Il giro del Bec di Mea

cartelli bivio 322A

Il bivio per Bonzo al Bec di Mea

La storia di questa escursione comincia a fine agosto dello scorso anno quando al Bec di Mea incontro casualmente una famiglia tedesca di Stoccarda che mi chiede se il sentiero 322A è percorribile, ovvero quello che fa planare nel fondovalle guadagnando Bonzo (975 m, frazione di Groscavallo) e chiudendo così un giro ad anello.

Per farmi comprendere le loro intenzioni tirano fuori dallo zaino una vecchia carta dell’IGC in scala 1:25.000 (quella con la copertina di colore giallo: anno di pubblicazione 1998) ed io immediatamente mi chiedo chi ha dato loro un pezzo da museo come quello. Nel mentre vengo a sapere dalla mamma, che parla perfettamente l’italiano, che sono in soggiorno da qualche tempo in un agriturismo del fondovalle e che sono in procinto di percorrere la GTA per sei tappe, fino a Fondo, in Valchiusella.

“Siamo qui da qualche giorno ma non vediamo mai nessuno camminare da queste parti!”.

“Eppure la zona è molto bella!”

Così mi fulmina la signora tedesca mentre cerca con i suoi occhi un mio via libera per percorrere quel sentiero che io non ho mai fatto e del quale non ho notizie precise e recenti.

bollo sbiadito

Il bollo sbiadito che indica un sentiero. Ora c’è la segnaletica verticale (a norma)

Penso allora di tirare fuori dal mio sacco ben due carte (le più nuove in commercio) e li convinco a procedere perché se “le carte nuove segnano quel sentiero, allora vorrà dire che ci sarà…”.

“Ad ogni modo non dovete mai attraversare il Rio Unghiasse, tenetevelo sempre alla vostra sinistra”, gli dico.

C’è un bollo un po’ sbiadito, più avanti, al bivio, ma poi? Cosa troveranno?

Li accompagno fin lì comunque, poco prima di attraversare il ponticello sul Rio Unghiasse.

“Se il sentiero è problematico, tornate indietro!”.

E cosa mai potevo dire loro? In fin dei conti non sono degli sprovveduti, lo capisco da come mi guardano, come per dirmi: “Siamo mica scemi!”.

Mi rassicuro pensando che se fanno trekking (ovvero escursionismo di più giorni), sapranno certamente il fatto loro.

Saluti e buona fortuna.

Non saprò mai come è andata a finire.

Un certo senso di sconforto mi prende mentre scendo verso Bussoni, altro bellissimo sentiero di collegamento con il fondovalle, assolutamente non segnalato con tacche bianco-rosse e nemmeno con cartelli a norma. Sconforto perché per l’ennesima volta mi rendo conto che gli “stranieri” apprezzano molto le nostre montagne che però non sono pronte ad accoglierli.

Amo le Valli di Lanzo e le frequento da molti anni ma giro sempre con le carte più recenti (per fortuna da qualche anno ne sono uscite fuori di nuove, precise ed accurate), altimetro, bussola, navigatore gps…

famiglia tedesca

La famiglia tedesca incontrata alla Mea a fine agosto del 2013

Sicuramente qualcuno di voi starà pensando che però così (nelle difficoltà) si impara ad andare in montagna (cosa già sentita…): forse sì, ma ogni volta penso che così la montagna viene abbandonata e non offre alcuna occasione per far nascere un turismo escursionistico intelligente e rispettoso delle ricchezze culturali ed ambientali della Alpi: cose, queste, qui già dette mille volte (e non solo dal sottoscritto).

Gino Geninatti (attuale Presidente del Cai di Lanzo) qualche settimana dopo via mail mi esorta ad andare proprio da quelle parti (partendo da Bonzo) per vedere che lavoro è stato fatto dai soci volontari che si occupano di sentieristica (tra cui c’è anche il “nostro” paologiac).

“Davvero?!” mi chiedo io. Non mi sembra vero! Allora adesso si può partire da Bonzo, raggiungere Alboni, la Mea e poi chiudere l’anello scendendo proprio sul sentiero dei tedeschi?

Ma la Merkel è così onnipotente? Vuoi mica che Gino abbia ricevuto direttamente dalla cancelliera una telefonata? O forse è arrivata dalle parti della Regione Piemonte?

A parte gli scherzi, non posso che essere felice di sapere che una zona alpina molto affascinante finalmente è tornata ad essere praticabile dagli escursionisti. Metto in programma quel giretto. Non so quando e come ma non vedo l’ora di andare a camminare da quelle parti dove, tra l’altro (verrò a sapere in seguito), c’è un signore di oltre settant’anni che ci vive da solo per diversi mesi l’anno.

La curiosità aumenta, le settimane passano e finalmente arriva l’occasione perfetta per raggiungere Alboni e il Bec di Mea da Bonzo: una bella uscita tra amici in programma prima dell’Epifania. E il giorno perfetto è anche quello dove arriva la tempesta perfetta: una strepitosa nevicata che finalmente trasforma il fondovalle in montagna invernale.

Tutti (o quasi) d’accordo: Marzia Verona, Serpillo, Souleiado (Rox), Ventefioca, Franz (ometto83), Andrea (lichene1) e il sottoscritto.

20140104_105819

Da sinistra: serpillo, ventefioca, Marzia, Andrea, Franz e Rox

La foto qui sopra, scattata agli Alboni (1382 m), penso sappia comunicarvi la nostra gioia.

Adesso, visto che questo percorso escursionistico è davvero bellissimo, lascio da parte le ciance e cerco di fornirvi tutte le indicazioni necessarie per lasciarvi il fondovalle sotto i vostri pneumatici e partire così a piedi verso l’ambiente costruito della Val Grande di Lanzo che non finisce di stupirci.

Le indicazioni altimetriche sono quelle riportate sulla carta Fraternali Editore n. 8 (Valli di Lanzo) in scala 1:25.000.

Anello Bonzo (975 m) – Alboni (1378 m) – Bec di Mea (1526 m) – Bonzo
segnaletica verticale (800x600)

La bellissima borgata Mogliasso (1213 m)

Località di partenza: Bonzo (975 m – fraz. di Groscavallo).

Dislivello: 550 m.

Difficoltà: E (EI nelle condizioni trovate il 4 di gennaio 2014).

Tempo di salita: 1h e 30 min. per raggiungere il Bec di Mea; 2h e 30 min. per l’intero giro Periodo consigliato: da aprile ad ottobre (ma anche in altri periodi in funzione dell’innevamento).

Cartografia: Alte Valli di Lanzo carta n. 17, scala 1:25000, edita da L’Escursionista & Monti editore; Valli di Lanzo n. 8, scala 1:25000, edita da Fraternali Editori. Qui la possibilità di visualizzare una carta della zona.

Segnavia: n. 322 e 322A; bolli bianco rossi con segnaletica verticale CAI-Regione Piemonte (un ottimo esempio di sentiero completamente escursionistico dal punto di vista delle segnalazioni, così come inteso dal Club Alpino Italiano).

segnaletica non a norma

Frecce di plastica non a norma (interferiscono con la segnaletica CAI)

Note: escursione molto appagante che ci permette di partire direttamente dal fondovalle per andare alla scoperta del versante solatio della Val Grande di Lanzo costruito dai montanari (muretti a secco, terrazzamenti, muande, borgate, piloni votivi…), quello costruito dalla natura e quello disegnato dagli alpinisti (Bec di Mea, Bec di Roci Ruta, palestre di roccia nascoste nei boschi dove amavano allenarsi personaggi del calibro di Gian Piero Motti). Tutto il percorso è stato completamente segnalato (bolli bianco-rossi e cartelli) come previsto dal normative CAI-Regione Piemonte e ad ogni bivio ci sono le indicazioni necessarie e sufficienti per fare un escursionismo culturale (ovvero godersi la montagna in tutti suoi aspetti potendosi guardare attorno senza l’ansia di smarrirsi): questo significa che non dobbiamo fare orientamento per individuare il giusto percorso (aspetto molto rilassante e piacevole). L’unica pecca è che lungo il sentiero 322A ci sono frecce di plastica di colore arancione sugli alberi che interferiscono con i bolli bianco-rossi facendoci confondere (chi li ha messi? a cosa servono?).

Accesso: imboccata da Torino la Provinciale 1 (la direttissima della Mandria), raggiungere Lanzo. Da qui si prosegue fin oltre Pessinetto e al semaforo si svolta a destra (indicazione Cantoira). Si entra nella Val Grande e si superano i comuni di Cantoira e Chialamberto e, proseguendo sempre sulla provinciale, si raggiunge Bonzo (fraz. di Groscavallo) dove bisogna svoltare a destra al cartello che indica “Agriturismo Lu Sciale” (attualmente chiuso). Si percorrono ancora pochi metri e si parcheggia l’auto su di uno spiazzo alla sinistra, salendo.

verso Mea

Verso Mea

Descrizione dell’itinerario: dal parcheggio proseguire su stradina asfaltata in direzione NO per circa 200 metri fino ad rintracciare, al termine di essa, la segnaletica verticale che ci indica il sentiero 322 per Alboni e Mea. Il sentiero, molto evidente, prosegue in direzione NO entrando in un bellissimo bosco misto (con splendidi esemplari di faggi e castagni), supera il bivio per Nicolers (cartelli indicatori) e un pilone votivo a quota 1170 m per poi entrare nella borgata Mogliasso (1213 m; 30 min.). Si continua in direzione NO lasciandosi alla nostra sinistra a quota 1330 m circa il bivio per Migliere (cartello). Da qui il percorso piega a N per raggiungere in breve Alboni (1384 m; 30 min; 1 ora da Bonzo).

Si percorre brevemente in direzione E la strada asfaltata fino a raggiungere un lavatoio dove termina. Da qui seguire le indicazioni per il Bec di Mea che lo si raggiunge in 20 minuti circa di marcia inoltrandosi nel bosco (dopo aver superato case Benne e il bivio per il Lago di Unghiasse), lungo un sentiero che si dirige verso NE per poi piegare progressivamente verso SE e raggiungere così le case di Mea (1526 m; 30 min.; 1 ora e 30 min. da Bonzo).

Proseguendo in direzione ENE, si passa in mezzo alle baite in pietra e poi, dopo una leggera discesa, si raggiunge il bivio per rientrare a Bonzo (sentiero 322A), poco prima del ponticello di legno sul Rio Unghiasse. Siamo a quota 1500 m, a 5 minuti di marcia dal Bec di Mea (1h e 35 minuti da Bonzo).

Il sentiero si tuffa nel bosco compiendo numerose svolte con direzione prevalente S e lasciandosi sempre alla sinistra idrografica il Rio Unghiasse. In un’ora di marcia si raggiunge Bonzo, ricongiungendosi così con il punto di partenza (2 ore e 30 minuti per il giro complessivo, escluse le pause).

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Qui potete vedere lo slideshow (consigliato; cliccare poi in basso a destra per la visualizzazione a tutto schermo) oppure qui la galleria delle foto scattate durante la bellissima uscita del 4 gennaio scorso (in ambiente innevato sotto una piacevole nevicata).

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

14 Responses to Il giro del Bec di Mea

  1. serpillo1 says:

    Bel giro ad anello, magica atmosfera ma ancora di più la compagnia e il pranzo a Cà di Martù. Speriamo di combinare un’altra escursione anche con gli amici che non hanno potuto partecipare a questa.

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  2. blacksheep77 says:

    sono venuta io e ho fatto nevicare…

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  3. Anonimo says:

    Le frecce di platica colorata sono state messe dal volenteroso Massimiliano di Stefano dell’ATG Groscavallo (ed ex gestore de Lu scialè), a cui si deve anche il progetto cartellonistico e l’invito che ha portato il CAI di Lanzo a compiere l’ottimo lavoro. Max ha preferito all’epoca mettere segnali di plastica facilmente amovibili successivamente, piuttosto che imbrattare di vernici “fantasiose” le rocce, rivolgendosi quindi al CAI per un lavoro a norma. Allo stesso Max si deve la costruzione (assieme al sottoscritto) di tutta la prima parte del sentiero dal piazzale di Bonzo fino all’innesto nella mulattiera nei pressi della vasca dell’acquedotto, nonchè la pulizia e la marcatura della variante fino alla base della parete sud del Bec di Mea. Si era anche presentato un progetto in comune per un sentiero ad anello (quello attuale) corredato di 11 pannelli esplicativi che segnalassero particolarità geomorfologiche, storiche ed architettoniche) ma l’amministrazione non ha dato seguito alla proposta. Per quanto riguarda il sentiero che scende a Bussoni, Beppe avrà notato che dal ponte delle Unghiasse l’ho bollinato fino alla palestra del Roc du Crot durante l’intervento di pulizia della stessa nel mese di ottobre. Mi riprometto di terminarlo fino ai Bussoni in primavera. Comunque l’anello è magnifico e merita anche fare la breve variante del “Giro della Mea” che contorna la cupola “granitica” del becco passando sitto lo spettacolare versante ovest della struttura dove stiamo realizzando una nuova parete per gli amanti del trad climbing.
    Stiamo anche pensando di pulire un accesso che porti allo spalto roccioso a picco sulle cascate. Veramente unico!

    M.B.

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    • Beppeley says:

      Non ho notato i bolli verso Bussoni perché dall’incontro coi tedeschi (fine agosto 2013) non ci sono più tornato.

      Scendo sempre a Bussoni quando parto da Mottera per andare a Frassa e poi al Bec di Mea (altro bellissimo giro ad anello ma questo in senso antiorario).

      Quelle frecce di plastica (identiche) le ho incontrate qualche tempo fa anche in Val d’Ala utilizzate per segnalare un percorso per le moto da trial (zona Ala di Stura).

      E’ un vero peccato che le amminstrazioni comunali non credano nelle potenzialità dell’escursionismo.

      Non faccio fatica a comprendere che è molto più remunerativo e veloce portare delle belle centrali idroelettriche per fare cassa. Di danarosi che girano le vallate alpine con le borse piene di soldi per saccheggiare le ultime risorse naturali delle Alpi l’Italia ne è piena (arrivano da tutte le parti…).

      Peccato che le amministrazioni comunali ragionano come sempre si è fatto in Italia negli ultimi 30 anni, ovvero con la miopia e con le politiche di breve termine che però, nel corso dei decenni, non portano a nulla. E oggi ne vediamo le nefaste conseguenze.

      Certo, investire in un progetto di sviluppo dell’escursionismo signifca seminare e non vedere i frutti nel periodo del proprio mandato poltico: ma è proprio questo di cui abbiamo bisogno in Italia, ovvero di politici che sappiano salire le “cime”, osservare gli orizzonti sconfinati, sognare in grande e poi scendere da quelle cime (ovvero dalle loro poltrone) per consegnare a chi verrà dopo di loro progetti ricchi senso.

      Tutte cose già scritte qui.

      Ecco un esempio: https://camoscibianchi.wordpress.com/2012/08/23/in-italia-non-cammina-nessuno/

      Grazie per quanto avete fatto.

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  4. Dragoonflame says:

    Che peccato, ero abbastanza ko quel giorno e non sono uscito fino al tardo pomeriggio, altrimenti ci saremmo sicuramente incrociati a ca di martu… sarà per la prossima volta 🙂
    Marco ha già scritto alcune info che volevo aggiungere, per il resto posso dire che l’uomo che sta al Mogliasso (Mujass) in estate è un francese, parente dei Vassallo di Migliere e che il sentiero che porta al Nicoleres dovrebbe (non l’ho fatto dopo che sono stati piazzati i cartelli, e prima sò per certo che era impraticabile nella zona della borgatina causa rovi) portare agli alboni, sull’estremità est quindi al lato opposto del piano rispetto a quello del sentiero che passa dal Mogliasso che avete seguito in salita.

    Splendide foto, il bosco innevato è sempre una meraviglia!!
    Tempo permettendo penso che mi farò una passeggiata nella pineta sopra gli Alboni questo we, che quello passato non ho voluto rischiare dato il forte vento.

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  5. Anonimo says:

    Aggiungo che dal sentiero che sale a Nicoleres vi è una traccia ormai difficilmente individuabile che traversa verso est a mezzacosta e che raggiunge Roc d’li saac, panoramicissimo torrione sotto la parete sud del Bec di Mea. Di qui in poi la traccia coincide con quella ripulita che porta alla base della parete e si innesta nella “via forestale” che sale ai Prà (per intenderci dove sono scesi i tedeschi in questione – 322 A). Un’altra antica traccia, molto suggestiva ma introvabile se non la si conosce, si stacca da detta “via forestale” nel rettilineo che precede gli ultimi risvolti prima di giungere in vista delle cascate e si dirige tra fitti noccioli e faggi in leggera ascesa (rari ometti). Dopo alcuni passaggi tra rocce, raggiunge una caratteristica roccia giallastra dove si trova il traccino che scende in 3 minuti allo spalto sommitale della parete sud del Bec di Mea (vista stupenda ma cautela), oppure risale su debole traccia, ometti e bolli rossi fin sotto la cupola della Mea dove passa il “giro”. Questa traccia, ormai utilizzata solo dai cacciatori, forse raggiungeva un tempo più direttamente l’alpe della Mea.

    M.B.

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  6. Beppeley says:

    Basterebbe osservare quella foto, dove ci ritroviamo felici di essere in montagna, per guidare le scelte dei politici, a tutti i livelli.

    La politica dovrebbe essere lo strumento principale per rendere felici i cittadini.

    E invece oggi cos’è?

    Lasciamo perdere.

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  7. rok 64 says:

    Foto bellissime, e si “sente” una compagnia molto affiatata!
    Bello!
    rok 64

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  8. ventefioca says:

    Finalmente riesco a postare qualcosa di più di un semplice commento entusiasta sulla bella giornata e l’atmosfera che si è creata tra neve e amicizia, compreso il terzo tempo a Groscavallo. Condivido le osservazioni e puntualizzazioeni riguardo la segnaletica e la cura dei sentieri. Mi ha fatto sorridere il pensiero di Beppe sulla associazione tra carte e sentieri esistenti, dove si legge tra virgolette

    “le carte nuove segnano quel sentiero, allora vorrà dire che ci sarà…”.

    Beppe sa benissimo che sono un entusiasta delle nuove carte, rispetto alle vecchie IGC, ma anche un vecchio brontolone sostenitore dell’assunto che “la mappa non è il territorio”…. e quindi non basta avere la carta per seguire il sentiero – anche se averla aiuta, conforta e conferma.

    P.S: Non vorrei fuorviare nessuno. il testo virgolettato di Beppe va inteso col corretto significato che le nuove carte riportano soltanto sentieri che sono stati effettivamente seguiti in tempi recenti: Un applauso quindi a tutti i redattori, tracciatori ed estensori delle nuove carte.
    Grazie
    Gp ventefioca

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