Un frutto d’autunno

l'albero del paneLia, cara amica e montanara delle Valli di Lanzo, prosegue con i suoi racconti di un tempo non troppo lontano.

Una velata malinconia traspare quando parla del nonno col suo profondo legame con la terra ed i suoi frutti e il rispetto per la natura.

La castagna è un frutto autunnale: buono, dolce, nutriente. Non a torto il castagno era anche chiamato l’albero del pane. In passato le nostre zone erano ricche di questi meravigliosi alberi e i loro frutti erano una vera fonte alimentare, non solo per gli uomini, ma anche per gli animali. Erano splendidi alberi, maestosi e molto robusti; i rami si estendevano come una grande chioma verde dalla quale pendevano migliaia di ricci e ogni riccio racchiudeva da tre a quattro castagne. Tutto questo ben di Dio era gioia e sicurezza per le famiglie: con la raccolta si riempivano le dispense assicurando una fonte di nutrimento per l’inverno, spesso fino alla primavera. Quando nelle stalle le mucche mangiavano fieno e castagne, il latte aumentava ed era molto più gustoso. castagne nel riccioLe castagne, che sono ricchissime di sostanze nutritive (zuccheri, calcio, potassio), venivano bollite nel paiolo o arrostite sulla stufa; squisita era anche la minestra fatta con il latte e una manciata di riso. Gusti e sapori che non ritroviamo più. Un giorno sentii dire da un bravo medico: “Mezza scodella di latte, una manciata di castagne e il pranzo è completo”.

Verso la fine di ottobre, i contadini raccoglievano i ricci con grandi cesti e riempivano i garbin che venivano portati a spalle sugli spiazzi vicino alle abitazioni dove le castagne venivano ammucchiate, ricoperte con frasche e lasciate così per parecchi giorni.

In questo modo avveniva una fermentazione naturale che era un ottimo metodo per la conservazione. Trascorso questo periodo si aprivano i ricci. Era bellissimo! Seduti attorno a questi grandi cumuli, si aprivano con lu Picot, una specie di martello di legno fatto apposta per questo scopo: le castagne erano veramente grosse, lucide, di un bel marrone scuro. Una meraviglia! Aprire i ricci era, per me, un lavoro bellissimo. Famiglie intere, ma soprattutto i nonni e i ragazzini, seduti su uno sgabello, lavoravano dal mattino alla sera; mentre aprivano i ricci, i nonni raccontavano la vita passata, le gioie, i dolori e davano utili consigli e saggi insegnamenti.

insolito fioreOra tutto è solo più un dolce, indimenticabile, ricordo carico di nostalgia. I nostri castagni non sono più splendidi: patiscono l’inquinamento e le variazioni climatiche, mentre un parassita ne intacca la corteccia; ma più di tutto sono danneggiati dall’abbandono della terra, della campagna.

Vorrei che i giovani potessero gustare tante castagne e ascoltare i nonni che raccontano la loro vita, seduti vicino a un cumulo di ricci.

Tutto questo ha fatto parte della nostra economia, della nostra cultura, del nostro passato: quando l’uomo aveva rispetto della natura e amor di Dio e la natura lo ricompensava a piene mani.

Lia Poma

***

Per coloro che fossero interessati a conoscere la cultura delle castagne dei montanari (cultura ormai dissolta), invito a leggere questo post, scritto nel 2009: La raccolta d’lê còchê.

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

4 Responses to Un frutto d’autunno

  1. Beppeley says:

    Consumavano senza lasciare niente come scarto. Zero rifiuti.

    Così ci hanno lasciato le Alpi: http://wp.me/p21s7m-4r

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  2. Franz says:

    Sono sicuro che il racconto di Lia farà presa su molte persone. Mi piace pensare però che non tutto sia perso, oggi è più difficile portare avanti questi usi e costumi ma la tradizione vive ancora in molta gente. Molto meno di una volta, ma ancora. E chissà che un domani non si ribalti nuovamente il tutto.

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