e rimboschiti da decenni, i rimboschimenti eseguiti con i fondi della PAC, le aree comprese nel paesaggio agrario e pastorale di interesse storico. Un colpo di bacchetta magica che riduce del 50% la superficie a bosco del Piemonte! Ma a chi giova questa Legge? Sicuramente non all’ambiente e non alla sicurezza della popolazione. Moltissimi terrazzamenti sono stati realizzati per stabilizzare i versanti, e la successiva colonizzazione da parte del bosco li ha resi ancora più efficaci contro frane e smottamenti. Quando queste aree saranno disboscate non ci sarà più alcuna copertura forestale a impedire alla pioggia battente di scavare il terreno instabile, e a frenare il ruscellamento, con conseguenze facilmente immaginabili.

malga

Che dire poi dei rimboschimenti di aree edificate e abbandonate? La legge non pone limiti di tempo, e allora un bosco che ha invaso una borgata abbandonata da due secoli non è più un bosco. E allora cos’è? La  legge non lo dice, ma sicuramente è possibile tagliare tutto senza problemi. Qualcuno sarà contento, qualcun altro no, e si può scommettere che questa disposizione così vaga porterà molto lavoro ai tribunali.

Mancano di definizione rigorosa anche le aree “comprese nel paesaggio agrario e pastorale di interesse storico”. Cosa vuol dire? Esiste un elenco di siti pastorali di interesse storico? Ovviamente no: la norma fa riferimento “al nulla”. Altro lavoro per i tribunali.

Ma la cosa più inaccettabile, non solo per gli ambientalisti, ma per tutti i cittadini contribuenti, è l’esclusione dalla definizione di bosco delle aree che sono state rimboschite con i contributi europei della Politica Agricola Comunitaria. Soldi delle nostre tasse, per intenderci. Grazie a questa Legge, boschi che oggi hanno ormai 20 o più anni (e in gran parte presenti in pianura) possono essere tagliati liberamente, senza nemmeno darne comunicazione. Qualcuno, leggendo, potrebbe pensare a un refuso, tanto la norma è incredibile, quindi lo riscriviamo con altre parole: si potranno tagliare i rimboschimenti pagati dai cittadini pochissimi anni fa.

I presupposti culturali di questa modifica normativa consistono nel becero concetto che ci sia ormai troppo bosco e che questa risorsa considerata abbondante, abbandonata e gratuita, debba venir sfruttata senza la minima regola o con la sola regola di accaparrarsi i noti incentivi collegati all’uso delle biomasse o di acquisire nuove aree agricole, oggetto, a loro volta, di lauti incentivi comunitari.

Siamo invero ricchi di boschi poveri e senza nessuna volontà di addivenire ad una gestione moderna delle foreste. La matrice dominante del nostro territorio continua ad essere l’edificato e l’uso agricolo, il bosco è frammentato e minoritario. All’aumento della superficie forestale dovuto all’abbandono dei territori marginali si è accompagnato un incremento della popolazione nazionale e oggi la quota pro capite di boschi è circa la metà di quella che si aveva nel 1861.

verso Laietto

A chi ha ancora la capacità di alzare lo sguardo oltre l’angusto confine del proprio recinto, non sfugge poi il fatto che le foreste sono, dopo gli oceani, le aree del pianeta Terra dove avviene il più forte sequestro del carbonio (sinks). Il carbonio, in forma di anidride carbonica è il principale responsabile dell’effetto serra, contro il quale si stanno prendendo misure su scala mondiale. Per effetto del protocollo di Kyoto (che l’Italia ha ratificato con legge) ad oggi i sinks agricoli e forestali vengono riconosciuti come elementi fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni.

Questa Legge che permette la distruzione del 50% dei boschi piemontesi ci espone drammaticamente a due rischi, il primo di carattere ambientale, con rilasci incontrollati di carbonio dovuti al taglio dei boschi (a cui si aggiungeranno le emissioni dovute alla conversione e cambiamento d’uso del suolo/territorio precedentemente boscato), il secondo di tipo amministrativo-politico, per mancato rispetto degli impegni presi dall’Italia per la propria quota di emissioni di fronte alla comunità internazionale, dimostrando scelte strategiche di lotta al cambiamento climatico non solo poco efficienti, ma addirittura contrastanti con i precetti internazionali in materia.

Questo disegno, in chiaro stile ”liberi tutti”, è l’ultimo prodotto della solita caratura di chi ci governa in Regione. Si fanno gli interessi di poche interessate e influenti categorie di cittadini, ma si mette a dura prova la pazienza di chi onestamente vive e paga le tasse.

Malgrado gli avvertimenti di esperti del settore, il governo regionale ha voluto partorire quest’altro mostro legislativo. Vedremo in quale percentuale i destinatari di questo regalo riusciranno a farlo applicare. Invitiamo i soci e i simpatizzanti a vegliare sui boschi vicini a loro, e a segnalarci prontamente ogni attività di taglio, documentando se possibile con fotografie e filmati quanto riscontrato. (WWF sezione regionale del Piemonte – Valle d’Aosta).

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Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

9 Responses to Nel bosco. A piedi.

  1. rok 64 says:

    In un faggeto, dove normalmente il sottobosco è pulito e pertanto con una “visuale lunga”, l’incontro con caprioli è frequente, sempre emozionante.

    Belle foto!

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  2. martellot says:

    Il bosco, sia di latifoglie che di conifere, ha sempre un che di speciale. Mi dà sempre l’impressione di un qualcosa di atavico, di veramente selvaggio. Lui e tutti gli esseri viventi che lo popolano. Per questo capisco il tuo entrarci in punta di piedi!

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  3. ste says:

    Purtroppo il problema oltre che i tagli indiscriminati è il proliferare delle piste di esbosco che molte volte cancellano i vecchi sentieri . Un esempio, in Provincia di Torino, sono quelle nella zona della Verna a Cumiana tra il colle Pra l’Abba e il monte Cristetto.

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    • serpillo1 says:

      E sì, anche questo fenomeno è molto frequente. E’ un peccato abbandonare antiche mulattiere e sentieri che i nostri vecchi percorrevano quotidianamente.

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    • Beppeley says:

      E’ una grave perdita dal punto di vista escursionistico.

      Ovviamente in Italia vince sempre l’ignoranza e il pressapochismo.

      Ci mettiamo un nanosecondo a sputare sulle nostre ricchezze che, una volta distrutte, non si possono più ripristinare.

      Le nuove generazioni ringraziano.

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  4. Beppeley says:

    Qual è il valore di una foresta?

    http://blog.recharge-green.eu/whats-a-forest-worth/

    Segnalo che oggi è cominciata la Conferenza

    BALANCING ALPINE ENERGY AND NATURE
    We show how to reconcile renewable energy production in the Alps with biodiversity and landscape conservation.

    The Alps have great potential for the use of renewable energy. Thereby they can make a valuable contribution to mitigating climate change. This, however, means increasing pressures on nature. What could be the impact of such changes on the habitats of animals and plants? How do they affect land use and soil quality? How much renewable energy can reasonably be used? The project recharge.green brings together 16 partners to develop strategies and tools for decision-making on such issues. The analysis and comparison of the costs and benefits of renewable energy, ecosystem services, and potential trade-offs is a key component in this process. The project will last from October 2012 to June 2015 and is co-financed by the European Regional Development Fund in the Alpine Space Programme.

    http://www.recharge-green.eu/infoservice-2/events/international-conference/

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