Abitare la montagna

20131103-819 (1280x960)“[…] Consideriamo soprattutto che l’uomo, per propria natura, è un organizzatore dello spazio, che antropizza il paesaggio e lo conforma  alle sue necessità. Compie sostanzialmente due tipi di intervento: la prima è diretta, determinata a trasformare il luogo della natura in uno spazio in cui sviluppare la sua cultura modificando l’ambiente, anche in modo fortemente invasivo, rispondendo esclusivamente ai suoi bisogni. La seconda è mentale: il paesaggio diviene espressione di stati d’animo, assumendo peculiarità simboliche non innate ma stabilite dalla cultura. Poiché non c’è paesaggio senza osservatore, appare chiaro che i valori attribuiti allo spazio sono strettamente legati a chi lo osserva.”

Da “I Sacri Monti” di Massimo Centini (Torino, 2013).

Non c’è paesaggio senza osservatore“.

E oggigiorno, non solo in montagna, chi osserva il paesaggio?

Vi suggerisco di ingrandire più che potete la foto che vedete qui in alto (cliccateci sopra) e poi di sprofondarci dentro per osservarla con attenzione.

L’ho scattata il 3 novembre scorso durante un’escursione molto remunerativa, sia per la bellezza dei luoghi attraversati e sia per la splendida compagnia di cui faceva parte anche Ventefioca, che l’ha brillantemente descritta nel post Dentro al vento – Testa Pajan.

Credo che sia molto difficile riuscire a racchiudere in un’unica foto di un paesaggio alpino i diversi livelli dell’abitare la montagna e questo scatto penso che sia riuscito nell’intento.

Leggi il resto dell’articolo

Montagne: nostra riserva di vita

Val Grande di LanzoI monti e le valli non crescono – almeno non nell’orizzonte temporale di noi umani. Il nostro appetito invece aumenta di giorno in giorno. Prima o poi dovremo adeguare il nostro consumo di risorse naturali alla loro disponibilità. Scegliamo quindi volontariamente di adottare uno stile di vita frugale, prima di esserne obbligati!

Questo è l’invito rivolto da Claire Simon (direttrice della CIPRA Internazionale).

Claire Simon così continua:

“[…] Fino a non molto tempo fa, in particolare in montagna, noi umani vivevamo senza superare i limiti che ci erano posti dall’ambiente. Poi abbiamo pensato di potercene liberare attraverso la scienza e la tecnica. Il paradigma della crescita ci ha fatto sognare una terra senza limiti – e così pure nelle Alpi. Tuttavia, i conflitti tra il nostro stile di vita e l’equilibrio dell’ambiente naturale in cui viviamo aumentano di giorno in giorno, di numero e complessità. La CIPRA (della quale il Club Alpino Italiano è socio fondatore, N.d.A.) si guarda intorno nello spazio alpino e sonda le possibilità per comprendere meglio e superare le sfide di fronte alle quali ci troviamo. Ne siamo convinti: un’altra vita è possibile. Leggi il resto dell’articolo

Giochi di nebbia

Vaghiamo nella nebbia.

I confini si dilatano e si perdono.

Solo i contorni neri delle malghe, delle pietre e degli alberi rimangono meno ovattati. Ma sono senza ombra.
Leggi il resto dell’articolo

Ancora masche…

2014-02-09 509 (1024x768)Dal Roc d’le Masche di Vonzo in Val Grande (io preferisco pensare a delle fate…) al sentiero delle masche in Val d’Ala ci separa una settimana di nuove nevicate.

Con noi un “camoscio bianco” che spesso ci ha accompagnato lungo i sogni di vette tra le Alpi.

Grande energia, grande forza, grande coraggio e grande determinazione.

Forse con gli anni si diventa un po’ come le rocce a furia di frequentarle e di strapparne l’odore?

E’ stato molto faticoso aprirsi una traccia tra la tanta neve, cercando di trovare la giusta via in un ambiente abbacinante, morbido ed irriconoscibile: in mente avevo ancora la “mappa” della bellissima escursione di metà ottobre.

Oggi è tutto diverso: sembra un altro luogo, un luogo mai visto e tutt’intorno danza l’odore di selvatico che ci prende a ceffoni: solitudine palpabile, aquile che volteggiano, tracce misteriose sulla neve e presenze estranee ci rapiscono con violenza dalla rassicurante civiltà di pianura.

Eccola la sensazione che piano piano emerge dal profondo, come bolle d’aria dai fondali dell’oceano: ci sentiamo degli intrusi che, senza rientro rapido e senza aiuti, farebbero una misera fine strattonati dalle forze della natura.

Leggi il resto dell’articolo

Un soffio di libertà nella conca del Ciavanis

Il Santuario della Madonna del Ciavanis (1880 m) è un luogo molto amato da chi apprezza le Valli di Lanzo, meta in estate di una facile e breve escursione (detta semplicemente “Ciavanis”) con partenza da Vonzo (1231 m), deliziosa borgata alpina adagiata nel versante solatio della Val Grande.

Il bianco splendente della costruzione accompagna il viandante lungo gli innumerevoli itinerari che si ramificano nel Vallone del Rio della Paglia (soprattutto nella parta alta). Stupendo è contemplarla dalla cima del Monte Bellavarda (2345 m) mentre signoreggia sulla conca di Vonzo.

Ora però nevica e tutto intorno è candidamente bianco come i muri che custodiscono la Madonna del Carmine (da Monte Carmelo, in Palestina): noi abbiamo voglia di salire fin lassù, noncuranti della fatica a cui andremo incontro e senza particolari pretese di “riuscita”.

Fatica (e assenza di pretese) ampiamente ripagata da paesaggi straordinari spolverati da leggeri fiocchi di neve e di sorrisi che riempiono il cuore facendoti amare la montagna ancora di più.

Altre foto di questa fantastica ciaspolata le potete ammirare nello slideshow (pulsante in basso a destra per vederle a tutto schermo) oppure nella semplice galleria.

A tutti gli amanti delle escursioni in ambiente innevato rivolgo l’invito a prestare la massima attenzione nel programmare le uscite: fondamentale è consultare metodicamente e costantemente il bollettino delle valanghe e saperlo interpretare (per il Piemonte: www.arpa.piemonte.it/bollettini/bollettino_valanghe.pdf).

Indispensabile indossare l’ARTVA e avere nello zaino pala e sonda (e saperli usare).

Un libretto interessante ed utile sulle valanghe è pubblicato dall’AINEVAwww.aineva.it/download/levalanghe2012.pdf

Attenzione che solo un comportamento responsabile e consapevole potrà allontanare definitivamente il rischio (crescente) che venga vietata la montagna sebbene il numero dei morti da valanga sia costante da decenni (circa 20 a stagione; leggete cosa dice un esperto). Eppure il clamore suscitato dai giornali provoca reazioni scomposte ed esagerate da parte delle istituzioni (qualche notizia di sindaci che ultimamente hanno chiuso la montanga la trovate sfogliando i tweet recenti: vedete a destra del blog).

[…] Libertà in montagna è libertà di movimento arricchita dall’esercizio della consapevolezza: che vuol dire preparazione, disciplina, consapevolezza del limite, e, solo secondariamente, raggiungimento di una prestazione. Libertà è anche quella di rinunciare, avere il coraggio di tornare indietro se i presupposti non sono sufficienti alla progressione o se qualcuno ci sconsiglia di farlo. Per questi motivi l’attività alpinistica e scialpinistica è e deve rimanere libera, pura e consapevole, ovunque e in ogni periodo dell’anno. E non deve essere confusa con l’attività sportiva, ispirata invece a criteri di pratica “sicura”.

Tratto da www.banff.it/divieto-sul-grignone (31 gennaio 2014).

Grazie ad Alessandro Gogna (Twitter@capo1946) che difende vigorosamente e con genuina passione la libertà dell’andar-per-monti.

Gli “orsi” del Piemonte

A pensarlo non lo diremmo: gli alberi sono privi di foglie, fuori fa relativamente freddo, nei giorni scorsi una nevicata ha leggermente imbiancato Torino e la pianura piemontese pertanto siamo sicuri di trovarci nel pieno dell’inverno. La tradizione vuole che i giorni della merla siano i più freddi dell’anno e, anche se a Torino i giorni mediamente più freddi ricadono nella prima metà di gennaio (come indicato dalla pubblicazione “Moncalieri. 130 anni di meteorologia. 1865-1994” di L. Mercalli e G. Di Napoli edito dalla Società Meteorologica Italiana), non si può certamente affermare che siano giornate molto calde.

Leggi il resto dell’articolo