La cagnetta che arrampica

libro Donne in cordataDopo aver letto “Donne in cordata” di Cicely Williams, il mio desiderio era quello di raccontare delle prime esplorazioni ed ascensioni femminili a partire dal 1800 ai giorni nostri.

Per evitare, però, di ridurre il tutto ad uno sterile elenco di nomi, date, salite, cordate, aneddoti (magari anche divertenti) e info tecniche, preferisco fermarmi e raccontare la storia della cagnetta Tschingel che per nove anni della sua vita ha accompagnato, in quasi tutte le ascensioni sulle Alpi, l’americana Meta Brevoort e suo nipote William Augustus Brevoort  Coolidge.

Miss Margaret Claudia Brevoort è un’alpinista americana di prima classe e compie numerose “prime”. Ha un regolare programma di salite nella stagione, entusiasmo da vendere e grande vitalità.

E’ lei che trasmette a suo nipote l’amore per gli animali e per la montagna.

Nell’estate del 1865 Miss Meta, accompagnata da William, giunge in Svizzera, a Zermatt. La zia è convinta che le Alpi e la loro salubre aria cureranno la gracile salute del nipote adolescente, basso e grassottello e lo incoraggia nella loro frequentazione trasmettendogli una passione innata.

foto di gruppo

Da sinistra Christian Almer J., W.A.B. Coolidge, Miss Meta Brevoort, Tschingel, Ulrich Almer. (wikipedia.org)

Meta ha una felice intuizione nei confronti del nipote: egli diventerà uno dei più popolari alpinisti e grande studioso di montagna.

In quel periodo, quando si parla di lui, viene indicato come “il giovane americano che arrampica con sua zia e la sua cagnetta”.

Nella maggior parte delle ascensioni,  se non tutte, si accompagna  con suo nipote Coolidge e con la la cagnetta Tschingel.

Inizia la conoscenza con la guida Christian Almer che permetterà loro, oltreché iniziare la serie delle loro grandi scalate, anche di poter contare sull’amicizia ed sul rapporto affettivo con la famiglia Almer stessa.

Questa vivace e determinata cagnetta è un beagle. Con il suo comportamento mite e giocherellone si ingrazia la benevolenza di tutti coloro che incontra.

Grandi occhi nocciola, mantello marrone, pettorale bianco come pure le sue quattro zampette ed  orecchie allungate. Adora fare estese passeggiate.

Christian_AlmerGià da cucciola le sue doti di camminatrice ed alpinista sono evidenti. La guida oberlandese Christian Almer, suo primo padrone, l’ha chiamata Tschingel in onore della traversata del colle omonimo.

Verso i tre anni,  la cagnetta viene donata dallo stesso Almer al giovane Coolidge: il tempo brutto persevera e non riescono a salire, per quella volta,  sull’Eiger.

William è triste per la mancata ascensione e torna a sorridere quando la riceve in dono.

La loro carriera alpinistica si svolge tra il 1868 e il 1876: settanta cime importanti e un centinaio circa di escursioni meno impegnative. Prende parte almeno a tre prime salite e a tre prime traversate di colli.

Ha, come vestiario, quattro alti calzari in cuoio di cui se ne libera molto in fretta dopo i primi passi e diversi collari. Quello di tutti i giorni, quello che usa in montagna con un anello in cui passa un cappio della corda e quello della “domenica” riservato per le grandi occasioni. Quest’ultimo è elegante ed abbellito da diverse medagliette d’argento che ne ricordano le imprese alpinistiche.

Mi sarebbe piaciuto vedere la loro cordata:  Christian Almer e  Coolidge davanti, a seguire  Tschingel e Meta Brevoort. Tutti e quattro in fila da un ghiacciaio ad un altro, di cima in cima.

Da notare che Tschingel non crea incidenti anzi collabora: è d’aiuto nel trovare la via quando la smarriscono.

Tschingel  vive oramai in Inghilterra ed ogni anno, viaggia ed accompagna Coolidge per le Alpi.

Tschingel e le sue ascensioniLa sua attività in montagna cessa insieme alla sua compagna di cordata. Meta muore improvvisamente nel 1876, prima di Natale, per una crisi cardiaca causata da reumatismi articolari contratti mesi prima.

Tschingel ha un notevole calo della vista. Muore due anni dopo nella sua cuccia davanti al fuoco nella cucina della casa nel Surrey.

Il reverendo Coolidge conserva con affetto il suo «collare della domenica».

Quarant’anni dopo la sua morte, Coolidge, ormai trasferitosi a Grindelwald (paese natio di Christian Almer) mostra ad un amico l’adorato collare attaccato alla porta d’ingresso della sua casa.

***

[…]

Andiamo uomo e cane uniti

dal mattino verde,

dall’incitante solitudine vuota nella quale solo noi

esistiamo,

questa unità fra cane con rugiada

e il poeta del bosco,

perché non esiste l’uccello nascosto,

né il fiore segreto, ma solo trilli e profumi

per i due compagni:

un mondo inumidito dalle distillazioni della notte,

una galleria verde e poi un gran prato,

una raffica di vento aranciato,

il sussurro delle radici,

la vita che procede,

e l’antica amicizia,

la felicità

d’essere cane e d’essere uomo trasformata

in un solo animale

che cammina muovendo

sei zampe

e una coda

con rugiada.

Ode al cane – Pablo Neruda

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

7 Responses to La cagnetta che arrampica

  1. Franz says:

    Ma che bell’articolo! Grazie della chicca! 🙂

  2. Sarebbe bello dedicare un’articolo alle donne alpiniste che sono state in attività nelle Valli di Lanzo e che hanno lasciato un segno nella storia alpinistica locale.

  3. ariela r. says:

    Una di queste donne alpiniste (quante storie avrebbe da raccontare) è iscritta al CAI di Ciriè, ha scalato tutti i 4000 europei, si chiama Marisa Ferrero.
    E’ vero, sarebbe bello celebrare anche le glorie locali!

  4. Anonimo says:

    Però più che “ripetitrici” di montagne note e per di più lungo vie normali, è interessante ricercare quelle donne che hanno compiuto “prime salite” nelle nostre valli. Penso a Maria Grazia Sala negli anni sessanta, a Maria Teresa Bolla e a tante altre co-protagoniste di prime ascensioni.

    M.B.

  5. serpillo1 says:

    Grazie del suggerimento e dei nomi riportati. Bella idea.

  6. ariela r. says:

    Non so se alla fine degli anni Quaranta-inizi Cinquanta fosse così ordinario incontrare donne alpiniste pur se “ripetitrici” (ma quando mai in montagna si ripete? tutto è sempre nuovo e personale) nelle nostre valli. Marisa Ferrero è stata premiata nel 2009 dal CAI; nella motivazione compariva questa frase “è stata alfiere e protagonista dell’alpinismo e dello scialpinismo storico al femminile, portando lustro al gentil sesso in un ambito sentito ancora troppo spesso appannaggio degli uomini”.
    Le donne (ancora oggi) debbono sempre compiere qualcosa di eccezionale affinché si parli di loro, riservando pagine su pagine ai maschietti, pur se ripetitori? Avete un’idea delle lotte che doveva compiere una donna per scalare in quegli anni non fosse che per combattere contro le proibizioni della famiglia e le consuetudini asfissianti dell’ambiente paesano?
    Marisa, inoltre, fu iniziatrice e maestra di un ragazzo che avviò all’alpinismo per la prima volta sulla Ciamarella. Quel ragazzo, oggi maturo come me, ha vissuto una vita per la montagna, è diventato Accademico del CAI, ha scalato gli ottomila nel mondo, pur rimanendo sempre modesto e semplice come tutti i grandi che non amano sbandierare se stessi. Non fosse che per questo andrebbe valorizzata la sua figura.

    ariela r.

    • Anonimo says:

      Certamente. Io rispondevo solo all’invito ben preciso di serpillo: donne “che hanno lasciato un segno nella storia alpinistica locale”. Comunque furono tante le signorine che, già a partire dall’800, parteciparono a quest’avventura con prime salite, dunque, non semplici frequentatrici. Tra queste le signore: Bertetti, Santi, Fasciotti, Dumontel, Cavallo. E’ vero che delle donne si parla poco ed è per questo che ho dedicato loro un capitoletto nella mia “storia del’alpinismo delle valli di Lanzo”.
      Saluti

      M.B.

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