Vassola, un mondo dimenticato

Lago di Seone inferiore (2520 m)Gli affezionati a questo blog sanno che è da molto tempo che volgiamo periodicamente la nostra attenzione al Vallone di Vassola, in Val Grande di Lanzo.

Ora sono ben contento che a farlo sia l’amico Pier Luigi Mussa che ha scritto un ricco e brillante articolo per l’Annuario 2014 del Cai di Lanzo che condivido in pieno nelle riflessioni in merito alla valorizzazione e alla tutela dei percorsi escursionistici.

Le foto che accompagnano questo post sono tutte sue. Guardandole con attenzione emerge un mondo strabiliante dipinto di forti contrasti dove le rocce posate dalla natura e dall’uomo si sposano mirabilmente con le cromature dell’universo.

Soffermatevi su queste immagini: troverete pietre piovute dal cielo, piazzate lì da una mente superiore.

Subito dopo il mosaico di foto (cliccateci sopra per ingrandirle) potrete cogliere lo sguardo e le considerazioni importanti di Pier Luigi che ci illustra i luoghi dimenticati di questo straordinario angolo delle Alpi Graie meridionali.

Al termine vi inviterò ad “immergervi” ancora di più in questo spazio alpino grazie allo slideshow di flickr con ulteriori  foto superbe (assolutamente da non perdere), segnalandovi che questo post avrà una seconda puntata e anche la possibilità di leggere il territorio descritto su di una carta escursionistica ad alta qualità che il sempre gentilissimo Mario Fraternali (che ringrazio di cuore) concederà ai Camosci bianchi.

Un grazie a Pier Luigi e al Cai di Lanzo.

Testo e foto di Pier Luigi Mussa

Il Vallone di Vassola, in basso stretto ed incassato tra il versante occidentale della Pian Spigo e le bastionate orientali del Gran Bernardé, in alto piega ad angolo retto e si allarga proprio alle spalle di quest’ultimo; ne risulta un universo completamente nascosto, uno dei luoghi più suggestivi delle Valli di Lanzo. Ma grande bellezza ha l’intero vallone, di origine glaciale, comprendendo anche il bacino secondario della Lombarda, originato dalla dorsale che scende dalla Giardonera fin sotto l’Alpe Balmot. Ogni volta che raggiungo il Piano del Vailet, racchiuso tra il versante settentrionale del Gran Bernardé, Punta e Picchi del Seone, Bessun e Giardonera sullo spartiacque con la Valle Orco, non riesco a non restare ammirato dallo scenario: pittoreschi pascoli solcati da ruscelli, alpeggi, ripide pareti tutt’intorno. Analoga “magia” la ritrovo ad esempio al Pian di Lee, sopra l’Alpe Lombarda: le baite appoggiate su vasti e compattissimi banchi di roccia montonata, il piccolo lago, ed in alto il torrione che domina il Colle di Nora. E poi in alcuni piccoli laghetti (quello nella zona dell’Alpe Paiare, quello della Coppa, o il lago della Truna sotto il Colle di Nora) forse ancora più affascinanti dei più noti Laghi del Seone, limpidi specchi d’acqua in ambiente severo e suggestivo. E come scordare le tante cascate, soprattutto in stagione non avanzata, il contrasto tra fioriture e rocce montonate, o le ombre lunghe e i colori dell’autunno; e ancora gli alti e compatti dirupi rocciosi, i grandi massi, i monoliti sulle creste.

L’ambiente è selvaggio e ben poco contaminato, e i segni lasciati dall’uomo si notano appena; questi segni sono oggi i muti testimoni del lavoro di tante generazioni di montanari che qui, con fatica e privazioni, hanno cercato di sfruttare le magre risorse disponibili. A scanso di equivoci non è un rammarico retorico per un mondo che non c’è più, fatto di vita grama e risorse limitate, ma rispetto per una parte della nostra storia, che merita di essere conosciuta, valorizzata e tramandata. Lungo i percorsi impressiona il numero di alpeggi che si incontrano o avvistano, magari protetti da balze rocciose, al riparo dalle valanghe; spesso, ben mimetizzati nell’ambiente, appaiono all’ultimo istante. Il terreno è aspro, con continui salti alternati a balconate di roccia compatta, dirupi incombenti, ripidi prati e minuscole conche. Si incontrano continuamente, ed in genere per brevi tratti, opere costruite per “addomesticare” la montagna, spesso a prezzo di fatiche immani: lastricati ad attraversare pietraie; scalinate in pietra a superare tratti impervi; quel che resta di canali di irrigazione e ponti o attraversamenti; eleganti ed ordinati mucchi di spietramento dei pascoli. Notevoli ad esempio i lastricati nella zona dell’Alpe Balma o dell’Alpe Lombarda, il ponte in pietra al Piano di Vassola (il suo “gemello” l’ha spazzato via l’alluvione del 2000), i resti di opere di canalizzazione come a monte dell’Alpe Rossa di Sotto (oggi utilizzati come sentiero); per non parlare degli ordinati ed imponenti cumuli di pietre del Vailet.

I percorsi. Nella zona, in un passato ormai lontano, c’era un fitto reticolo di sentieri che univa gli alpeggi; oggi ne restano poche tracce, spesso giusto qualche raro ometto. Consigliabile prendere confidenza con i luoghi seguendo i pochi percorsi principali (già lì con qualche difficoltà), e poi ritornare lasciandosi guidare dalla curiosità, andando via via a scoprire gli angoli più nascosti e decentrati.

L’itinerario principale risale interamente il Vallone; è lungo ed impegnativo, ma di grande soddisfazione, quand’anche l’escursione venga limitata ad una delle tante possibili “tappe” intermedie. Già in partenza Vonzo (1231m), che si raggiunge in auto da Chialamberto, e Chiappili, dopo la faggeta iniziale, meritano una visita per la posizione incantevole abbinata ad un’intelligente opera di recupero. In meno di 400m di dislivello si entra nel vallone vero e proprio, raggiungendo la vasta conca glaciale del Piano di Vassola, solcata dal torrente con le sue pozze di acqua limpidissima. Di qui, con percorso decisamente più impegnativo, si sale all’Alpe Balmot (1889m), non prima di aver superato una costruzione caratteristica proprio sotto una roccia strapiombante; poi si va ad attraversare il torrente su una placconata di stupendo gneiss attrezzata con un rudimentale mancorrente (molto problematica con tanta acqua, come ad inizio stagione). Dopo l’Alpe Rossa di Sotto si supera una stretta gola, dove il vallone sembra dover finire; ed è invece la “porta” della grandiosa conca glaciale di Pian Vailet, di sicuro impatto, contornata da vette che superano i 2700m. Si curva verso ovest ad angolo retto, e si riprende a salire superando l’alpeggio (2233m); poi altra bastionata e si lascia a destra la non lontana e poco visibile Alpe Seone (2406m) in posizione spettacolare. Si arriva così alla zona dei Laghi del Seone, a oltre 2500m, ed infine al Colle della Terra d’Unghiasse (2666m), che si affaccia sull’omonimo vallone. Circa 1450m di dislivello, decisamente “sul lungo”, visti i molti spostamenti; il sentiero è quello che è e può essere problematico con nebbia: spesso scompare nell’erba alta e nei bassi cespugli, soprattutto in tutta la parte intermedia, o si perde in labirinti di rocce montonate e massi (tanti i tratti con rari ometti e pochi segni sbiaditi). Sempre da Vonzo è altrettanto consigliabile percorrere il bordo orientale del vallone, cioè il sentiero per il Colle della Forca (con problemi simili all’altro). Ma anche qui la difficoltà è ampiamente ripagata dalle continue sorprese, dai cambi di aspetto, dagli spunti pittoreschi che si rivelano via via. Oggi l’accesso diretto da Chiappili è ormai impercorribile, per cui conviene accedervi dal Ciavanis o dal Roc ‘dle Masche (con ulteriore interesse) utilizzando una delle due tracce trasversali, la più bassa a monte della partenza dei parapendii e la più alta a partire dall’Alpe Quarchietto. Si arriva sulla dorsale sopra Testarebbo e, attraverso vari alpeggi (Alpi Rocciapian e Trai), alti sul Vallone della Lombarda, si arriva al Pian di Lee (2268m l’Alpe), sotto i Colli della Forca e di Nora.

Ma il percorso che ritengo più entusiasmante è il lungo collegamento, parte dell’Alta Via Canavesana, tra i Colli della Forca e della Terra di Unghiasse. Si taglia trasversalmente tutta la parte alta toccando il Pian di Lee e l’Alpe Balma, scavalcando la costola che separa dal vallone principale in un colletto a oltre 2400m (Colle della Terra di Arré), sopra l’Alpe Li Arré, autentico nido d’aquila; e poi scendendo al Vailet e risalendo verso il Seone. Anche le possibili deviazioni sono da non perdere: il laghetto della Truna ed il sovrastante Colle di Nora, le Alpi Biolla e Paiare col vicino laghetto; tra l’altro da qui si può eventualmente proseguire, senza perdere quota, verso il Lago della Coppa (e magari salire al colle omonimo), riportandosi sul percorso principale vicino all’Alpe Seone. Più in generale sono tante le varianti, anche con anelli più o meno lunghi. Vale la pena toccare l’Alpe Lombarda, raggiungibile dal basso da Balmot, o lungo un’esposta cengia orizzontale da Rocciapian, e da cui una traccia sale tagliando ripidi pendii fino ai Li Arré. Poi si possono salire cime e colli, coinvolgere i valloni adiacenti (Bojret, Gran Bernardé, Unghiasse); e c’è anche spazio per l’alpinismo (Picchi del Seone, Tovo Piccolo), ed ottima roccia (gneiss ghiandone) anche per l’arrampicata, sulle innumerevoli pareti e paretine.

Cosa bisognerebbe fare. Come spesso succede è paradossale che i posti più belli siano anche quelli meno conosciuti e valorizzati. Se poi, come qui, si unisce alla grande bellezza ambientale anche il valore storico (la storia degli “ultimi”, ma sempre di storia si tratta) ecco che “qualcosa non torna”. Si fa sempre un gran parlare della valorizzazione del nostro territorio e del favorirne la frequentazione; “il turismo e il territorio sono il nostro petrolio” dicono per prime le tante Istituzioni, che poi dirottano spesso le (poche) risorse in progetti assai più discutibili. In generale credo, e non da oggi, che il vero futuro passi, più che nelle grandi opere, per capillari e continuativi interventi di recupero e cura del territorio, con manodopera duratura nel tempo. Quello che è certo è che i guasti e i segni di abbandono, accentuati da arbusti invadenti ed erba alta, non possono essere troppo attraenti neppure per chi ama luoghi belli, isolati e incontaminati. Nello specifico di Vassola un bel progetto integrato che coniughi natura e storia non sarebbe una cattiva idea. Per cominciare, l’inizio non necessita di lavori complessi (nei tratti più ostici le opere dei “vecchi” resistono ancora), ma solo di adeguata pulizia, bollatura e segnalazione; certo che ovviamente il tutto va poi tenuto pulito con regolarità, visto che l’erba e i rovi crescono ogni anno. Che poi vorrebbe dire dare un po’ di lavoro a qualcuno, sul territorio e nel tempo; ed il lavoro origina lavoro. Ed ancora qualche bacheca informativa, una cartina del reticolo dei percorsi, qualche studio storico, articoli, pubblicazioni, internet, diffusione della conoscenza, anche all’estero. Vedrei bene un bel coinvolgimento del CAI, ed in particolare del CAI Lanzo. Poi, nel tempo, il progetto potrebbe crescere ed estendersi alle zone adiacenti. E, vista la distanza dal fondovalle e visto che non tutti hanno un allenamento adeguato per lunghi dislivelli, credo anche che un bel bivacco (basterebbe recuperare una delle numerosissime baite) potrebbe fare da volano. Già in passato qualcuno l’aveva proposto, con ben poco successo.

Pier Lugi Mussa

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Ecco le risorse che potete rintracciare su questo blog su quanto avete appena visto e letto:

– la descrizione del percorso Vonzo – Laghi del Seone – Colle della Terra di Unghiasse;

– lo slideshow o la galleria con ulteriori foto bellissime di Pier Luigi Mussa (con lo slideshow suggerisco di cliccare il pulsante in basso a destra per la visualizzazione a tutto schermo);

– i tag “Vallone di Vassola” e “Vonzo” vi faranno rintracciare agevolmente tutto quanto qui è stato scritto su Vassola e dintorni con i vari “progetti” di derivazione dell’acqua per uso idroelettrico che attualmente incombono su queste ambienti stupendi: qui avete un assaggio dell’euforia politica verso tali impianti idroelettrici che sono pronti a sbarcare sulle Valli di Lanzo che, ovviamente, andranno a defenestrare la risorsa paesaggio che la nostra Costituzione ci impone di tutelare.

Chi ama percorrere montagne abbandonate con immedesimazione empatica, sicuramente si sarà imbattuto più di una volta in queste domande:

Ma qui, in questi valloni solitari, severi, fuori dal mondo, chi avrà praticato la transumanza?“.

Chi avrà vissuto su questi pascoli di alta quota masticando fatica e deglutendo sudore?“.

Col prossimo post proveremo a “vedere” questa montagna con lo sguardo del mandriano, abbandonando per un attimo l’abito da escursionista, innalzandoci dalla città e tentando così di connetterci con i montanari che hanno vissuto, faticato e costruito il Vallone di Vassola.

Ora ce l’hanno consegnato.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

9 Responses to Vassola, un mondo dimenticato

  1. rok 64 says:

    Foto fantastiche per un luogo unico!

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  2. serpillo1 says:

    Lo scritto e soprattutto le foto ti rapiscono in un mondo unico che vale la pena scoprire.
    Unica pecca, come in tanti altri incantevoli luoghi delle Valli di Lanzo, la mancanza di un punto d’appoggio per gironzolare più giorni e segnaletica adeguata.
    Posso anche dire che piu’ i luoghi alpini sono poco contaminati e lasciati soli più sono soggetti all’assalto delle centraline idroelettriche (un altro esempio è il Vallone Paschiet)
    E pensare che la GTA è qualche vallone più a ovest..

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  3. Beppeley says:

    Ho appena letto un’intervista fatta a Paolo Rumiz che a proposito dell’antica via Francigena dice:

    […] Non è un grande investimento costruire una via come la Francigena, è sufficiente rivalutare le strade esistenti, ma facciamo anche questo con difficoltà, perché da noi i soldi si muovono soltanto se ci sono grossi lavori da fare. Lì non ci sono e quindi non si fa niente […]”.

    In Italia solo se riesci a smuovere enormi somme di denaro per opere ciclipoche (sovente inutili e dannose) riesci a fare qualcosa che troppo spesso poi va a vantaggio solo di poche persone.

    Se invece con pochi soldi – come ad esempio per risistemare una rete sentieristica esistente (ma fino a quando?) – puoi immaginare di fare un’investimento lungimirante per il bene di tutti (perché il turismo escursionistico è un bene per tutti), allora tutto questo non va bene.

    Perché?

    “Il cammino è una filosofia. Intervista a Rumiz”

    http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/il-cammino-una-filosofia-intervista-a-rumiz.html?refresh_ce

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  4. paologiac says:

    Che sorpresa trovare un articolo su Vassola nell’annuario CAI di quest’anno. Un posto magico, poco frequentato, che considerò un pò mio. Tutti gli amici che sono venuti a trovarmi a Candiela sono stati “trascinati” a Vassola.

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  5. martellot says:

    Bellissime foto, non sono mai stato in questo vallone ma di sicuro sarà una delle prossime mie mete estive!

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  6. ventefioca says:

    un luogo dove tornare…

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  7. Sicuramente, assieme al vallone di Sea, il vallone più interessante dal punto di vista ambientale ed unico sotto il profilo morfologico. Incredibile che questo fatto ancora una volta sfugga agli amministratori locali.

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