L’immaginario popolare in Piemonte e Valle d’Aosta

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Ambiente di alta montagna nei pressi del Rifugio Cibrario in alta Val di Viù

Alberto Borghini, docente di antropologia culturale, e Francesca De Carlo (sua collaboratrice), insieme ai loro studenti, nel corso degli anni hanno ospitato volentieri masche e folletti nelle stanze del Politecnico di Torino. Gli scatoloni sono ormai colmi di testimonianze orali che evidenziano come l’immaginario popolare abbia saputo magnificamente colonizzare le montagne (ma non solo) di presenze più o meno inquietanti, con i loro fatti e misfatti.

Questo è quanto ho scoperto con entusiasmo qualche giorno fa leggendo l’articolo Curva pericolosa masche in agguato scritto da Mario Baudino per il quotidiano La Stampa che, tra l’altro, ci fa sapere che:

Ora è diventato un’opera sorprendente non solo per le dimensioni: Figure e figurazione dell’immaginario in Piemonte e Valle d’Aosta, vale a dire un lessico dove in ordine alfabetico intorno a ogni parola chiave si raccolgono fiabe, leggende, spauracchi dei bambini, immagini e luoghi della paura, tradizioni relative a piante, animali, paesaggi. È un mondo complesso di narrazioni popolari, nasce da interviste sul campo incrociate con i materiali esistenti, da quelli raccolti nelle scuole alla lunga tradizione di ricerca folclorica. Il quadro che ne deriva, anche per il lettore semplicemente curioso, è affascinante. Attraverso le leggende e gli spauracchi si ha accesso a un universo parallelo, sempre intuito e mai esplorato, una mitologia quotidiana e antichissima, un mondo di hobbit, e quegli hobbit siamo noi. Il primo volume, che si limita alla lettera A (B e C sono già pronte, ci dice il professor Borghini) è facilmente accessibile in rete, sia su carta sia in e-book, sulla bacheca di Lulu.com.

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