Pareti rosa

copertina_pareti_rosaQuesto libro giaceva dimenticato in mezzo a tanti altri. L’ho riscoperto pochi giorni fa e l’ho riapprezzato. Grazie alla raccolta, non sempre facile, di frammenti, notizie e racconti orali, si può gustare questa intima ed approfondita presenza della donna nella storia dell’Alpinismo.

Non dimentichiamoci che l’Articolo 1 dello Statuto del Club Alpino Italiano così recita:

“Il Club alpino italiano (C.A.I.), fondato in Torino nell’anno 1863 per iniziativa di Quintino Sella, libera associazione nazionale, ha per iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”.

Questa pubblicazione rientra nella serie “Quaderni della Biblioteca della Montagna” n.8-2006 il cui titolo è: Pareti rosa – le alpiniste trentine di ieri e di oggi curato da Riccardo Decarli (con la Prefazione di Silvia Metzeltin Buscaini) e pubblicato dalla Società degli Alpinisti Tridentini – Biblioteca della montagna (Trento)

“Pareti rosa” è nato nell’ottobre dell’anno 2004 come progetto di ricerca voluto fortemente dalla S.A.T.  (Società degli Alpinisti Tridentini) in collaborazione con l’Assessorato alle pari opportunità della Provincia autonoma di Trento e sfociato poi in un libro.

Protagoniste sono le donne trentine che hanno lasciato un contributo, magari poco conosciuto ma altrettanto importante, alla storia dell’arrampicata e dell’alpinismo in un periodo che va dall’Ottocento fino ai giorni nostri.

La SAT ha voluto ricostruire e documentare queste vicende. Solo nel XXI secolo le donne possono liberamente parlare dei loro successi ed uscire allo scoperto. Nelle epoche passate, diverse alpiniste, sono state nell’ombra, per evitare ricatti sociali o famigliari. In particolar modo mi è piaciuto il saggio “Cenni sulle origini e sviluppo dell’alpinismo femminile” che mi ha permesso di tornare indietro nel tempo e comprendere meglio la nascita dell’alpinismo femminile, le conquiste sociali e l’atteggiamento discriminatorio nei loro confronti anche all’interno del CAI e CAAI.

Simpatici i consigli sull’abbigliamento, visto da un uomo, Henry Warwick Cole:

“Naturalmente ogni signora che intraprenda un viaggio sulle Alpi dovrà indossare un cappello a tesa larga, per evitare l’impaccio di un parasole. Dovrebbe inoltre portare un vestito di lana leggera, tipo alpaca o vigogna, che, in caso di brutto tempo, dopo essersi inzuppato e asciugato, non sia in condizioni pietose. Bisogna cucire piccoli anelli nell’orlo del vestito, farci scorrere una cordicella e legare le due estremità in modo che il vestito si possa sollevare immediatamente all’altezza necessaria. Se il vestito è troppo lungo, si inciampa sui sassi, soprattutto scendendo a valle, facendoli rotolare su chi ci precede. Ho udito più di un signore lamentarsi per i colpi dolorosi subiti in tali circostanze”. (26) – Pag. 20

 (26) Tradotto in: Renata Discacciati – Le vere signore non viaggiano, Milano, Archinto, 2005, pp. 22-23. Per cortese concessione dell’Editore.

E il senso pratico di una donna, la valente Mrs. R. H. Tyacke, protagonista di viaggi e salite himalayane, che descrive il suo abbigliamento in “How I shot my bear” (1893):

“Tanto per cominciare portavo una sottana molto corta e semplice di spesso cotone color cachi, come quello che i soldati indossano in India, e una giacca con la cintura Norfolk della stessa stoffa. La gonna non era troppo stretta per non ostacolare i salti e le arrampicate sulle rocce, che spesso si rendono necessari. Sulle gambe, indossavo delle calze dalle quali avevo tagliato via i piedi; sui piedi dei calzettoni di lana pettinata con putoo (sopracalze) tessute a mano, e scarpe da tennis; avevo avvolto intorno alle gambe le grigie putties dell’India: strisce di tessuto larghe dieci centimetri e lunghe altrettanto. Il vantaggio del cotone color cachi è che è una tinta mirabilmente adatta agli sport e non si strappa mai. Sebbene sembri freddo, e indubbiamente lo è, si può tuttavia superare questa difficoltà indossando sotto molti altri capi. Un ulteriore vantaggio è che si lava facilmente, fatto da non sottovalutare, dal momento che dovevo spesso lavare personalmente parte dei miei indumenti […]. Come copricapo, quando il sole era rovente, preferivo ad ogni altro un vecchio cappello Terai [copricapo a tesa larga con buchi per la ventilazione, usato dagli europei ai tropici] di feltro grigio, perché era portabile e perché per i miei capelli il puggaree [elmetto con un nastro legato attorno] non sarebbe stato adatto. Per il campo, avevo un paio di gonne corte, tessute a mano, ai piedi dei chapties (sandali di cuoio) e un cardigan di lana che mi era spesso molto utile”. (27) – Pag. 20

(27) Tradotto in: Renata Discacciati (op.cit.) pp.82-85.

Mi ha anche emozionato il capitolo “Le alpiniste scrivono” dove emergono le emozioni, gli aneddoti, le difficoltà, la solidarietà in cordata, le conquiste ed il loro rispetto ed amore incondizionato per la montagna.

La SAT ha dimostrato, fin dalla sua nascita, grande sensibilità, apertura mentale ed accoglienza nei confronti delle donne alpiniste. In un periodo che, nella loro quotidianità, erano relegate ai margini della società anche all’interno degli stessi CAI conservatori.

Riporto uno stralcio di “La donna nella SAT”:

Il 2 settembre 1872 un gruppo di borghesi e nobili trentini, provenienti per lo più dalla Valle Rendena, Basso Sarca, Vai Lagarina e città di Trento, fondano a Madonna di Campiglio la Società Alpina del Trentino. Lo statuto della neonata Società prevede esplicitamente la possibilità d’iscrizione anche per le donne:

“L’Istanza d’accettazione, qual membro della Società, deve inoltrarsi per iscritto alla Direzione, la quale potrà accogliere o rigettare la domanda. Si ammettono quali soci effettivi anche le Signore.” (173)

Due anni dopo la fondazione, la SAT annovera tra i suoi soci le signore: Maria Larcher Bolognini di Pinzolo, moglie di Nepomuceno Bolognini, Linda Brugnara di Trento, Maria Larcher di Trento, la contessa Carlotta Martini di Calliano, Costanza Navi di Milano (174); solo cinque su 153 soci, meglio comunque di altri club, quello inglese ad esempio, che come visto esclude il gentil sesso tra i suoi iscritti o il CAI che nel 1872 conta solo tre iscritte. […]

La donna nella SAT è dunque presente, in modo discreto, sin dall’inizio, eterogenee sono però le sfumature di questa presenza. Innanzitutto molte hanno legami parentali con altri soci, spesso si tratta di mariti, altre volte di padri. Non mancano, ma sono la minoranza, le donne che si iscrivono a prescindere dai legami famigliari. Pag. 84

(173) Statuto della Società Alpina del Trentino, IN: “Annuario della Società Alpina del Trentino: 1874”, Arco, 1874, pp. [9]-10.

(174) Elenco dei soci al l Gennaio 1874, IN: “Annuario della Società Alpina del Trentino: 1874”, Arco, 1874, pp. [246]-251.

TomassonCon piacere ritrovo, per ben due volte, la “nostra” Beatrice Tomasson.

Scrive le sue impressioni sul libretto guida di Bettega dopo la prima della Parete Sud della Marmolada con le guide alpine Michele Bettega e Bortolo Zagonel il 1 luglio 1901. Ecco lo stralcio:

“La salita è stata compiuta (con Bortolo Zagonel come seconda guida) direttamente dal Passo Ombretta, leggermente sulla destra rispetto alla sommità del passo. Secondo me i primi due terzi della salita sono il tratto più difficile che io abbia mai trovato sulle Dolomiti, in quanto richiedono più forza, abilità, costanza e coraggio di qualsiasi altra salita io conosca. Il resto dell’ascensione sarebbe stato più facile se non fosse scoppiata una bufera con fulmini, grandine e neve, che la rese più difficile e pericolosa. Rimanemmo 12 ore sulla roccia, discendendo per il ghiacciaio sino alla Fedaja; le ultime poche ore furono veramente una vera prova di resistenza poiché eravamo tutti fradici e schiaffeggiati da un vento forte e molto freddo. Bettega stette in testa per due terzi della salita e fu veramente ottimo sotto ogni aspetto, perché seppe superare difficoltà apparentemente insormontabili con il suo immancabile coraggio e la sua abilità”. (158) Pag. 68

(158) Biblioteca della montagna – archivio storico SAT B10, f 371

Si accenna al suo curriculum alpinistico:

“La Tomasson è tutt’altro che una sprovveduta (159). Inizia ad arrampicare in Dolomiti verso il 1890, nel 1896 è sul Piz Popena con le guide alpine di Cortina Arcangelo Siorpaes e Zaccaria Pompanin, l’anno successivo è nel gruppo delle Pale di San Martino, legata alla corda di Michele Bettega, con il quale sale Sass d’Ortiga, Pala della Madonna, Croda Grande, Sass da Mur e altre cime. Nel 1898 effettua la prima salita della parete nord-est del Monte Zebrù (Ortles-Cevedale) con Hans Sepp Pinggera e Friedrich Reinstadler e la prima salita della parete sud-ovest dell’Ortles con il Pinggera, entrambe vie con difficoltà abbastanza elevata per l’epoca. Nel 1899 sale la Torre dei Mugoni (Catinaccio), l’anno dopo una bella via nuova sul Dent di Mezdì e sulla Torre del Sass da Lec (o Torre Tomasson).

Il 1901 è l’anno con il maggiore numero di salite, oltre alla Marmolada ne realizza molte altre sulle Pale di San Martino. Nel 1903 si sposta sulle Dolomiti dì Brenta dove realizza una nuova via sul Campanile Alto con Bettega e Zagonel, sale il Crozzon di Brenta, Cima Tosa e Cima Brenta Alta. L’ultima stagione alpinistica è quella del 1911 , la vede attiva nelle Dolomiti orientali e in quelle di Brenta, con la salita del Campanile Basso (78a salita) il1  luglio in compagnia della guida Angelo Dibona”. Pag.69

(159) La maggiore mole di notizie sulla Tomasson si trova in: Bepi Pellegrinon, Hermann Reisach – Salve, regina! La Marmoda dei pionieri, Belluno, Nuovi sentieri, 2001, pp. 97-117.

Primiero - incisione tratta da Amelia B.Edwards, "A midsummer ramble in the Dolomites", 1889 -

Primiero – incisione tratta da Amelia B.Edwards, “A midsummer ramble in the Dolomites”, 1889.

La seconda volta la trovo a dirimere una delicata vertenza tra la SAT, le guide del Primiero ed il loro tariffario. L’episodio mette in luce la grande considerazione e stima che le guide hanno di Beatrice Tomasson come alpinista e come giudice imparziale.

“Restando in tema di guide alpine nel 1901 accade un episodio poco noto: a seguito d nuovo tariffario per le guide del Primiero elaborato dalla SAT le guide minacciano uno sciopero. Questo atto clamoroso, mai accaduto in Trentino e probabilmente tra i primi episodi del genere sulle Alpi, viene scongiurato dai dirigenti della SAT riproponendo il vecchi tariffario e accettando la proposta delle guide del Primiero di sentire in merito il parere un alpinista sopra le parti e unanimemente riconosciuto per la bravura di arrampicatore l’equità nel giudizio. A sorpresa le guide propongono Beatrice Tomasson; la scelta è giustificata dal fatto che la “distinta alpinista […] avendo compiuto tutte le ascensioni [in Primiero, Ndc] era in grado di giudicare”.201 La Tomasson dà ragione alle guide, la SAT accetta l’illustre parere, nonostante il conseguente aumento del costo delle ascensioni. Il ruolo ricoperto dalla Tomasson in questa delicatissima vertenza e la favorevole accoglienza che il suo giudizio trova presso la SAT, costituiscono la spia della non comune apertura mentale dei dirigenti satini dell’epoca”. Pag.88-89

(201) “Biblioteca della montagna-Archivio storico SAT. “Adunanze dei Soci”, p. [14]

***

La SAT in breve (dati del 2006, anno in cui è stato pubblicato il Quaderno).

SOCIETÀ DEGLI ALPINISTI TRIDENTINI Casa della SAT via Manci, 57. 1-38100 Trento tel.: 0461/981871. fax: 0461/986462 – Email: sat@sat.tn.it – web: www.sat.tn.it

La Società degli Alpinisti Tridentini (sezione del CAI) venne fondata a Madonna di Campiglio nel 1872. Attualmente è costituita da 80 Sezioni, 5 gruppi ed ha più di 22.500 soci. Possiede 34 rifugi alpini, 16 bivacchi e 20 punti di appoggio. Cura manutenzione e segnaletica di 5.000 km di sentieri. Nove commissioni si occupano di vane problematiche inerenti la montagna: Commissione biblioteca, scientifica, speleologica, sentieri, rifugi, tutela ambiente montano, alpinismo giovanile, scuole e corsi, rapporti con le sezioni.

Fino ad oggi la SAT ha pubblicato 26 Annuari, più di quattrocento pubblicazioni, ha curato la realizzazione di carte topografiche e dal 1954 pubblica il Bollettino che iniziò ad uscire già nel 1904.

La memoria di oltre 130 anni di vita satina è custodita nell’Archivio storico e illustrata nel Museo della SAT.

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

4 Responses to Pareti rosa

  1. Anonimo says:

    Bell’articolo. Convengo sulla qualità del prezioso archivio SAT. Ogni anno al Filmfestival di Trento, siamo ospiti della società trentina per un convegno ed ho avuto modo di apprezzarne documenti e storia, come tu hai detto molto liberale ed anche in controtendenza rispetto alle posizioni archetipiche del CAAI o dell’AC rispetto alle donne. Consiglio anche la lettura del libro di Cicely Williamd “Donne in parete”, Edizioni Dall’oglio.
    M.B.

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